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@pomposita6292
Io non pretendo affatto d’aver risposte chiare e precise ai problemi del mondo, per questo non faccio il politico, ma penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui e mi si lasci porre delle oneste domande.
Tiziano Terzani
Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non si fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti così: solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente. Ma non c’è più.
Tiziano Tenzani
Si andava al mare e si restava tre settimane, forse un mese.
Si passava la giornata a desiderare di fare il bagno, a supplicare gli adulti, a negare di aver mangiato; ci si buttava in mezzo alle onde monitorati dallo sguardo di sbieco di qualche genitore sulla riva; si calciava l’acqua con gli stinchi, fino a fare male. E quando si beveva l’acqua salata, per il dispetto di qualche altro bambino, il desiderio di vendetta durava non più di qualche secondo e comunque da lì alla seconda onda spumosa.
I piedi bruciavano dal lettino alla riva e si correva verso la battigia con le urla e i richiami che si sperdevano alle spalle e si dissolvevano fra gli stabilimenti.
Il lettino era una conquista da adulti, i bambini potevano solo sedersi a terra, sopra a un telo che si riempiva di sabbia. Lo scrollavano le madri lamentose, con i granelli che volavano via con il vento e che andavano guidati, lontano dagli occhi, dalle borse appese agli ombrelloni, dagli altri.
I ghiaccioli si scioglievano a toccarli con le labbra e sgocciolavano sulle dita dei piedi, diventando colla colorata da lavare a riva.
Si scavavano buche per trovare l’acqua e a volte si trovavano conchiglie dure, da farsi male, spezzarsi le unghie. Non si smetteva di cercare, si continuava con l’altra mano.
Le regole erano chiare e sicure: tre ore lontano dai pasti ogni bagno, al primo richiamo risalire, al calcio balilla non frullare, non allontanarsi mai.
Solo l’ultima non rispettavo e mi chiamavano al microfono con il mio nome o, se proprio non tornavo, con il colore del mio costume. Era bello parlare con gli adulti sdraiati che facevano finta di comprare le conchiglie che si andava a vendere per finta, tutte, anche quelle più brutte o spaccate. Accadeva il miracolo semplice dello scambio, il segreto incontrovertibile nell’atto: io che davo e qualcuno che prendeva e ridava indietro, senza condizione. Io ho qualcosa da darti e tu lo prendi. Ho un’acqua e tu una sete.
Il tempo non c’era, non esistevano i giorni che consumano, esisteva la luce per andare in spiaggia, la penombra per rientrare e il buio per girare sui marciapiedi gremiti, con l’odore delle creme degli altri e i salvagenti appesi nei negozi illuminati al neon.
A un certo punto, si preparavano le valigie si lavavano bene le posate della casa e si andava via, dopo avere riconsegnato le chiavi a un’agenzia con la vetrina spoglia.
Il viaggio del rientro era lungo, fatto di nausea, di aria che usciva tiepida dai bocchettoni della macchina stipata.
Il cane boccheggiava con la lingua fuori a tratti e mia nonna teneva stretta la maniglia alla sua destra, in alto, come se dovesse cadere da un momento all’altro.
Era il segno che l’estate stava finendo, i compiti delle vacanze erano stati fatti per metà, ci sarebbero stati altri pomeriggi, nella penombra del soggiorno, a casa dei nonni materni, con mia nonna a riposare nella stanza accanto o a farsi fare la tinta dall’amica Vera, con l’odore forte di ammoniaca in cucina.
La vita era davanti e si poteva
aspettare, senza morirsi addosso,
trattenere il respiro fino al primo temporale a segnare una nuova stagione, la seconda delle uniche due.
Si poteva aspettare l’inverno come non fosse una fine, un ridursi, un passare.
Era il tempo fisso dell’infanzia,
con i volti eterni, per sempre fermi sulla battigia a tenere il telo e ad asciugare.
Si poteva credere ricominciasse
tutto da capo, nel suo cerchio, in eterno identico.
Attendere ritornasse il presente caldo, il presente vacanziero, ma attenderlo d’inverno, come fosse un futuro.
Beatrice Zerbini, “Mezze stagioni”
Poppies
È domenica mattina.
Tace la televisione.
Tacciono i fornelli.
Tacciono i mobili, immobili
nel loro posto di sempre.
Tace tutto.
Anche il pensiero.
Nel silenzio del conosciuto.
C'è talmente tanta umanità in questa capacità di amare gli alberi, talmente tanta nostalgia dei nostri primi stupori, talmente tanta forza nel sentirsi così insignificanti in mezzo alla natura... sì, è proprio questo: l'evocazione degli alberi, della loro maestosità indifferente e dell'amore che proviamo per loro da un lato ci insegna quanto siamo insignificanti, cattivi parassiti brulicanti sulla superficie terrestre, dall'altro invece quanto siamo degni di vivere, perché siamo capaci di riconoscere una bellezza che non ci è debitrice.
Muriel Barbery- "L'eleganza del riccio".
📷mia
#la mia narrazione sul mondo che mi circonda
«Sono diventato lacaniano a trent’anni, quando ho sentito per la prima volta questa frase: ”Sono colpevole non se tradisco la legge esterna, che vale per tutti. Bensì se tradisco la mia vocazione”. Se, cioè, non seguo la legge del mio desiderio. È questa l’unica forma del peccato in psicoanalisi.
[...]Una tra le tante definizioni possibili di desiderio: Giulio Cesare chiamava desiderantes i soldati che, toltisi la corazza al termine della battaglia, stavano in attesa del ritorno dei compagni, sotto le stelle, gli astri, senza sapere se li avrebbero rivisti. E desiderio è parola chiave della psicoanalisi.
[...] Desiderio è la nostra parte più intima, ma in realtà non ne siamo padroni. Siamo superati da esso, è una forza che ci trascina, non siamo noi a decidere di chi innamorarci. È una rapimento molto strano: siamo noi stessi la sua causa. E questo è un primo paradosso. Lacan sosteneva che c’è una frase irresistibile: “Ti desidero follemente, anche se non so perché”. Non so se in effetti fosse irresistibile, ma di sicuro aveva ragione».
- Massimo Recalcati, al Giardino Giusti per il Festival della Bellezza (2017)
Befriending & Collecting Tree Energy: “Taoist Masters observed that trees are tremendously powerful plants. Not only can they absorb carbon dioxide and transform it into oxygen, but they can also absorb negative forces and transform them into good energy. Trees strongly root with the Earth, and the more rooted the tree, the higher it can extend to Heaven. Trees stand very still, absorbing the Earth’s Energy and the Universal Force from the Heavens.
Trees and all plants have the ability to absorb the light of the energies and transform it into food; in fact, they depend on light for most of their nourishment, while water and earth minerals make up about 30% of their nutritional intake. Trees are able to live very long lives.
To absorb earth energy, follow this process:
1. Create warmth in your navel and bring the energy up to the crown.
2. Project the Chi out into the top of the trunk of the tree. Enter the tree and feel that you have a connection with it.
3. During this process you can stand farther away from the tree (ten to thirty feet). As your practice continues you can project your energy easily from far away into the tree. Let the tree take in your negative or sick energy. The energy you receive back will be balanced.
4. Let your energy flow down the trunk of the tree to its roots and into the Earth. Let the Earth Energy purify your energy. Bring this combined energy up through the soles of your feet to the perineum, then up through the Thrusting Channels, or through the Governor Channel running up the spine. Let the energy flow up to the crown and project it outward again. Repeat the process nine, eighteen, or 36 times.
The more you repeat the process, the more your energy will refine and increase. You will notice the Thrusting Channels and the Microcosmic Orbit are cleaner and brighter. Once you have established a good connection with the tree, you can send your sick energy to the tree from a far distance to refine your energy or improve your health.
5. Meditate while sitting under a tree once you have developed the ability to feel the tree’s Chi, you can sit under the tree and meditate. Draw the tree’s energy into you through the stations points of the Microcosmic Orbit.”
— Mantak Chia
Chi ti vuole bene guarda al tuo cuore, oltre le paure, i silenzi perché ti accetta per come sei e non come ti vorrebbero gli altri.
cywo
Se dovessi fare il ministro reintrodurrei la dicitura Ministero della Sanità Pubblica.
Con me non ci sarebbero convenzioni con i privati. Non un euro.
Io sono per una sanità pubblica, di alta qualità e totalmente gratuita.
Per ri-costruirla non servirebbero nemmeno altri investimenti.
Bisognerebbe smettere di rubare.
Almeno trenta miliardi l’anno finiscono in profitto.
Quando una struttura sanitaria che dovrebbe essere ospitale con chi soffre diventa un’azienda in cui si gioca con i rimborsi e il pagamento a prestazione, si mette in atto un crimine sociale.
[Gino Strada]
…‿ℒℴνℯ⁀❣🌹
L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque. Enzo Jannacci