Igiko era una guerriera e una maga. Qualcuno l'avrebbe definita una strega, e probabilmente lo era, ma lei faceva fatica a definirsi così. Tutto quello che voleva nella sua vita era essere all'altezza di stare accanto ai grandi uomini che l'avevano ispirata, attratta e accudita. Per questo si era impegnata moltissimo, aveva studiato, aveva fatto pratica, si era applicata per trovare soluzioni ingegnose a qualunque problema i suoi uomini le presentassero.
Così aveva sviluppato anche la magia. Non sapeva bene da dove derivasse in realtà, ma un giorno si era accorta che un certo super potere le permetteva di stringere legami con gli altri. Legami forti, profondi, luminosi.
Pericolosi.
Una speciale porzione di quel potere Igiko l'aveva nascosta in un ciondolo d'oro che teneva al collo, attaccato ad una lunga catenina che le scendeva sul seno.
Il ciondolo era una piccola sfera d'oro che si accendeva di mille luci chiare fino a renderlo trasparente quando doveva essere utilizzato.
Era la sua magia preferita quella e la usava quasi ogni giorno, anche sul campo di battaglia, perché portava un alieno senso di positività e di leggerezza il che rendeva più energici i compagni, tanto quanto arrendevoli gli avversari. Era come se giocando quella carta le persone sentissero che alla fine….sarebbe andato tutto bene. Quindi in qualche modo i conflitti si chiudevano in fretta, spesso nel modo in cui voleva lei.
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Da un po' di tempo si era accorta che il ciondolo aveva un effetto molto interessante anche rispetto alle situazioni "stabili"; quello che faceva in pratica era, in maniera leggera, quasi impercettibile e poi man mano più rilevante, muovere l'acqua intorno a sé. Innescava un cambiamento.
Lei se ne serviva, a volte anche senza accorgersene, quando vedeva che le cose non andavano bene, ma nessuno riusciva a muovere nulla. Per paura. Per fatica. Per cecità.
Ben presto si accorse che questo era un effetto molto più potente di quello che si era immaginata quando aveva forgiato il ciondolo e ora era diventato preziosissimo e andava custodito e curato con maestria. Tutta quella che aveva acquisito in tanti anni di studio e pratica, ma a volte aveva la sensazione che anche così non fosse sufficiente.
Lei lo portava sempre al collo, con orgoglio, ma anche con sicurezza. In questo modo però doveva stare anche più attenta per non rischiare di innescarlo senza controllo.
Quel giorno era esausta, aveva combattuto tante battaglie e anche il ciondolo le era servito spesso per riuscire a chiuderle con pochi feriti. Nonostante questo non si sentiva per niente felice ed euforica. Era piuttosto consumata e triste. E vuota. Lei era una guerriera e quello era il suo lavoro, ma come mai questo non era abbastanza?
Si sedette a rimuginare ad un tavolo della taverna mentre aspettava la cena e senza ce se ne accorgesse ad un certo punto si trovò circondata di commilitoni, giovani ragazzi che come lei cercavano ristoro e forse conforto in un piatto caldo e nelle chiacchiere leggere con gli amici.
- Come stai Igiko?" Ti è piaciuta la battaglia?
- Sì! Certo! Gliele abbiamo suonate, eh?
Non aveva proprio voglia di sostenere una conversazione troppo complicata in quel momento.
Guardava il suo ciondolo, usato e abusato per quell'ultima battaglia e si sentì in colpa.
Semàn le si sedette accanto in quel momento, anche lui con lo sguardo forse turbato, serio o forse leggermente annoiato.
- Il tuo ciondolo è un po' spento oggi…
- Sì, bè, mi sorprende anche solo che te ne sia accorto Semàn. Non credevo che a voi ragazzi interessassero i gioielli!
- Non so a noi ragazzi cosa dovrebbe interessare, ma io l'ho sempre trovato molto bello il tuo ciondolo. È particolare e poi visto da vicino, sembra molto diverso, sembra davvero magico.
- È tutta una scusa per guardarmi il décolleté, ammettilo!
- Ahahah! Sì, forse è vero! Ma lo è anche che lo trovo davvero speciale quel ciondolo, non so…
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- Ah, sì? A cosa ti fa pensare? Vediamo, parla a mente libera…
- Mi fa pensare…al mare. Quando ero piccolo mia madre mi portava spesso al mare, anche in inverno a guardare le onde. Mi ricordo che faceva un freddo cane, mi gocciolava il naso, ma…il colore delle onde in inverno. Quel grigio cangiante, e blu, e verde…ecco, mi ricorda quei colori!
- E perché ti portava al mare tua madre anche quando era freddo?
- Perché era una romantica, credo. Come me. Le piaceva il rumore delle onde quando c'era silenzio e il cielo plumbeo che si fonde all'orizzonte.
- Non ti facevo un romantico, Semàn. Però è davvero un bel ricordo. Sarà contento il mio ciondolo di richiamarti certe immagini.
- In effetti era tanto che non ci pensavo. Guarda, adesso sembra anche più luminoso!
- Sì, lo fa quando viene a contatto con le emozioni degli uomini. È come se si ricaricasse.
- … è per questo che mi hai chiesto quelle cose sul mare e su mia madre?
- Oddio, no! Te l'ho chiesto perché mi interessava. Tu mi interessavi. Mi sei sempre sembrato un tipo interessante. Mi sono sempre chiesta cosa ci fosse dietro a quella maschera magenta che indossi in battaglia.
- Magari non c'è niente.
- Magari c'è tutto.
Qualche giorno dopo Igiko stava preparandosi per la prossima battaglia. Era nelle stalle a preparare i cavalli e poco prima era stata in consiglio a studiare la strategia nella quale lei avrebbe avuto un ruolo fondamentale. Era indaffarata e concentrata, ma in fondo anche un po' annoiata.
In quel momento comparve Semàn.
- Ti ho portato una cosa
- Per me?
- Sì, sono stato a Terracquen in missione esplorativa e ne ho prese un po'.
Semàn tirò fuori dalla tasca un sacchetto con un gruzzolo di conchiglie.
- Questa è la migliore, senti.
Igiko avvicinò la conchiglia all'orecchio.
- Oddio! Si sente proprio il mare!!
- Senti meglio…
- …ma…è il canto delle sirene questo in lontananza?
- Esatto!
A Igiko batteva fortissimo il cuore. Era tantissimo che non sentiva una sirena. Pensava fossero tutte morte.
- Ma come è possibile?!
- Pere che a Terracquen ce ne siano ancora molte, sono sopravvissute perché hanno trovato un nascondiglio segreto, invisibile agli uomini. La leggenda narra che solo colui che riuscisse a raccontare ciò che veramente ama riuscirebbe a scoprirlo.
- Vabbè!! Allora è come se fossero tutte morte!! Ahahah!
- …
- Perché fai quella faccia?!
- Perché pensavo…che almeno tu…saresti riuscita a trovarlo… fa niente! Illusioni da ultimo dei romantici! Comunque mi faceva piacere dartela. Credo che sia una conchiglia molto bella. Ne ho una anche io, guarda! È molto simile alla tua, anche il suono è lo stesso. Credo ci sia un messaggio, ma non riesco a capirlo…
Va bene! Ciao Igiko! Buona luce! Parti domani, non è vero?
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Igiko era un po' turbata.
Ascoltava il suono di quella conchiglia e sentiva vibrare il ciondolo. Ascoltava le voci delle sirene e ripensava alla leggenda.
La battaglia era stata un successo, aveva ricevuto complimenti da tutti; era molto fiera di sé stessa, ma quella sera aveva avuto bisogno di cercare una radura isolata, accendere un fuoco e lasciarsi la battaglia alle spalle.
Fissava il fuoco scoppiettante davanti a sé mentre ascoltava rapita e leggermente intorpidita il suono del mare e la voce delle sirene quando sentì dei passi alle sue spalle.
- Non voglio disturbarti
- Tu non disturbi mai, Semàn.
- Vedo che il regalo ti è piaciuto.
- Già..
- Dì la verità: tu capisci cosa dicono, non è vero? Le sirene intendo.
- Ripetono solo una cosa in realtà
Senti tutto quello che il mondo ti dà. Vivi spinto dalla passione. Scorri. Esplora. Brucia. Uccidi.
Crea.
Lascia la paura.
La morte è il solo modo per rinascere.
- Pesantine le ragazze, eh?
- Ahaahhaa! Si! …se non fosse che hanno una voce così…
- Sì, lo so. Anche io non riesco più a staccarmene. Sono come ipnotizzato. Il tuo ciondolo però sta molto bene!...a differenza tua! Igiko che cos'hai?
- Ti ho deluso, Semàn?
- Per l'altro giorno? È per questo che stai male? No! Certo che no! Scherzavo con la storia che tu avresti potuto trovare le sirene!
- Non è proprio per quello di per sé. Ma per quello che significa. Sai perché non ho il coraggio di raccontare ciò che amo? Perché non ho idea di ciò che amo.
- Ma il tuo ciondolo lo sa? Perché se si nutre di emozioni se la cava molto bene ultimamente! È incantevole.
- Se la cava molto bene quando ci sei tu.
Igiko fissava la conchiglia fra le sue mani, il volto scaldato dal calore del fuoco era rigato da lacrime pesanti, amare.
Era talmente inerme, mentre il pianto le bagnava il ciondolo senza che lei potesse fare nulla per contrastarlo.
Era immobile, concentrata solo sul suo dolore.
Si era quasi dimenticata che Semàn fosse ancora lì di fianco a lei. E la fissava. Con il fiato sospeso.
Ad un certo punto fu proprio fu proprio il suo profondo sospiro a farla tornare presente, e in quel momento lui le disse:
- Igiko, non faccio altro che pensare a te, nelle ultime settimane sono in crisi mistica. Mi hai incantato, non mi sento così vivo da tantissimo tempo. Quando sei nella stanza mi sento in grado di salvare il mondo e distruggere draghi.
Tu non meriti di piangere, non meriti di stare da sola mentre gli altri festeggiano 500mt più in là, non meriti la tristezza di un cuore che non ama.
Ama me.
Igiko guardò negli occhi Semàn per tutto il tempo. Il cuore le batteva così forte che non sentiva bene nemmeno il suono della sua voce. Ma capì benissimo ogni sua parola.
In quel momento il ciondolo risplendeva alla luce della luna con un'intensità piena, calda. Nuova.
Igiko abbassò lo sguardo e fissò per qualche istante il ciondolo.
Poi se la sfilò dal collo e lo porse a Semàn.
- Il mio ciondolo è la cosa più preziosa che ho. È la cosa migliore che abbia mai fatto. Contiene l'essenza di ciò che sono e molto altro. È uno strumento potente. Immensamente potente. Vorrei che lo avessi tu.
Nelle ultime settimane nemmeno io riesco a smettere di pensarti. Sono completamente annebbiata. L'unico modo con cui riesco a sopravvivere in battaglia nonostante tutto è grazie al ciondolo. Ma ho paura che questo lo sia rovinando.
Il modo in cui ti stai prendendo cura delle mie emozioni ora è così speciale.
È esattamente quello di cui vorrei essere capace io. E non lo so se lo sarò mai. Sono una guerriera in fondo…e forse una strega.
Ma tu sì, lo sei. Tu sei immenso.
Ti prego. Custodisci tu il mio ciondolo.
È tutto quello che ho.
Igiko rimase con il braccio teso, il ciondolo che le scendeva dalla mano e lo sguardo emozionato e commosso rivolto verso Semàn che fissava il ciondolo con aria stupefatta.
"Tu pensi che io sia sotto l'effetto del ciondolo vero?" disse Semàn "Che provi queste cose e che quindi ti abbia detto quel che ti ho detto per via del ciondolo…"
Igiko abbassò lo sguardo.
"Sì. Purtroppo non riesco ad immaginarmi un mondo in cui il ciondolo non abbia avuto la meglio sugli eventi e le emozioni degli uomini. Ma me ne voglio liberare Semàn. È un potere che non voglio, che mi imprigiona.
È un potere che voglio donare a te.
Anche lui ti ha scelto."
Semàn allungò la mano verso il ciondolo titubante e di tutta risposta il ciondolo iniziò ad emettere una luce via via più chiara, ma anche profonda. Cangiante. Liquida. Come il mare.
Semàn strinse con una mano il pendente, ma con l'altra afferrò la mano di Igiko.
In quel momento tutto intorno a loro era luce. Sembrava che non ci fosse nulla di sbagliato in tutto il mondo, che i sorrisi di mille bambini fossero esplosi tutti insieme e che la pioggia d'estate battesse fuori da una finestra da cui entrava aria fresca.
Anche Igiko era sorpresa da quella curiosa reazione del ciondolo.
Si sentiva strana in quella situazione. Era emozionata, ma tranquilla e provava un'eccezionale sensazione di…pienezza come mai prima.
Cosa stava succedendo al ciondolo? Era per via di Semàn? Ma soprattutto, cosa stava succedendo a lei?
Non riuscì a lasciare la mano di Semàn nemmeno quando lui iniziò a parlare.
- È davvero strabiliante. Effettivamente ha un potere enorme, lo sento sulla pelle, lunga la schiena, nel petto. E si sente anche che è parte di te. È un'energia splendida, profonda…morbida e profumata!.
Poi si fermò un attimo fissando negli occhi Igiko e quasi studiando qualcosa che vedeva solo lui.
- Non ti porterei mai via una parte di te. Sono sicuro che tutti la vorrebbero, devi esserne orgogliosa.
Ma io non la prenderò. Ce ne prenderemo cura insieme se vorrai.
Così dicendo lasciò il ciondolo e tirò fuori dal borsone uno scrigno di legno nero.
- Qui è dove nascondo la mia maschera quando non sono in battaglia. È un posto speciale perché scherma qualunque cosa contenga anche dagli occhi indiscreti e soprattutto permette a te e al tuo oggetto di "riposare" l'uno lontano dall'altra.
Igiko osservò lo scrigno aperto e un brivido freddo le corse lungo la schiena. Era così scuro che sembrava potesse assorbire qualunque luce; sembrava profondo ma anche accogliente…
Più lo fissava in realtà e più sentiva come una vertigine, un misto di eccitazione e…paura.
Per tutto il tempo Semàn e Igiko non si erano lasciati la mano e insieme stringevano la catena con il ciondolo.
- Lo possiamo fare insieme, Semàn?
Ho molta paura. Non ho quasi mai vissuto senza il potere del ciondolo.
- Ti terrò la mano in ogni momento, Igiko
Così fecero, insieme, sollevarono le mani intrecciate e fecero scivolare il ciondolo dentro allo scrigno e lentamente o chiusero.
Improvvisamente la luce scomparve e tutto intorno a loro divenne nero come l'inferno.
Le braci del fuoco erano ormai spente e anche la luna era coperta dalla foschia.
In cielo non si vedeva nemmeno una stella.
Igiko iniziò a tremare per il freddo e per la sensazione che la colpì come una lama alla bocca dello stomaco. La profonda e terribile paura di essere ora completamente incapace ed impotente.
Si sentì piccola e per niente degna di stare di fianco a Semàn, di cui percepiva solo la presenza accanto a sé e di cui stringeva ancora la mano.
Passarono istanti di silenzio interminabili. Igiko era completamente avvolta nelle sue tenebre e rimaneva immobile cercando di recuperare il controllo e riprendere almeno a respirare.
Era così buio che non si era nemmeno accorta che semàn si fosse avvicinato tanto a lei, ma ad un certo punto sentì chiaramente il suo respiro vicino all'orecchio e il suo petto caldo davanti a sé.
Dopo qualche istante Igiko si accorse che stava di nuovo respirando a ritmo regolare. Insieme al ritmo di Semàn. E che aveva smesso di tremare.
In quel momento erano come due montagne, immobili a pochissimi centimetri di distanza e l'unico contatto tra loro era ancora la mano con le dita intrecciate leggermente.
Il rumore del respiro.
Il battito del cuore.
Il silenzio della radura.
L'odore della terra fresca e delle foglie bagnate.
Fu impercettibilmente lento come lo sbocciare di un fiore, ma anche veloce come il vento, il movimento con cui Igiko si sporse per cercare le labbra di Semàn con le sue.
Quel bacio era per lei come aria pura.
Semàn la strinse in un abbraccio irruento come il tuono che in quel momento squarciò il cielo e mentre la pioggia iniziava a cadere su di loro, sciogliendo e fondendo ogni loro carezza, ogni sospiro, nulla sembrava più poter fermare quel fuoco che ora divampava aggressivo.
I due ragazzi erano lì, perfettamente presenti a loro stessi. E l'uno per l'altra.
Così impetuosamente cercando di dirsi che il mondo stava finendo, così come le illusioni di essere invincibili e che in tutto questo sceglievano di affidarsi agli abissi del loro stesso mistero.