è brutto? (siate onesti ma clementi, è il primo)
no
abbastanza dai

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oozey mess

Janaina Medeiros

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he wasn't even looking at me and he found me
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@ninnoli
è brutto? (siate onesti ma clementi, è il primo)
no
abbastanza dai
la big talk performativa è quasi sempre il sintomo di chi con quelle domande non ha ancora chiuso i conti
lately
ciao, mi sono risvegliata dal torpore della mia anima improvvisamente
è come se facessi un sacco di cose estremamente alienanti e nel frattempo dovessi scendere a patti con il fatto che non mi và di farle e nel frattempo fare i conti con cosa veramente voglio fare e chi voglio diventare e poi ci sono le persone: ne ho conosciute troppe e tutte diverse e mi hanno lasciato tutte molto e in tutto questo io non ho più fame di vita
mi sento come se fossi un semicerchio
l’estate è così triste, da quando non ci sei più.
quel giorno le sono andata a parlare come ieri sono andata a parlare al concerto con la madre di a. perché pensavo 1) wow è così strano vederla qui 2) è passato molto tempo, si potrà andare oltre tutto quello che è stato che appartiene ad una giulia che non c’è più.
beh, questo è il vostro friendly reminder di ignorare il vostro passato quando ve lo ritrovate davanti. le persone non sanno salvare nulla
è tardi e ho appena finito di vedere prison break. so che per te è una cosa stupida ma quando è finito mi è dispiaciuto. stasera mi sono messa a cercare dei film per creare una nuova lista per me e per ricominciare con qualcosa che mi stimoli. una delle cose che preferivo fare prima di vedere un film era selezionarlo. cercavo in blog di gente che scriveva di cinema per passione, che ha lavorato nelle videoteche, che avesse fatto il dams o in quelle liste tipo "i 100 film migliori dell'ultimo decennio". la verità però è che da tempo, come ti ho già ripetuto molte volte, fare cose normali e produttive mi affatica. è come se la normalità fosse appannata da un velo grigio dal quale posso vedere attraverso, ma non con lucidità e non come le persone normali: avendo prospettiva.
vedere il mondo mi lascia sempre la malinconia del perché. perché lo stai facendo? come se la mia vita non avesse senso per il semplice fatto che sono io a viverla.
ricordo esattamente, quando intuendo che le cose per me sarebbero state più difficili di quanto non lo sarebbero state per gli altri, ho scelto di complicarle ulteriormente. quando ho smesso di essere "normale" cercando di capire, invece, quale tipo di normalità mi stessero costruendo attorno. la verità è che l'ho capita, la vita che i miei genitori - attraverso le loro scelte, attraverso i loro vizi, attraverso le loro maniere brusche, le loro sberle, i loro sensi di colpa - hanno preconfezionato per me. il risultato, però, è che io dentro quella vita sono ancora costretta; in qualche modo anche a causa del mio affetto per loro e della mia incapacità di legittimare i miei sentimenti, la mia versione della storia. questa cosa sicuramente mi ha resa arrabbiata e, dopo avermi resa arrabbiata, mi ha fatta ammalare. sono diventata agli occhi dei miei genitori un po' come il cancro che rappresentava marla per tyler durden: qualcuno che sapesse che gli incontri tra malati terminali fossero un falso per nascondere l'inconsistenza che la propria vita aveva assunto. con il tempo, gli anni, l'acqua che è passata sotto i ponti, il fatto che sono emotivamente intelligente; pur di non provare odio per loro ho iniziato a covarlo per me stessa. così il cinema, come il rivedermi nella non-persona del professore di detachment, mi ha aiutata. così come hanno fatto la scrittura, o la musica. quando mi hai conosciuta queste cose erano morte dentro di me come non mai, alimentate (poco e male) da un dolore di sottofondo che avevo smesso di spiegare a me stessa e che vivevo in balia delle poche scelte sane, ma comunque sofferte (come quella di trasferirmi qui), che riuscivo a compiere.
quando ti ho incontrato, dopo poche ore di conversazione, ho come visto un dolore che avesse una forma, un lato bello. non mi sono innamorata di te subito, come piace dire ad ale, quello è successo veramente conoscendoti: il giorno in cui abbiamo ricominciato a parlare. prima di allora eri solo sale buttato sulla mia ferita aperta, un qualcosa di bello, che avevo riconosciuto come tale e che non voleva avere a che fare con me.
eppure, quella notte, quando ho visto le tue playlist, mi si è acceso qualcosa dentro. ad oggi so che mi hai cambiata, che mi hai dato un inizio e che se piano piano ricomincerò ad avere gusto per le cose normali della vita come svegliarmi accanto a qualcuno, guardare un film al cinema o discutere di come vadano fatte le lavatrici, sarà grazie a te.
non avevo mai conosciuto nessuno disposto a donarsi così completamente e pazientemente come sai fare tu. non vedo l'ora di andare al cinema e di sentire il tuo goffo tentativo di spiegarmi i film, o il tuo incipit su quello che andremo a vedere, dignitosamente recuperato da youtube da un tizio che fa i video dal garage di casa che però "ne sa un sacco". so che a volte non ti ascolto abbastanza, ma sappi che vedo un significato dietro ogni cosa che dici. come tu, senza nemmeno accorgertene, hai dato significato al mio dolore dallo scorso marzo ad oggi. spero che queste parole ti sembrino esagerate, perché vorrà dire che non hai capito quanto ti amo. di solito in amore è un vantaggio, ma so che per la prima volta in vita mia, anche lo avessi, non mi servirebbe.
ora, come disse il poeta, quello che doveva essere detto è stato detto e io ho finito le cartucce dei discorsi a cuore aperto.
ti amo. spero che quando ti sveglierai ci sarà il sole.
edoardo è letteralmente tutto quello che ho sempre voluto e so di non meritarmelo.
Radiohead In Rainbows 2007
ho perso la voglia di comunicare, credo sia la cosa più difficile da ammettere ma è così. prima avevo molta voglia di espormi, di ricevere stimoli, ora invece mi sembra di essere diventata paternalista perfino con me stessa. la cosa, come tutte le cose che riguardano me, purtroppo non mi tocca molto. eppure mi va bene ugualmente, perché non sto più malissimo come qualche anno fa. ultimamente sogno spesso elia: ho sognato che mi venissero a dire che si era lasciato e che voleva stare con me perché non mi aveva mai dimenticata. mi sento in generale svuotata della mia linfa. non so se sia perché è finito il tempo del liceo, del compitino che si deve fare o dell'amore per cui ci si può disperare; però non so cosa voglio da me stessa in questo tempo di pace irrequieta e guerra (non troppa) che sto vivendo. è come se fossi atrofizzata e dovessi tirare le somme dei miei ultimi dieci anni per non dovermi mettere un cappio al collo ogni volta che la domanda che mi pongo o che mi pongono è: cosa vuoi fare? ma che ne so, io, di cosa voglio fare? potrei accontentarmi di quello che ho ora, come dici tu, ma so che non succederà perché ho ben chiara la persona che diventerei se lo facessi. inoltre ho sempre odiato chi si cristallizzava in qualcosa di troppo lontano dal mio istinto per la vita e nella vita e l'ho sempre fatto cristallizzandomi io stessa, in primis, sulle mie opinioni delle cose del mondo. quindi so che questa parte di me non cambierà e non si pregherà. è tutto il resto, che è un grande boh, viste le carte che ho in mano.
un altro giorno in cui ho dimostrato che posso sopravvivere alla mia stessa esistenza
cmq aggiornamenti di vita per mettere a fuoco il punto in cui sono: sto facendo la patente, ho mandato il curriculum in gastronomia (nuova apertura di un supermercato) e devo pregare che mi chiamino. però per la patente sono molto motivata perchè non vedo l'ora di guidare.
la guardavo e vedevo che brancolava nel buio di una persona che non conosco più (e che forse non mi interessa più conoscere)
oggi siamo tornati al sanvitale a salutare i vecchi prof dell'ultimo anno di liceo. abbiamo anche mangiato una lasagna alle 10,20 di mattina. no fucking way. è stato bello, alla fine, rivivere quei corridoi. quei maledetti corridoi che hanno segnato la fine di un percorso lungo e sofferto. quei corridoi mi hanno vista innamorarmi, piangere lacrime amare, sentirmi totalmente fuori posto. oggi però mi hanno vista circondata d'amore. è stato come chiudere un cerchio. ripeto: è stato bello.
Perché?
dopo la quinta superiore volevo prendermi un anno per pensare a cosa fare e per sistemare/riprogrammare la mia vita. nonostante questa mia volontà, per paura di rimanere indietro rispetto agli altri perdendoli e a causa dei discorsi di mio padre (che ha sempre insistito affinché io studiassi per onorare i suoi sacrifici) mi sono lasciata condizionare. a quel punto ero comunque indecisa tra due facoltà: psicologia e lettere. purtroppo i bandi per il test d'ingresso di psicologia erano già chiusi perché era tardi per provare ad entrare da qualsiasi parte (soprattutto considerando che c'è gente che fa i test d'ammissione per mesi). rimaneva fuori lettere, che è a numero aperto e che ho scoperto presto non essere parte di ciò che davvero voglio fare. alla fine se avessi preso l'anno e non avessi fatto lettere, avrei perso due anni. mi consolo così.
Hai davvero mollato l’uni?
sì