È seduta accanto al davanzale, come sempre. Non guarda fuori.
Sta sulla poltrona rosa un po’ sbiadita, come sempre. La lascia lì sotto la finestra, così quando le viene voglia di ascoltare la canzone della strada, puó subito sedersi. È il suo posto, non puó spostarla.
Mentre da fuori i suoni ovattati rompono un po’ il silenzio che domina nel suo soggiorno, i vortici meno silenziosi del suo inconscio rompono quella tranquillitá poco stabile che si è creata da qualche ora.
Non puó durare molto, come sempre.
A volte si ripete che dovrebbe trovare una scusa da dare a se stessa per non pensare, ma sarebbe inutile, le scuse durano poco.
Che bel dono sarebbe avere un cervello che ti lascia libero.
È una schiavitù.
Tu protesti, ma sei consapevole che a nulla servirà cercare disperatamente di slegarti. Io ti precedo sempre.
E quando pensi di essere libera dagli altri, non lo sei mai del tutto da te stessa.
Apre la finestra. L'aria fredda le accarezza il viso.
Ti ricordi di quella volta che andammo in montagna con Sergio? C'era anche lui, ricordi?
Quanto era bello? Quanto eri bella?
No, non come ora.
Ora non lo siete più. O almeno tu non lo sei, lui non lo vediamo da un po’, ma ho sentito che si è sistemato, forse ha una famiglia, dei figli, un cane e un lavoro noioso.
Com'è che dicevate? Niente legami, niente matrimonio, niente figli, sono tutte minacce alla propria libertà, poi invecchi di vent'anni e neanche te ne accorgi. E la tua vita passa e tu non te la sei vissuta.
Sì, ci credevamo fino in fondo, vero? Solo che di noi, “anime libere”, ne siamo rimasti pochi, quasi tutti hanno avuto paura e alla fine si sono consegnati volontariamente al nemico.
Eppure giurano di stare bene, che hanno tutti i comfort del mondo lì in cella: una tv al plasma, lo smartphone, il riscaldamento, un letto, sempre lo stesso, dove dormire ogni giorno eccetto quando si va in vacanza al mare. Lì hai ancora più comfort di quando sei in cella. Sì, al mare non devi preoccuparti di divertirti con la tv al plasma, ci pensano loro a farti divertire. E che risate! Che divertimento quando fai la fila per mangiare quintali di cibo, lo stesso per tutti!
Non sapete cosa vi perdete!
Ma noi non ci perdiamo nulla, vero?
Stiamo bene così, vero?
Ma sei seria? Dici davvero? Vorresti provare anche tu quel divertimento?
Ma a noi non serve.
E te la ricordi quella sera in campeggio quando non riuscimmo ad accendere il faló?
Stavamo congelando e solo l'alcool riusciva a donarci un po’ di calore.
Tu lo sapevi.
Quando ci alzammo in cerchio per promettere che non avremmo mai finito, tu non gridasti.
Tu lo sapevi. Le promesse sono fatte per essere infrante.
Ed eccoci qui, io e te, e una vecchia canzone che arriva giù dalla strada, di cui mi sfugge il titolo.
Si alza, il tè è pronto. Si sarà un po’ raffreddato.
Ma va bene, a lei non piace berlo troppo caldo.
La finestra è ancora aperta.