one day journey in monza (italy) | vlog
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stanotte il cuore fa malissimo
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socializzando
ho appena inviato il video di una signora che ha adottato un’ape senza ali ad una chat di gruppo di persone che ho appena conosciuto
è passata mezz'ora e non mi ha ancora risposto nessuno
attendo
A me il mare non piace, ma piace.
Mi piace guardarlo, toccarlo con le punte delle dita o con la pianta dei piedi. Il mare fino alla caviglia con o senza sabbia sotto i piedi è bello, bello come la stessa parola “bello” e “bella” ancora di più. Mi piace camminarci dentro con i palmi delle mani aperte a toccare la superficie e il livello dell’acqua che sale piano piano: prima la caviglia, sopra il polpaccio fino al ginocchio e quindi la lunghezza coscia fino alla vita. Lì, se l’acqua è fredda, diventa dura proseguire. Allora forse è meglio gettarsi dentro senza pensarci troppo, no? Di peso con la pelle calda di sole e i capelli asciutti per poco. Ma il mare mi piace soprattutto guardarlo. E pensarlo, anche se il mare in inverno mi mette malinconia. Nostalgia di un’estate che non significa caldo, ché io un po’ lo odio, ma tempo per me stessa. Tempo che in inverno devi guadagnartelo.
A me il mare piace, ma non piace.
Il mare non mi piace quando ci sono dentro fino al collo e i piedi che spingono e cercano il loro spazio nell’immobilità dell’acqua, un’acqua che vuole esserci e che non sa stare al suo posto – o meglio vuole il suo posto, anche quando il posto magari è nei tuoi polmoni. Come i gatti che sono liquidi – lo dice la scienza! – e, il loro posto nella scatola di carta, se lo prendono a furia di unghiate o di miagolii. Ancora peggio, quando è notte e dentro ci vedi il buio del cielo. Dalla spiaggia, la luna e il suo riflesso sono la migliore buonanotte. Quando ci sei dentro, però, è luce che non ti mostra quello che c’è giù e che non riesci a toccare, ma potrebbe toccarti, afferrarti e prenderti.
Che poi del mare, sapete cosa odio? Il sale. Perché il mare salato? Perché non fare i laghi salati e i mari dolci? A pensarci, se così fosse, quanto pregiato sarebbe il sale? Quanto verrebbe a costare? E il cibo, ce lo mangeremmo sempre insipido?
Ah questo mare che piace, ma non piace e viceversa, non piace, ma piace. Ci penso su ancora un po’.
vorrei darmi
senza la pretesa di riavermi
pezzo per pezzo
integra della mia mancanza
e mi ricordavi un fiore appassito
vetri sporchi
rosa in cielo, rosa a terra
Martedì, 20 febbraio 2018
La mia università si trova nel centro storico di Milano. Le sedi sono varie, sparse negli angoli della città. Mi trovavo in quella più grande: l’edificio si innalza di ben quattro piani. Ci sono due ascensori e ci stanno dentro giusto tre persone per cabina con le bocche chiuse per paura di avere un alito cattivo. Sono pigra e in questi giorni costantemente stanca e la lezione mi aspettava dall'alto dell’ultimo piano. Era la prima volta che ci mettevo piede e non mi sono tanto guardata intorno, piuttosto ho camminato dritto verso l’aula per trovare posto, ‘ché non ce ne sono mai abbastanza per tutti e il sedere a terra, vorrei evitarlo questa volta. Ho sistemato il cappotto, la sciarpa e la borsa, spargendo cose e cose per occupare i posti di chi doveva ancora arrivare e raggiungermi: non ho dovuto aspettare molto. Mancava qualche minuto dall'inizio della lezione, il professore ovviamente non si vedeva da nessuna parte, quindi ne ho approfittato per andare in bagno. Solo allora mi sono accorta della vista che la grande vetrata, che percorre in altezza la sede storica, offre agli occhi di chi ha la fortuna di fare tutti quei gradini.
La mia università si trova nel centro storico di Milano, è attraversata in altezza da una lunga vetrata e dal quarto piano è possibile vedere la Madonnina del Duomo.
Forse sono un po’ drammatica quando dico che in quel breve momento mi sono sentita come guarita dalla vista della mia Milano. Forse avevo un’espressione bizzarra, ingenua o stupida, ammettiamolo, mentre mi avvicinavo alle rampe delle scale. Forse avevo un po’ voglia di piangere; e forse un batticuore leggero, quando mi sono girata e mi sono accorta di te, in piedi, con un’espressione confusa e indagatrice e gli occhi casualmente fissi su di me. Forse hai pensato fossi strana o forse, preferirei, hai visto quell'ombra di tristezza di cui non riesco a liberarmi e a cui mi sto arrendendo. Che resti un segreto tra di noi. Forse, forse, forse. Forse non ci rivedremo più, anzi, molto probabilmente. Già non ricordo il tuo viso, però, forse, non ti dimenticherò lo stesso e, giuro, conoscendomi, potrebbe essere abbastanza.
mi manca il sole
vorrei vorrei poter vivere solo per me stessa vorrei vorrei poter vivere
me, after indulging in a new obsession so completely i let it consume my every waking moment:
c’è stato un periodo, tempo fa,
in cui pensavo costantemente alla morte
e vivere
mai mi è andato così stretto come allora
propositi per l’anno nuovo?
una mano da stringere la notte del nuovo capodanno
che differenza abissale tra l’essere soli e il sentirsi soli