Mi hai raccontato pochi istanti di euforia per anni di rimorsi, che il filo della vita tende sempre di più dalla parte di chi sogna troppo.
Mi hai detto portiamo sopra la testa le nostre colpe così da rimanere con i piedi per terra.
Per terra, ma schiacciati, come quella volta:
abbiamo raggiunto la cima del faro e le stelle mi soffocavano con il loro peso.
Mi hai parlato: resisti, trattieni il fiato, che noi al mondo non siamo fatti per volare o respirare sott'acqua come aerei o sirene.
La polvere su cui cammini è la polvere che mangi, è il luogo da cui provieni, sono cose che possiedi: un cuscino, le macchie di fango sui jeans, andare al lavoro, amare, perdersi in un centro commerciale e trovarsi all'uscita pochi minuti dopo, la frutta, le sigarette, parlare d'altro, la gente, un bottone, un istante e non sono più qui.















