imparai dalla terra
nuda, scarna
asciutta palude
alle lotte
di tiepidi spasmi
a trattenere il respiro
nelle mani di un
viandante
bufere e nebbie
e rivoltarsi nel fango
e abbracciare la pioggia
mai fui più santo e maledetto.

⁂
Sade Olutola
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imparai dalla terra
nuda, scarna
asciutta palude
alle lotte
di tiepidi spasmi
a trattenere il respiro
nelle mani di un
viandante
bufere e nebbie
e rivoltarsi nel fango
e abbracciare la pioggia
mai fui più santo e maledetto.
psicoanalisi di insonnia
notti e silenzio
fatiche
e latrati di cani
cuori, solo
solitudine perversa
e mutismo
immobile
assoluto e placido
terribilmente inquieto
tempesta che inghiotte
e navi
con uomini
e poi subito
scialuppe
su mari di sudori
e sedersi nel deserto
e chiedere
chi ero?
ascoltare e piangere
urla soffuse
e ancora mari
sono occhi di sorgenti
distante
quando sono sogni
e fiori e sole
subito sfiorite
subito tramonto
la vita che avanza
e io riavvolgo i fili
e ancora è un macello
un mattatoio di tempo
e stragi
ma è goduta la scena
ti imploro bugie
la verità mi consente
di morire
e sperare di
non essere me
rinascita non voluta
ma sono solo notti
quando le nubi sono
macchiate di sangue
è già tardi per tornare
e la luce superba infiamma
torce e forconi
prigionieri in catene
naufraghi attoniti
chi sono?
è ora di andare
notti e silenzio
bordello di anima
suicidio accolto a sorrisi
e calore
poi gelo
fuoco fatuo
cenere
odor di bruciato
acqua
e la luna
osserva e accetta
volevi l'amore?
pegno più caro
all'asta di Venere
“Gli affetti profondi somigliano alle donne oneste. Hanno paura di essere scoperte e passano la vita con gli occhi bassi.”
Gustave Flaubert.
Ma porca troia, ragazzi, le parole.
Le parole hanno un fottuto peso.
Non abusatene, che non è proprio il caso.
Vincent Van Gogh, Poppies and Butterflies, 1890.
Amo sempre meno, conservando il poco calore che mi resta per quelli che ormai non può più riscaldare.
Marina Cvetaeva.
se ora vai
non oppongo resistenza
saluterò impotente
forse anche con la mano
l'opposta catena
di un vedovo amante
in pace col mondo
in lotta con esso
la notte e il giorno
una molla in un cammino
di spine e di dei
arrestatelo
è colpevole di truffa
lesa maestà al diritto
di solitudine
destino arriso
scelto nelle occasioni
offerta cittadina
poco amore
troppo uomo
pomeriggi di letti
e libri
senza leggere
e senza dormire
fisso
fisso ancora
il vuoto o me?
dove parte la fine
è dove la candela
affoga nella cera
ed è cenere
e nero
e fumo
e canti di origami
impastati a lacrime
ed è buio
ed è tutto
ed è giorno
e cos'altro?
ti ho visto scappare
sei un punto lontano
sempre più infinito
io cancello
la vita del ritorno.
"Poco importa: la vita scorre come un respiro. E dentro ci lascia la nostalgia per ciò che avremmo potuto fare e la consapevolezza di ciò che siamo diventate."
Ferzan Ozpetek, Come un respiro
Marina, per me tutto è diminutivo, tutti sono al diminutivo-amiche, cose, gatti, e persino uomini - le Kat'enki, i gattini, gli Juročka, i Pavlik, e ora lui-Volodečka... Come se non osassi pronunciare niente di grande. Soltanto voi per me siete - Marina, qualcosa di immenso, così lungo... Oh, Marina! Voi siete-il mio accrescitivo.
"Ma l’amore, l’amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra...vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro."
(Da "Scorciatoie e raccontini" di Umberto Saba)
vorrei solo
non star male la notte.
Last Tango in Paris-1972
Jeanne: Lo sai perché mi sono innamorata?
Paul: Dillo, ti supplico.
Jeanne: Perché lui ha trovato il modo giusto per farmi innamorare.
Paul: E tu vuoi che l'uomo che ami, ti protegga e abbia cura di te.
Jeanne: Certo.
Paul: Vuoi che questo forte, ruggente e possente guerriero costruisca una fortezza dove puoi rifugiarti, in modo che tu non debba mai aver paura, non debba mai sentirti sola, non debba sentirti esclusa... È questo che cerchi, vero?
Jeanne: Sì.
Paul: Non lo troverai mai.
Jeanne: Ma io l'ho già trovato.
Paul: Be', non passerà molto che si costruirà lui una fortezza per sé, fatta con le tue tette, con la tua vagina, il tuo sorriso, il tuo odore... Una fortezza dove lui si sentirà al sicuro e così stupidamente virile che vorrà la tua riconoscenza sull'altare del suo cazzo.
Jeanne: Io l'ho trovato quest'uomo.
Paul: No, tu sei sola, sei tutta sola, e non potrai liberarti di questa sensazione di completa solitudine finché non guarderai la morte in faccia. E poi neanche: guarda, questa non è che una stronzata romantica... Finché non sarai capace di guardare nella morte, nel buco del suo culo, sprofondando in un abisso di paura. E allora forse, solamente allora, forse riuscirai a trovarlo.
Jeanne: Ma io l'ho trovato quest'uomo: sei tu, sei tu quest'uomo.
Come stai?
domani ho il primo esame H E L P
“E io sono finito; la mia mente si confonde; i miei occhi sono pieni di lacrime. Non sto bene in nessun luogo, e sto bene ovunque. Non desidero nulla, non domando nulla. Sarebbe meglio che io me ne andassi.”
— J.W. Goethe ilragazzodellultimobanco (via ilragazzodellultimobanco)
ripartire da qui ci siamo guadagnati il panorama resta soltanto un vacillare e qualcosa s'inabissa all'orizzonte e così il mondo perde la sua forma è una parola bisbigliata all'alba lo scricchiolio di un armadio in cui ci siamo chiusi l'impossibilità del dire l'imbarazzo nel domandare tutto quello che non riesco a pronunciare il più grande dovere del pensiero trascurato per lo spostamento d'aria di un'esplosione devastante nello stomaco capire, vorrei parlare