Ho sentito questa: "Collaborare è meglio che fare tutto da soli, salvo quando fare tutto in casa è l’unica via per scalare come vuoi." Che ne pensi?
Game of Thrones Daily
trying on a metaphor
Jules of Nature
cherry valley forever
d e v o n
No title available
will byers stan first human second
One Nice Bug Per Day
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

bliss lane
almost home

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EXPECTATIONS
Sweet Seals For You, Always
Stranger Things
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NASA

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@patriziobenotto
Ho sentito questa: "Collaborare è meglio che fare tutto da soli, salvo quando fare tutto in casa è l’unica via per scalare come vuoi." Che ne pensi?
Ep. 20 - AI & Servizio Clienti ✨
Gestire le aspettative dei clienti
Gestire in modo efficace le aspettative dei clienti è essenziale per mantenere alta la soddisfazione e prevenire frustrazioni. L’intelligenza artificiale generativa può supportare questo processo, fornendo comunicazioni chiare, tempestive e coerenti lungo tutto il ciclo di relazione, dall’assistenza pre-vendita alla risoluzione dei problemi. L’AI può personalizzare le risposte in base al profilo e al contesto del cliente, chiarendo fin da subito cosa aspettarsi: tempi di risposta, modalità di intervento, eventuali limitazioni del servizio e tutto il panorama delle possibilità aziendali. Un chatbot AI, ad esempio, può informare l’utente sullo stato della sua richiesta o sui tempi stimati per la risoluzione, evitando così il bisogno di ulteriori contatti o di una escalation. Inoltre, l’AI è in grado di adattare il tono e il contenuto delle comunicazioni alle emozioni espresse dal cliente, offrendo rassicurazioni mirate o alternative praticabili. Questo approccio proattivo aiuta a creare un rapporto di fiducia, anche in situazioni critiche. Per ottenere risultati duraturi, è fondamentale che l’AI sia integrata nei flussi di comunicazione omnicanale e aggiornata costantemente sulle policy aziendali. Gestire le aspettative non significa solo rispondere: significa anticipare, chiarire e guidare l’esperienza del cliente con trasparenza e coerenza, che si usi l'AI o che si faccia a mano.
Hai mai pensato a come il “Gestire le aspettative dei clienti” potrebbe farti avere clienti più soddisfatti?
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Questo Post fa parte della serie: AI Support. Trovi gli altri qui: https://patriziobenotto.tumblr.com/archive/tagged/AISupport
Non aumentare i lead, ma il loro valore Se fai B2B, questa scena ti dovrebbe è familiare: le campagne “portano lead”. Il CRM non li riconosce. Il commerciale dice che sono “freddi”. E così paghi per volumi che non diventano opportunità. E più ottimizzi le campagne per ottenere sempre più lead, più aumenta l'inefficienza dell'intero sistema. Prova a cambiare obiettivo Invece di lavorare per aumentare il numero dei lead che arrivano, impegnati a capire quanti diventano appuntamenti e trattative reali. Per farlo, dopo aver avuto la certezza che i dati tra CRM e ADS vengano passati correttamente per unire clic, lead, esiti commerciali e valore, devi spostare il focus delle campagne su:
Lead caldi, definiti dai commerciali
Primi appuntamenti due valori che contano davvero nel B2B Ottimizzare le campagne su obiettivi ad alto valore, usando come conversione principale i avere lead caldi e testando strategie orientate al valore vedrai aumentare il valore delle conversioni, ma anche i primi appuntamenti e l'interesse generale verso il tuo prodotti/servizio. Il messaggio che vorrei passasse è che, se non colleghi gli strumenti di advertising al CRM, le tue campagne alla ricerca di lead andranno "alla cieca". E che se ottimizzi solo per il volume, stari pagando anche i contatti che ti faranno perdere tempo. Checklist per campagne lead
Definisci una conversione che, per te, valga soldi: appuntamenti, lead caldi, preventivi qualificati...
Collega Ads e CRM e verifica periodicamente che tutto funzioni.
Passa sempre un identificativo solido dal click al CRM
Smetti di misurare solo i contatti, ma misura anche la qualità che arriva al reparto commerciale
Imposta l’ottimizzazione su valore, non sula quantità di moduli compilati
Fai controlli a campione, chiedendo ai venditori se i contatti che gli arrivano sono davvero buoni. E se dicono che non lo solo, lavora su segnali e target per ottimizzare i risultati.
Metti in relazione il costo per ottenere un contatto caldo e il tasso di appuntamenti in rapporto ai lead totali
Riduci le fonti di errore: formati, campi, naming e poi, de-duplica
Fissa un soglia di efficienza prima di alzare il budget: alza solo se il valore resta sotto la cifra che hai deciso. Che te ne pare?
Ep. 19 - AI & Servizio Clienti ✨
Qualificazione automatica dei lead
La qualificazione dei lead è una fase cruciale per assicurare che le risorse commerciali si concentrino sui contatti più promettenti e l’AI generativa consente di automatizzare questo processo in modo intelligente, analizzando dati comportamentali, conversazioni e fonti esterne per valutare la qualità di ogni lead con maggiore precisione e rapidità. Integrata con CRM, chatbot o form di contatto, l’AI può porre domande mirate, interpretare le risposte in linguaggio naturale e classificare automaticamente i lead secondo criteri come budget, urgenza, settore e livello decisionale. Ad esempio, in una chat, l’AI può riconoscere un potenziale cliente pronto all’acquisto e trasferirlo istantaneamente a un commerciale, mentre filtra richieste meno rilevanti o premature. Inoltre, l’AI può aggiornare in automatico i profili dei lead, assegnare priorità e suggerire follow-up personalizzati. Ridurre il tempo di qualificazione, aumenta la conversione e migliora la collaborazione tra marketing e vendite. Per sfruttare al meglio questa tecnologia, è importante definire i criteri di punteggio, allenare i modelli su dati storici validi e, comunque, mantenere la supervisione per garantire accuratezza e coerenza con le strategie aziendali per trasformare l’automazione della qualificazione dei lead in un concreto acceleratore commerciale.
Hai mai pensato a come la “Qualificazione automatica dei lead” potrebbe farti avere clienti più soddisfatti?
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Come testare il tuo Marketing - Parte 2 Nel post precedente ho parlato di test per provare le campagne. Passiamo alla parte pratica. Checklist per un test di incrementalità
Parti da domande che influenzeranno le decisioni come
“YouTube porta domanda incrementale o solo awareness?”
“La Search sta cannibalizzando l’organico?”
“Le PMax si aggiudicano conversioni che avrei avuto comunque?” Se la risposta non cambia budget o strategia, non testarle.
Definisci una metrica che piaccia a all'ufficio finanziario, quello con i cordoni della borsa, scegli una metrica che gli parli di business: margine, ricavo, lead qualificati, CPA su evento reale etc.
Proteggi l’esperimento
Fissa un periodo abbastanza lungo da ridurre rumore dato da stagionalità breve, weekend, o promo in corso, così da avere dati statisticamente rilevanti
Non fare cambi drastici durante i test. Cerca di lasciare invariati prezzi, promo, sito e tracciamenti
Scegli il tipo di test più adatto
user-based: per conversioni digitali e granularità
geo-based: utile quando vuoi misurare impatto su negozi, aree, vendite offline Sono approcci suggeriti anche nelle guide Google. Approfittane.
Interpreta il risultato in modo “decisionale” Il risultato non è "bene o male: ogni risultato ti insegnerà qualcosa:
quanto valore incrementale genera
qual è il costo marginale di quel valore
cosa si potrebbe cambiare tra target, creatività, budget, mix canali.. Incrementalità, Marketing Media Mix - MMM - e attribuzione sono un sistema che devi avere Un punto importante è che i test di incrementalità non sostituiscono il Marketing Media Mix o le attribuzioni. Tutto serve a calibrare e rendere più affidabili modelli e decisioni, soprattutto in scenari multi-canale. Ad esempio::
Attribuzione = ti aiuta a leggere il percorso individuale
MMM = ti aiuta a leggere il portafoglio di attività ed investimenti nel tempo
Incrementalità = ti dà prove per correggere e validare gli altri due Un caso pratico Testando una campagna demand gen, un cliente ha scoperto che la campagna non solo funzionava, ma generava circa il 23% di valore in più rispetto a quanto stimato dal loro modello. Da lì hanno ricalibrato il Marketing Mix, e non solo aumentato la spesa. La lezione è fondamentale: testare non serve solo a “giustificare budget”, serve a migliorare il modo in cui prendi decisioni sul budget e spendi quello stesso budget.. Dal “crediamo che” al “sappiamo che” La capacità di tracciare causa-effetto sposta il marketing dall’era del “pensiamo” a quella del “sappiamo”, rendendo più solida la pianificazione e il rapporto con finanza e direzione. Che ne pensi? Tu come li fai i test alle tue campagne?
Come testare il tuo Marketing - Parte 1 In troppi misurano il marketing in cerca dell'azione che ha portato alla vendita. Sei anche tu tra questi? Perché quasi sempre il verdetto sono l'ultimo touch-point e l'ultimo clic. Il problema? Sono solo l’ultima pagina del libro. Basando budget e scelte solo sula fine si corre il rischio di:
tagliare ciò che crea domanda: brand awareness e tutta la parte alta del funnel
sovra-finanziare ciò che “raccoglie” una domanda già esistente, credendo che funzioni pagando del traffico che sarebbe arrivato comunque Per ridurre questi rischi e capire se una campagna sta davvero facendo il suo dovere, e spende al meglio il budget, dovrai fare degli esperimenti: senza sarà difficile capire il suo valore reale e non avrai dati a supporto quando dovrai giustificare gli investimenti. Fai un primo test semplice Rispondi a una sola domanda: “Cosa sarebbe successo se NON avessi fatto questa campagna?” Per capirlo, puoi confrontare due gruppi simili:
un gruppo che vede la campagna
un gruppo che potrebbe vederla, perché in target, ma non la vede - gruppo di controllo Poi misuri la differenza su metriche business come vendite, lead, abbonamenti, ordini, ecc. Quella differenza è l’incremento causato dal marketing: non “correlazione”, ma causa-effetto. 3 casi d’uso utili e, spesso, fraintesi Ecco tre esempi classici in cui i test di incrementalità chiariscono in un modo che i report non fanno:
YouTube: “Si sono alzate ricerche e conversioni, ma è merito nostro?” Se dopo una campagna video vedi salire ricerche brand e conversioni, potresti chiederti: era già nell’aria? era stagionalità? PR? passaparola? Il test ti aiuta a capire quanta parte della crescita è davvero causato dall’esposizione ai video che hai promosso.
Search: sto acquisendo clienti nuovi o sto pagando traffico che sarebbe stato naturale? Con l’incrementalità distingui chi ha convertito perché ha visto l’annuncio da chi avrebbe cercato/convertito lo stesso.
Lancio prodotto: sto generando ricavi nuovi o cannibalizzando ciò che avevo? Senza test, potresti festeggiare vendite “in più” che in realtà sono solo spostamenti di acquisto tra prodotti che avevi già a catalogo Nel prossimo post ti dirò come impostare i test di incrementalità per poter testare al meglio in tuo marketing. Seguimi per non perdere la parte 2 e gli altri contenuti sul marketing che scrivo.
Ep. 18 - AI & Servizio Clienti ✨
Gestione della compliance e del rischio
L’intelligenza artificiale generativa può supportare anche settori regolamentati in cui la conformità normativa e la gestione dei rischi operativi sono priorità assolute come finanza, sanità, assicurazioni o telecomunicazioni. L'AI può mettere al sicuro tali realtà, ad esempio, automatizzando il monitoraggio dei processi, riducendo gli errori e migliorando la reattività alle normative in evoluzione. Uno degli utilizzi più efficaci è l’analisi automatica delle conversazioni con i clienti per verificare l’aderenza delle risposte agli script approvati, alle policy aziendali o ai requisiti normativi. Identificando espressioni sensibili, omissioni o potenziali violazioni può generare autonomamente alert e report per i team di controllo. L'AI è inoltre in grado di sintetizzare normative complesse in linee guida operative per gli agenti, facilitando così l’adozione di comportamenti conformi. Come in ogni altro settore anche in questi ambiti può aiutare a gestire il rischio reputazionale e i reclami: può analizzare i ticket e i feedback per individuare segnali precoci di problematiche sistemiche o incidenti legali potenziali, consentendo alle aziende di intervenire prima che i problemi si amplifichino. Per un’implementazione efficace, è essenziale garantire trasparenza nelle decisioni AI, documentare i processi automatizzati, ma mantenere il coinvolgimento umano nelle aree critiche. L’AI generativa, quando usata con responsabilità, diventa un alleato prezioso per rafforzare la compliance e ridurre l’esposizione al rischio.
Hai mai pensato a come la “Gestione della compliance e del rischio” potrebbe farti avere clienti più soddisfatti?
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Dove vanno i soldi che spendi in Marketing? Ti suona familiare?
report diversi tra Google Ads, Analitycs, Meta e Clarity
KPI che “sembrano” buoni, ma il fatturato non lo dimostra
decisioni prese a sensazione perché i numeri sono "ballerini" Ho una buona notizia per te: il problema non sono le campagne, ma solo il modo in cui le misuri quindi, l’era della “spesa al buio” sta finendo. Con la mole di dati a disposizione e l'aiuto dell'ormai immancabile AI, la misurazione sta diventando un vero motore di crescita. Il punto, e lo sappiamo entrambi, se non riesci a capire ciò che crea domanda e ciò che la cattura, si rischia di tagliare proprio ciò che stava costruendo le vendite future. E pensando di ottimizzare, ti trovi con risultati che peggiorano perché hai aumentato l'efficienza solo dell’ultimo pezzo della catena del valore. Solo l'ultimo touch-point. Fai questi passi per migliorare l'efficacia delle tue campagne Quando analizzi campagne e risultati:
Smetti di chiederti, come prima, cosa dove stai mettendo i soldi, ma inizia capendo cosa sta causato quei risultati.
Separa tutte le attività promozionali in 2 categorie: creare domanda e convertire domanda
Definisci 1 metrica principale: margine, ordini, lead qualificati e abbandona, una volta per tutte le vanity metrics.
Unifica i dati in un'unica vista per risparmiare tempo ed errori: automazioni e AI✨ ti possono aiutare: chiedimi come nei commenti.
Fai dei test per capire cosa succede quando spegni o accendi un canale in modo controllato. Prevedi un budget un po' più alto del solito per avere dei risultati statisticamente rilevanti.
Prevedi dei cicli di apprendimento fissi.
Analizza le attività che “hanno sempre funzionato” e pensa a tagliarle se qualcosa non quadra.
Pretendi coerenza tra marketing e finanza: se i conti non tornano non stai prendendo una decisione, ma sperando in un risultato.
Fatti 2 domande prima di ogni aumento budget: “Cosa verrà cambiato?”, “Come verrà misurato?” PS: salva questo post 👉 la checklist ti servirà ogni volta che qualcuno in ufficio dirà “aumentiamo il budget” senza sapere cosa sta davvero funzionando.
Lanciare un brand, grazie alla community Hai un po' di follower e la convinzione che si tratti di una community abbastanza fedele da poter diventare testimonial consapevole del brand che vuoi lanciare. Per dare visibilità al nuovo marchio potrai chiedere ai membri della tua community di usare i loro profili social per farti un po' di promozione ma, per evitare "problemi" è consigliabile preparare una lista di buone pratiche. Ecco, al volo, cosa potresti fare:
Creare un lungo elenco di argomenti che diano la possibilità di parlare del nuovo brand, di quello che fa e di ciò che rappresenta.
Preparare una guida all'uso dei social - Facebook, Instagram, TikTok, Youtube, Snapchat, 𝕏 etc. hanno regole completamente diverse ed è bene che si sappiano.
Stabilire delle linee guida per evitare istrionismi su toni e uso del marchio. Una strategia in bilico tra User Generated Content, sponsorship e advocacy ha bisogno di regole, per il bene di tutti quanti.
Organizzare una rete di condivisioni reciproche, così che, sui profili di ognuno appaiano i propri post e quelli degli altri partecipanti
Fissare un budget per attività parallele da affiancare ai social della community e per le quali i loro canali faranno da cassa di risonanza Oltre a questo è bene fare in modo che il numero di partecipanti alla community aumenti velocemente per aumentare il numero di persone che pubblicano e condividono i valori e i prodotti del marchio. EXTRA: non sarebbe male avere un sistema di benefit legato alla quantità e qualità dei contenuti in modo da premiare i membri più attivi della community. Pensi di poter fare qualcosa del genere grazie al seguito che hai?
Ep. 17 - AI & Servizio Clienti ✨
Collegamento dell'AI con il CRM
L’integrazione tra intelligenza artificiale e sistemi CRM rappresenta uno dei passaggi più strategici per elevare l’efficacia dell’assistenza clienti. Collegando i modelli AI ai dati centralizzati del CRM, le aziende possono offrire esperienze realmente personalizzate, automatizzare processi complessi e migliorare la coerenza su tutti i touchpoint, riuscendo al tempo stesso a mantenere al sicuro la privacy dei clienti e i dati aziendali. Grazie all'integrazione con il CRM, l’AI può accedere in tempo reale alla cronologia degli acquisti, alle preferenze, alle richieste passate e allo stato attuale del cliente, generando risposte pertinenti e suggerendo azioni contestuali agli operatori. Ad esempio, durante una conversazione via chat, il sistema può proporre offerte mirate o soluzioni specifiche basate sul profilo CRM, anticipando i bisogni e riducendo il tempo di gestione. Inoltre, l’AI può aggiornare automaticamente il CRM con note, tag, classificazioni o esiti dell’interazione, evitando input manuali e migliorando la qualità dei dati raccolti, creando così un circolo virtuoso: più dati contestuali ha l’AI, più efficace diventa. Per implementare correttamente questa sinergia, è necessario garantire compatibilità tra le piattaforme, stabilire regole chiare di governance dei dati oltre a monitorare le performance dell’AI. L’integrazione AI-CRM non sarà solo un upgrade tecnologico, ma un elemento chiave per costruire relazioni più intelligenti e durature con i clienti della tua azienda.
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Video per social e ADS... senza metterci la faccia Dimmi se ti suona familiare:
vuoi fare sapere al tuo pubblico quante cose meravigliose sai fare
non ti senti in grado, o non vuoi, registrarti mentre le racconti
vuoi sfruttare il trend dei video brevi su Youtube, TikTok e Instagram Ecco un elenco di video format e approcci che funzioneranno benissimo:
Caroselli informativi: prepara sequenze di immagini o slide che raccontano il concetto passo per passo. Sono ottimi per spiegare processi, dare consigli, mostrare risultati o casi studio.
Infografiche e mini report visivi: con la "camera" che passa da un elemento all'altro mentre parli. Sono ideali per mostrare dati, statistiche o confronti.
Immagini e Video del tuo ambiente lavoro oppure Stock. Per enfatizzare le tue parole, puoi aggiungere dei testi animati.
Video con design sui testi: scrivi brevi frasi chiave o micro storytelling usando colori e sfondi riconoscibili. Funzionano bene se il copy è incisivo.
Timelapse o behind-the-scenes di mani all’opera: mostra un processo - scrivere, disegnare, progettare, costruire. In questo caso le mani bastano e non dovrai riprenderti il volto.
Citazioni o aforismi. Sono un evergreen: veloci da pensare e semplici da realizzare, ma sono adatti a rafforzare la riconoscibilità visiva del tuo brand.
Carosello di FAQ: aiutati con delle slide per rispondere alle domande che un potenziale cliente si potrebbe porre. Le FAQ, anche sul sito, sono ottime per generare fiducia e autorevolezza.
Video di “how-to” illustrati: fai delle brevi guide visive, che condensino la tua competenza in modo visivo e accessibile ad un pubblico che ha il tempo di uno short.
Quiz, sondaggi e box “Fammi una domanda”: sono un modo facile per coinvolgere il pubblico e per capire il livello di conoscenza del tuo servizio, così, oltre ad avere dei post avrai anche idee per realizzare altro materiale informativo. Per ridurre fatica e crisi da "foglio bianco" inserisci queste idee in un calendario editoriale in cui usarle in modo ricorrente come, ad esempio “Consiglio del giorno”, “Mito da sfatare”, “Domanda della settimana”. Questo ti permetterà di pubblicare regolarmente senza reinventare la ruota ogni volta il formato.
Ep. 16 - AI & Servizio Clienti ✨
Migliorare la raccolta del feedback dei clienti
La raccolta di feedback è essenziale per comprendere la percezione del servizio e guidare un percorso di miglioramenti continui. Tuttavia, ottenere risposte significative dai clienti è spesso difficile a causa di strumenti poco coinvolgenti o processi manuali dispendiosi per l'azienda e noiosi per i clienti. L’AI generativa può rivoluzionare questo ambito, rendendo la raccolta dei feedback più naturale, tempestiva e ricca di dati utili. Utilizzando il linguaggio naturale, l’AI può generare sondaggi personalizzati e conversazioni automatiche che si adattano al contesto dell’interazione appena conclusa. Ad esempio, subito dopo una chat di supporto, il cliente può ricevere una domanda mirata generata in base al contenuto della conversazione, aumentando i tassi di risposta e la qualità delle informazioni raccolte. Inoltre, l’AI può analizzare i feedback aperti, classificare i temi principali, identificare sentimenti ricorrenti e generare report sintetici per i manager. Le aziende che integrano questi strumenti riescono a intervenire più rapidamente su problemi sistemici e, contemporaneamente, a valorizzare le aree di eccellenza. Per un uso efficace, è fondamentale integrare i canali di raccolta - chat, email, app, sito, form e definire criteri di attivazione automatica per creare un processo continuo di ascolto e azione e fare che i feedback continuino ad essere una leva strategica di miglioramento e non siano mai solo una formalità post-servizio.
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Vuoi il pesce o imparare a pescare? Ho trovato un post che dal titolo "This ChatGPT prompt literally unlocks 100% of AI's power" e non ho resistito. Anche se clickbait gli ho concesso il beneficio del dubbio e l'ho letto.. Poi ho chiesto a ChatGPT di darmi la sua opinione. Eccola.
Quante volte hai visto un prompt che promette di “sbloccare il 100%” di ChatGPT e hai creduto ti venissero mostrati segreti nascosti? Restiamo calmi e vediamo come ottenere risposte utili senza inseguire miti. Quel tipo di prompt è seducente perché promette tutto: risposta chiara, ragionamento completo, piani dettagliati, e in più la ricetta segreta. Peccato i modelli non abbiano “segreti” da rivelare né una cassaforte chiamata “ragionamento interno” da aprire: possono invece produrre risposte chiare, ben strutturate e applicabili, se guidati bene. Un buon prompt non magia, chiede output chiari. Scrivere un prompt efficace è come disegnare una mappa per una caccia al tesoro: indica dove scavare, che attrezzi portare e cosa guardare e la mappa funzionerà. Esempio pratico: Immagina che tu voglia trovare sponsor per il tuo podcast. Un prompt che dia buoni risultati potrebbe essere più o meno così: “Agisci come esperto di sponsorship per podcast. Fornisci:
una sintesi di 50 parole del miglior approccio
un piano step-by-step in 6 punti per contattare potenziali sponsor
tre alternative per il piano di sponsorship: facile, media, ambiziosa - con pro e contro di ognuna
scrivi un template di email per il primo contatto. Usa un linguaggio semplice e adatto a responsabili marketing delle aziende a cui verrà inviata.” Così riceverai risposte concrete e subito utilizzabili. È un metodo che funziona — non è magia, è buon briefing.
5 spunti per chi vuole migliorare
Parti dall’obiettivo concreto: invece di “fammi aumentare”, scrivi “voglio aumentare conversioni del 30% in 6 mesi” — così da ottenere strategie misurate.
Chiedi un formato preciso: “Dammi 3 opzioni + template + KPI” è meglio di “consigliami”. E così potrai usare subito il contenuto creato dalla tua AI✨ preferita.
Fornisci un contesto, anche breve: numeri, settore, nicchia, budget. Anche solo due righe descrittive inserite nel prompt faranno la differenza nell’output.
Richiedi esempi concreti: “includi 2 email di esempio e 1 messaggio LinkedIn”. Serve per evitare risposte generiche e velocizzare la fase successiva: il tuo lavoro. Torna alla prima domanda! Se pensi che per te sia meglio imparare a pescare, trasforma il tuo prossimo prompt seguendo le indicazioni qui sopra e guarda cosa succede. Ti aspetto nei commenti.
Google t'ha fregato con le risposte "Zero-Click"?
Clicchi ancora sui link o ti fermi a quel breve riassunto che risponde esattamente alla domanda che hai fatto? E quante volte clicchi sui link che hanno permesso di creare proprio quel riassunto?
Secondo una ricerca, solo l'1% degli utenti clicca sulle fonti del riassunto: la ricerca online è definitivamente cambiata.
Se vorrai approfondire ho messo il link alla ricerca in fondo.
Perché gli utenti non cliccano più?
I motivi principali sono:
Sintesi esaustiva: l'AI riassume già i punti chiave di più siti, eliminando la necessità di visitarli singolarmente.
Attrito/Friction: cliccare su un link interrompe il flusso della "conversazione" con l'assistente... ma ricorda che Tasto destro->Apri in una nuova scheda, è un'ottima soluzione per approfondire senza perdere il filo.
Fiducia percepita: gli utenti tendono a fidarsi della risposta dell'AI come se fosse una "verità" confezionata, spesso ignorando la verifica della fonte.
Formattazione: spesso i link alle fonti sono relegati a piccole icone o note a piè di pagina, meno visibili dei grandi titoli blu di Google.
... se ne conosci altri scrivili nei commenti.
Cosa puoi fare con il tuo sito
Controlla il tuo strumento di analisi del traffico e se vedi un crollo significa che al tuo sito non basta più "esserci".
Se hai passato anni a cercare di "finire in prima pagina" su Google, il fatto che che il motore di ricerca non dia più solo l'elenco di link, ma risponda direttamente con un testo generato dall'intelligenza artificiale, riassumendo le informazioni per l'utente, magari prendendole proprio dal tuo sito, potrebbe darti un po' di fastidio. O no?
Per fortuna, c'è un rimedio.
Devi fare in modo che l'intelligenza artificiale di Google, ma non solo, ti scelga come fonte affidabile per rispondere alle domande sempre più specifiche dei tuoi clienti.
Entra in gioco l'evoluzione della SEO... la GEO - Generative Engine Optimization.
Quando penserai i testi per il sito non lo farai immaginando solo user persona e motori di ricerca, ma dovrai scrivere, e comporre la pagina, pensando anche per modelli e agenti AI✨. In fin dei conti si tratterà di scrivere per risolvere i problemi reali delle persone, cosa che, se hai lavorato per essere "in prima pagina su Google", è già una tua abitudine: creare contenuti così chiari, utili e autorevoli che Google e tutte le AI, non potranno fare a meno di citarti come la soluzione migliore.
Hai già controllato come appare la tua azienda nelle ricerche con l'AI Overview?
Link alla ricerca: https://www.pewresearch.org/short-reads/2025/07/22/google-users-are-less-likely-to-click-on-links-when-an-ai-summary-appears-in-the-results/
Ep. 15 - AI & Servizio Clienti ✨
Riduzione dell’Average Handling Time
L’Average Handling Time - AHT - è un indicatore chiave per misurare l’efficienza operativa nei contact center: tempi più brevi, a parità di qualità, significano costi inferiori e maggiore soddisfazione del cliente. L’intelligenza artificiale generativa offre strumenti che permettono di ridurre significativamente questo tempo senza compromettere la qualità del servizio. Durante l’interazione con il cliente, l’AI può assistere gli operatori suggerendo risposte pronte, recuperando automaticamente dati rilevanti dal CRM e generando riassunti in tempo reale, ad esempio delle richieste passate. Questi passaggi eliminano la necessità di ricerche manuali o il dover fare azioni ripetitive, consentendo all’agente di concentrarsi sulla risoluzione del problema. Inoltre, l’AI può automatizzare fasi post-chiamata come la compilazione delle note o la categorizzazione dei ticket. Esempio pratico: un operatore riceve una richiesta di rimborso e può, grazie all’AI, visualizzare lo storico del cliente, le policy applicabili e un testo precompilato da adattare, riducendo il tempo della chiamata e alzando la qualità media della risposta. In ambienti ad alto volume, questa efficienza si traduce in risparmi significativi oltre al un miglioramento della customer experience. Per ottenere risultati ottimali, è importante integrare l’AI nei flussi di lavoro esistenti, monitorare l’impatto sui KPI e garantire la formazione continua degli addetti, ma ne vale la pena.
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Ep. 14 - AI & Servizio Clienti ✨
Customer Journey ottimizzata
L’intelligenza artificiale generativa permette alle aziende di mappare, comprendere e ottimizzare ogni fase del customer journey in modo personalizzato. Attraverso l’analisi delle interazioni su diversi touchpoint e anche dal primo contatto fino all’assistenza post-vendita, l’AI può identificare colli di bottiglia, prevedere comportamenti futuri e suggerire azioni mirate per migliorare l’esperienza complessiva del cliente. Ad esempio, analizzando i dati di navigazione sul sito, le chat con il supporto e gli acquisti recenti, l’AI può rilevare dove i clienti abbandonano con più frequenza e quali azioni portano alla conversione. Sulla base di queste informazioni, l'AI può attivare messaggi personalizzati, suggerire contenuti o automatizzare interventi mirati: reminder, offerte, assistenza preventiva etc. Un customer journey ottimizzato con AI consente non solo di aumentare la soddisfazione del cliente, ma anche di migliorare i tassi di conversione, ridurre i costi di servizio e aumentare il valore medio per cliente. Le aziende che adottano questo approccio riescono a trasformare un numero maggiore di interazione in opportunità di vendita, crescita o fidelizzazione. Per ottenere risultati concreti, oltre ad una grande mole di dati, è fondamentale unire l’AI alla visione omnicanale integrata, mantenere le informazioni sempre aggiornate e coinvolgere i team marketing, vendite e supporto per poter fare un lavoro coordinato... da fare in ogni caso, anche se si è scelto di non usare l'IA: l’ottimizzazione della customer journey non è un progetto una tantum, ma un processo continuo che può trarre vantaggio dall'uso della tecnologia.
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Ep. 13 - AI & Servizio Clienti ✨
Gestire sentiment ed early warning nelle interazioni
Comprendere le emozioni e il tono di un cliente durante un’interazione permette di offrire un servizio più efficace e previene il crearsi di situazioni critiche. in tale contesto l’AI generativa può riuscire a rilevare il _sentiment _in tempo reale, analizzando testi, chat e trascrizioni vocali per identificare segnali di frustrazione, insoddisfazione o urgenza. Questa capacità consente ai team di attivare meccanismi di "Early Warning" per riuscire a recuperare il contatto. Ad esempio, se una conversazione presenta segnali di tensione, il sistema può suggerire all’operatore un cambio di tono, l’intervento di un supervisore o l’invio di un’offerta compensativa. L’analisi a posteriori dei sentiment, invece, può aiutare i manager a individuare punti critici nei processi, agenti in difficoltà o problemi ricorrenti non ancora formalizzati. Per sfruttarla appieno, è bene definire soglie di attivazione, integrare i dati con KPI operativi e formare il personale a interpretare correttamente i dati ma, in fondo, la sentiment analysis non è limitata al solo miglioramento della reattività, ma è uno strumento strategico per la qualità del servizio, la fidelizzazione e il monitoraggio del rischio reputazionale.
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