Pendolare, specie protetta
Conosciamo tutte e tutti il disagio di dover affidare la propria giornata e i propri programmi ai mezzi pubblici e conosciamo tutte e tutti la frustrazione di doverli riadattare sul momento per colpa di un ritardo o di una soppressione; d’altra parte, a chi non è capitato? Tuttavia, cerchiamo di prenderla un po’ a ridere:
1) è sensibile ai microclimi. Il/la pendolare quando ha freddo in stazione, ha caldo sul treno, ma ha freddo nello spazio intermedio in corrispondenza delle porte; quando ha caldo in stazione, ha freddo sul treno, ma asfissia vicino alle porte. Il/la pendolare non può fare a meno di domandarsi perché ai capotreno non vengano imposti corsi di aggiornamento retribuiti dal nome “Le vie di mezzo: anche sul treno si può. Imparare a gestire le temperature dei condizionatori”. Ma il/la pendolare non si spaventa e, come la buon maestra e il buon maestro d’elementari insegnano prima di una gita d’istruzione: “Vestitevi a cipolla, bimbi! A cipolla, lo sapete cosa vuol dire?”. Il/la pendolare lo sa.
2) conosce a memoria tutti gli orari e le fermate, anche delle linee che non usa. Solitamente lo ritiene, intimamente, un vanto e gli/le piace intervenire con sapienza nelle discussioni che non lo/a includono.
A: “Cara, sai a che ora parte il treno per Firenze Santa Maria Novella?”
B: “Ohu, caro, non so proprio, vediamo sul tabellone!”
PENDOLARE: “Be’, se sposso intromettermi” assume una voce vagamente metallica, impersonale “Il treno per Firenze S.M.N è in arrivo al binario 6; il treno fermerà a: Lucca, Altopascio, Pescia, Montecatini, Montecatini Terme, Pistoia….”
A: “Ehm, figliolo/a, grazie basta così! Povera creatura, il Signore ti liberi dalla tua malattia!”
3) Il/la pendolare non può fare a meno di recitare in playback, ogni singola volta, che la voce registrata in stazione ripete che è severamente vietato oltrepassare la linea gialla, servirsi del sottopassaggio, attenscion plis (..) In questo senso, è perfettamente bilingue.
4) ha sempre una scusa a disposizione. ”No, senti, scusa, è che il treno era in ritardo!!!!11″.
Il 70% delle volte è vero. Il 30 % delle volte il/la pendolare è rimasto/a incantato/a sul gabinetto a giocare a Ruzzle (ma esiste sempre?) e si è rinvenuto/a dieci minuti prima della partenza del treno, per poi perderlo.
5) è stanco/a. ”No, senti, ciccio, io sono in piedi dall’alba, non mi provocare, ma te lo sai cosa vuol dire fare 80 km ogni giorno? Eh, lo sai? Vuoi du’ stiaffi? Dai, forza fatti sotto!”
Ciccio, in verità, aveva solo osato guardarlo/a.
6) è compatito/a dai parenti e la nonna dice di lui/lei alle amiche, col tono di chi racconta la storia di un eroe, cose come: “Sai, poverino/a, fa il/la pendolare!”. Quando non lo compatisce qualcuno, si compatisce da sé.
7) ultimo, ma assolutamente non per importanza:
> IL/LA PENDOLARE CONDIVIDE IL SUO DISAGIO < su Facebook, su Twitter, su Instagram. Scrive lunghi stati-invettiva, brevi tweet super pungenti, fotografa il tabellone ogni volta che viene aggiornato il ritardo e lo vela di un filtro malinconico.
Il/la pendolare non ce la fa, si deve sfogare, deve trovare l’appoggio e la comprensione dei suoi simili. La sua frase tipo, sui social network, è “TRENITALIA #PAROLACCIA #BESTEMMIA #PAROLACCIA (..)”
Spero che nessuno/a si senta offeso/a, perché si tratta prima di tutto di autoironia.