Che succede in Palestina?
Dieci giorni fa tre giovani israeliani sono scomparsi dalla zona vicino Betlemme. Scomparsi nel nulla, perchè non se ne ha traccia dalla sera della scomparsa. I tre giovani sono tre coloni, abitanti di uno dei tanti insediamenti illegali all'interno dei territori palestinesi occupati da Israele. E fioccano foto che li riprendono in divisa. Se questi tre giovani siano ragazzini innocenti, feroci coloni, parte dell'esercito non è dato sapere. Si tratta in ogni caso di un fatto gravissimo, di cui Israele ha addossato la responsabilità all'Autorità Nazionale Palestinese. Dimenticando che questi giovani sono scomparsi in una zona a totale controllo israeliano. Abu Mazen ringrazia di tanto onore e si impegna a collaborare. La sparizione, secondo Netanyahu, è un rapimento, e gli autori sono sicuramente membri di Hamas. Per "ritrovarli", Israele sta scatenando un inferno in Cisgiordania e a Gaza di cui i media internazionali non fanno cenno. Un inferno per distruggere l'accordo di unità nazionale tra Fatah e Hamas siglato da poche settimane e portare la Palestina nel caos. Un inferno fatto di raid notturni che non risparmiano università, case, centri di solidarietà. Oltre 125 strade sono state chiuse e più di 26 nuovi check point sono stati installati in aggiunta a quelli fissi già presenti. La tensione è alta, sembra di essere tornati indietro di dodici anni, alla seconda Intifada. Con la differenza che oggi i palestinesi devono difendersi anche dall'Anp, come dimostrano gli scontri della scorsa notte a Ramallah dove nelle strade non c'erano soltanto i soldati israeliani, ma anche la polizia palestinese. Tutti insieme per ritrovare quei tre ragazzi.
E mentre perfino il Papa prega per farli tornare indietro, il numero delle vittime palestinesi accertate è già salito a sei, tra cui un ragazzo di 14 anni. Due la scorsa notte, il ventisettenne Khaled Saud Ahmed a Nablus ed il trentenne Mohammed Mahmoud Ismail a Ramallah. Se per i tre israeliani c'è qualche possibilità di ritorno, ammesso che siano stati realment rapiti, questi sei palestinesi non faranno mai ritorno alle loro case. Negli stessi dieci giorni di una campagna militare fatta di raid notturni, devastazioni di case, morti e feriti, altri 370 palestinesi sono "scomparsi" dalle proprie case. In questo caso il termine "scomparsi" non è esattamente quello giusto: i 370 palestinesi sono stati a tutti gli effetti rapiti dalle proprie case, e si conosce anche il responsabile del rapimento. Le forze di occupazione israeliane, che in barba ad ogni trattato internazionale li hanno prelevati da territori palestinesi e trasportati in carceri israeliane. Trecentosettanta, che si aggiungono agli oltre 5200 prigionieri politici palestinesi attualmente detenuti in territorio israeliano. Fanno parte di questa nuova lista, secondo l'associazione per la difesa dei prigionieri ed i diritti umani Addameer, 9 membri del Consiglio Legislativo Palesinese, 51 ex-prigionieri rilasciati nel 2011 all'interno di uno scambio di prigionieri, due ministri dell'Autorità Palestinese delle fila di Hamas ed il direttore del Centro Studi sui Prigionieri Palestinesi.
Capi di governo, la stampa internazionale e perfino il papa continuano a mandare appelli per il rilascio dei tre israeliani scomparsi, si preoccupano delle loro condizioni, ma nessuno sembra preoccuparsi del rilascio e delle condizioni dei "rapiti" palestinesi. Da una parte l'occupante e tre ragazzi scomparsi, dall'altra l'occupato, vittime accertate, un numero incalcolabile di feriti e migliaia di prigionieri. Accendo la televisione e l'unica cosa di cui trovo notizia sono i tre scomparsi. Qualcosa non funziona. E comincio a preoccuparmi. Sono stati davvero rapiti? E da chi? Per quale motivo? Staranno bene? Non riesco a capire niente, l'unica cosa di cui ho notizia cercando sulle emittenti locali palestinesi sono i crescenti disordini dovuti a dieci giorni di crescente presenza militare, raid notturni, arresti, devastazioni di case. La pressione è crescente, centinaia i soldati nelle strade, tutto sembra tranne che la ricerca di tre scomparsi, tutto fa pensare ad un pretesto, reale o fittizio, per trasformare l'occupazione quotidiana in guerra aperta. Una vera guerra di rappresaglia, una spietata punizione collettiva verso un intero popolo. Che resiste, con le pietre, contro uno degli eserciti più attrezzati al mondo, autore da decenni di crimini per i quali non ha mai pagato.
Sono così preoccupato da dimenticare che più di 125 dei prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane entrano oggi nel loro terzo mese di sciopero della fame.










