“Someone I loved once gave me a box full of darkness. It took me years to understand that this too, was a gift.”
Mary Oliver (via fuckyeahmaryoliver)

Discoholic 🪩
Today's Document

shark vs the universe
No title available
No title available

Origami Around
will byers stan first human second
Misplaced Lens Cap
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

Andulka
Noah Kahan
occasionally subtle
TVSTRANGERTHINGS
KIROKAZE
tumblr dot com
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

Janaina Medeiros
Cosimo Galluzzi
Game of Thrones Daily
he wasn't even looking at me and he found me

seen from Ireland

seen from Türkiye

seen from United Kingdom

seen from United Kingdom

seen from United Kingdom
seen from Iraq

seen from South Korea

seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from Russia
seen from United States

seen from United States
seen from Romania

seen from Singapore
@piccoloinfernotorinese
“Someone I loved once gave me a box full of darkness. It took me years to understand that this too, was a gift.”
Mary Oliver (via fuckyeahmaryoliver)
Inspira ed espira
Dichiara pace con il tuo respiro. Inspira uomini d'arme e d'attrito, espira edifici interi e stormi di merli dalle ali rosse. Inspira terroristi ed espira bambini che dormono e campi appena falciati. Inspira confusione ed espira alberi di acero. Inspira quanto è caduto ed espira amicizie di tutta una vita ancora intatte. Dichiara pace con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce. Ricorda quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi puliti. Prepara una minestra. Fai musica, impara come si dice grazie in tre lingue diverse. Impara a fare la maglia, e fai un cappello. Pensa al caos come mirtilli che danzano, immagina il dolore come l'espirazione della bellezza o il gesto del pesce. Nuota per andare dall'altra parte. Dichiara pace. Il mondo non è mai apparso così nuovo e prezioso. Bevi una tazza di tè e rallegrati. Agisci come se l'armistizio fosse già arrivato. Non aspettare un altro minuto. Mary Oliver
Fai conto che io dica estate, scriva la parola “colibrì”, la metta in una busta, la porti giù per la discesa fino alla buca. Quando tu aprirai la lettera, ti verranno in mente quei giorni e quanto, ma proprio tanto, ti amo.
*Raymond Carver*
A te si arriva solo attraverso te. Ti aspetto. Io sì che so dove mi trovo, la mia città, la via, il nome con cui tutti mi chiamano. Però non so dove sono stato con te. Là mi hai portato tu. Come avrei imparato la strada se non guardavo nient'altro che te, se la strada era dove tu andavi, e la fine fu quando ti sei fermata? Che altro poteva esserci più di te che ti offrivi, guardandomi? Però adesso che esilio, che mancanza, lo stare dove si sta! Aspetto, passano i treni, i destini, gli sguardi. Mi porterebbero dove non sono stato mai. Ma io non cerco nuovi cieli. Io voglio stare dove sono stato. Con te, ritornarci. Che intensa novità, ritornare un'altra volta, ripetere mai uguale quello stupore infinito. E fino a quando non verrai tu io resterò sulla sponda dei voli, dei sogni, delle stelle, immobile. Perché so che dove sono stato non portano né ali, né ruote, né vele. Esse vagano smarrite. Perché so che dove sono stato con te si va solo con te, attraverso te.
(P. Salinas)
“C’è una casa di tronchi con il tetto di tavole, a sinistra. Non è quella che cerchi. E’ quella appresso, subito dopo una salita. La casa dove gli alberi sono carichi di frutta. Dove flox, forsizia e calendula crescono rigogliose. E’ quella la casa dove, in piedi sulla soglia, c’è una donna con il sole nei capelli. Quella che è rimasta in attesa fino ad ora. La donna che ti ama. L’unica che può dirti: “Come mai ci hai messo tanto?”
(attesa - Carver)
E i vecchi amori? Sono carri armati coperti di ruggine che montano la guardia a monumenti in rovina: qui, tanto tempo fa, avvenne la liberazione di qualcosa. Un vecchio amore è una fila di cabine su una spiaggia, a novembre.
J. Barnes, Il pappagallo di Flaubert, Torino 2014, p. 185 (via mastrangelina)
Dissi forse la Patagonia, e immaginavo una penisola, grande abbastanza per un paio di sedie a sdraio su cui dondolare nell’alta marea. Pensavo a noi in un freddo mozzafiato, davanti a un orizzonte tondo come una moneta, avvolti nell’intreccio del ripiglino che i gabbiani giocano dal mare fino al sole. Pensavo di aspettare finché le onde non si fossero addormentate dalla noia, finché gli ultimi cirripedi ancora aggrappati, preoccupati dal silenzio, non si fossero allontanati ai remi di piccole piroghe, finché quegli uccelli inquieti, le tue mani d’attore, non ti fossero caduti esausti in grembo, finché, finalmente, non ti fossi rivolto a me. Quando dissi Patagonia, volevo dire cieli vuoti di un blu che fa male. Volevo dire anni. Li volevo tutti con te. (Kate Clanchy, Patagonia)
(foto falpao, Puesto grande, Ruta 40, Argentina)
Immaginavo che ti sarei mancata, pensavo ti saresti aggirato sul parquet con strane calze logore, guardato l'orologio starsene fermo, fatto tardi al lavoro, scritto il mio nome tutto maiuscolo tenendo premuti Maius/Int, perso autobus e pasti o – seduto con la forchetta a mezza via – perso per interi minuti, ore, dormito male, tardi, sognato inseguimenti, tremato, mandato le dita a sprimacciare il cuscino, trovato il vuoto, svegliato di colpo, girato, abbracciato un'assenza, un dolore, passeggiato, alba umida naturalmente, o in un impermeabile col collo su, sbirciato una fetta di faccia, fermato un estraneo, avuto amnesie; come me. Ogni volta corro a schiacciare la tua faccia sulla mia, la mia, che splende di pioggia immaginaria.
Kate Clanchy (via pabloestaqui)
Stefano Benni, Le Beatrici.
Ma ecco, in questo istante mi viene in mente la tua bocca, quando la tieni socchiusa come le bambine, quasi aspettando qualche cosa. Dirai che sono banale, - quante volte anzi avrai occasione di ripetermelo - ma nelle tue labbra, così tenere, appena sbocciate, si è rannicchiato il demonio, o chi per esso.
Dino Buzzati, da Una lettera d’amore, ne “Le notti difficili” (via fino-al-di-la-del-tutto)
#VittorioLingiardi
#frammenti/linguaggi #zero15/350
“Tu mi vorresti come uno dei tuoi gatti castrati e paralleli: dormono in fila infatti e fanno i gatti solo di nascosto quando non li vedi. Ma io non sarò mai castrata e parallela. Magari me ne vado, ma tutta di traverso e tutta intera.”
E’ logico che i sogni nascano in teste addormentate perché sono sempre spettinate e agli amanti che sopra ogni altra cosa si spettinano quando si baciano e si amano per questo dico: bisogna diffidare di un amore che non ti spettina.
Rolando Kattan, “Sul modo di portare i capelli” (via mentalitygladiator)
Alle quattro del mattino si leggono poesie come arrendevoli lenzuola. Sembrano acqua che scorre dentro le case, a germogliare tavoli, bicchieri, persino le punte strette del sonno che oscilla sui cuscini. È l’ora dell’incrocio delle benevolenze, la scossa dalle angosce, l’iride chiara delle accigliate speranze. Il silenzio non guasta le tempie, i capelli persino vegliano le lontananze, come un morir leggero d’autunno, come di strofa che tonfa sui fiori. Sciolta ed illesa nell’oscurità. Alle quattro del mattino veglia tenace vita, un capillare zuccherino che arriva fino alle caviglie e accende un rapsodo d’allegria.
— Dorinda Di Prossimo, da La notte la casa l’assenza