just a little nightmare

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just a little nightmare
TW
mi mancava il sangue sulle gambe e quando è tornato non ho avuto paura.
era lì, sottile e lucido, a scivolare piano
come un ricordo che non chiede scusa.
Tho guardato
senza distogliere gli occhi, come si guarda qualcosa che finalmente dice la verità.
mi fa sentire viva, più del respiro trattenuto, più dei giorni uguali che non lasciano traccia.
quel rosso è un richiamo, una prova ostinata che sotto la pelle qualcosa pulsa ancora.
non è il dolore
è il segno.
è il mio corpo che parla senza chiedere permesso, che rompe il silenzio e mi riporta a me.
mi mancava il sangue sulle gambe, mi mancava davvero,
perché vederlo li, ancora una volta, è come tornare dentro la vita.
raven
Me when im skinny
da dopo la seduta di oggi ho una nausea che non è solo fisica, è come se arrivasse da un punto molto più profondo, come se qualcosa dentro di me si fosse finalmente staccato dopo essere rimasto incastrato per anni. lo sento muoversi, salire, come se il mio corpo stesse cercando di espellere tutto ciò che ho tenuto dentro, tutto quello che non ho mai detto, mai guardato davvero.
oggi quelle cose hanno preso forma. non sono più pensieri lontani o confusi: sono reali, hanno un peso, un volto, una presenza. e questo le rende molto più difficili da ignorare. c’è stato un momento preciso, un evento, che ha fatto crollare qualcosa, come se avesse aperto una crepa troppo grande per essere richiusa.
mi sento esposta, senza protezioni, come se tutto quello che tengo dentro fosse improvvisamente visibile anche da fuori. e in questa nudità emotiva ogni cosa pesa il doppio, ogni emozione diventa enorme, ingestibile. è come stare ai piedi di una montagna sapendo di non avere più la forza per scalarla, ma senza poter tornare indietro.
le emozioni mi attraversano in modo violento. non scorrono, si incastrano. restano lì, pesanti, come se si aggrappassero a ogni parte di me. e insieme a loro c’è questo senso di colpa costante, silenzioso ma onnipresente, che si attacca a tutto, anche a ciò che non mi appartiene. è come se mi assumessi responsabilità che non sono mie, e non riuscissi a smettere di farlo.
la rabbia esiste, la sento chiaramente, ma non riesco a lasciarla vivere. appena emerge, qualcosa dentro di me la blocca, la giudica, la soffoca. e così non sparisce: cambia direzione. si ripiega su di me, diventa autocritica, durezza, quasi punizione. è una rabbia che invece di liberarmi mi consuma lentamente.
allora cerco di controllare. mi aggrappo ai dettagli, ai pensieri, ai piccoli meccanismi che mi danno l’illusione di avere tutto sotto controllo. ma è una trappola: più stringo, più mi svuoto. fuori sembra ordine, dentro è come se qualcosa si spegnesse, come una morte lenta e silenziosa.
vorrei sapere come si fa a lasciare andare senza crollare. vorrei poter respirare senza sentire questo peso sul petto, senza questa tensione costante nel corpo. vorrei sentirmi leggera, davvero, non per finta. come se potessi esistere senza portarmi dietro tutto questo.
vorrei una mente libera, uno spazio in cui i pensieri non siano un rumore continuo ma qualcosa che passa, che non resta incastrato. vorrei accettare che non tutto dipende da me, senza sentirmi in colpa, senza dovermi punire per cose che non posso controllare.
vorrei stare bene in un modo semplice, senza dover lottare continuamente contro me stessa. senza sentire tutto così forte, così in profondità, come se ogni emozione dovesse scavare invece che semplicemente passare.
e forse la cosa più difficile da accettare è che questo dolore, per quanto destabilizzante, è anche un segno che qualcosa si sta muovendo davvero. che quello che era bloccato sta trovando una via. e anche se fa paura, anche se mi sembra troppo, forse è proprio da qui che può iniziare qualcosa di diverso. qualcosa di più vero.
raven
Più che marzo pazzerello, marzo pezzo di merda
la possibilità di sceglierti davvero.
domani ho la psico e non so di quale delle mille cose che mi passano per la mente parlarle.
probabilmente dopo la seduta la mia psico avrà bisogno di una psico. 🧚🏽
mi sento male, mi sento triste, spenta, svuotata e ho solo voglia di stare nel letto e piangere
ah shit, here we go again
ti cerco dove la luce non arriva, dove tutti si fermano e tu resti con quel silenzio addosso che pochi sanno capire
ti guardo e vedo oltre
oltre il buio che mostri, oltre le ombre che indossi perché dentro di te c'è qualcosa che brilla anche quando fai di tutto per nasconderlo
e io lo vedo
lo vedo perfettamente
ti aspetto nella notte, senza paura dell'oscurità
perché so che è lì che sei più vero
sarò lì, ogni volta pronta a riconoscerti anche quando ti perdi
come se fosse naturale ritrovarmi sempre da te
e non serve dirlo
si sente.
tw
stasera vorrei solo farmi male,
senza un vero motivo.
solo per ricordarmi che ci sono ancora,
sono ancora viva.
più o meno.
che bella scoperta che sei stato. 🌷
io non la voglio vivere più questa vita, sono stanca
“Sono stato due ore coricato sul divano e credo di non aver pensato ad altro che a te.”
— Franz Kafka, Lettere a Milena (via anormalguywithabnormalmind)
essere perfetta
in ogni ambito della mia vita c’è sempre la stessa costante: dover essere impeccabile.
in famiglia? devo essere la figlia perfetta.
al lavoro? devo essere la migliore.
con gli amici? devo esserci sempre, ventiquattro ore su ventiquattro.
in una relazione? devo essere una fidanzata impeccabile.
e quando questo non accade?
quando non accade si accende una lampadina dentro di me, un segnale di emergenza.
e il pensiero è solo uno:
“hai fallito”.
ma perché hai fallito, se i risultati a lavoro sono buoni?
se la tua famiglia ti vuole bene?
se le persone intorno a te apprezzano quello che sei?
forse perché non sono abbastanza per me stessa.
forse perché da bambina non sono stata abbastanza brava, e allora non ho ricevuto abbastanza amore.
ed è proprio quello che vorrei ora: ricevere amore.
un amore incondizionato, come quello di una madre per suo figlio.
un amore che non ha bisogno di motivi, che esiste e basta.
vorrei almeno una volta nella vita provare questa sensazione.
vorrei, per una volta, che qualcuno mi volesse bene così, senza motivo.
vorrei essere apprezzata quasi senza sapere perché.
vorrei solo che qualcuno, davanti alle domande
“perché sei qui? perché resti? perché mi vuoi così bene?”
rispondesse semplicemente:
“non lo so”.
le risposte vaghe, per quanto a volte possano dare fastidio, sono spesso le più sincere.
perché dicono molto sulla persona con cui stai parlando.
nel mio caso, vorrei proprio quelle risposte.
perché mi farebbero sentire, almeno per una volta, come se non avessi sbagliato nulla.
come se non fosse colpa mia.
ma non sono ancora arrivata a questo.
cerco ancora le persone che non mi cercano.
continuo a fare di più anche quando sono già arrivata al limite.
continuo ad amare e a sciogliermi davanti a situazioni normalissime.
perché sono così.
perché dentro di me c’è questo.
non sono capace di provare indifferenza.
dico sempre che sento tanto, forse troppo, rispetto a moltissime persone.
talmente tanto da voler essere perfetta.
ma perfetta per cosa?
perfetta per chi?
se poi sono sempre la prima a criticare questa mia imperfezione.
se sono proprio io a non apprezzare mai davvero il mio lavoro
e l’amore che sono capace di dare agli altri.
c’è sempre lo stesso pensiero:
“cosa posso fare più di questo?”
ma la verità è che a volte una risposta non c’è.
a volte non si può fare più di quanto già si fa.
a volte non esiste una spiegazione.
e basta.
dovrei imparare ad accettarlo.
dovrei iniziare a darmi meno pensieri, meno angosce.
dovrei provare a vivere con più serenità.
e forse, se le cose vanno male, per una volta non è la fine del mondo.
forse doveva andare così e basta.
forse un giorno imparerò che faccio già bene le cose
e che non deve essere tutto perfetto.
a volte andar bene è abbastanza.
forse un giorno imparerò che non sarò mai perfetta.
e va bene così.
raven