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@ragazzadalsorrisonero
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dai retta al tuo sesto senso, non per nulla si presenta.
Persone vere cercano persone vere per arricchirsi, però ciò non significa che c'è qualcuno che prova a dare quel qualcosa che ha a chi ha solo caos in testa. Tutto è come reagisci dopo: se c'è chi ti ascolta e prova a mettere in ordine il caos che hai dentro come reagisci?
assolutamente, ogni scelta deve essere presa in modo consapevole e oltretutto consapevoli anche delle conseguenze, questo non lo metto in dubbio.
per esperienze personali, per come sono fatta io, chi cerca di mettere a posto il mio caos è perché non lo apprezza abbastanza e cerca di cambiarmi.
preferisco di gran lunga qualcuno che mi resti accanto senza pretendere nulla, senza aggiustarmi, senza mettermi in ordine, perché sarò io stessa, in primis, a doverlo fare da sola, a maggior ragione se ho qualcuno accanto, non solo per il benessere in sé ma anche per una questione di rispetto reciproco.
con questo non sto dicendo che non accetto aiuto da chi me lo propone, anche perché questo è un altro punto di vista, dico solo che non bisogna prendersi la responsabilità o dare la responsabilità a qualcuno, di mettere ordine il proprio caos.
che sia conoscenza, frequentazione, relazione, amicizia, o famiglia, quel che sia del tipo di rapporto.
ovviamente ognuno la pensa nella maniera che ritiene più giusta per se stesso.
che poi diciamocelo a nessuno frega un cazzo di nessuno qua dentro, scriviamo e ci esprimiamo solo perché il cervello fa troppo rumore.
e dopo averlo fatto? beh spoiler non succede nulla.
c'è chi si ritroverà in parole scritte di un post qualunque e chi cercherà attenzioni in altri, ma resta di fatto che è un posto vuoto.
non metto in dubbio ci siano persone che possono essere definite vere, ma ho notato che loro sanno nascondersi bene e un motivo ci sarà se non vogliono essere trovate, e ora lo capisco.
vabbé detto ciò, basta mi sono già rotta ciao.
i soldi sono fatti per essere spesi, perciò chi sono io per impedirmi di farmi auto regali? ehmbe.
meno racconti i cazzi tuoi e meglio è.
che l’invidia mi tenga lontana da coloro che sono riusciti a vedere l’eclissi, marte, venere e giove a occhio nudo con tanto di fotine belline.
belline le winx ma resterò fedele alle trix.
care ragazze e donne, se metto like a una vostra foto o vi faccio un complimento, non per forza sono lesbica, e poi anche se fosse?
semplicemente siete delle gnocche e ne siete pure consapevoli, perciò non capisco tutta questa irritazione e fastidio, bah.
però i like e gli apprezzamenti dai pezzenti morti di figa vanno benissimo eh.
e siete le stesse che si lamentano che non c’è solidarietà femminile e che gli uomini sono tutti uguali in cerca solo della pathong.
bah, no comment.
boh, andiamo a giocare a bowling con le ovaie che mi sono cadute?
se nasci tondo non muori quadrato eh vallo a spiegare a chi confonde una zucchina con un cetriolo.
preferisco andare al cinema dopo che tutti ormai hanno visto il film che vorrei vedere, solo per la pace e tranquillità della sala quasi completamente vuota.
non capisco le persone fidanzate che dicono: «se non fossi impegnato, ti scoperei».
esattamente perché? ma tutto a posto?
e non lo dico per fare la morale a nessuno, è che mi chiedo quando abbiamo iniziato a considerare normale avere qualcuno accanto e, contemporaneamente, lasciare aperte tutte le altre possibilità.
“se fossi single…”
“se non stessi con lui…”
“se avessi scelto lei…”
“se le cose tra noi fossero diverse…”
sempre un piede dentro e uno fuori, sempre qualcuno da tenersi stretto e qualcun altro da tenere in considerazione, nel caso in cui.
è questo che mi lascia perplessa della nostra generazione… abbiamo così tante possibilità che abbiamo finito per avere paura di sceglierne una sola.
abbiamo paura di perderci qualcosa, di dire no alla persona sbagliata, di chiudere una porta perché magari dall’altra parte potrebbe esserci qualcosa di meglio.
e così finiamo per non essere davvero da nessuna parte.
ci scriviamo con qualcuno mentre stiamo con qualcun altro, flirtiamo “tanto non significa niente” lasciando intendere perché essere chiari potrebbe farci perdere un’opzione.
ci teniamo persone intorno non perché le vogliamo davvero, ma perché ci piace sapere che ci sono, e poi ci stupiamo quando qualcuno ci tratta come un’opzione.
ad oggi abbiamo confuso troppo spesso la libertà con la possibilità di avere sempre un’alternativa.
eppure scegliere qualcuno dovrebbe significare anche rinunciare a tutto ciò che potrebbe distrarre da quella scelta.
non perché siamo obbligati ma perché lo vogliamo.
perché se stai con me, non mi interessa sapere quante altre persone potresti avere, mi interessa sapere che, tra tutte quelle possibilità, continui a scegliere me.
forse è questo che manca un po’… non l’amore, ma la scelta, quella vera.
quella che non ha bisogno di un “se fossi single…” per sentirsi liberi.
ho sempre avuto paura di contaminare gli altri quando poi, alla fine, erano sempre gli altri a contaminare me.
non so nemmeno da dove cominciare.
forse perché avrei troppe cose da dire, oppure perché, a forza di pensarle, non so più quali siano davvero le cose che vorrei dire.
vorrei parlare di me, ma ogni volta che provo a farlo finisco per parlare di qualcun altro.
vorrei parlare di quello che succede, ma non so mai quanto di quello che succede dipenda davvero da me e quanto, invece, sia soltanto una mia interpretazione.
e allora penso... penso ai forse.
forse se avessi detto quella cosa, forse se non l’avessi detta, forse quella persona voleva davvero esserci, forse aveva semplicemente altro per la testa, forse quel silenzio significava qualcosa, o forse non significava assolutamente niente.
è strano quanto siamo capaci di costruire intere storie partendo da una frase, da uno sguardo, da un messaggio arrivato più tardi del solito.
e ancora più strano è che, qualche volta, sappiamo perfettamente che stiamo facendo tutto questo e continuiamo comunque.
vorrei parlare di come ci si sente quando qualcosa cambia, ma non abbastanza da poter dire che sia davvero cambiato. quando percepisci una distanza ma non sai se sia reale o se sei semplicemente tu a sentirla di più. quando vorresti chiedere “cosa sta succedendo?” ma hai paura che la risposta possa essere peggiore della domanda. quando vorresti lasciar andare, ma una parte di te continua a pensare che forse, magari, chissà.
e forse è proprio questo il problema… quel chissà.
quello spazio sospeso tra ciò che è successo e ciò che sarebbe potuto succedere. tra quello che hai capito e quello che continui a sperare di aver capito male.
a volte penso che vorrei soltanto smettere di cercare significati ovunque. vivere una cosa per quello che è, senza domandarmi cosa diventerà. sentire qualcosa senza chiedermi immediatamente dove mi porterà. lasciare che una persona sia semplicemente una persona, senza trasformare ogni gesto in una risposta.
ma poi eccomi di nuovo qui… a pensare, a scrivere, a cancellare, a ricominciare.
e alla fine mi rendo conto che forse non avevo davvero qualcosa da dire, forse, avevo solo bisogno di svuotare un po’ la testa.
forse non tutte le riflessioni devono arrivare a una conclusione. forse alcune esistono soltanto per ricordarci che, per un momento, abbiamo sentito qualcosa abbastanza forte da aver bisogno di metterlo nero su bianco.
e forse, alla fine, va bene anche così.
non sapere, non capire, non avere una risposta, ma avere soltanto dei forse.
e imparare, lentamente, a conviverci.
ho avuto la netta sensazione che fossimo nello stesso posto, nella stessa festa, e che mi guardassi ballare come una matta mentre mangiavo patatine fritte…
dimmi che non ho immaginato il tuo sguardo su di me mentre urlavo a squarciagola una canzone a caso.
dimmi che non era tutto nella mia testa, che fossi davvero reale.
non io che cerco un confronto con questa persona per chiarire determinate cose in quanto troppo emotivamente esposta e coinvolta, e quest’ultima che fa finta di niente sorvolando ciò che ho chiesto e detto.
altro che testata al naso, un calcio in culo fino in tailandia.