prima prova nuvole

❣ Chile in a Photography ❣
Claire Keane

blake kathryn
trying on a metaphor

izzy's playlists!
Cosmic Funnies
EXPECTATIONS
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

tannertan36

Origami Around
d e v o n

No title available
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
NASA
official daine visual archive
untitled
he wasn't even looking at me and he found me
Mike Driver

Janaina Medeiros
cherry valley forever
seen from United States
seen from United States

seen from Greece
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from Germany

seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Germany

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
@renzosanavia
prima prova nuvole
Ventura Freeway, with Andrea
San Fernando Valley
getty center
da una terrazza del Getty Center
PRONTI PER LA TEMPESTA !
una riflessione sulla necessità del teatro nella società civile contemporanea
dintorni dell'Amiata - provincia di Grosseto
da inserire nel testo precedente, ayahuasca 2, quando richiamata: non sono riuscito ad inserirla
AYAHUASCA 2
il giorno dopo
Valeva la pena di fare tutto questo? bah, perche" continuo a farmi queste domande?
Si va, si arriva in un posto e si prova.
Stamattina mi sento proprio bene, davvero, sicuro sulle cose, davvero centrato. Ho cominciato a mettere a posto le pagine precedenti e ora riparto, con Six Marimbs di Philip Glass come sottofondo musicale.
Recandomi al luogo della meditazione, in montagna 1200 m slm ho visto una bellissima vallata color ocra, com’è la terra qui, attraversata da un viadotto ferroviario dello stesso colore della terra, solo i piloni e le traversine più scure, e ho pensato che davvero l’opera umana, l’u-manufatto, completa e da senso alla natura: questa vallata sarebbe stata altrimenti una come tante altre...il manufatto dà misura, dà senso: penso alle piramidi di Tikal che qualificano la giungla, e penso alla conca di Sant’Antimo in Toscana dove il paesaggio è naturale mentre invece è completamente costruito dall'uomo, creato mi vien da dire.
Perchè è necessaria questa droga per aprire le percezioni altre? Ho l’impressione che molte situazioni, le colonne ai lati, ma anche il disagio fisico, le ho già vissute praticando particolari esercizi di respirazione! Il Rebirthing da questo punto di vista è straodinario, e infatti l’ho provato solo una volta... perchè patire cosi' tanto?
*
tornare alla ayahuasca. certo,
il corpo ne risente ancora, sono da riallineare i tempi dell'allucinazione e quelli della realtà, che pur in vacanza esistono dato che il traffico c'è, la bambina va a scuola, bisogna mangiare...
rimane una sensibilità... e mi sembra che l'attività mentale rimanga molto accentuata, molto lucida, molto.... e ti chiedi: a cosa-dove applicarla? al pensare cosa mangiare stasera? tutto qui? a dove passare i prossimi giorni, se a Brasilia o San Paolo? Che differenza fa? nessuna. Verrebbe voglia di ritornare e riprenderne così da mantenere quello stato senza tempo.
ecco, lo stato senza tempo... non occorre mica drogarsi, mi ricordo alcune sessioni di sesso davvero senza tempo... giornata, pomeriggio e sera a letto a "stare sessualmente"; e anche altre situazioni. Che non è il tempo rapito come quello di un romanzo giallo che non ti fa dormire la notte, tipo i tre romanzi di Stieg Larsson Millenium, o i gialli con l'Alligatore di Carlotto. I libri, la lettura di libri mi danno spesso la sensazione di tempo perduto, tolto, non sprecato sia chiaro. ma come mi distogliessero da Presenza.
Presenza: durante il rito con l'ayahuasca, durante l’assunzione della droga, ero molto presente, soprattutto la seconda parte: nessun effetto speciale, nessun pensiero, solo cantavo con il libretto di testi in mano le canzoni/mantra con il gruppo, cantavo in portoghese e ci riuscivo! (non per vantarmi, ma da Amma riuscivo a cantare in Malayalam, la lingua del Kerala; il portogese sono bazzeccole in confronto!)
non c'è niente di speciale in Presenza, se non il ricordo di momenti specialmente intensi, vivi: non capitava nulla se non piccoli gesti come ripararmi da una folata di vento improvvisa, attorcigliarmi la coperta addosso che mi parevo uno dei cardinali di Manzù senza la mitria però, stendermi e sentire la spina dorsale che finalmente si allungava, finalmente!
Pensavo mentre succedeva questo, e avevo preso una seconda dose di ayahuasca: cosa deve, cosa può succedere adesso? Quali altri effetti speciali? Lo stomaco protestava ma non c'era bisogno di vomitare stavolta, anzi: ho fatto finalmente la cacca! Però il corpo stava male, questo non era cambiato... i giacigli per stendersi sono stati subito occupati così che mi è stata interdetta questa possibilità. Mi sono messo a guardare il gruppo, il posto dove eravamo, sentire il freddo, che ormai era notte... tutto quel che non avevo fatto durante la prima parte, passata perlopiù ad occhi chiusi preso com’ero dal malessere fisico, dall'osservare l'astrale, dall’osservazione interna... c'è qualcosa che non capivo, o che non volevo capire... c'è un passaggio al gruppo che non volevo e non voglio capire... non che il gruppo fosse di quelli fusionali, tutto abbracci e baci, anzi... tra maschi poi era il gelo assoluto o quasi (i pochi sopravvissuti, durante la seconda parte molti erano stesi k.o.).
c'è qualcosa che non conosco e che forse dovrei studiare o che ho già percorso e non mi interessa e che probabilmente per me è da percorrere con altri metodi: questo della musica che già ho segnalato nella prima parte, che può essere un... scrivevo un sentiero... invece credo che sia una decrittrice di mondi... sto ascoltando Händel mentre scrivo ora (L'Allegro, il Penseroso ed il Moderato ... e davvero descrive una realtà campestre, una realtà tra le tante... se ascoltassi Ligeti, un conteporaneo... ma non è la stessa cosa... cioè, il discorso è un altro
è una cosa da approffondire questo tempo così diverso, con una traccia... penso al tempo della recitazione: quando sono in scena, anche in certe prove, c'è un tempo, vivo in un tempo incommensurabile, non è questa la parola, meglio: un tempo non numerabile, non misurabile, eppure pieno.
non è questione de il tempo pieno di me stesso! in cui mi esprimo, il mio interno... in qualche modo mentre recito uso parole non mie, che ho fatte mie, che ho fatto con fatica diventare mie - sono dentro un qualcosa di non mio... non riesco bene a pensarlo, e a dirlo perciò.
anche nella conduzione della formazione ddgli adulti in psicomotricità avevolo stesso sentire: anche lì c'era una realtà particolare, ristretta, e che perciò potevo definire/controllare/dominare completamente... non è questione di potere, a teatro uso parole di Cechov, Shakespeare o Goldoni, in psicomotricità entro nelle storie proposte dagli "allievi" partecipanti.... però posso dscrivere, anzi designo/disegno/decido lo spazio dove tutto ciò avviene.
In ayahuasca invece dovevo consegnarmi e lasciare che avvenisse... lo spazio era quello, uno spazio qualsiasi, eravamo seduti in cerchio sotto una tettoia, e non ci sarebbero state modificazioni. Il tempo è stata la variabile... le 12 ore non posso dire che siano volate, ma neanche... non so descriverle... non si pensa al tempo, ma alla successione di fatti, anche disordinata... alcuni si svolti con la luce solare, altri durante la notte... ma questo succede spesso... ecco, non posso certo dire, come altre volte, che <il tempo è volato!>.
Questo posso dire, ed è quello che succede durante le recite a teatro e altre situazioni: il tempo è pesante, o meglio il tempo ha il suo peso/consistenza esatta! Non è questione di vissuto intensamente ma piuttosto senza passato ne proiezione sul futuro: ho freddo –> mi copro, sono stanco –> mi stendo: tutto un presente.
ora invece, in questi giorni, ho l'impressione di tempo perduto, perchè sono in attesa di sapere cosa devo fare per impiegare al meglio il tempo.
ecco, durante il lavoro con l’ayahuasca non aspettavo niente, ero disponibile a quello che sarebbe accaduto, non c'era apettativa o un dover essere, o comunque tutto svaniva facilmente senza problemi... mi ricordo che avevo pensato: io sono esperto, conosco bene il mio corpo, non vomiterò come i pivelli, e invece ho vomitato eccome e andava bene... c'era una sufficienza del vivere, una contentezza dell'essere vivo, senza desiderio, guardandomi e ridendo di miei tiri, di tiri da Renzo: coperta drappeggiata, longhi indiano da sfoggiare... robette insomma, molto meno di un peccato veniale, e anche smetterla di fare il più vecchio, che come scusa non vale.
e adesso? adesso vorrei che qualcuno decidesse per me, questa è vacanza, questa è famiglia, questo è affidarsi/approffittare degli altri.
La foto che ho postato sopra (e che per ora non riesco a mettere qui) di A. Kertész Martinica 1972 era capitata giusta: evocativa, n'est pas? ma poi più semplicemente è uno che scrive in un posto scomodo e vecchio e umido in Martinica, che è in culo al mondo.
Lui sembra carino, certo, la Martinica lo è senz altro anche lei, ma... ma... quanto ci mettiamo noi? quanto promette il fotografo? quanto ci promettiamo/aspettiamo noi?
La foto è utile in un pezzo scritto, adesso al posto della foto potrei mettere "viaggio in Brasile", ma anche qualsiasi altra cosa e distinguere, la foto dal mio contributo.
penso che fior di filosofi e psicologi e quanti altri abbiano affrontato la questione, che comunque mi trovo ad affrontare IO ORA, con la filosofia e psicologia e discernimento che mi trovo.
ayahuasca 1
2/3 agosto 2014 - Belo Horizonte BRA
come cominciare il racconto di questa esperienza? non lo so, però ho bisogno di scrivere, di dire quello che è successo... parto dal punto più forte a mio vedere: ad un certo punto mi sento/vedo tutta la mia conoscenza, che non e' poca, un po' sembra una biblioteca, ma esco e vedo che in fondo e' solo una piccola porticina sulla parte alta destra del petto, una delle tante possibilità, delle tante porte: c'e' tutta una serie di altri posti nel mio corpo, altre ¨bank¨ che non sono poi delle bank, e non sono neanche tutte mie... cioe' molte sono condivise con gli altri uomini, altre con tutti i viventi, e altro che non so, e di colpo comprendo che sto contemplando/percependo quella che potrebbe essere l'Akasha! e subito sento che una rete, ma non di pc o di hard disk, ma un sistema di vulcani che emettono fiumi di lava: l'Akasha è viva, e' fonte generatrice di vita, non una biblioteca ferma, una collezione... (penso a La biblioteca di Babele di Borges). Mi sono commosso, emettendo cosi' anche quei liquidi, dopo il vomito e prima delle feci e dell-urina. Eppure questa rivelazione, questo accesso è accaduto quasi all'inizio, appena è terminata la sofferenza fisica, enorme: l'Ayahuasca è un veleno e il corpo è tutto teso a limitare i suoi effetti dannosi, e così vengono rilasciate cose trattenute, che potrebbero essere dannose, ma meno del pericolo che si sta correndo: questo è il senso di "pulizia" che da' questa assunzione: tutte, o alcune delle energie che si utilizzano per arginare il "rimosso", (forse l'abreazione, dovrei poter consultare qualche libro, qualche mio appunto) vengono reindirizzate alla funzione di salvezza, di contenimento, di elaborazione del veleno, e così si liberano stanchezze a lungo trattenute - il corpo era... avete presente quando finalmente si possono rilassare le gambe dopo una giornata di cammino, che all'inizio questa distensione di muscoli fa male da quanto stanchi erano – ecco: non solo le gambe ma tutto il corpo era così! spalle, gambe, persino le mani erano stanche. Poi infine ho vomitato, un vomito strano, anche qui ho buttato fuori delle voci che evidentemente trattenevo, dato che non è uscito niente dalla bocca: voci che ho sentito? Urla che non ho fatto, che ho trattenuto a lungo e che ora non potevo più trattenere? Non so se voglio saperne tanto di più. Solo dopo, in un secondo momento, sono riuscito a vomitare qualcosa: pura bile verde, ormai il veleno era stato assimilato, trasformato: il mio addestramento Bene Gesserit si è rivelato adeguato della situazione.
Non ho ancora detto che cosa è successo: sono stato invitato ad una meditazione della Iglesia de Estrela de Orixas, in un paesello vicino a Belo Horizonte, meditazione che prevede l'assunzione di ayahuasca, una droga dell'Amazzonia, legale qui on Brasile per usi religiosi. L'ayahuasca è una droga allucinogena che mette in contatto con altre dimensioni di diversa densità, spirituali, tipo i Santi, i nostri Defunti, Angeli e tutti quanti e altre Entità, anche negative; in questo piano è possibile anche una diversa introspezione a livello fisico, psichico e spirituale, e sono anche possibili i viaggi fuori dal corpo, in astrale, viene comunemente chiamata così quell´esperienza - non so se sono d'accordo… ma basta mettersi d'accordo sui nomi. L'esperienza mi è stata presentata da un amico, che mi ci ha portato, e la ritengo interessante, prima per curiosità - io non ho mai provato una droga allucinogena, di droghe ne ho provate ben poche, e con scarsi effetti, e davvero tanti anni fa - e poi tutto questo mondo (astrale) mi interessa ed è oggetto di studio: proviamo anche la droga, che forse è meno impegnativa di altre esperienze, più allegra, più...
Invece non c'è conoscenza gratuita, ci vuole impegno, che spesso è piacevole e gratificante, e altre volte invece è fatica e basta, fatica della volontà. E anche in questa esperienza c'è stata grande fatica, perchè si va ad assumere una droga che ha spiacevoli effetti collaterali, essendo un veleno - su questo l'amico aveva un po' glissato, ma va ben.
Credo sia interessante per il corpo trovarsi in una situazione così critica: vengono messe in moto delle procedure di emergenza, vengono attivate delle risorse che stanno lì assopite, ma credo che questa assunzione vada fatta raramente, credo che la mitridatizzazione non sia, infine, una buona pratica: il fegato e lo stomaco, il corpo tutto insomma si sfianca, si sfibra... insomma l'emergenza è e deve essere un'emergenza, non una pratica! (qualsiasi cosa ne dica wikipedia).
Si arriva in questa fazenda alla mattina e alle 10 si assume la prima dose, un bicchiere di una broda non sgradevole, ci si siede su una sedia, in circolo, vestiti di bianco, maschi da una parte e femmine dall´altra, una cinquantina di persone, la maggior parte tra i 20 e i 30 anni; al centro il guru, sua moglie il figlio e la figlia… non si sposteranno da li` per tutto il tempo. Iniziano i canti, in portoghese of course; non capivo niente, comunque a sfondo religioso sulla Madonna, san Josè, san Miguel, Jesus e perfino un Hare Krisna Hare Krisna Hare Hare Hare Rama!
Sono il più vecchio dopo il conduttore, e l'unico straniero - come spesso mi accade nei miei viaggi che mi portano in luoghi assolutamente fuori da qualsiasi tour – tanto che a volte ho l`impressione che gli indigeni mi guardino con l`aria di dire <ma con tutto quello che c`e` da vedere proprio qui sei venuto che non c`e`un cazzo ?!>
l'effetto della ayahuasca arriva a chi subito e a chi, come me, poco dopo: lo stomaco comincia protestare, tutto il corpo comincia a protestare: che cazzo hai fatto, quanto durerà tutto ciò, datemi un letto che vado a dormire così non patisco, ora cado di lato, devo andare a pisciare ma non mi reggerò in piedi, che male alle gambe, alle spalle, al bacino, persino le mani, che accidenti ho fatto, dovrei vomitare ma non ho voglia che vomitare è faticosissimo e poi non è che si stia così bene dopo, però non voglio neanche passaare il tempo concentrato sul non vomitare - l'ho fatto una volta, 30anni fa, che avevo bevuto troppo whisky e ci sono riuscito, però mi sono addormentato e ho perso la festa, che se vomitavo forse potevo seguirla... (nessun rimpianto, era un sabato sera standard).
Insomma volevo essere presente! Questo è il pazzesco di questa droga: ti sfinisce ma non ti fa dormire, ti fa essere presente, sempre, per 12 ore! Mentre il corpo soffre inizia l'effetto allucinogeno di allargamento delle percezioni e comincio ad esplorare lo spazio attorno a me e mi accorgo di avere due forti colonne ai lati che mi sostengono e dietro, al bisogno, ci sono due forti braccia che mi possono sostenere se cadessi, e confortare un poco.
Queste due colonne sono una storia nella storia: erano evidentemente delle presenze soccorritrici, delle guide o guardiani a cui ero stato affidato; in questo compito si sono succedute diverse "forme" a seconda delle fasi in cui mi trovavo, la dimensione che stavo attraversando: colonne durante la passione fisica, angeli durante la fase mentale, e poi angioletti, cherubini; ad un ceto punto dai lati si sono spostati ed è comparso davanti prima un colibrì che mi indicava il percorso, l'andare avanti, e poi una semplice scintilla che evocavo alla bisogna, o che mi spronava a rimettermi in moto.
Si potrebbero evocare le gerarchie celesti, ciascuna legata ad un livello di vibrazione... ma lasciamo lì per ora. Piuttosto segno, per me, che durante la fase "fisica" non c'era contatto fisico con le colonne mentre questo è avvenuto durante le fasi degli angeli e degli angioletti e poi il colibrì volava davanti a me. Perché in effetti gli angeli non hanno sesso e durante questa celebrazione non c'era sesso, ne previsione di sesso... insomma quella dimensione era esclusa... perché, tra le innumerevoli immagini e sensazioni che mi sono passate davanti, tra cui ho scelto, la dimensione sessuale evidentemente non era contemplata, così come quella della morte, altro tema sfiorato e che è stato, da me, lasciato andare perché non c'era materiale, non c'era sostegno.
Qui si aprono tre temi: l'eros e tanatos, che ho trovato associati ora, mentre durante la celebrazione sono apparsi in momenti diversi, sarebbe il primo; secondo tema e` il sostegno e la direzione che il gruppo nel suo insieme, e nella conduzione, dava al mio procedere e, terzo argomento, il continuo decidere quale fosse la direzione da prendere, come ora che mi sto chiedendo quale dei tre argomenti sia interessante da sviluppare.
Interessante, questa è la parola chiave: ad un certo punto mi sono accorto che non era tanto l'argomento quanto la forma del mio pensiero, del mio ragionare il vero argomento: ho visto alcune circolarità, alcuni scopi sottesi ma primari o quanto meno non secondari... è come quando mi sono accorto di cercare una immagine per tutto, appoggiandomi a film o a foto conosciute, a libri letti: ad un certo punto per aiutarmi nel descrivermi una situazione in cui avevo una prospettiva dal basso di un oggetto volante ho usato, tirandola per i capelli, una scena del film La guerra dei mondi, che non è un granché, e anche non ci assomiglia neanche tanto poi, ci sarebbe stato meglio Independence day, eppure ho scelto quel filmetto.
Pero`: ad occhi chiusi ho avvicinato la mano per grattarmi il naso e ho visto un vortice e ho realizzato che era il chakra della mano e da lì ho allargato il campo e ho visto anche gli altri. Ho una sufficiente cultura psichedelica/hippy/newage che mi fornisce un bagaglio ottimo per tutte le visualizzazioni di questo tipo, ma volevo non appoggiarmi su queste. Scegliere la direzione, in questo senso, era di non spiegarmi tutto con queste immagini, di non fermarmi lì, di cercare di capire quale fosse il processo che portava a questa immagine invece che ad un'altra. Mi ricordo di averne compresi alcuni, che ora non ricordo.
Uno dei temi di questi processi era: quanto e dove finisce l'apparire e comincia il condividere ? Riguarda questo racconto: mentre vivevo questa esperienza pensavo a come l'avrei raccontata. Ho deciso subito, mentre nella mia testa e nel mio corpo si succedevano un fracco di altre pensieri e sensazioni, che non l´avrei pubblicata su facebook ma nel mio tumblr, e poi avrei messo il link su fb, perché questa è una esperienza più degna! E inoltre sta diventando lungo come scritto, e mi dicevo: ma guarda, invece che vivere totalmente il momento pensi a raccontare agli altri... e finalmente mi sono accorto che stavo solo cercando le parole per dirmelo, per raccontare a me stesso quel che stavo vivendo, stavo cercando un ordine, un senso, e poi avrei condiviso con gli altri. E lo scrivere adesso mi sta ricompattando, è una esigenza fisica; devo mettere ordine, devo collocare fisicamente ciò che ho vissuto, devo nominare, voglio nominare... mi viene in mente ora quel non riuscito film di Wenders, Fino alla fine del mondo, in cui alla fine lo scrittore cura la protagonista col suo racconto, con le parole.
È un continuo passare da un film all'altro, e la cosa che mi colpisce ora è che cito sempre film non proprio stupendi, e penso che sia perché i film belli sono compiuti, li contempli, non ne usi pezzi, li hai assimilati nell'interezza.. (l'ho pensato adesso, non so se sia vero).
Insomma ad un certo punto mi sono alzato e sono andato in bagno, ho vomitato urla che non emisi, e basta, non avevo svuotato lo stomaco e era evidente che c'era ancora da buttare fuori, e infatti dopo un poco ho vomitato davvero, anche sulla camicia, sui pantaloni, per la strada. Roba verde, tipo esorcista (oggi mi sono accorto che anche il sudore delle ascelle era verde!). Finalmente sono tornato in posizione ed è ricominciata la seconda fase, quella della mente, con gli angeli attorno, lo stomaco quieto, il corpo stanchissimo, come dopo aver vomitato; toccava all'intestino ora, ma quello bastava tenerlo caldo! e vai!
Le presenze erano contente di quel che facevamo, sembrava che la celebrazione fosse stata fatta per loro, e danzavano tutte felici attorno al nostro cerchio… mi rimane l-impressione che molte di esse siano indifferenti a noi… come noi godiamo della lana delle pecore, siamo contenti che esistano le pecore, ma io non ne ho mai toccato una, le ho viste solo da lontano, in gregge. Non so se sia corretto questo piano di ragionamento, ma piu´ di una volta ho avuta questa sensazione… anche rispetto alla Terra, alla Natura, che sento indifferente a noi. Pero´ c´era chi si occupava di noi, dei Buoni Pastori, e questo basta.
nella fase "fisica" avevo incontrato lo spirito dell'ayahuasca, qui forse e´ utile dare un-occhiata qui Santo Daime, voce che spiega abbastanza bene lo svolgimento del lavoro: Santo percio´ maschile! ma per me era valida l'appellativo femminile ayahuasca e per questo, o forse per altre mille ragioni, a me lo Spirito della sostanza mi è apparso in forma femminili: una dea dorata, arrogante, ma non crudele (non avevo e non ho neanche un B-move di sostegno): ho cominciato a dirle che sarebbe stato meglio che non mi facesse vomitare, accidenti, perché sempre patire ?!, e lei si è messa a ghignare e allora ho fatto come fanno i gatti, e la tipa di Avatar 13´38´´e ci siamo messi a ridere e l'ho mandata a quel paese perché ridere mi muoveva lo stomaco ancora di più e infatti poco dopo sono ritornato al bagno.
la fata dell'ayahuasca, parente della fata verde dell'assenzio probabilmente, che comunque non ho avuto il piacere di conoscere, poi è riapparsa in forme più delicate, mi sono anche chiesto se non fosse anche maschio ma non sono riuscito a mantenere quell'immagine, l'uomo spariva sempre... dietro sì (e realisticamente per sorreggermi, visti i miei 190 cm per 95 chili, non riesco ad immaginare una donna capace, e che sia anche bella però. Conta anche che vista la separazione tra i due sessi gli assistenti in carne e ossa su cui contare io erano maschi).
Perché degli assistenti in carne e ossa? perché alcuni tra i partecipanti hanno vomitato per tanto tempo, altri sembravano svenuti, altri erano così sfiniti da restare distesi per la maggior parte del tempo... insomma l'addestramento Bene Gesserit non è proprio un optional in queste occasioni! e questi gentili giovanotti ti seguivano quando ti muovevi dal posto per appurare quanto tu stessi male. Alcuni erano in gamba, intervenivano con efficacia, altri, più giovani o inesperti o tutti e due, meno... sono intervenuto anch'io, discretamente, per completare la cura di uno di questi, gentilissimo ma maldestro... non erano fatti miei, non era compito mio, ma era troppo evidente la dimenticanza e passavo di la´ proprio in quel momento!
Non ho avuto remore a rilasciare nel gruppo anche "negatività": affari del conduttore!
Mi ha colpito molto la leggerezza della conduzione, pur molto vigile e molto attenta: ad esempio ad un certo punto uno di quelli che stavano molto male e non erano ancora quietati ha fatto un respiro, quello giusto finalmente, e tutti i responsabili (conduttore, assistenti e io, che ero intervenuto poco prima) ci siamo girati contemporaneamente verso di lui, lui ha sobbalzato, si è girato e si è messo finalmente a dormire in pace, e noi ci siamo guardati nel guardarlo.
ma il peggiore è stato un altro che secondo me ha incarnato la parte sofferente del gruppo; ci sono questi che si votano a questo ruolo; ero bambino quando percepii questo: venivano organizzate in chiesa durante la settimana santa le grandi confessioni, un giorno i bambini, un altro le donne e infine gli uomini; una grande rottura perché stavi lì ore ad aspettare il tuo turno, mentre potevano scaglionare per età o ordine alfabetico. Dunque sempre tra le donne c'era una che si sentiva male e veniva portata fuori dalla porta a bere un po' d'acqua ed era ogni anno sempre la stessa e io pensai che lei faceva questo di mestiere: stare male per tutti.
Questa è una forma di quelle che indicavo prima: il sofferente. Poi ho trovato, ieri, non da piccolo, l'Innocente e la/il Vergine. Archetipi ? Figure ? Come chiamarle ?
La vergine è interessante, anche per i maschi, visto che si tratta di verginità dai peccati, non quella sessuale, perché è un rango, una figura, ma avevo trovato una parola definizione migliore. Mentre l'innocente è più rispetto alla relazione degli altri, è un destino (vittima innocente) passivo in qualche modo, mentre la vergine è un ruolo, un rango, attivo. Ma mi pareva di avere pensato qualcosa di più interessante
ecco! sto passando di palo in frasca seguendo chissà quale filo, logico o analogico... questo è stato il procedere di ieri.
ad un certo punto, verso sera ormai, mi sono accorto che per procedere dovevo avere una qualche traccia, un qualche sentiero segnato, un battello... e quello era la musica, il ritmo... senza ballare, senza lasciarsi invadere dal tamburo, dal jembè... mi ricordo una coreografa che diceva alla ballerina <segui la danza, non la musica; non ballare!> che è una grande indicazione di qualità. Ecco, la musica è una struttura che può portarti, ma non deve sopraffarti.
Devo dire che la musica era molto attenta a questo: uno ( io) pensa <Brasile!> ed e´tutto un tamburi, samba, droga… e vai! E invece in dodici ore di liturgia ci sono state solo quattro o cinque momenti danzanti, con tamburi travolgenti, tra cui quello che mi ha tirato su dal materasso dove mi ero disteso perché troppo stanco, bisognoso di un po' di <requie>, come si dice.
che non è che si dorme, non è che io ho dormito... impossibile allentare la Presenza: ogni tanto, tre volte in tutto quel tempo, mi sono steso per dare un po´ di riposo alle gambe e alla schiena.
e per isolarmi un poco! ero lo straniero, non parlo la loro lingua, le Presenze mi erano estranee (e non riuscivo ad evocare nessuno delle mie, sia viventi o altra dimensione - alcune cose non funzionano fuori dal loro luogo... come la psicomotricità in Guatemala, eseguita dai bimbi come da manuale, perfettamente, ma senza il minimo effetto) e soprattutto io sono abituato a meditare, a fare tai chi, a stare in silenzio, mentre qui finita una canzone ne iniziava un'altra di seguito, mai silenzio… sempre tutto pieno.
… e disteso potevo un po' dimenticare il corpo sofferente e dedicarmi alle visualizzazioni, ed ad ascoltare alcune operazioni che i miei assistenti astrali stavano effettuando. Questo è un capitolo che devo ancora comprendere, ma li percepivo mentre facevano, vedevo linee di luce, laser.... dovro´ fermarmi e mettermi in ascolto del corpo per capire se e cosa sia successo.
in tutta questa sofferenza, ma dov'è il piacere? Ma valeva la pena? vale la pena?
Intanto pubblico questo. Oggi, il giorno dopo, sto molto bene anche fisicamente, il corpo si e´ ricompattato, lo spirito lo era gia´. Davvero scrivere fa bene. A me.
diario guatemalteco 6
6
25 luglio - domenica - Gita in quel Chichicastenango o come si scrive, poi controllerò la grafia, per veder il famoso mercato nella piazza tra le due chiese, mercato che si è rivelato straordinario come promesso: ancora quasi tutto vero... ma non è la merce tipica guatemalteca che mi ha colpito (la si può trovare in qualsiasi bancarella delle piazze qui a Padova); la cosa che più mi ha impressionato è la chiesa: l'avevo letto nella guida, ma bisogna vederla e arrivare la mattina presto come abbiamo fatto noi: scalinata ripida piena di fiori - di venditori di fiori, ma solo qualche mazzetto ciascuno, petali di rosa, mais bruciato assieme all’incenso, vecchie streghe, altro non potrebbero essere, che incensano l'ingresso, e gettano petali di rosa, e versano acqua da bottigliette (italiane, goccia di carnia per la cronaca e per coincidenza). Tutto questo durante la messa... siamo entrati in chiesa: il mistero, "egli ascoso nei mistici veli", incenso e questi teli messi a scendere e ritmare la chiesa... meravigliosi. La chiesa è enorme e affollatissima, il prete in fondo (con una bella voce) al momento dell'incensamento, quando incensa i chierichetti, i coristi, l'altare, la chiesa e poi i presenti... me l'ero dimenticata questa forma di Onore. Insomma per tutto questo, e tutta questa gente che si inginocchia all'elevazione - mi sono inginocchiato anch'io. Per una curiosa combinazione mi ero vestito da domenica, con le uniche cose pulite rimaste e cioè di bianco: ero proprio il gigante bianco in fondo alla chiesa di fronte all'altare... avevo scritto opposto ma non sarebbe giusto. Durante l'elevazione sono stato investito dalla grandezza di quel mistero che è la consacrazione... sarò un pò troppo barocco, sarò un po’ troppo zia, ma ci vuole anche questo, signori miei... ieri nella chiesetta semimoderna qui dell'Hogar, con queste canzonette cantate male e accompagnate da - orrore - due chitarre... non aiutano neanche un po'. Piuttosto durante la comunione è cominciata una canzone, nenia, tipo quella K'in Sventa Ch'ul Me'tik Kwadalupe che conosco dal cd Nuevo dei Kronos Quartet, chissà in quale lingua (il prete celebrava anche in dialetto - la lingua quiche di qui).
Mistero, perché quanto mistero c'è nella nostra vita? quante cose non possiamo ancora, non dico gestire, ma comprendere? E al di là di alcune illusioni positiviste - illuministe, che sono quelle che ci hanno salvato, sia ben chiaro, quanta necessità di altro abbiamo, nella nostra limitatezza, senza enfasi olistiche o chissà che cosa: siamo limitati, non possiamo capire tutto, ci sono le sacche o zone d'ombra dove non ce la facciamo, dove almeno io non ce la faccio, e questo senza scomodare il problema del male, il Mysterium iniquitatis che vorrei leggere ora, ma rileggerò a casa ormai...
Non so quale forte emozione mi abbia preso, infine, forse semplicemente la fascinazione: conta il viaggio fatto per arrivare lì, due ore e mezza in corriera... all'inizio mi è toccato di stare in piedi - senza poter vedere nulla, e quando, dopo mezz'ora mi sono seduto e ho posato lo sguardo finalmente all'esterno ho avuto una visione con tutte queste montagne/isole che spuntavano dalle nuvole... che meraviglia... che luce... Ecco, credo che si viaggi per vedere differenti lights, tipi di luce, che il resto... visto uno visto tutti... e vedere la gente, che qui, lì a Chichicastenango, ce n'era di bellissima, ho visto delle giovani donne veramente belle, maschi no, non ne ho visti in particolare, due sguardi femminili mi hanno proprio carpito. Questa gente che sopporta questi autobus tremendi: ci fanno stare in tre per ogni sedile, ma erano schoolbus americani, cioè per children, non per i culoni delle signore, e signori, guatelmatechi e mio.
Dimenticavo: improvvisamente si appoggia al mio sedile una minuta straniera - il bus era gremito all'inverosimile - e le dico che se vuole, probabilmente, è meglio se si siede sulle mie gambe, e lei accetta e cominciamo a parlare finché mi dice che il suo inglese non è un granché, e che lingue parli? insomma è francese e vai col francese, che piacere... poi ci siamo persi alla fermata, naturalmente; è istitutrice in un ospedale di suore cattoliche e viaggia con sua figlia di otto anni, brava! insomma un piacere di conversazione easy, anzi trés facile.
Poi tornando a casa con la Crista, la volontaria canadese con cui ero in gita, in un autobus se possibile ancor più pieno dell'andata, mi è venuto spontaneo dire: It could be worst. L'ho detto! Ero felice perché avevo improvvisamente trovato la situazione appropriata in cui dirlo - e poi mi sono detto: cazzo, Renzo, ma quante lingue parli! l'intuizione sull'aiuto dello Spirito Santo, dispensatore del multilinguismo, è esatta... insomma non è da tutti muoversi in tre diverse lingue contemporaneamente, oltre alla propria!
6bis
(durante la messa. <scambiatevi un segno di pace!> un altro poco e ti baciano in bocca se non sei attento!)
il vero silenzio
video ispirato da una sequenza del film di Ermanno Olmi
"IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO"
premio fotografico
Ho presentato le due foto "Australia" e "TelAviv" appena postato al concorso Smart Vintage del Padova Vintage Festival 2013 così, per gioco, dato che non sono fotografo, neanche dilettante; però è vero che sono un appassionato di fotografie e immagini in generale.
La foto "australia" si è classificata al 3° posto.
Due cose: la mia foto è senz'altro una foto con una grande forza, per me è indubbio e, proprio per questo motivo (per il suo stile non avrebbe potuto vincere) fin da subito ho pensato che sarebbe arrivata 2^ o 3^.
Questo mi è stato ancor più chiaro dopo aver visto le altre 19 finaliste, mediocri tutto sommato (sono visibili qui, se vi interessa https://www.facebook.com/media/set/?set=a.636554009710997.1073741845.131670936865976&type=1)
Davvero mi chiedo se su 1300 partecipanti queste siano le 20 migliori, e quali siano stati i parametri di giudizio... mi ricordo però anche di alcune volte in cui ho fatto parte di un gruppo di persone che doveva stilare una classifica (in tutt'altro ambito) e dell'esperienza mi ricordo che in realtà c'è tutto un altro modo di valutare, per cui ti devi chiedere se il premiato (persona o prodotto) sia in grado di sostenere il premio; in questo senso la mia foto è da premio e altre no, come ad esempio <tel aviv> che è migliore come foto, senza dubbio, ma non è forte, è qualsiasi.
NSW, Australia, 1994