Stanotte ho letto parole che sapevo sarebbero arrivate prima o poi.
Parole piene di decisioni, di orgoglio, di addii già scelti.
Ho sentito prima quel vuoto leggero, come quando capisci che qualcosa si è rotto da tempo e tu stavi solo aspettando il rumore finale.
Ma per tutto quello che poteva essere e non è stato.
Io ho amato. A modo mio, imperfetto, umano.
Ho lottato anche quando ero stanca.
Ho sperato anche quando non c’era quasi più niente da salvare.
E non mi vergogno di questo.
Non voglio trasformare la nostra storia in una lista di colpe.
Non voglio scegliere chi è stato il carnefice e chi la vittima.
So solo che a un certo punto ho iniziato a sentirmi sola anche in tre.
E quella solitudine fa più rumore di qualsiasi addio.
Mi ha augurato di essere una brava mamma.
E continuerò ad esserlo, con o senza qualcuno accanto.
Provo una dolcezza triste.
Quella di chi chiude una porta non sbattendola, ma accarezzandola un’ultima volta.
Non risponderò con rancore.
Non rincorrerò chi ha già scelto di andare.
Con le mie crepe, con la mia forza, con la mia dignità.
È questa la frase che mi gira in testa da ore.
Non capisco la cattiveria prima.
Non capisco la freddezza.
Non capisco perché colpire, graffiare, ferire… e poi chiudere con parole quasi eleganti.
Non capisco perché continuare a farmi soffrire quando io non ho mai voluto fare male a nessuno.
Io non ho mai amato per distruggere.
Non ho mai parlato per umiliare.
Non ho mai scelto di restare per manipolare.
Eppure mi sono ritrovata addosso rabbia, giudizi, durezza.
Come se fossi io il mostro della storia.
La cosa che mi fa più male non è l’addio.
È vedere qualcuno che conoscevo diventare qualcuno che mi tratta come se fossi il nemico.
Sono stata una donna che ha amato come sapeva fare.
E quando ho capito che non c’era più spazio per me…
Non ho cercato di distruggere tutto.
Ho scelto di andarmene in silenzio.
Con la dignità che forse nessuno vede, ma che io sento.
Forse il silenzio dà fastidio.
Forse è più semplice attaccare chi non si difende.
Forse è più facile chiamare “cattiva” chi non reagisce.
So solo che io non ho mai voluto il male di nessuno.
Fa male non essere capita.
Fa male essere dipinta come qualcosa che non sono.
Fa male sentire che chi diceva di conoscermi… non mi ha vista davvero.
Ma dentro di me, nonostante tutto, c’è una cosa che resta intatta:
E stanotte mi basta questo.
E se questa è davvero la fine,
allora che sia una fine pulita.
Con amore che non diventa odio.