In presenza del lutto il mio corpo si ferisce da solo.
Crea una barriera tra me e il mondo ricoprendosi di bolle, escoriazioni, pustole; tutto fa male, tutto prude. Ogni giorno la mia mente si prende un centimetro della mia pelle, arrossandola e squamandola. Guardo il sangue uscire sotto il segno delle mie unghie che scavano la mia carne nel tentativo di sopprimere questo insopportabile prurito.
Due mesi fa si è presa il mio occhio destro. Un mese fa le mie scapole. La settimana scorsa il mio mignolo destro, e ieri il mio capezzolo sinistro.
I miei sogni sono tormentanti ma al mattino non ricordo nulla. Esco da sotto le lenzuola, mi spoglio, mi ispeziono allo specchio. Forse cerco i segni delle corde. Non li trovo.
Mi annuso e non riconosco un odore diverso dal mio.
Dietro il mio orecchio, a destra, il centro del senso di nausea che provo, trovo un ricordo dell’incubo di stanotte.
Un graffio profondo.
Stai cercando di uscire.
Non ti ho mai fatto entrare davvero.












