Mingie; 31.10.1978; first kiss.
Faith;
“ Tu eri una Emma Frost decisamente più bella della Signora Jones, zia Fai. ” Riusciva ancora a vedere l'eccitazione nei suoi occhi, percepiva la vita scorrere rapida nelle sue vene, sotto la sua pelle; il vispo viso di Benjamin Walker era il ritratto della gioia, le piccole gote lievemente arrossate, le labbra tese in un ampio sorriso. Così, seduta sul bordo del suo letto, ancora stretta in quel suo candido costume da X-Men, Faith non poteva non ricambiare quel sorriso; le grigie iridi, sebbene stanche, riflettevano l'entusiasmo del bimbo. « Oh, be', ti ringrazio! » “ E -- zio Hunt? Eri il Batman più figo della via! Nemmeno il padre di Ross era così figo! ” « Linguaggio! Poi tua madre se la prende con me! », lo ammonì, sebbene il suo tono di voce apparisse tutto fuorché intimidatorio.
Hunter;
Era stato imbarazzante, decisamente l'esperienza più umiliante di tutta la sua vita. Continuava a ripeterselo come un mantra: l'aveva fatto quando a braccia conserte aveva scortato Ben lungo lo stradone e stava continuando a ripeterselo anche dinnanzi lo specchio del bagno dopo essersi sfilato quell'imbarazzante costume per sostituirlo con i suoi consueti vestiti. Cosa non avrebbe fatto per rendere felice Ben (e smettere di sentire le lamentele di Faith)! Uscito dal bagno, si fermò solo quando dinnanzi la camera di Ben, la cui porta era aperta, udì chiaramente le voci di Faith ed il bambino. L'Auror si sporse oltre l'entrata della stanza e, un sorriso che si stava dipingendo sulle labbra - nonostante tutto, avanzò fino a trovarsi all'interno di quella. « /Grazie mille per i complimenti/, ma - E' mezzanotte passata e Flash non è ancora a dormire, secondo voi a chi dei due devo dare la colpa? », esclamò, chiaramente con l'intento di invitare Benjamin ad infilare il pigiama e andare a dormire a causa dell'ora tarda, seppure con un sorriso allegro sulle labbra.
Faith;
« Lo vedi perché dovresti nominare / me / zia dell'anno? Perché Hunter è un rompipluffe! Non riesco proprio a vedere che ci troviate in lui! » Pronunciate quelle parole, rivolse una strana smorfia al nipote, premurandosi di spalancare le palpebre, stringere fra di loro le labbra e dilatare lievemente le narici; una volta ottenuto il sorriso sperato, appellò la magliettina del suo pigiama, aiutandolo quindi a indossarla. Prima che potesse avere il tempo di rimboccargli le coperte, Benjamin le si gettò al collo, stringendola in un veloce, ma adorabile abbraccio. “ Grazie zia Fai. ” Era una sensazione indescrivibile, quella, quasi assurda; come potevano due parole così semplici riscaldarle il cuore in quel modo? « Di nulla, champ. Ora a letto, su! » Dopo aver posato un rapido bacio sulla sua fronte e averlo coperto a modo con le lenzuola, l'Auror si rimise in piedi, raggiungendo l'amico sulla soglia della porta. « Andiamo, Batman. Offrimi qualcosa da bere. »
Hunter;
« Sei solo gelosa! », esclamò intento a chiudere la finestra e assicurarla al gancio, prima di tirare le tendine azzurre per impedire alla luce di entrare. « Non darle ascolto, Ben, continua a preferire Zio Hunter, così crescerai bene, sano ed intelligente. » Continuò a dire, con tono serioso, nonostante gli angoli delle labbra fossero increspati verso l'alto. Finito il suo giro di perlustrazione nella stanza ed aver carezzato i capelli di Ben, tornò dinnanzi allo stipite della porta, in attesa che Faith lo raggiungesse, per poi socchiudere la porta alle loro spalle dopo aver sussurrato un 'Buonanotte, Benjy". « Mi sa che la tua scelta dovrà essere tra un succo di frutta alla pera o alla mela, Emma Frost. »
Faith;
« Oddio, ti prego. Non voglio sentire parlare di quella tizia mai più. Questa tutina è così stretta che a malapena respiro! » Quell'esclamazione, pronunciata in un sussurro, nacque in seguito all'appellativo di lui, il quale, tuttavia, fu anche in grado di costringere le sue scarlatte labbra a piegarsi in un sorriso. Con un rapido gesto, sbottonò il lungo mantello bianco che ancora le copriva le spalle, lasciandolo cadere a terra; continuò a camminare lungo il corridoio di casa Walker, fianco a fianco a Hunter. « Avrei preferito qualcosa di più alcolico, ma mi accontenterò del succo di frutta. »
Hunter;
Dapprima si limitò a tacere e alzare un sopracciglio alle parole di Faith appena pronunciate e fu solo dopo averci riflettuto qualche istante, l'ombra di un sorrisino malizioso che si andava a formare sulle labbra, le sussurrò all'orecchio, « Beh, potresti anche toglierla, volendo. » Non le diede però tempo di rispondere, che Hunter la superò catapultandosi in cucina, fermandosi solamente quando si trovò dinnanzi il frigorifero, il naso arricciato mentre scrutava l'interno di questo con lo sguardo. « Hai dinnanzi la scelta più importante della tua vita, Morgan: pera, mela, ananas o pesca? »
Faith;
Pur sapendo quanto quel gesto fosse in grado di irritare la padrona di casa, Faith, dopo essersi data una leggera spinta, prese posto sopra il tavolo della cucina; posò i palmi delle mani sul freddo legno del mobile, accavallò le gambe e storse il naso, un'espressione concentrata dipinta in volto. « Queste sì che sono scelte determinanti! » Era ironia, la sua, tanto che un sorriso le si dipinse involontariamente sulle labbra. « Credo sceglierò il succo all'ananas, anche perché, se ben ricordo, è l'unico di cui Benji non va particolarmente entusiasta. » Il piede incominciò a dondolare pigramente, in attesa, e al contempo il suo sguardo si permetteva di studiare silenziosamente la figura volta di spalle di Hunter.
Hunter;
Hunter afferrò la bottiglia in vetro contenente il succo di frutta, senza nemmeno curarsi di versarlo in un bicchiere e richiuse il frigo in fretta, ma facendo silenzio, voltandosi indietro verso la ragazza per porgerle il succo con un sorrisino dipinto sulle labbra, il tutto accompagnato da un più che teatrale inchino. Hunter fece allora qualche passo indietro, continuando a tenere, però, lo sguardo puntato sulla figura di lei. « Ora però voglio che tu sia sincera », mormorò poco dopo, sovrappensiero, mentre era intento a poggiare il bacino contro il lavello, « Stasera da uno a dieci quanto sembravo idiota? »
Faith;
Non appena le dita si serrarono attorno alla fredda bottiglia del succo, una lieve risata contenuta non poté non sfuggirle dalle labbra; osservò il volto di Hunter per qualche istante, studiandolo, nel tentativo di capire se quella domanda esigesse effettivamente una risposta. « Non sembravi affatto idiota, Winchie. » E, contrariamente a quanto accadeva di solito in quelle occasioni, il suo tono di voce risultava essere sincero, benché divertito. « Sono felice che tu abbia accettato di farlo; lui ci teneva / così / tanto. Non sarebbe stato lo stesso se non ci fosse stato zio Hunter. » Il suo sguardo, così come la linea delle sue labbra, era caratterizzato da una luce nuova, intensa -- materna? « E poi eri figo. Dico davvero. Rifammi un po' quella voce roca! »
Hunter;
Nonostante l'imbarazzo che Hunter stava ancora provando a causa della serata trascorsa stretto in un altrettanto imbarazzante costume da Batman, con mantello annesso e una busta di dolci stretta tra le mani, quello che si formò sul suo volto fu un sorriso appena accennato a causa delle sue iniziali parole, anzi, fu quasi grato che lei le avesse pronunciate a testimoniare quanto il suo /sforzo/ fosse valso a qualcosa. L'Auror, che si era in quel momento seduto sul ripiano accanto al lavello, però, non esitò a sbuffare quando la richiesta della bionda giunse le sue orecchie, tuttavia, non si tirò indietro, e dopo un attimo di concentrazione, sfoggiò il timbro rauco che aveva sfoggiato per tutta la serata, non tanto per somigliare a Batman ma per non farsi riconoscere dai vicini, « "Da oggi Batman sarà ovunque ci siano tenebre" », esclamò senza tentennamenti con tanto di mimica facciale ed espressione assorta e fronte corrugata, ripetendo l'unica citazione che ricordava del fumetto, per poi aggiungere con voce più alta, « Okay, non farmelo fare un'altra volta, la voce di Batman va in pensione. »
Faith;
Fu una risata quella che lasciò, inevitabilmente, le sue labbra ed era un riso bizzarro, strano, poiché non vi era alcun segno di scherno in quella sua forte e decisa melodia; era da definirsi spontaneo, quasi / innocente /. Le illuminò il volto per qualche istante, ringiovanendole lo sguardo, facendole brillare le iridi; le guance assunsero una colorazione viva, non più dovuta al freddo, bensì al buon umore. « Oddio, scusa. Giuro che non volevo! » E un buon intenditore come Hunter poteva scorgere della sincerità in quelle parole. « Scusa. Ora sono seria, lo giuro. » Serrò fra di loro le labbra fino a quando il desiderio di ridere si fu placato; solo a quel punto si permise di posare nuovamente gli occhi su di lui. « Sono sicura che non si dimenticherà questo tuo gesto, Winchie. Ne sarà valsa la pena », lo rincuorò, portando la bottiglia di succo alle labbra.
Hunter;
Nonostante la risata di Faith e il messaggio che avrebbe potuto cogliere nelle sue risa, al tono melodioso della voce di lei, cristallino, non riuscì a non seguirla (insomma, come avrebbe potuto fare altrimenti? In un'altra occasione avrebbe reagito diversamente, ma Faith era /lì/ a ridere di gusto a causa sua, le gote lievemente rosate), dando così sfoggio ad una seppur bassa e roca risata, che durò più di qualche istante. Scosse poi il capo, prima di voltarlo lentamente di lato e poggiò questo contro uno degli armadietti a muro posizionati al suo fianco, mentre continuava ad osservarla, senza staccarle lo sguardo di dosso nemmeno una volta, le braccia non più conserte ma posate lungo i fianchi. « Ho i miei dubbi sulla tua serietà, sinceramente », rispose nonostante tutto, mentre lo sguardo si assottigliava appena, facendosi nuovamente più grande alle sue ultime parole. « Il prossimo anno però non voglio essere immischiato in questa roba, intesi? »
Faith;
Discostò la bottiglia dalle labbra solo per poter rispondere alla domanda di lui; le piaceva proprio, il succo all'ananas! « Punto primo — », incominciò; posò il recipiente di vetro sul tavolo, in maniera tale da poter alzare l'indice della mano destra ( riferendosi, in questo modo, all'affermazione numero uno della sua lista ). « — mi auguro che il prossimo anno Mikayla sia libera ad Halloween; anzi, mi premurerò di soffiarle il turno, così dovrà per forza tornare a casa. Secondo punto — » E qui mostrò al suo interlocutore anche il dito medio. « — voglio sperare che disprezzi l'idea di indossare gli stessi costumi di quest'anno. Punto terzo — » E per l'ultima argomentazione alzò l'anulare. « — tocca a Maggie, Chris e Nathe. Io ho già dato! Anche perché — » La mano scivolò dapprima sull'addome e successivamente sul fianco, tentando di allargare leggermente il busto della tutina che indossava. « — è dannatamente fastidiosa. L'ho già detto? »
Hunter;
L'ascoltò attentamente, senza proferire parola fino all'ultimo, piuttosto fu il suo sguardo, il mutare delle espressioni dipinte sul suo viso a parlare per lui. Voltò piano il capo, le labbra lievemente socchiuse prima di alzarsi dal ripiano su cui era seduto facendo particolare pressione sui talloni e sui palmi delle mani per darsi slancio.« No, ma hai reso particolarmente l'idea. » Disse una volta trovatosi dinnanzi la ragazza, l'Auror arricciò lievemente le labbra ed inarcò le sopracciglia, sfoggiando per qualche istante la tipica espressione di quando era intento a riflettere, prima di sostituire quella con un, seppur leggero, sorriso sulle labbra. Fu allora, che posò le mani sulle sue ginocchia, lo sguardo puntato in quello di Faith, « Però, insomma — Diciamo che, ipoteticamente, potrei aiutarti ad abbassare la zip del vestito e porre rimedio. »
Faith;
« Ti prego! » Fu una supplica quella che lasciò le labbra della giovane Emma Frost, oramai esausta di indossare quella fastidiosa seconda pelle in acetato bianco ( seriamente, chi le aveva progettate quelle trappole?! ). Era troppo impegnata a lamentarsi di quella sua situazione, a sfoggiare un'espressione sofferente ed esasperata per cogliere qualsivoglia secondo fine dell'amico. « Questi fumetti sono davvero irreali; e non parlo solamente dei superpoteri e delle altre cazzate, no! Parlo anche di come si vestono. Nessuna donna sarebbe veramente felice di indossare questo tutto il giorno, tutti i giorni, te lo dico io. » Tutto ciò che fece poi fu indicare a Hunter la zip, la quale percorreva tutta la lunghezza della sua schiena ( rendendole, in questo modo, impossibile abbassarla da sola ).
Hunter;
Nonostante tutto, nonostante la situazione (che /forse/ aveva inutilmente cercato di creare), quella che sfuggì dalle sua labbra fu una risata carica d'allegria a causa del discorso di Faith. « E nessun uomo sano di mente con quaranta gradi all'ombra continuerebbe a girare per le strade di Gotham City con indosso un mantello nero ed una maschera, forse è per questo che esistono i fumetti, i cartoni ed Halloween », l'Auror, il cui sorriso divertito continuava a persistere sulle labbra, strinse impercettibilmente le mani sulle ginocchia della ragazza prima di portare nuovamente la schiena in posizione eretta e spostarsi appena per raggiungere la zip del vestito, scostandole dapprima i capelli biondi dalla schiena con una mano.
Faith;
A quel delicato gesto, inaspettatamente, dei brividi le percorsero la schiena; era una sensazione diversa, nuova, che le smuoveva lo stomaco e le riscaldava il petto. E quella confusione mista allo stupore la si poté leggere nitidamente nel suo sguardo per pochi istanti, poiché fu una sensazione talmente poco usuale che le impedì di trattenere qualsivoglia reazione. Non aveva nulla a che fare con il sesso, con il desiderio intimo; era qualcosa di più profondo — possibile? « Uhm, sì. Probabilmente hai ragione. » Involontariamente, pronunciò quelle parole in un sussurro; era ora impegnata a tentare di studiare quella insolita impressione, quel volto che ( forse a causa sua ) si stava facendo sempre più vicino.
Hunter;
Quella che sembrava essere un'azione tanto semplice si rivelò improvvisamente più complicata del previsto, Hunter, che aveva iniziato a far lentamente scendere la zip, si ritrovò improvvisamente con il gancio stretto tra le dita ed il viso di Faith farsi pericolosamente più vicino ad ogni secondo che passava. Una sensazione, che da pochi istanti aveva iniziato a logorargli il petto, iniziò a farsi sempre più grande, sensazione che non seppe identificare come positiva o meno. Sapeva solo che il le labbra di Faith erano lì, ad un palmo dal suo naso, poteva sentire il suo respiro caldo sul viso, /voleva/ sentire le labbra di lei sulle sue, perché solo Dio sapeva quanto aveva desiderato farlo in quegli ultimi giorni, secondi. Allora non ci pensò, mandò all'aria il gancio del vestito, i progetti per quella serata, tutti i limiti che si era imposto e lo fece, mettendo a tacere le voci che protestavano nel suo cervello: prese il viso di lei tra le mani e la baciò.
Faith;
Il primo e fondamentale punto riguardante la definizione del loro rapporto ( rifacentesi a un tacito accordo stipulato qualche settimana prima ) era il seguente: non lasciarsi mai trasportare da alcun genere di sentimentalismo; non avevano di certo intenzione di rovinare la loro amicizia!, tutto ciò che desideravano era continuare a divertirsi! Non ci sarebbero stati uscite romantiche, baci o dolci 'ti amo' sussurrati la mattina successiva; solo sesso. Ciò che stavano facendo il quel momento era infrangere quel patto e qualcosa, dentro Faith, lo sapeva più che bene. Perché quello non era il solito bacio; quel contatto era quasi elettrico tante erano le emozioni che portava con sé. Avrebbe dovuto tirarsi indietro per non scottarsi, lo sapeva, eppure non poté evitare di scivolare fra le sue braccia, in quella presa sicura e comprensiva. Ricambiò il bacio, mentre le dita andavano a posarsi sul collo di lui, accarezzandogli con dolcezza la pelle. Provò di nuovo quella sorta di vergogna, quella sensazione di star facendo qualcosa di terribilmente sbagliato; e allora perché non aveva mai sentito il suo petto più leggero che in quel momento? Le labbra si muovevano su quelle di Hunter con una lentezza e una dolcezza esasperante, le palpebre socchiuse.
Hunter;
Era e stava tutt'ora scivolando in un turbine e la cosa che più rendeva grave la situazione era la consapevolezza di ciò, Hunter era profondamente consapevole del fatto che da ormai giorni Faith non era più semplicemente la solita, vecchia Morgan, con la quale, qualche sera, si limitava a condividere un letto. Non era più solo quello; Ai suoi occhi tutto, da come gli capitava di guardarla, al loro rapporto, ogni più piccolo gesto o dettaglio, era cambiato. Inutile nascondere che quelle emozioni lo stavano spaventando, cosa sarebbe stato di loro due, se uno avesse iniziato a covare qualcosa di più profondo per l'altro, proprio come credeva gli stesse accadendo? Quel bacio fu un respiro a pieni polmoni e al contempo fu un colpo in pieno petto, ma non riusciva a staccarsi dalle labbra di Faith, non era in grado di porre fine a /quello/ e fare un passo indietro, proprio perché era stato lui ad esporsi, a dare inizio a quel contatto. Si erano spinti oltre facendosi la tacita promessa di non superare quel limite che permetteva loro di fare in modo che tutto continuasse ad andare come sempre era andato, ma Hunter, temeva, di aver fatto un passo di troppo che gli era costato giorni e giorni di continui ripensamenti. Eppure, aveva desiderato quel momento più di qualunque altra cosa, aveva desiderato sentire il tepore delle labbra di Faith e assaporarle in modo del tutto nuovo, posare le mani sul suo viso e tenerla vicina proprio come stava facendo, che mentre socchiudeva lentamente le labbra per l'ennesima volta, non fu difficile imporsi nuovamente di lasciar perdere cosa la sua dannata coscienza gli stesse mormorando, facendo sembrare quel bacio così sbagliato; Sentiva di averne bisogno, sentiva la necessità di stringere il viso di lei innanzi al suo e muovere con dolcezza le sue labbra su quelle di Faith, assaporarle, piano e senza alcuna fretta. Perché quel contatto lo faceva stare bene, tanto bene, che in fondo non poteva essere sbagliato.
Faith;
Le sembrava quasi che quel corpo non fosse suo, tanto estranee erano le emozioni che stava provando; da quanto tempo non si sentiva così?, quanti anni erano passati dall'ultima volta in cui un semplice bacio era riuscito a turbarla in quel modo? Percepiva una forte gioia arderle nel petto, talmente intensa e fuori controllo da essere comparabile solo a quella sensazione che nasce in seguito all'appagamento di un profondo desiderio ( e non era forse quello ciò che stava accadendo? ). Le dita avevano preso a percorrere la linea morbida del collo di lui; accarezzava la sua pelle con delicatezza, centimetro dopo centimetro, lasciando che a questo gesto si accompagnasse un nuovo genere percezione. Non era più solo sensualità, erotismo; era qualcosa, ahimè!, di più profondo e intimo. Che musica erano in grado di produrre due brandelli d'anima separati che finalmente si ritrovano? Quali armoniose melodie avrebbe riprodotto la loro ritrovata unione? Sospiri leggeri, bassi respiri; suoni di labbra che si incontrano e pelle che si sfiora. Solamente quando percepì i polmoni bruciarle per la mancanza d'ossigeno, Faith trovò la forza di allontanare il volto da quello di lui, di abbandonare quel rifugio sicuro che tanto l'aveva fatta stare bene. E fu allora, nell'incontrare quel familiare sguardo smeraldino, quelle lievi efelidi che ancora gli decoravano in parte le gote, che si rese conto dell'errore appena compiuto. Portò la punta delle dita sulle labbra, in uno sciocco gesto involontario; intendeva rimuovere il bacio appena scambiato o imprimerlo per sempre sulla bocca? Un tornado di emozioni e pensieri la colpì, spegnendo la fiammella che si era venuta a creare nella sua anima; gli occhi smisero di brillare, mentre il capo ( e con esso il suo sguardo ) si abbassava. « Forse dovrei — dovremmo — andare a letto. È — stata una lunga serata. Siamo entrambi stanchi, quindi — Pensavo di prendere io il letto di Kay! », aggiunse, tentando di abbozzare un sorriso, un tono amichevole ( e non turbato ).
Hunter;
Non importava quanto i suoi polmoni stessero bruciando, quanto la stanchezza della serata sommata alle sensazioni che lo stavano logorando divenisse sempre più palpabile e lo spingesse verso il basso. Avrebbe potuto interrompere quel bacio e correre ai danni giustificandosi con qualche stupida battuta ideata al momento, avrebbe potuto farlo, certo, se solo avesse voluto. Era giunto ad un punto in cui tirarsi indietro e fingere che i sentimenti che covava per lei (perché inutile nasconderlo, c'erano, esistevano) erano null'altro che una fantasia; Ma perché rifiutare la realtà e rifugiarsi dietro un muro di menzogne piuttosto che affrontarla di petto, come era solito fare e come avrebbe fatto in qualunque altra occasione? Hunter era un uomo di poche parole, non amava dilungarsi in discorsi insensati per poi giungere al punto della situazione, era una di quelle persone che quando si trovavano dinnanzi a qualsivoglia ostacolo lo superavano con fierezza, con i fatti, ma per i sentimenti, beh- Quello era tutto un altro discorso. Forse era colpa dell'educazione che gli era stata impartita, o forse no, ma se Faith realmente lo conosceva, sapeva di certo che quel bacio, il mettere con quel gesto in discussione qualunque sua certezza sul loro rapporto ormai solido da quasi venti anni, non era stato un passo facile. Le dita di Hunter scesero lentamente sul volto dell'Auror, le accarezzarono con estrema gentilezza gli zigomi, la mascella, prima di poggiarsi sul suo collo e fermarsi a contatto con la sua pelle bollente, mentre le labbra continuavano a muoversi, dolci ed imperterrite su quelle di lei. Non aveva tenuto il conto di quante volte si era ritrovato a sfiorarle la notte, tra una sospiro, una parola sussurrata e l'altra, ma in quell'istante, si sentì come se le avesse toccate per la prima volta. Riscoprì in quel bacio tante sensazioni oramai dimenticate, che col tempo aveva creduto essersi estinte per sempre, che andavano ben oltre il desiderare carnalmente Faith, quello ad essere sinceri, non c'entrava nulla. Non sapeva descriverle ma erano tanto forti da mettergli in subbuglio lo stomaco e confonderlo, ancora e ancora. Fu quando Faith si staccò gentilmente che gli parve di essere bruscamente tornato nuovamente ad una realtà palpabile dove ora doveva fare i conti con quello che sarebbe accaduto in seguito; Aprì piano le palpebre trovandosi nuovamente il volto di lei dinnanzi, così vicino ma che in quell'istante gli pareva fin troppo lontano, intoccabile nonostante ancora riuscisse a perdersi nelle sue iridi azzurre. Hunter le si allontanò poco dopo, facendo scivolare via le sue mani che finirono all'interno le tasche dei propri jeans in un gesto del tutto naturale. Non seppe cosa dire per svariati istanti e le fu eternamente grato quando fu lei a parlarle interrompendo quel silenzio imbarazzante che faceva da scudo a qualunque pensiero che Hunter tentasse di esternare. « Sì, va bene », borbottò lui in risposta mentre gli occhi continuavano a vagare lungo tutta la stanza purché incontrare lo sguardo di lei, immerso nei suoi pensieri e nell'indecisione di cosa dire o fare, come muoversi. « Io dormo sul divano. » Pronunciate queste parole, senza esitare, arretrò di qualche passo fino a ritrovarsi la schiena contro la parete per poi strofinare le mani sul volto segnato da una serie di indefinite e infinite emozioni. Perché rimanere lì, impietrito ed intento ad evitare il suo sguardo se poi non aveva la minima intenzione di parlarle? Non ne aveva idea, non aveva la più pallida idea di come agire, e per questo, qualche istante dopo, prese lui parola, senza nemmeno accennare al discorso che aveva in mente o chiarirsi su tutto quello che era e stava succedendo. « Comunque — adesso è meglio che vada, domani devo svegliarmi presto per andare al Dipartimento. Se tu o Ben avete bisogno di qualcosa o /succede/ qualcosa ed io sto dormendo, svegliami senza farti problemi » E pronunciate quelle parole, qualche istante dopo, si distaccò dalla parete e allontanò da Faith senza rivolgerle un accenno di saluto. Perché a quanto sembrava, quello in cui era bravo Hunter, era fare un passo in avanti e cinque a ritroso.












