Requiem
Ieri mattina mia madre mi ha comunicato in lacrime la morte di un nostro amico, che ha deciso di lanciarsi dal sesto piano dopo anni di depressione e problemi economici. Ho pianto anche io perché anche se non lo conoscevo così bene è sempre stato lampante quanto fosse in realtà attaccato alla vita, con la sua esuberanza e la sua voglia di fare, di scoprire e di andare in giro. Era una persona coinvolgente e veniva voglia di seguirlo ovunque anche solo ascoltandolo. Ormai lo so che sono esattamente questi i modi di fare di qualcuno che sta cercando di scappare dalla propria realtà quotidiana, a volte è proprio questo che ci fa tenere duro. Sapere che c’è sempre altro da fare, posti da vedere, cose in cui migliorare. “Non posso perdermi niente”. Finché non vieni licenziato e a casa ad aspettarti ci sono solo conti da pagare, senza dimenticare il tuo divorzio, che ti sta consumando fino all’osso e non puoi neanche uscire a prenderti un caffè perché quegli ottanta centesimi al giorno ti sembrano improvvisamente così tanti. Allora ti chiudi in casa, perché se non puoi più uscire in bici con i tuoi amici, che senso ha. Quando perdi l’obiettivo, quando non sai perché stai andando avanti, è quello il momento. Ti ritrovi a fissare i binari del treno mentre vai all’università o su un cornicione in pieno inverno ad aspettare. Ad aspettare che ti passi, perché a volte passa. A volte no.
Ho ovviamente ripensato a quello che è successo a me e mi sono sentita davvero fortunata ad avercela fatta. Ho chiesto tutto l’aiuto di cui avevo bisogno, è vero, e non mi vergogno. Ci ho messo quasi un anno a parlarne, non avevo il coraggio di ammettere quello che mi stava succedendo. A volte ci ho provato e mi è stato risposto “Smettila”. Fortunatamente quando l’ho fatto davvero ho scoperto che non tutti ti voltano le spalle. C’era mia madre a sostenermi, a modo suo, c’era la mia migliore amica ad ascoltarmi e a spronarmi e c’erano le persone giuste nel mio gruppo di amici che hanno imparato a trascinarmi fuori di casa ogni volta che pensavano ne avessi bisogno. E c’è stata la psicologa, per quasi un anno. Gli ultimi sei mesi sono stati i peggiori, per questo mi sono lentamente allontanata da questo posto e per questo ho smesso di disegnare.
Il progetto di andare a Firenze a studiare illustrazione alla Nemo Academy è sfumato quando ho iniziato una collaborazione come grafica per una start up. Mi sono detta “vediamo come và ”, ma siamo in Italia e quando è arrivato il momento di contrattualizzarmi mi hanno detto che non potevano permettersi di assumermi neanche per un part-time. Così, per mancanza di soldi, sono tornata a vendere polizze assicurative al callcenter e nel giro di due settimane ho avuto un nuovo crollo. Che cosa stavo facendo della mia vita? Non stavo di certo andando avanti, anzi, ero tornata anni luce indietro. E novembre, per il prossimo anno alla Nemo, era troppo lontano. So benissimo che non ce l’avrei fatta a tenere duro, così mi sono data un limite: maggio, alla scadenza del contratto.
“Voglio vivere su un’isola deserta”. Durante i miei momenti peggiori era questo il pensiero più luminoso che riuscivo a concepire. La cosa che più desideravo durante le mie crisi era essere completamente sola, senza legami e senza le aspettative altrui a gravarmi sulle spalle. Voglio bastare a me stessa ed essere contenta dei miei risultati. Così, alla fine, un’isola l’ho trovata, non è deserta ma è quello che desideravo: l’Inghilterra.
Ho sempre voluto andare via dalla mia città e dalla Puglia, da quando avevo quattordici anni la mia meta è sempre stata la mia bellissima Milano. Mi ero ripromessa che l’avrei raggiunta in due anni. Quando, però, mi sono ritrovata a fare i conti con me stessa e con quello che davvero voglio realizzare, non potevo lasciarmi trascinare dalla mia cotta adolescenziale per una città . Quindi che fare? Rimanere con le mani in mano e le labbra sempre piene di lamentele non è mai stato il mio forte, anzi, io sono quella che prende decisioni importanti e avventate e adoro quello che sono. Ho cercato di contare tutte quelle volte in cui mi sono detta “Voglio andare a vivere all’estero” e poi la scelta è stata facile: Londra. Un nuovo obiettivo, una nuova prospettiva, una nuova esperienza.
Una nuova sfida, un modo per dimostrare a me stessa che sono esattamente chi voglio essere. Perché per anni ho cercato di strapparmi dalla pelle tutte le parole che gli altri mi avevano cucito addosso e che ho sempre sentito estranee. Per anni mi sono persa di vista. Ricordo che quando la psicologa mi disse: “Francesca, tu esisti, ripetilo per favore” io scoppiai a ridere. Io esisto, pfff. Ovvio che esisto, che sciocchezza doverlo ripetere. E poi ho pianto per un’ora intera rendendomi conto che per me non era così scontato e che non ero più consapevole di chi fossi io, di chi fossi per gli altri e chi fosse la ragazza che io credevo gli altri vedessero. “Devi vederti”. Per questo ho voluto ripartire da zero, perché qui ci sono solo io e qui non cerco la me stessa riflessa negli occhi degli altri. Non potrei cercarmi negli altri neanche se volessi, perché Londra è troppo grande e nessuno sta a guardarmi, a parte me.
E adesso veniamo a te, lettore, probabilmente tu e pochi altri sarete arrivati a leggere fin qui e con te voglio arrivare al succo della questione: soffiablablà chiude i battenti. Non lo cancellerò, l’account rimarrà attivo, ma non posterò più. Ho iniziato un percorso diverso di cui non voglio parlare qui. Al momento non ho neanche il tempo di scorrere la dash, figuriamoci postare. Sono stanca e contenta tutti i giorni. Ho trovato un lavoro temporaneo come cameriera che mi riempie le giornate, una paga più che accettabile con cui mi pago l’affitto, ho una città da esplorare da cima a fondo. Cerco di mettere soldi da parte per i miei progetti, e poi chissà . Non so se tornerò con un altro blog o magari con un webcomics su Londra, in questo senso non ho ancora piani perché, scusate, ho altro da fare. Però voglio ringraziarti, lettore, per avermi fatto compagnia.
Chi vuole può trovarmi su Instagram e su Facebook. Adios!












