“E non era una stupida, sapeva quel che voleva. Solamente voleva delle cose impossibili.”
— “La luna e i falò” di Cesare Pavese
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“E non era una stupida, sapeva quel che voleva. Solamente voleva delle cose impossibili.”
— “La luna e i falò” di Cesare Pavese
E non importa con quale scusa,
Anche con quella più banale,
Tu cercami.
@laragazzasemplice
È paranoica, insicura, timida, troppo complessa, instabile, incomprensibile, non si sa accontentare di niente, lunatica, capricciosa, vendicativa e incazzata perennemente con il mondo e le persone stupide, superficiali, banali, ignoranti e chiuse mentalmente la irritano. Diventa acida quando fai qualcosa di sbagliato e quando è così non ti dà spiegazioni e si mette maschere improponibili quando non ti sente vicino davvero, però è una che ti sa stare accanto per tutto, è una che le proprie paure non le affronta ma affronta quelle degli altri, è una che ti abbraccia quando meno te lo aspetti e fa cose inaspettate, una orgogliosa di merda che poi ti scrive quando ci perdi le speranze cose bellissime, una che sa come farti piangere, commuovere, farti sentire apprezzata, una che sa farti sentire capita e speciale, una che ti dà ragioni per lottare e sorridere, una che c’è sempre. A volte però decide di non esserci più perché ha terrore, chiude qualunque cosa bella che la fa stare male e si aspetta troppo. Si aspetta che quell’altro le dimostri un sacco di cose, si aspetta di essere rassicurata, di essere rincorsa. Lei dice che perde un sacco di rapporti ma non è vero, perché poi quando è tardi tornano tutti, tornano tutti con cose che avrebbero dovuto fare prima ma lei non c’è più. Non c’è più per troppe persone e non sai mai come muoverti con lei, perché appena fai qualcosa di sbagliato si piazza in testa che bisogna scappare e scappa. È contraddittoria per troppe cose e vuole fare sempre tutto da sola, vuole mostrarsi sempre la più forte ma se ti mostra anche una lacrima vuol dire che con te non ha bisogno di fingere. Non succede quasi mai, e quando si mostra a qualcuno che le fa del male lei comincia a trovare un modo per non fare più lo stesso errore. È una persona con troppo dentro e continuerei a scrivere di come si comporta, di come si chiude, di come si protegge, di come si nasconde, di come evade e di come “vive”, continuerei a ripetere che trascurarla o farla sentire così le fa solo costruire muri, che darla per scontata o deluderla le fa solo scattare nel cervello una via di fuga e quando se la dà a gambe è difficile farla tornare
E magari all'inizio lei non era convinta di uscire con lui, magari pensava ad un altro.
Magari lui era uno di quelli che non si fermava mai davanti a nessun viso, magari non ci credeva.
O magari si sono amati dal primo sguardo.
E magari lei ha sempre dormito cosi, in quell'angolo dove si incastra solo la sua testa.
Web
“Ho solo nicotina, brutti sogni, ansia la mattina.”
—Mostro; Nicotina
“Spesso mi sono sentito dire: “Come sei timido”. Mi arrabbiavo e ci rimanevo male, perché lo vedevo come un insulto il fatto che altri sottolineassero il mio essere così insicuro. Molte volte mi sono sentito dire: devi intervenire di più, devi parlare, devi sorridere. E mi convincevo che loro che riuscivano a parlare con più facilità con le persone perché avevano qualcosa in più di me, e mi sbagliavo. Non tutti sanno che la timidezza è anche forma di protezione verso noi stessi. Perché a pensarci in quegli anni uscivo con le persone che mi ero scelto e non parlavo con chi non mi interessava parlare. Molte volte mi sono sentito dire: “Devi sbloccarti, dai vai da lei, perché non conosci qualcuna e non provi a fidanzarti?”. A mie spese poi nel tempo ho imparato che chi “prova” a fidanzarsi di solito fallisce e quando ci ho provato io ho percepito una sensazione strana: quando mi toccavano sentivo il bisogno di qualcuno e allo stesso tempo non stavo bene con nessuna. Per me era faticoso dover sorridere in tutti i posti in cui non volevo essere, dover essere gentile quando invece pensavo a tutt'altro e dover affrontare chi voleva sapere sul serio come stavo quando per me non era ancora il momento di parlare di quello che portavo nel cuore, era faticoso dover nascondere il fatto che per me non era mai il momento di parlarne con qualcuno. Spesso fingevo di stare bene quando invece volevo urlare il mio dolore. Fingevo indifferenza mentre i miei occhi invocavano abbracci. Fingevo di sorridere, di non sapere che le reazioni finiscono sempre come quando nei sogni si vuole urlare, ma non esce la voce. Sono sempre stato quel tipo di persona che quando vede una porta chiusa non sente sempre il bisogno di bussarci. Per fortuna o per caso ho però appreso dai miei coetanei che si concedevano a tutti, che nella vita bisogna staccarsi prima del tempo da quelle persone che chiedono scusa e non lo fanno per scusarsi ma per smettere di discutere, da quelle persone che ci dicono che possiamo fidarci e poi usano contro di noi le nostre debolezze, da quelle persone che perdoniamo fin troppe volte. Dobbiamo allontanarci da chi ci chiede di non cambiare mai e poi quando si discute si lamenta che non siamo cresciuti, da chi ci fa innamorare e non ha intenzione di amarci. Per fortuna o per caso ho appreso prima dei miei amici che stare da soli non è poi così male, che quando inizi a fregartene la vita va per il verso giusto, che avere tante persone vicino serve poco, perché c'è un abisso tra il stare con qualcuno per non sentirsi soli e stare con qualcuno che ci fa sentire meno soli. Ho iniziato a scrivere da bambino, perché nessuno mi ascoltava.”
— Antonio Dikele Distefano (via maledettadaunangelo)
Mi piace pensare che,
anche se non parlo mai e non dico mai niente,
un po’ quello che provo per te l’hai capito lo stesso.
Mi piace pensare che le cose che scrivo le leggi di notte,
quando fuori fa freddo e il buio si mangia ogni luce.
Sotto il piumone, dentro al tepore,
con l’alone bluastro del cellulare che ti illumina gli occhi,
mi piace pensare che leggi di me e un po’ mi capisci,
e un po’ lo capisci tutto quello che vorrei dirti,
ma che alla fine non ti dico mai.
Silvia Ciompi
Ignoring people like “r” in Marlboro.
Vedi, a me non interessa sentirmi intelligente ascoltando dei cretini che parlano.
Preferisco sentirmi cretino ascoltando una persona eccelsa che parla.
#Franco Battiato
Penso che le persone migliori, quelle per cui ne vale sempre la pena, siano quelle che purtroppo si perdono dietro ad amori impossibili, che impazziscono per qualcuno che non le amerà mai che ad essere felici ci hanno provato una volta o due e poi hanno smesso, perche tanto la felicità non è roba per loro. Le persone migliori sono quelle che vanno convinte, sono quelle che al primo “ti amo” non credono mai, sono quelle che lo sanno che innamorarsi non è da tutti e per un'ora d'amore sacrificherebbero anni di vita. Le persone migliori non si lasciano impressionare dai complimenti, dal sesso, dai grandi gesti. Le persone migliori si innamorano per motivi assurdi, che a raccontarli gli viene da sorridere. Penso che le persone migliori soffrano tanto per essere quello che sono.
“Io sono così.
Io scrivo e studio per dimenticare me stesso, per distormi dalla disperazione.”
Luigi Pirandello.
È sempre stata inspiegabilmente incomprensibile, quella là. Un minuto prima ti amava e quello dopo ti odiava, ed erano mille i motivi per cui si stancava: per uno sguardo mancato, per una promessa infranta, per un commento di troppo.
Era, nonostante tutto, piena di bontà. Ti dava allo stesso modo, mille occasioni in più. Era però difficile riconquistarla, perché ti perdonava ma non dimenticava. Non era facile quella là, da un giorno all'altro diventavi uno sconsciuto e non sapevi nemmeno il perché. Era dannata, fuori dai coppi, la migliore delle amiche, il peggiore degli amori.
@mineraletossico
Siamo la generazione ribelle: quella dei capelli blu, rossi o verdi; dei ragazzi con i dilatatori e delle ore passate nelle stazioni. Siamo la generazione delle amicizie a distanza. Siamo la generazione delle sfide senza senso e chissà se è meglio un Samsung o un Iphone. Siamo la generazione delle Dr.Martens e delle ore passate su Twitter, quella dei messaggi chilometrici su WhatsApp e del bastone per i selfie. Siamo la generazione dei ragazzi con i pantaloni a vita alta e dei libri dimenticati a casa. Siamo la generazione della sfida tra chi ha più amici su Facebook e lettori su Tumblr. Siamo la generazione di chi ascolta pop, il rap, ma soprattutto, il rock n’roll, ma che non riuscirebbe ad andare a letto senza prima ascoltare la propria canzone d’amore preferita. Siamo la generazione del motorino a quattordici anni e del primo bacio a dodici. Siamo la generazione di chi vuole andare a Londra, chi a New York e chi a Los Angeles. Siamo la generazione delle foto e dei video condivisi su tutti i social. Siamo la generazione di Fast and Furious e i Simpson. Siamo la generazione dei finti depressi, delle magliette dei Nirvana e degli album dei nostri artisti preferiti. Siamo la generazione che ha ballato Gangam Style e Happy, quella che ha amato Harry Potter, che ha inventato la parola ”selfie” e che odia se stessi. Siamo la generazione ribelle, quella che non cambierà mai. Siamo quella generazione “strana” o forse meravigliosamente stupenda.
“Ti ho conosciuto al liceo. Che poi, le belle storie iniziano sempre così: si conoscono tutti al liceo. Io avevo l’età giusta per sbagliare, tu avevi l’età giusta per imparare a superare gli errori. Io amavo letteratura italiana, tu matematica. Io cercavo di spiegarti le poesie di Guinizzelli e di Leopardi, tu cercavi di insegnarmi le equazioni quantistiche. Era divertente, perché nessuno dei due ci capiva niente. Tu finivi per associare il valore di x ad una qualche rima, mentre io mi ritrovavo ad elevare al quadrato il titolo delle poesie. Ricordo quando scrissi involontariamente un piccolo 3 accanto alla poesia ”Fratelli” di Ungaretti, che quasi sembrava fosse stata elevata al cubo e tu, sorridendo, dicesti: ”Ma così diventa una famiglia intera.” Spesso non sapevo spiegarmi perché ci amassimo, con tutte le nostre differenze, tutte i nostri dettagli opponibili, tutte le nostre incongruenze. Con gli anni, ho imparato che l’amore, semplicemente, leviga queste incongruenze, fino a fare combaciare le due parti. E noi ci baciavamo, e combaciavamo. Se mi chiedessero come mi sono innamorata di te, penso che la mia spiegazione li farebbe divertire. Le mie amiche mi raccontano sempre di come siano rimaste incantate dalle mani, dallo sguardo, dalle labbra, dal carattere del loro primo amore. Io mi innamorai del tuo nome. Giacomo. Tu eri il mio Leopardi, e le tue poesie più belle le scrivevi con gli occhi.”
—
“Il punto è che non te ne fregherà un cazzo dell'interrogazione di domani su cinque capitoli,non ti importerà se rischierai di perdere il bus o il treno,se dimenticherai i libri a casa e se tua madre ti griderà contro perché hai fatto qualcosa che non andava. Non ti fregherà assolutamente niente se domani rischierai di prendere un brutto voto,se le persone non ti guarderanno,se pioverà e non avrai l'ombrello,se nel caffè ti sarai dimenticato di mettere lo zucchero,se al posto di usare la biro blu userai quella nera,se ti dimenticherai i soldi a casa e non potrai comprarti le caramelle,se il cappellino sarà un po’ storto,se avrai freddo. Non ti importerà delle foglie che cadono,del buio che ti circonda quando ti svegli,non ti importerà del prof che spiegherà,delle persone che si metteranno in mezzo allo scalone e non ti faranno passare. Non ti importerà se sarai sola sul treno,se i capelli saranno spettinati,se il trucco non sarà perfetto. Non ti importerà di niente. Perché quando perdi una persona importante,quando perdi l'amore non ti importa del resto.”
- odioprofondo
FIRST LOVE - Parole non dette Credo non ci sia cosa più bella! “Avevo 13 anni forse e lui era bellissimo”
“Ti riconosco dai capelli, crespi come cipressi, da come cammini, come ti vesti, dagli occhi spalancati come i libri di fumetti che leggi, da come pensi che hai più difetti che pregi, dall’invisibile che indossi tutte le mattine, dagli incisivi con cui mordi tutte le matite, le spalle curve per il peso delle aspettative come le portassi nelle buste della spesa all’Iper, e dalla timidezza che non ti nasconde perché ha il velo corto, da come diventi rosso e ti ripari dall’imbarazzo che sta piovendo addosso con un sorriso che allarghi come un ombrello rotto. Potessi abbattere lo schermo degli anni ti donerei l’inconsistenza dello scherno degli altri, so che siamo tanto presenti quanto distanti, so bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi. No, non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave.”
—
Una Chiave Caparezza
Piango, rido e ti ringrazio perché questa volta hai fatto uscire un capolavoro.