molto vicino, molto lontano
hello vonnie
Keni

★

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Discoholic 🪩

Janaina Medeiros

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Claire Keane
will byers stan first human second

if i look back, i am lost
we're not kids anymore.
ojovivo
sheepfilms
DEAR READER
Misplaced Lens Cap
i don't do bad sauce passes
styofa doing anything
Cosmic Funnies

Andulka

shark vs the universe

seen from Malaysia

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@soltantonoemi
molto vicino, molto lontano
Forse si deve avere cura delle storie che non ci appartengono.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
La sua vita erano le altre persone, quello che lui poteva capire di loro, o fargli capire.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
Quello che a me interessa è un punto, in cui forse si intersecano il saper essere e il saper scrivere. Chiunque scrive se l’immagina in un certo modo. Con lui invece in quel punto c’è stata un’esclusione, una rinuncia, un silenzio. Io vorrei capire perché.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
Il navigante segue il faro calcolando continuamente la distanza; è un buon modo, credo, quello di avvicinarsi alle cose misurando sempre quanto se ne è lontani.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
E di nuovo avrò cercato il dovere della carta, reinventando gli angoli di rappresentazione.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
Forse si può decidere di scrivere soltanto note in fondo, ma il rischio è sempre sulla pagina. Alcuni di noi erano dei suoi personaggi, e lui ci ha cambiati, sebbene qualcuno può pensare che nel proprio caso non fosse del tutto necessario. Magari anche lui sarà cambiato, col tempo. Ci ha lasciati come una cosa vecchia e insopportabile. Credo che sia il disagio di chi si rinnova continuamente, per strappi; il passato gli appare come una pelle secca, vuota di sé, inammissibile.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
Con le donne si comportava da amico non da amante. L’amico si mette fuori della competizione e conserva senza mai sciuparle tutte le possibilità, anzi le deposita all’inizio come garanzia, e la sua seduzione è lenta e salda. Un amico come lui, poi! Le parlo di come si comportava con le donne perché è la cosa che più somiglia a come si comportava con lo scrivere. Tutto si svolgeva attorno e a fianco, anche se credo che per lui tutto fosse dolorosamente centrale. Forse lei preferirebbe che si fosse trattato di un singolare ipogeo nella parabola dello scrivere, o vorrebbe trovare immagini del cerchio, del centro, della circonferenza, o dei pieni e dei vuoti. Ma per lui tutto doveva servire a saper vivere: troppo essenzialmente, troppo autenticamente e troppo direttamente perché potesse anche scrivere.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
Alcuni di noi furono dei suoi personaggi. Lui se ne liberò lasciando questa città; però li perse, e fu una delle sue innumerevoli perdite. Lei sa che ci si libera dei personaggi solo attraverso il racconto, e forse neanche. Con noi aveva fatto una cosa diversa, e invecchiando potemmo riconoscerci: non descritti in una pagina, come sarebbe stato normale, ma messi in movimento da lui. Trovava sempre il punto da cui dare progressione alle situazioni, o alle persone. Forse per questo non è mai più tornato, o è tornato di nascosto, e comunque non l’abbiamo più visto. La gente che scriveva, qui, lo ascoltava parecchio, ma lui si interessava soprattutto a noi, perché alla fine si è sempre annoiato delle persone che scrivevano, come se da loro si aspettasse di più, su un altro piano. Forse era deluso che ad un poeta non corrispondesse un brav’uomo.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
freaky
Lei dice: «Sono malata di autocritica. È una malattia paralizzante».
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
«Forse prima, fino a un certo punto della sua vita, si aspettava qualcosa che poi non…» Lei mi interruppe, calma: «No, lui non aspettava. Prima viveva, era vivo dentro. Poi… Vede, questo capita a tutti, a un dato momento, solo che lui è invecchiato precocemente. Oggi molte cose a me sembrano inutili, mentre una volta era diverso. Anche cose piccole: una fodera nuova per la poltrona su cui lei è seduto ci vorrebbe. Merita ancora che io la compri?… Per lui tutto questo doveva essere accaduto molto prima, perché è invecchiato prima, e perché era molto intelligente. Lui ha capito di sé… che tutto è niente, ha capito che alla fine non avrebbe lasciato nemmeno una traccia. Niente. Scrivere non ha scritto niente. Oh sì, io ho quei tre libretti. Non servono a nulla. Se fossero stati pubblicati mentre era vivo, non si sarebbe più fatto vedere in giro, non sarebbe più uscito di casa. L’unica cosa che resta di lui sono gli amici che gli hanno voluto bene, e nei quali lui esiste ancora, come in me».
- Lo stadio a Wimbledon, Daniele Del Giudice
«Forse era solo cambiato, —ho detto. — O era successo qualcosa?» Lei non risponde subito; riflette, poi dice: «Può darsi che si sia accorto di essere fallito». E dopo una pausa breve: «Però era un fallito da sempre».
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
Potessi esprimere un desiderio, vorrei guardare l'inizio di un temporale disegnare cerchi direttamente sul mare.
Per un attimo ho pensato invece alla tolleranza del passato, all’ammettere che si è stati anche in un mondo diverso; alla cura della continuità: di sé, delle cose, dei rapporti — modificanti, modificati, ma in maniera impercettibile e progressiva.
- Lo stadio di Wimbledon, Daniele Del Giudice
Alla fine dico: «Allora quando era qui pensava a un suo romanzo?» Dopo parecchio: «…Eh, sì, pensava, pensava… Poi la sua opera è stata la sua vita…»
- Lo stadio dI Wimbledon, Daniele Del Giudice