bilanci
in un'azienda seria, che si rispetti, ogni tre mesi si tirano le somme dei trimestri fiscali, seguono poi i risultati della prima metà dell'anno, poi quelli di fine anno.
erano un po' di giorni che andavo riflettendo sul tema, con l'intenzione però di analizzare gli ultimi dieci anni; un'analisi di grande respiro.
mentre scrivo, il mondo va acclimatandosi con il nuovo papa Leone XIV, il vecchio ordine mondiale si sta sfaldando sotto i nostri occhi, la crisi climatica persiste, le destre crescono nei consensi.
non so più come scrivere: il muscolo della scrittura non è più così allenato come un tempo, ho smesso di "allenarmi" molti anni fa, quando la vita c.d. adulta ha preso il sopravvento. o forse, volevo essere ingenerosi, non sapevo scrivere neppure prima però la memoria e l'archivio qui, addolciscono non poco.
molti amici sono scomparsi: un po' per negligenza, un po' la vita, ma in sostanza se dovessi mettermi a confrontare contandoli, tra reali e virtuali dieci anni or sono, e adesso, più che la quantità, dovrei metter l'accento sulla qualità. infatti, alcuni degli amici di un tempo, sono ancora lì, altri persistono solo sul mio feed di instagram, talvolta grazie ai loro coniugi o affetti stabili. non aiuta neppure che nel frattempo io abbia definitivamente purgato il mio account facebook - dieci anni fa, era una miniera di gioie e di sconforto. senza contare che in questi due lustri mi sia spostato in tre paesi. lo so, c'è chi ha fatto di meglio e pare sia riuscito a mantenere integra la sua rete, ma io non conto quello tra i miei talenti. dunque la fibra amicale s'è sfibrata, vittima pure della trasformazione radicale che hanno avuto i nostri dissocial network.
sei degli ultimi dieci con mia moglie: e l'improbabile modo in cui te ed io ci siamo trovati, abbiamo affrontato la pandemia senza scoppiare, e abbiamo imparato a fare gli adulti, anche se per i nostri genitori restiamo sempre dei ragazzini. ho raggiunto un equilibrio stabile, e credo di aver compreso cosa sia l'amore, mica poco, grazie a te.
dieci anni lontani dall'italia: l'esigenza di ponderare gli ultimi dieci anni nasce da qui, nel duemilaquindici infatti mi apprestavo a lasciare il belpaese, per un lavoretto impiegatizio che pagava pochi spiccioli, ma era pur sempre un lavoro dignitoso, pagava l'affitto, mi rendeva indipendente dai miei. quello però che non ho fatto dopo, è stato pianificare i passi successivi. i mesi e gli anni che sono seguiti hanno visto sì migliorare le mie finanze, ma per il resto solo un fortunato guazzabuglio. qualche giorno fa mi sono ritrovato a leggere la mia tesi, ho avuto un po' i brividi: ero bravo, c'avevo chance, ma ho buttato tutto alle ortiche per inseguire il dio denaro. poi ho razionalizzato... pare sia sano fare così.
la fotografia resiste: ho proseguito, seppure a fasi alterne, ad esercitare il mio muscolo fotografico, oggi tengo fede a quella promessa che mi ero fatto: è bene che il soggetto sia sempre, se possibile, qualcuno, ancora meglio se quel qualcuno sia qualcuno a cui vuoi bene. ma non condivido come un tempo, non sento l'esigenza di mostrare e di ricevere approvazione.
mi commuovo più spesso: per motivi che non sto qui a riassumere, i miei occhi diventano lucidi più spesso d'un tempo, dietro una scorza di apparente indifferenza, si nasconde una certa sensibilità, e un grande senso di sconforto rispetto alle cose del mondo. e occasionalmente mi ritrovo a soppesare cose del passato, e a valutare cose del futuro. un esercizio francamente sfiancante, ma raro. i genitori invecchiano, e non solo loro.
la taglio qui, del resto è sabato. è di maggio e fuori c'è un sole glorioso. la primavera si mostra in tutta la sua affascinante bellezza. e in sostanza sono un ragazzo fortunato.
Jovanotti · Lorenzo 1992 · Song · 1992











