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Elementi di estetica musicale
Se ne possono dire delle belle.
Pensieri in libertà - la sistemazione sistematica non è necessariamente un sistema quindi non formalizzo ulteriormente.
Punto 1. La musica è un'arte
Non mi interessa la definizione di arte in questa sede - tanto è inutile rompermi la testa sopra un qualcosa che nessun vocabolario ha mai saputo davvero spiegare. E se non ci riesce un vocabolario figuriamoci io. Però la faccio lo stesso sennò questo capitolo non avrebbe senso.
Può esser utile dire che un qualsiasi oggetto, testo o produzione intellettuale in genere è da considerarsi arte nel momento in cui:
rispetta dei canoni formali
è univocamente riferibile al suo produttore (che di solito decide i canoni di cui al punto 1)
promana da un contesto esteticamente individuabile e circoscrivibile
Si può dare una definizione forte di artisticità di un prodotto considerando che esso debba soddisfare tutte e tre le condizioni di cui sopra.
Si può dare una definizione debole di artisticità di un prodotto considerando che esso debba soddisfare anche una soltanto delle condizioni di cui sopra.
La mia definizione, nel mese di settembre 2014 (avevo idee diverse in passato e potrei avere idee diverse in futuro), è semi-debole: il prodotto è artistico in senso debole se rispetta anche solo una sola condizione tra la 1 e la 3 mentre se rispetta unicamente la 2 non è arte e deve rispettare anche almeno un'altra delle due condizioni - dunque una definizione semi debole. In questo modo respingo ogni provocazione che sarà pure interessante (tipo la merda di Manzoni) ma non è veramente un'opera d'arte.
Punto 2. La musica è l'arte della manipolazione del tempo
La pittura manipola i colori.
La scultura manipola i materiali.
La poesia manipola le parole.
Ebbene la musica manipola il tempo. Non è che ci voglia un genio ma per i pochi che non avessero ancora capito non c'è musica se non c'è manipolazione del tempo. (ecco perché 4.33 di Cage non è musica ma, al massimo, una provocazione musicale - è anch'essa se vogliamo un'opera d'arte, ma non è un'opera d'arte musicale).
Punto 3. Armonia, melodia, ritmo organizzati in forma
Non si può derogare da almeno questi tre elementi. Tutto ciò che è musica, quindi possibilmente anche musica d'arte, deve comporsi di almeno uno di questi tre elementi. Questo punto non è banale come appare: la musica di una colonna sonora di un film non può essere una musica d'arte se si pretende che il suo senso stia nella sua fruizione con il filmato. In questo caso non sono armonia o melodia o ritmo a determinare l'opera d'arte che stiamo fruendo bensì il susseguirsi delle immagini del video ergo la musica che compare in quel video non è musica d'arte. Se la forma e il senso di quella musica dipende eccessivamente o esclusivamente da qualcosa che non è né armonia né melodia né ritmo allora quella musica non è musica, o quantomeno, hnon potrà esser considerata musica d'arte. Si pensi alla musica d'accompagnamento di un documentario (dico uno di quelli ben fatti, dove spesso la musica ha funzione di riempitivo, di eco didascalico mi verrebbe da dire) - se si fa estrazione di quello o quel brano musicale dalla sua collocazione nel documentario improvvisamente la musica perde di senso, perde riconoscibilità e per quanto apparentemente armonia, melodia, ritmo si possano udire tuttavia essi non si possono sentire.
Per quanto l'idea sia straordinaria, per quanto bella può essere questa musica, per quanto apprezzabile sia l'intento con cui è stata realizzata, per quanto perfino storicamente importante essa possa esser considerata io non reputo che Music for Airports sia musica d'arte. Il suo stesso concetto, il suo punto d'origine, il suo senso è quello d'essere musica d'ambiente (di un aeroporto) ergo perde totalmente di senso se estrapolata da contesto per il quale è stata concepita - quindi se viene ascoltata per conto suo, per così dire, o comunque fuori da un aeroporto, magari in un teatro. Sì, state ascoltando musica, ma non musica d'arte.
Allo stesso modo la maggior parte della musica legata alla cosiddetta opera lirica, o melodramma, per quanto mi riguarda, non può esser considerata musica d'arte. Anche se esistono notevoli eccezioni
Mi ha sempre meravigliato la straordinaria riconoscibilità della musica di Rossini. Chiunque, dal più fenomenale ed enciclopedico al più ignorante e musicalmente sgrammaticato, non appena parte una qualsiasi delle sue ouverture esclama, soddisfatto: "ma è Rossini!!". E raramente si viene smentiti (sarebbe interessante divagare sul fatto che si venga smentiti quasi esclusivamente in presenza di certi brani di Mozart). Ebbene le ouverture di Rossini sono talmente slegate dal contesto operistico per le quali nascono che di fatto sono intercambiabili. E' pur vero che chiunque riconosce Rossini ma, con la ovvia eccezione del Guglielmo Tell, solo gli esperti sono in grado di conoscere anche il titolo della Ouverture che si sta ascoltando. E' un caso interessantissimo. Si tratta forse del primo caso in cui il melodramma perde completamente di senso in favore della musica che lo compone. Non era così prima di lui (nemmeno il Mozart suo modello) mentre lo sarà (spesso) dopo di lui. In sostanza, nel momento in cui sia possibile verificare la completa decontestualizzazione della musica rispetto al melodramma di cui fa parte e coglierne ugualmente il suo proprio senso (che perlopiù nulla ha a che fare col melodramma stesso) allora questa musica è annoverabile tra la musica d'arte. E in Rossini ciò accade in modo mirabolante, straordinario, scoppiettante come in una delle sue ouverture. Non sono il più grande ammiratore di Rossini, a dir il vero, ma ne riconosco l'artisticità perché tanta e tale è la forza e personalità della sua composizione originale che praticamente chiunque riesce a riconoscerla. C'è una sorta di marchio di fabbrica, un trademark, nelle sue note che colpiscono tanto l'analista della partitura quanto l'ascoltatore più distratto che ogni volta che ci si pensa si rimane meravigliati. Dunque ci sono melodia armonia ritmo organizzati in forma MA questa forma, per quanto formalmente appartenga al melodramma X o a quello Y della sua produzione hanno in realtà un proprio intimo e per giunta riconoscibilissimo senso musicale proprio e si distaccano dal melodramma per andare a formare un'opera, per l'appunto, esclusivamente musicale, che può tranquillamente stare per conto suo, ergersi senza alcun sostegno e sostenere null'altro che se stessa.
... continua
Divorce rate in Maine correlates with per-capita consumption of margarine
Geniale.
Porre massima attenzione a quando si guardano le statistiche: non è necessario che da una correlazione possa inferirsi una relazione vera e propria.
Conto alla rovescia/2
Eccoci di nuovo allo spot della Vodafone ed ecco il link così chi non lo conosce se ne fa un'idea.
http://youtu.be/dhc-6DRSp9I
Nel post precedente ci stavamo chiedendo a che cosa portava questa così forte assimilazione del week end con la festa annuale per eccellenza, cioè il 31 dicembre, al punto tale da indurre, nella finzione micro-filmica dello spot, moltitudini e moltitudini nelle piazze a fare il conto alla rovescia nella sua spasmodica attesa ed esplodere festeggiando con grida di giubilo analoghe, per l'appunto, a quelle che si usa urlare allo scadere della mezzanotte del 31 dicembre di ogni anno.
Qualche ulteriore considerazione può aiutarci in questo nostro percorso.
I vocabolari, le enciclopedie, le leggi sul lavoro e qualunque altro testo che ne tratti, a partire dalla Genesi, pongono una differenza fondamentale tra giorno festivo e giorno lavorativo. La regolamentazione è ovvia ed ha a che fare col fatto che per 6 giorni si lavora e il settimo ci si riposa. Nella Genesi Dio crea tutte le cose per 6 giorni e il settimo si riposa.
Ora, mettiamo da parte ogni considerazione sul fatto che perfino il dio ebraico, onnipotente, onnisciente, onnitutto decida di riposarsi - ossia decida di prendere ristoro e recuperare energie dopo la fatica fatta a creare l'universo, fatica che è difficile concepire per un dio unico e onnipotente - come può affaticarsi? Non che la creazione dell'universo sia affar di poco conto ma certo è impensabile che un dio siffatto possa affaticarsi nel far qualcosa, per quanto d'immani proporzioni. Suppongo che frotte di teologi si siano scatenate su questo argomento e quindi me ne guardo bene dall'approfondirlo per quanto appetibile sia e proseguo.
Il settimo giorno ci si riposa. Non c'è bisogno di arzigogolare argomentazioni astruse né di scomodare eserciti di filosofi per comprendere che ogni assemblea sociale civilmente formata attraverso la condivisione di un insieme di regole, lungo l'arco della storia, abbia deciso di scandire lo scorrere del tempo attraverso una serie di ricorrenze che, otlre ad essere di pratica e comune utilità, servisszero da collante per il consesso, impedendone lo smembramento e consolidandone la solidità nel tempo.
La pratica e comune utilità dello scadenziario sociale, che va sotto il nome di calendario, è ovviamente legata ai tempi dell'agricoltura. A loro volta i tempi dell'agricoltura sono legati ai tempi astronomici: equinozi e solstizi dividono l'anno in stagioni e ogni stagione si porta il proprio carico di clima e di ortaggi da lavorare - che poi significa che è utile suddividere i periodi secondo il giro delle stelle perché pare all'occhio umano che permanga uguale a se stesso eternamente. Per quanto ben scadenziato, l'anno e le sue stagioni sono periodi socialmente brevi ma soggettivamente lunghi. E questo vale a maggior ragione se pensiamo che nelle società primitive la durata della vita media era di circa 30 anni (o almeno questo è ciò che ci dicono i paleontologi ma loro stessi sono un po' dubbiosi sui metodi di calcolo della vita media delle società pre-scrittura). Quindi introdurre nello scadenziario annuale ulteriori suddivisioni più brevi, il mese e la settimana, tornava estremamente utile in vista di una facile percezione dello scorrere del tempo non solo astronomico ma legato alle attività quotidiane dell'agricoltura: era calcolabile, in qualche modo, anche da chi non sapeva osservare il cielo. Se tre mesi di una stagione rischiano di far perdere il conto, il conteggio del mese e della settimana erano di facile conteggio da parte di tutti ed ecco perché sono presenti iun tutte le società della storia. Per chi è curioso: il mese è una sorta di combinato disposto tra il ciclo annuale delle dodici costellazioni (circa 30 giorni) e il completamento di un intero ciclo lunare (28 giorni); la settimana è ciascuna fase del ciclo lunare che dura esattamente 7 giorni.
Eccoci arrivati al dunque: la settimana è il ciclo minimo di rotazione rituale del tempo che ogni società ha adottato in conseguenza della stanziazione agricola.
Come ogni antropologo ben sa lo scadenzario sociale viene sancito non da un foglio appeso al muro bensì dalla ritualizzazione. I due solstizi sono generalmente festeggiati in tutte le culture. Tutte le religioni si fondano sostanzialmente sui cicli del sole e della luna e ad ogni loro cambiamento dedicano un tempio ed un rito corrispondente. Ogni cultura e ogni religione (teniamo conto che le parole cultura, religione, astronomia/astrlogia, filosofia e scienza vanno considerati sostanzialmente sinonimi almeno fino al medioevo con alcune eccezioni rappresentate dalla fioritura filosofica della Grecia post socratica e dalla ingegnerizzazione sociale dei romani) hanno, infine, anche una ritualità dedicata alla scadenza settimanale.
Ora, il senso dello scadenzario sociale, come detto, sta nella rappresentazione simbolica dello scorrere del tempo legato alle attività che consentono la sopravvivenza della comunità: l'agricoltura in primis. Ciò vale anche dopo il progredire della complessità sociale che si è verificato dalla rivoluzione industriale in avanti (abbiamo appena fatto un bel salto!) e ancora oggi dove la percentuale di uomini dedicati all'agricoltura è la più bassa della storia (tra l'1% e il 3% della forza lavoro totale nei paesi più industrializzati).
Tutto questa descrizione della nascita del calendario servie per arrivare a comprendere come non sia affatto banale che vi siano feste e ricorrenze, che queste feste e ricorrenze siano esattamente dove stanno nel calendario e che, infine, vi sia anche una sorta di gerarchia che ne sancisce l'importanza collettiva nel consesso sociale.
A questo punto, se cominciamo a trarre qualche considerazione dall'osservazione dello spot della Vodafone cominciamo anche a renderci conto che c'è qualcosa di volutamente straniante nell'effetto che viene proposto al telespettatore. Ma allo stesso tempo, come già ho detto nella prima parte, non possiamo immaginare che questo effetto straniante ingeneri un qualche mood negativo nello spettatore perché la Vodafone non se lo può certo permettere.
Ciò significa che l'effetto straniante di far passare l'arrivo del week end come se fosse l'arrivo del nuovo anno, tanto straniante, poi, forse non lo è. Da ciò si deduce che la realtà, ossia in questo caso, il comune sentire, si specchia nello spot, trascrive la propria immagine, se così si può dire, nello spot e di conseguenza, se nello spot questa moltitudine di gente si da da fare per fare il conto alla rovescia in attesa del week end è perché la gente fuori dallo spot, quella del mondo reale, per intenderci, considera il week end in modo molto importante. Tutto ciò potrebbe sembrare nulla più che una battuta:
Ma a ben guardare rappresenta qualcosa di un po' più profondo, almeno secondo me.
-------continua
Business Intelligence
Ahahahahahahahah
Ohohohohohohohoho
Quanto rido!
Ridere! Ridete! Ridiamo!
Ahahahhahahaha
Richieste
Richiedo cortesemente alla S.V.
il saldo del debito arretrato.
Voglia inoltre la S.V.
pagare il debito arretrato.
Si prega infine la S.V.
di estinguere i debiti in arretrato.
Si allegano ricevute dei bolli.
Come poeta non valgo un cazzo
ma non mi pare una buona ragione per non esser pagato
il taccuino
Sto copiando parole da un taccuino sul computer
formato A4, il taccuino, non il computer,
cioè un taccuino grande - direi più un taccuone che è
una particella ignota ai più, di quelle piccole piccole,
di vita molto breve,
di massa quasi nulla,
e che risalta solo in un calcolo spannometrico
fatto da tanti computer, quelli sì molto grandi,
sul lago Lemano, una volta al mese, di venerdì pomeriggio.
Lascia la scrittura senza soggetto
come una traccia rinvenuta nel vapore
- il lago come una finestra -
il taccuone solleva un micro spruzzo
e se ne va, un po' più in là,
giusto qualche anno (di) luce
Dove serve
Oh lasciamo stare!
Questa mattina è stata inutile
sparse le ore in un campo dissodato
non frutteranno
altro che innegato sciabordio di sterili fronde
come quelle dei salici, dalla terra
però,
nascenti.
Quelle, suonate, son state un rimestio mormorato
di inutili rosicazioni, compiangimenti sgrammaticati
di un animo tutto sommato, cioè sommando tutto algebricamente,
inutile.
Dove serve, non lo vedi? No(n) lo vedo.
non sequitur
Conto alla rovescia/1
In questi giorni in TV passa uno spot della Vodafone che mi da molto da pensare.
La scena è molto semplice: un gruppo di persone festanti si trovano in una piazza gridando un countdown dando la netta impressione che sia il 31 dicembre durante il veglione per il nuovo anno. L'abile regia e il montaggio contribuiscono a questa impressione perché l'effetto sorpresa sia il più efficace possibile. La sorpresa finale è che si scopre che anziché essere a cavallo fra un anno e l'altro si è all'inizio del week end e che la folla era in fremente attesa del suo inizio tanto che erompe in giubili e osanna degni più d'un cambio di secolo che di anno, figuriamoci il passaggio verso il week end.
In ogni caso questo spot mi da spunto per fare qualche considerazione interessante.
il countdown per il week end
il week end inizia a mezzanotte di quale giorno?
ma perché dev'esser così festosa quest'attesa?
la tariffa pubblicizzata è una comunicazione senza limiti durante il week end
Cominciamo con la questione che più macroscopicamente s'impone alla nostra attenzione e che rappresenta il fulcro comunicativo dello spot: il countdown per l'inizio del week end.
E' singolare che nell'asse comunicazionale scelto da Vodafone per questo spot si voglia indurre lo spettatore a dare una tale importanza al week end da addirittura festeggiarne l'arrivo come ad una festa di giubilo, di quelle che tipicamente si fanno nelle piazze durante la sera e la notte del 31 dicembre di ogni anno. C'è uno spostamento, uno shifting come direbbero gli anglofoni, un passaggio di categoria, un sorpasso nella classifica d'importanza delle feste da parte del week end nei confronti di tutte le altre. Nello spot vediamo gente che s'arrampica sui pali della luce, che freme al centro della piazza, che osserva con spasmodica e impaziente attenzione il quadrante dell'orologio che s'avvicina alla mezzanotte. Perché? Cosa c'è di così importante nel week end che fa contorcere nell'attesa migliaia di persone in quella piazza e le fa esplodere di gioia all'arrivo della mezzanotte?
Il senso proprio dell'evento narrato nello spot è l'attesa e il festeggiamento del week end perché durante il week end c'è la tariffa speciale pubblicizzata con lo spot stesso. Dunque la gente in piazza sta aspettando il week end per poter usufruire di quella che lo spot vorrebbe propagandare come una certamente straordinaria tariffa di cui ora non m'importa discutere la natura (per quanto ciò sia di certo interesse e ne discuterò più avanti). M'interessa invece rimarcare come il flusso informativo dello spot sia volutamente ambiguo nel definire l'oggetto della spasmodica attesa. E' infatti tipico soprattutto della pubblicità televisiva il dipanarsi narrativo, per quanto breve, di un film in miniatura che aiuta a creare un percorso psicologicamente significativo nello spettatore. E in questo caso è facile individuare il passaggio semantico che si cerca d'indurre attraverso lo spot:
attesa del 31 dicembre > attesa del week end > attesa della tariffa speciale
queste attese sfociano poi in un analogo passaggio semantico:
festa per il nuovo anno > festa per il week end > festa per la tariffa speciale
Il meccanismo è tipico, come dicevo poc'anzi ma qui più dell'ultimo passaggio, che è il cuore semantico dello spot, m'interessa il passaggio semantico che viene effettuato tra l'attesa del 31 dicembre (e conseguente festeggiamento del nuovo anno) e l'attesa del week end (e conseguenti festeggiamenti).
Vodafone è una delle principali compagnie di telecomunicazioni al mondo e certamente non intende, nei suoi messaggi pubblicitari indurre il potenziale consumatore e il percettore del brand in indebite confusioni che possano mettere in discussione la gerarchia delle occasioni festanti che si presentano ciclicamente nella sua vita, tipicamente natale-capodanno-compleanno con l'aggiunta cultural-coloniale degli ultimi 20 di San Valentino e Halloween. Al contempo la pubblicità, in generale nel suo essere uno degli estremi lembi contemporanei dell'arte retorica che è nata insieme al linguaggio dell'uomo pre-storico e storico, creatore di una scrittura che finalmente stermini alla base l'imbroglio e l'inganno mercantile (le tavolette contabili dei primi Sumeri) e celebri come si deve la grandezza divina del governante di turno (l'immaginifica grafia del geroglifico), e, in particolare, nel suo essere continua ricerca del messaggio performativo ideale, sfrutta meccanismi di specchiamento e rispecchiamento sociali che ingenerino, a seconda dei casi e degli scopi, identificazione positiva e disidentificazione negativa. LA pubblicità accoglie, specchiando, la realtà e l'attualità sociale, la rielabora secondo i propri scopi e infine la rispecchia attuando i meccanismi identificativi che tanto abbondano negli spot televisivi, soprattutto e non solo ovviamente - basti pensare all apubblicità contenute nelle riviste patinate.
Dunque se questo spot va in onda su tutte le televisioni veicolando, attraverso l'utilizzo dell'espediente narrativo-cinematografico della suspance/sorpresa, il messaggio del week end assimilato al capodanno supponiamo che non sia affatto un caso e che vi siano meccanismi di specchiamento e rispecchiamento di contenuti sociali affatto banali.
La pubblicità, alveo naturale del fiume di slogan che accompagna la vita estemporanea della nostra contemporaneità vissuta da animali sociali, fa da specchio alle nostre vite e le rispecchia riflettendo immagini arricchite o edulcorate o abbellite o ingigantite o magnificate al punto tale da indurre un'identificazione positiva, rassicurante o esaltante a seconda dei casi ma pur sempre positiva, che porta nell'effetto finale del messaggio pubblicitario ad un invito a comprare il prodotto/servizio o a percepire sensazioni positive rispetto al brand del prodotto/servizio pubblicizzato (non dimentichiamo infatti che non sempre la pubblicità ha come scopo principale la vendita del prodotto/servizio: alle volte serve quasi solo esclusivamente per mantenere alta l'attenzione sul brand).
Esiste anche il meccanismo per contra , cioè un meccanismo che in qualche modo disidentifica uno specchiamento/rispecchiamento negativo e ansiogeno in cui il prodotto/servizio funge da risolutore con la conseguenza che il messaggio finale sarà sempre rassicurante o esaltante allo stesso modo del meccanismo specchiamento/rispecchiamento positivo. L'esempio più facile viene pensando alla pubblicità di un medicinale. Lo spot di un medicinale contro il mal di gola, ad esempio, difficilmente si discosterà dallo schema d'immagini che mostrino in sequenza: gola infiammata > disagio/dolore > infelicità/impossibilità a svolgere una qualche attività > assunzione del medicinale > sparizione del disagio/dolore > felicità/possibilità di tornare a svolgere l'attività prima impossibile.
A questo punto è chiaro il punto di questa prima riflessione sullo spot della Vodafone. Il week end, evidentemente, comincia ad assumere una tale importanza nella gerarchia sociale delle feste e dei festeggiamenti al punto tale da necessitare, in qualche modo, d'una gradazione di esultanza e giubilo al suo comparire che rivaleggia con quella del 31 dicembre. Il fatto inquietante, però, il fatto che fa riflettere (mi riprometto di scrivere qualcosa a proposito di questo verbo...) di questo spot e di questa identificazione e, in definitiva, di questa assimilazione festaiola di tra weekend e 31dicembre, è che mentre il capodanno avviene una volta all'anno, come il natale e come il compleanno, quindi una volta ogni 365 giorni, il weekend invece avviene 52 volte l'anno e compare per due giorni una volta ogni cinque giorni. Il capodanno, fino ad oggi, ha rappresentato un evento unico, pur nella sua ciclicità annuale, vissuto mediamente non più di un'ottantina di volte durante la vita di ognuno di noi e forse meno (infatti, per tante ragioni che forse qui non v'è lo spazio d'appforondire, si ridurrebbe a molto meno se non considerassimo l'infanzia e la tarda senilità nel computo dei capodanni festeggiati) mentre i weekend quanti saranno? tremilaecinquecento? Quattromila? Quanti che siano si tratta di un numero decisamente sproporzionato rispetto al numero di capodanni e delle ricorrenze annuali.
Di cosa lo specchio questo spot?
Cosa sta specchiando?
- - - - continua
non seguite le parole
credizioni artefatte/3
Non è più questione di studio, di informazione, di arricchimento.
Più informazioni hai a disposizione meno sai. OGGI BISOGNA SCEGLIERE ALTRE DIREZIONI
E no non sono l'ennesimo imbonitore - son molto peggio - son molto meno - sono invisibile perché non sono qui. Ricordatelo io non ci sono - come posso imbonirvi? Almeno questo concedetemelo! NON CI SONO - NON SONO QUI
C'è quel tizio che pensa.
Di solito un tizio che pensa cosa pensa? Pensa d'esser più furbo degli altri. Lui no, non si fa fregare come tutti gli altri poveri imbecilli. Lui è più furbo. E appena incontra un altro che lo fa sentire furbo allora si sente ancora più furbo.
Ecco cosa siamo altroché postmoderno. Siamo nel furbismo. Il furbismo è quella condizione in cui una credenza falsa di pochi si de-esoterizza per divenire credizione artefatta di molti con l'esito di far sentire questi ultimi molto più furbi degli altri e con il paradosso che quando non ci saranno altri di cui esser più furbi allora...
Torniamo a quel tizio che pensa.
E' disperato - ché questo è caro GUY - tizio è disperato, non ci sono dubbi su questo. De-spera, si toglie dalla speranza, se ne allontana. Ed è allora che diventa più furbo - sempre che non faccia seppuku, s'intende, m'intendi?.
Tizio incontra Caio, che lo prende da parte e gli mostra il cielo e gli fa cenno, col dito indice appena appoggiato sulle labbra, d'esser in procinto di rivelargli qualcosa che non si dovrebbe dire, cioè un segreto.
che diventa seCreto - un segreto secreto da Caio. E quel tizio, Tizio, non deve poi dirlo a nessuno
Ci stiamo arrivando.
Gli mostra il cielo, dicevo, anzi dice, mostra e dice - quale contraddizione LUDWIG! PERDONAMI! - "Oh Tizio, credimi, quelle strisce che tu vedi nel cielo non son nuvole né condensa d'aeroplano turboreattore ma velenose striature che t'intaseranno il corpo di morbi stupidificanti e finirai per essere l'automa consumatore di Guy - ma noi no - non siamo così stupidi da cascarci - siamo più furbi - io e te - cioè io e te e nessun altro, capisci? - Non dirlo a nessuno ma diffondi il messaggio - SSSSHHHH"
Non è pensiero debole Guy ma è debole pensiero
Che mondo di merdosi slogan quello in cui viviamo, non credi?
POSTATE GENTE POSTATE!
TIZIO si guarda allo specchio e capisce che è più furbo - che non ci casca.
"NO A ME NON LA SI FA"
dice disperata l'immagine in quello specchio.
E si fa l'occhiolino.
Non è una credenza o una madia, Guy, è una credizione artefatta, ricorda!
credizioni artefatte/2
La situazione è ingarbugliata.
Dovremmo guardarla allo specchio FORSE per vederla meglio.
Non siamo-siete-sono più tele-spettatori, consumatori voraci di merendine ed esibizionisti odorosi del profumo più fico dell'universo. No caro guy.
Siamo lo specchio inagitato, di doti specchiate che guardano sempre se lo specchio il muro se il muro lo specchio
Capisci?
Mi sforzo di veder qualcos'altro, al di là di questa cornice - so che c'è - ma ne son dentro io-noi-voi-essi.
TU - se ti muovi ti muovi tu o si muove l'immagine nello specchio?
E chi è che pensa?
Ad esempio, dico come esempio, supponiamo che qualcuno pensi, che lui pensi che tu pensi. Supponiamo di pensare, appunto.
Dei destini ultimi dell'occidente nulla me ne cale ma pur del tempo è passato dacché Zaratustra s'è immolato all'altare della ragione. Così oggi, e domani ancora più, scopriamo che l'uomo pensa.
Ma è nello specchio (OH ALICE! AMORE INDISTINGUIBILE DAL BELLO!!) che pensa dunque non pensa anzi il suo contrario ma il contrario dello specchio non è semplicemente il contrario è, come dire, suvvia aiutatemi a trovar le parole, voi che siete così intelligenti. Pensare al contrario è pensare IL
OIRARTNOC
è diverso non credi?
credizioni artefatte/1
Ciao Debord - non hai capito niente. Proprio tu che hai capito tutto m'hai sorpreso quando ho capito che non hai capito niente. In democrazia non siamo elettori siamo spettatori, anzi, tele-spettatori. Vediamo da lontano e ci tocchiamo in una danza con le immagini del senso, ché son loro-esse che contan davvero. Dici.
Non è così.
Dico
Non siamo nemmeno naufraghi del senso: dov'è il mare in cui anneghiamo? Dov'è la mancanza di terreno solido su cui poggiare i piedi, trovare l'equilibrio se non proprio ed esattamente sotto di noi? E' davvero il nulla che ci sovrasta? O non è forse il nulla che ci sostiene?
Già - perché la mancanza di senso se ne strafotte del nulla e si intrufola malignamente ovunque, in tutti i discorsi, in tutti gli scritti, perfino qui, mentre tento di buttarla fuori campo con una mazza da baseball virtuale.
Non come una credenza (o una madia, una dispensa, un armadietto una scaffalatura) che è artefatta ché qualcuno ad arte l'ha fatta.
Ma come una credizione, ch'è artefatta ché solo qualcuno (cioè tutti segretamente nel nostro io più profondo cioè quello che c'intima di creder d'esser più furbi degli altri), AD ARTE ci crede.
Lui solo.
La situazione è assai ingarbugliata.
A seguir la paura non s'arriva da nessuna parte
Rispecchiare Doti
Inondiamo le nostre giornate di foto e commenti alle foto e commenti ai commenti alle foto.
Siamo oggetto di messaggi laterali o di messaggi nascosti dentro altri messaggi o di messaggi che sembrano tali e non lo sono perché in realtà vogliono dire altro, cioè ciò che sospettiamo.
Perché subodoriamo,
intuiamo,
percepiamo,
avvertiamo,
sottecchiamo,
deduciamo e induciamo,
conformiamo,
dowloadiamo,
auscultiamo la realtà con lo zelo di un monaco missionario e forse no, non lo facciamo.
Crediamo d'esser furbi, più furbi degli altri - siamo sempre un passo avanti così pensiamo, capiamo, diciamo continuamente e ogni passo contrario al nostro è sbagliato, errato, incapace, inetto, inerme cucciolo che ancora deve imparare la durezza della vita che io però ho sconfitto perché sono bravo e intelligente e non sono come tutti gli altri lì fuori che non capiscono nulla - guarda che commenti stupidi, ma
è
mai
possibile
che nessuno si faccia gli affari propri?
Io mi faccio gli affari miei, qui su internet, intendo, ovvio, no?
Siamo tutti bravi, bravi, bravi bravi bravi bravi - non come gli altri che sono cattivi cattivi cattivi cattivi.
La realtà specchiamo, alle nostre, supposte,
doti