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@spiyca
Proprio come se fosse la norma riecheggia il silenzio della nostra distanza, s’infrange, sulle pareti della mia stanza prendendo la forma della tua mancanza.
In balia del vento verde, questo sentimento si disperde.
Fisso la nebbia, finché albeggia, qui ferma, con i piedi incastrati nella sabbia; nel mentre la mia anima galleggia leggera, oltre le sbarre di questa gabbia.
Rosa come la pioggia quest’ispirazione coraggiosa viaggia nella mia mente tempestosa; sfoggia, silenziosa la sua prosa selvaggia.
Saremo finalmente liberi soltanto quando la finiremo di misurare il tempo.
Tra le fronde degli alberi neri le stelle realizzano sentieri, che s’intrecciano ai miei pensieri; e con i loro poteri cristallizzano interi quartieri.
Oltre il confine di quel tuo sguardo bianco, lungo il bordo beffardo di quel tuo sorriso stanco, ho costruito le mie rovine.
Io, vittima smarrita, di un incantesimo poi, che ironia colpa di lui che con la sua malinconia m’ha rapita come una calamita, come una malattia. Io, vittima della sua magia, incastrata tra le sue dita, in balia della sua poesia, mi perdo nella sua grafia tra le righe di una lettera scritta a matita; e non esiste alcuna via d’uscita, non esiste alcuna terapia.
Runa dopo runa, le tue righe sono la mia catena e al contempo la mia fortuna; scorre l’oscurità lungo la mia schiena come un fiume che si scatena senza paura alcuna, come la luna che spicchio dopo spicchio, alla fine diventa piena.Â
Ovale argentato, specchio surreale, la luce si riduce, l’incantesimo è sussurrato. Questo è il mio rituale: strato dopo strato apriti, portale! Srotola le tue scale e mostrami l’altro lato, che voglio sapere dove conduce.