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very strange year
Per te
C’è un piccolo sentiero che porta sulla spiaggia i gigli di mare sono corolla ma è il profumo del cisto che prevale con l’erba-paglia ormai secca le pale del fico d’India asciugate dal sole il ginepro che dove si affaccia sempre prevale.
un cancello di ferro vorrebbe fare da guardia, ma son stata sempre più prepotente io che traccio sentieri che dal primo giorno d’estate poi mi porteranno a quel giorno in cui dirò.. E’ già tramontato. Si stanno accorciando le giornate.
Il tramonto è rosarancio e blu cobalto, la sabbia dorata diventa sempre più fresca, con il passare del tempo.
Tutto è silenzio. Un posto del mondo in cui ancora le ore scandiscono assenze e presenze. Si è fatto tardi. Sì va a mangiare.
Il mare carezza la riva, sul limitare dell’acqua polvere di conchiglie sposate con frammenti di spine, la Poseidonia che ossigena quegli aculei di minerale alla quale devo fare attenzione.
Ma non c’è agosto in cui non venga ferita, infine. Qualche volta, a sera, un catartico cammino, saltando tra una roccia e l’altra, ricordandomi bambina, con le fughe avventurose e gli imprevedibili rischi.
Raggiungo la piana di roccia rossa, le mie caviglie sono salate e umide, ho un brivido. In una pozza l’amo di un pescatore di fortuna, incastrato con piombo e filo. Le mie collezioni senza significato l’ombra col mio profilo.
Li, poco distante, ti ho sposato. Non so se pensavi sarebbe stato un giorno solo. O un capriccio. Non so in verità che pensavi. Così piccola ero, tu affamato e assetato. Testimoni le stelle. Celebrante il mare. Ancora non c’è niente e nessuno che inneschi in me amore, desiderio, risposta, fusione, dolore, come te.
🩹
…
Quanti
Nel grembo muto del vuoto pulviscolo d’infiniti granelli di realtà e pensieri appena nati.
Lo spazio non è strada, il tempo non è fiume. Trame intrecciate si incurvano al peso di un battito, e al respiro di una stella.
Tra pieghe invisibili ti cerco senza distanza e senza attesa. La fisica sfiora un segreto che la poesia capisce.
Tu cambi, io cambio, accordati sulla stessa frequenza. Ci sfioriamo senza mai separarci davvero.
lo spazio-tempo, un tessuto. Noi, strappi luminosi, deviazioni impreviste. La prova che, tra rigorose leggi qualcosa sfugge.
Che insiste. E resta.
Avrai bisogno di lasciarmi indietro.
Ti rivolgerai al mondo guardando avanti e ci sarà una fossa alle tue spalle che avrò scavato da sola per nascondermi e guardarti da lontano.
Assicurarmi Che la tua direzione ti porti al sicuro.
Ti riempirò di nascosto le tasche di perle perché per caso tu possa sentire con te almeno qualcosa di liscio e prezioso e raro, dimenticare le mie taglienti spine, i movimenti scomposti, il perseverare nel buio, l’indecifrabilità.
Mi sono illusa di poter davvero camminare con te. Ma il mio passo è zoppo ti rallento rendo malsano il tuo viaggio non riesco ad esser valore e divento svantaggio.
Non smetterò mai di starti due passi indietro. Vigilero’ Come un angelo sul tuo spazio di cielo senza danneggiarti.
non voglio distrarmi da questo dolore se è quello che merito. e non mi distrarrò più. ho fatto precipitare cattedrali con un soffio. cattedrali costruite sul sangue nostro e di altri. sono diventata potenza distruttrice e forse hai visto di cosa sono capace quando quella belva si sveglia. ma io volevo proteggerti. non volevo che ti avvicinassi. e proteggerti e’ diventato ferirti di ferite più profonde. quindi deve morire tutto. deve morire la bestia e per prima io che non sono più capace di reggere due giorni di fila senza generare terremoti potentissimi e burroni dalla quale risali ferito restando sul bilico pronto a ricadere alla prossima scossa. Vorrei che mi buttassi giù nel buio e cercassi di risalire a tiepida luce e un mago ti facesse dimenticare che sono mai esistita per trovare pace con qualcuno che non fa ciò che continuamente sto facendo io, con l’aggravante che pur amandoti dalle viscere e nelle viscere non riesco a non far sfracellare tutto ogni volta. fiducia, stima, la tua sicurezza in me. il calore diventa gelo mortale. eppure io brucio. eppure non smetto mai di bruciare
Seppellire l’ascia di guerra senza un trattato di pace Tutto sproporzionato, chi sei tu e chi sono io, cosa senti tu e cosa sento io.
Perché volete tutti saltare i passaggi? È tutto stonato.
Hai cercato di capire dove sono io adesso?
È tutto troppo presto, troppo pieno..
Sto osservando. Devo ancora osservare. Sono chiusa. Sono ferita. Come hai fatto a non vedere?
Hai capito, cosa è successo tra noi? Ti importa?
Vuoi chiudere dentro di te ciò che non è ancora sistemato. Per me i canali sono ancora aperti. Potrei dire nel bene e nel male.
In questo caso, occuparsi del male potrebbe portare a molto bene.
Così per me è una castrazione.
Cosa è un gesto se non è riempito di realtà?
Cos’è questo dislivello? È un bene il tuo costruito nel modo giusto?
E il mio? Non posso restituirtelo. Non posso accelerare, non mi posso tradire. O forzare.
Ho un’altra velocità. E non sono obbligata a correre.
E poi è solo per lui. Che in ogni caso, continua a non capire. A non vedere. Se non la conta delle mie insufficienti premure.
La mia interiorità è sul piatto, Per chi la vuole accogliere. Io, se arriva Sono pronta alla reciprocità. Ma non più disposta a forzare reazioni O violentare risposte.
Chi tace, o acconsente, o non è dispiaciuto per chi resta sospesa.