Seppellire l’ascia di guerra senza un trattato di pace Tutto sproporzionato, chi sei tu e chi sono io, cosa senti tu e cosa sento io.
Perché volete tutti saltare i passaggi? È tutto stonato.
Hai cercato di capire dove sono io adesso?
È tutto troppo presto, troppo pieno..
Sto osservando. Devo ancora osservare. Sono chiusa. Sono ferita. Come hai fatto a non vedere?
Hai capito, cosa è successo tra noi? Ti importa?
Vuoi chiudere dentro di te ciò che non è ancora sistemato. Per me i canali sono ancora aperti. Potrei dire nel bene e nel male.
In questo caso, occuparsi del male potrebbe portare a molto bene.
Così per me è una castrazione.
Cosa è un gesto se non è riempito di realtà?
Cos’è questo dislivello? È un bene il tuo costruito nel modo giusto?
E il mio? Non posso restituirtelo. Non posso accelerare, non mi posso tradire. O forzare.
Ho un’altra velocità. E non sono obbligata a correre.
E poi è solo per lui. Che in ogni caso, continua a non capire. A non vedere. Se non la conta delle mie insufficienti premure.
La mia interiorità è sul piatto, Per chi la vuole accogliere. Io, se arriva Sono pronta alla reciprocità. Ma non più disposta a forzare reazioni O violentare risposte.
Chi tace, o acconsente, o non è dispiaciuto per chi resta sospesa.















