We make each other alive; it doesn’t make a difference if it hurts.
Ingmar Bergman, from a letter to Liv Ullmann, cited in “Liv & Ingmar” (2012)

祝日 / Permanent Vacation
Not today Justin

No title available

blake kathryn
he wasn't even looking at me and he found me
Xuebing Du
occasionally subtle

★
trying on a metaphor
Cosimo Galluzzi

izzy's playlists!

⁂
Sade Olutola
almost home

@theartofmadeline
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
h
Peter Solarz
No title available

shark vs the universe
seen from Poland
seen from United States
seen from Germany
seen from United States
seen from Paraguay

seen from Malaysia
seen from United States
seen from United States

seen from Italy
seen from United Kingdom
seen from United States
seen from Germany

seen from Malaysia
seen from France
seen from Türkiye

seen from United States

seen from United States
seen from Malaysia
seen from United States

seen from Malaysia
@superacidinlove
We make each other alive; it doesn’t make a difference if it hurts.
Ingmar Bergman, from a letter to Liv Ullmann, cited in “Liv & Ingmar” (2012)
Kokuhaku (Confessions), 2010 (dir. Tetsuya Nakashima)
By SolidAir
George Ezra at Pinkpop 2015
Salò o le 120 giornate di Sodoma (Pier Paolo Pasolini,1975)
Ida (Pawel Pawlikowski,2013)
Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) - Pier Paolo Pasolini
[Ecce Bombo, reg. Nanni Moretti, 1978]
Non faccio mai conoscere tra di loro le persone a cui tengo.
Cannes Film Festival | Palme d'Or Winners | The 2000’s
“The final image is the end of the film and the beginning of the debate.”
The Palme d'Or, being the film industry’s most prestigious accolade, has without question been awarded to a selection of some of the finest filmmakers in recent history. It is with this in mind that, in the first of a series of ongoing posts, we focus on the films that were awarded the honor within the 2000’s.
Continua a leggere
Io sono triste, tristissimo, però sono teatrale, vitale. Tu sei triste, ma triste squallido
Ecce Bombo, Nanni Moretti (via privateapocalypse)
mattino Moretti (2/5)
martedì Moretti (2/3)
Gli svantaggi di avere lo stesso cellulare/lo stesso numero/la stessa memory card da tanti anni è che l'agenda suona e ti ricorda di un compleanno che fa partire amarcord agrodolci che spiazzano sempre un po’. In questi giorni è stato il compleanno di una mia amica. Eravamo in classe insieme al liceo, ed io per lei avevo una di quelle piccole cotte tipiche dei 16-17 anni. In classe c'erano ragazze che erano già fidanzate da 3-4 anni (con ragazzi sistematicamente più grandi, che o erano arruolati nell'esercito o lavoravano in bar/pizzerie/et similia, che avevano la macchina quando noi manco il motorino). Un paio di queste, al proprio compleanno, ricevevano sempre un mazzo di fiori che veniva recapitato loro direttamente in classe. Ovviamente, ogni volta che ciò avveniva, le altre ragazze erano tutte un “oooh, che meraviglia/siete una coppia stupenda/che pensiero meraviglioso/quant'è dolcecarinoromanticoteneroaggettivoascelta”. Qualcuna lo diceva con sincerità, qualcuna con pura invidia, altre preferivano la discrezione della propria storia. La mia cotta ogni volta sospirava “madò, a me non succede mai!”, e la sua compagna di banco la prendeva bonariamente in giro “ti serve prima un ragazzo, ahahahah!” Al quinto anno, la scena del mazzo di fiori alle due ragazze fidanzate si ripeté come nei 4 anni precedenti. La mia cotta, però, non sospirò. Fece gli occhi lucidi, ed un'espressione delusa che ancora ricordo. La notai, ma non dissi nulla, né chiesi il motivo di quella reazione. Il giorno dopo, andai in autobus dal fioraio. Scelsi quello di un paesino vicino, per non destare sospetti e per non essere visto. “Stai tranquillo. Per quella cifra ti faccio una composizione che la ragazza tua ti chiederà di sposarla!” “No, non è la mia ragazza. E’ un'amica a cui voglio solo fare una sorpresa”. “E tu mandi una cosa del genere ad una che non è manco la tua ragazza? Vabbè, dopo questo ti sposerà comunque, vedrai!” “No, il bigliettino con la dedica dovrà essere anonimo”. La settimana dopo, durante l'ora di disegno, Don Vincenzo, il mitico bidello di fiducia (tutti ne hanno uno, a scuola!) aprì la porta della classe ed entrò con una composizione di girasoli, gigli e bocche di leone. Tutti, anche la mia cotta, si girarono verso le due fidanzate storiche. Don Vincenzo si fermò invece davanti a lei. “On Vincè, vedete che deve essere per una di quelle due dell'altra fila”. “Tu parli sempre troppo! E’ per te. Piglia qua e statti zitta!”. La mia cotta dapprima fu incredula, poi preoccupata che davvero Don Vincenzo avesse sbagliato persona. Lesse il bigliettino. Capì allora che quei fiori erano davvero per lei. Si commosse. Quando le altre ragazze ricevevano fiori in classe sorridevano, ridevano, arrossivano, ma non piangevano mai. I gesti che ricevevano erano comunque gesti belli che attesi. Lei reagì in maniera totalmente diversa. Pianse di felicità, mischiò parole confuse, lacrime, sorrisi e risate entusiastiche come non avevo mai visto fare prima, continuando a chiedere alla compagna di banco “ma chi può essere?! Chi può essere sto pazzoide!?”
Vederla così raggiante, felice, luminosa, mi convinse che comunque sarebbero andate le cose, sia che la cotta fosse sparita la sera stessa sia che fosse durata per tutta la vita, avevo fatto una cosa di cui non mi sarei mai pentito. Un anno dopo ci risentimmo per caso. Il discorso cadde sui ricordi del liceo, sui momenti belli, e inevitabilmente spuntò il mazzo di fiori. Confessai. Lei rispose in un modo che non mi sarei mai aspettato. Spazzò via brutalmente le ultime briciole di una cotta ormai passata. Ma non riuscii a fargliene una colpa. “Son cose che succedono”, mi dissi. Sono passati ormai anni, i rapporti tra noi si sono praticamente persi, ognuno ha preso la propria strada com'è naturale che sia. Lei dopo 3 storie ha trovato quello giusto, e si profila il matrimonio.
Quando il cellulare mi ha ricordato del suo compleanno, però, i ricordi sono tornati a quella consegna inaspettata. Sono ancora convinto di aver fatto la cosa giusta. Lo sarò sempre.