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Racconti dei saggi...
Iperborea - Collana The Passenger
CD.Note quaderno A5
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CD.Note quaderno A5
«Non posso continuare così pensando tutto il tempo che le cose andranno male e non fidandomi di nessuno... perché non sta succedendo solo con gli sconosciuti, ora succede anche con le persone che conosco»
«Perché pensi che ti succeda?»
«Lo faccio per proteggermi dai dispiaceri, dalle delusioni. Alla fine, se non mi illudo… poi non soffro»
«Non credi sia un po' al contrario?»
«In che senso al contrario?»
«È che a volte per evitare il dispiacere è come se ci anticipiamo e viviamo nel dispiacere ed è un peccato perché ci perdiamo delle cose. Fidarsi ti permette di creare speranze e la speranza ti dà forza e fa sì che le cose accadano»
«Però prima hai detto il contrario, che quasi nulla dipende da noi»
«Quello che cerco di dire è che quando speri in qualcosa perché ti fidi è una cosa che ti dà forza e ti fa venire voglia di averne di più. Se annulli anche solo la possibilità di avere speranza - d'accordo, non prendi colpi - però ti perdi... qualcosa, fa un po' parte della vita»
Sanremo 2025
Appunti sparsi per non dimenticare e perché non ho più le forze di fare dei resoconti completi e decenti.
OLLY: Subito dopo aver salutato Giorgie, io e Gianni notiamo un certo casino a pochi metri da lì. La folla chiamava Olly e abbiamo scoperto che si sarebbe affacciato dal balcone di un hotel da lì a poco per una sorta di esibizione. Sarebbe stato anche un momento carino se non fosse che è stata una cosa che ha totalmente bloccato il traffico sia stradale che pedonale e noi in realtà volevamo solo percorrere quel pezzo di strada per dirigerci altrove. E fermarci lì sarebbe stata una bella idea se non fosse che eravamo completamente schiacciati dalle persone. Però tutto sommato bellino.
GIORGIA: Gianni aveva intercettato il momento perfetto per beccare Giorgia. Abbiamo aspettato un po' e poi eccola che arriva. Lui le ha chiesto una foto, mandando però avanti me, quindi si è creato un attimo di confusione che lei ha commentato dicendo "Ah sì, scusa, non avevo capito che foste insieme". Subito dopo il mio scatto, quando Gianni si stava già mettendo in posa per il suo, ho esclamato un bel "Grazie" e lei - invece di, boh, magari semplicemente ignorarmi e proseguire, accerchiata com'era dalla gente - si è girata di nuovo verso di me e ha detto, forse addirittura più entusiasta, "Ma grazie a te!!". Troppo carina!
SHABLO: Altro avvistamento fatto per puro caso mentre ero in attesa di Noemi. Attendevo lei sotto all'Hotel De Paris quando tutti hanno iniziato a chiamare Shablo ed effettivamente mi è sembrato di aver visto una testa bionda scendere le scale. I primi giorni di Festival mi hanno aiutato a riconoscere la sua faccia, quindi sì, mi sembrava fosse effettivamente lui.
ELODIE: Abbiamo ricevuto tutti i giorni l'invito agli eventi di Urban Vision x Rolling Stones e il giovedì abbiamo finalmente deciso di accettare. E abbiamo fatto benissimo, perché era un posto molto figo con degli eventi altrettanto interessanti. Unica pecca: il freddo. In fondo si trattava di un lido, il Blue Bay, quindi di base era un tendone su una spiaggia e, insomma, era pur sempre febbraio. In giornata però era super soleggiato, infatti quando Elodie è arrivata per l'incontro si è addirittura tolta la giacca ed è rimasta in canotta per un po'. Vedi a beccare l'orario giusto. L'evento prevedeva la presenza anche di Valeria Golino, con cui Elodie ha recitato. Infatti, hanno parlato principalmente della loro collaborazione che, in questo caso, era ovviamente cinematografica. Ma più di tutto, lei ha dichiarato più volte il suo amore nei confronti dell'attrice e regista, confidando tutta la stima che ha nei suoi confronti. Per il resto, è stata come sempre molto sincera e diretta, facendoci "ridere ma anche riflettere".
BRESH: Credo di aver intercettato Bresh ben tre volte, tutte e tre senza farlo minimamente apposta. Dico "credo" perché quello di cui sono sicura è la folla di persone che chiamava un certo "Andre" a gran voce, ma non sono certa al 100% di averlo realmente visto con i miei occhi, anche perché è stato tutto talmente veloce che non ho capito neanche dove dovevo guardare. Comunque, la prima volta è successo al DopoFestival; la seconda è successo in centro, mentre noi eravamo accanto a una porta per aspettare Giorgia; la terza è successo a un evento di rapper sponsorizzato dal suo pop up store La tana del granchio... è passato a fare un saluto talmente rapido che quando sono riuscita ad acchiappare il telefono per registrare lui se n'era già andato.
SERENA BRANCALE: Assistere live al DopoFestival è stato figo e, mentre facevamo un ultimo giro prima di tornare a casa (o meglio, prima di provare a cercare un taxi), Gianni mi fa "Lì c'è Serena Brancale se ti interessa" e ho effettivamente intravisto una testa super ossigenata accerchiata da molta gente che piano piano è sparita allontanadosi.
SARAH TOSCANO: Avevamo ricevuto l'invito per partecipare all'inaugurazione della gelateria di Sarah Toscano, che aveva ideato questo pop up store per la settimana del Festival. Tutto molto bello se non fosse che c'era talmente tanta gente che ho deciso di aspettare Gianni fuori, nonostante il gelato sia la mia vita e lei, che li distribuiva, mi stia comunque molto simpatica. Amen.
NOEMI: Fino al venerdì io e Gianni non siamo riusciti a beccare Noemi. Inconcepibile. Ok, non eravamo certamente lì solo per lei perché ormai Sanremo ci piace sempre tutto, ma inconcepibile lo stesso. Avevamo avuto una soffiata sui suoi spostamenti solo il mercoledì e non ce l'abbiamo fatta. Il venerdì però ci siamo dedicati quasi completamente a lei. Abbiamo incontrato gli altri archini sotto la pioggia davanti allo store della Sony e abbiamo atteso che iniziasse il firmacopie, ovviamente in ritardo. Quando io e Gianni entriamo, salutiamo Gabriele. Lui, super carino come sempre, mi saluta con i due baci e io decido di lasciargli tutti i miei averi. Noto che accanto a lui erano ammucchiati sul pavimento un sacco di giubbini e un sacco di borse quindi ci aggiungo anche le mie cose e lui si mette anche a sistemarli un po' più a modo nonostante io li avessi buttati a casaccio. Ci spiega che il giorno dopo avremmo potuto salutare Veri con più tranquillità. Nel frattempo arriva il nostro turno: io e Noemi ci salutiamo e io vengo accolta con il suo solito entusiasta "Ciao Gaia!". Mi firma subito il 45 giri di Se t'innamori muori, sussurrando con la voce ciò che stava scrivendo (e così rendendomelo subito più chiaro): "Con affetto e gratitudine a Gaia". Poi scattiamo la foto e ci ringraziamo a vicenda in un momento così veloce e confuso che non mi ricordo già più nulla, ma sono sicura che sia stato bello. Quando mi allontano c'è Gabri che mi accoglie con la borsa, con il giubbino e con tutto ciò che gli avevo lasciato quindi ringrazio anche lui e fuggiamo dal negozio dopo questo momento super caotico ma bello. Pochissimo tempo dopo, però, avevamo già un altro impegno con lei. Si sarebbe "esibita" all'Hotel De Paris. Quando siamo arrivati, infatti, abbiamo aspettato un po' e poi lei si è affacciata e ha cantato un paio di pezzi dalla scalinata accompagnata da Michelangelo alla chitarra.
GAIA: Io, Erica, Lorenzo e Gianni camminavamo in mezzo alle strade del centro dopo la serata finale di Sanremo. A un certo punto Gianni si blocca per far vedere una cosa a Lorenzo e accanto a loro, ignari, passa Gaia. È successo tutto in un attimo, manco il tempo di pensare di volerla fermare che già era a 5 km di distanza, ma è stato bello crederci.
TONY EFFE: Questa è un'altra di quelle occasioni in cui non sono neanche sicura di aver visto davvero la persona in questione. So solo che quando mi sono appostata all'Hotel De Paris per Noemi, qualcuno gridava a gran voce il nome di Tony Effe. Ci è realmente passato davanti? Non so dirlo. Forse era lì subito prima di lei e la gente pensava che uscisse? Forse. Boh. Il suo pop up store, comunque, si chiamava Damme da magnà (con riferimento alla sua canzone Damme na mano) però ci sono passata davanti solo un paio di volte senza mai fermarmici. Chissà com'era.
FRANCESCA MICHIELIN: Andando in centro in taxi, mi è capitato di adocchiare sul lungomare il carrettino dei fiori lego di Fango in paradiso abbandonato sul lungomare di Sanremo e questo è tutto quello che so di questa iniziativa. Francesca Michielin l'ho però incontrata ufficialmente in occasione del suo firmacopie, quindi sì, alla fine ho ceduto e ho comprato il cd con il singolo, nonostante sia una cosa di base completamente inutile (ma davvero carina, aiuto). Lei aspettava i fan seduta sul divanetto dello store della Sony, visto che si era fatta male al piede pochi giorni prima dell'inizio del Festival. Appena mi avvicino, mi vede e mi sorride convinta. Poi mi dà una mano (letteralmente) per farmi accomodare sul divanetto accanto a lei e mi apre la custodia del cd. Non so neanche bene come sia successo, mi ricordo solo di aver avuto 47mila cose in mano. Forse avevo lasciato la giacca e la borsa del pc a Gianni ma a me restavano la mia borsa, la busta con il cd, il cd e poi mi sono ritrovata con in mano anche 3 cartoline. Sono diventata Medusa, con mille tentacoli. Quindi non lo so, ero un po' confusa, ma una volta accanto a lei ho dovuto semplicemente rispondere alla domanda "Lo vuoi qui o davanti?". Francesca mi stava chiedendo dove preferissi la sua firma e io dopo un momento di esitazione forse un po' troppo lungo ho risposto "Uhmmmm qui". In quell'attimo di riflessione stavo cercando di ricordarmi cosa ci fosse sulla copertina, perché ho avuto un attimo di blackout, ma poi sono stata soddisfatta della mia risposta alla fine lol Lei scrive il suo nome e subito ci mettiamo in posa per lo scatto e ci ringraziamo a vicenda subito dopo. Lei mi dà di nuovo una mano (sempre letteralmente) per rialzarmi dal divanetto e mi risaluta con un "Ciao" finale. Poi dallo staff del locale mi danno in mano anche un bigliettino con il QR Code dove scaricare la foto. Non so cosa sia successo dopo, ma sono riuscita a ricompormi piano piano.
SETTEMBRE: A Settembre abbiamo fatto la nostra prima intervista sanremese. Non ci era mai capitato di farne una in loco e adesso eccoci qui! Io alla fine per problemi tecnici manco ci sono andata, ma - anche se ci ho spedito solo Gianni - è una cosa che merita comunque una menzione.
VALE LP E LIL JOLIE: Noi ci stavamo semplicemente dirigendo al Lido Blue Bay quando ci sono passate davanti diverse persone e il motivo per cui penso di aver riconosciuto Vale LP e Lil Jolie è semplicemente il fatto che stavano girando col mega cartello giallo che avevano mostrato la sera prima sul palco dell'Ariston con su scritto "Se io non voglio, tu non puoi".
TEDUA: All'Urban Vision x Rolling Stones era organizzata quotidianamente una sorta di sfida tra rapper. Inutile dire che credo di non averne riconosciuto manco mezzo. Questa specie di gara, però, era condotta da Tedua. Ha fatto una breve presentazione e ha moderato il tutto per un totale di 2 minuti di presenza sul palco, ma è stato curioso.
FASK (E WILLIE PEYOTE): Era da un po' che volevo vedere i Fast Animals and Slow Kids dal vivo ed è buffo pensare di esserci riuscita proprio a Sanremo. Chissà se un giorno riusciranno a partecipare in gara. Per ora, ci hanno regalato un live acustico durato circa un'ora che a me è piaciuto tantissimo. Avendo i tempi ristretti ed essendo un evento speciale, tra l'altro, la scaletta messa su era formata principalmente dai loro successi quindi le canzoni le sapevo praticamente tutte, nonostante magari possa non essere informata al 100% sulla loro discografia. La cosa ancora più bella è stata la sorpresa che ha fatto Willie Peyote. A un certo punto, al momento del loro duetto su "Cosa ci direbbe", è salito improvvisamente sul palco lasciando tutti a bocca aperta e facendo una scenetta divertente ammettendo ironicamente di non ricordarsi le parole del brano. Dopo la fine dell'esibizione sua e dopo la fine del live dei Fask, mi passa accanto - troppo velocemente affinché potessi fermarlo - ma lo sento chiacchierare con qualcuno e lo sento dire qualcosa tipo "Vabbè sì io poi oggi non devo neanche esibirmi al Festival quindi ho pensato di fare questa sorpresa". Dolce! Il giorno dopo, poi, mentre camminavo per andare da tutt'altra parte, mi sono ritrovata vicino all'Ariston e mi sono ritrovata davanti a un posto non meglio identificato in cui c'era proprio un incontro con i Fask, di cui sono riuscita a cogliere qualche parola e nulla di più, ma è stato simpatico passargli davanti.
MATTO VARINI: Avevo intercettato Matto Varini già da un po' e lo tenevo d'occhio in attesa del momento giusto per chiedergli una foto. A un certo punto è Gianni a chiedergliela per me. Lo fa avvicinare e ci scatta una foto, che poi in realtà alla fine era un video, ma va bene lo stesso. Io gli dico "Mi fai schiattare dalle risate" e lui risponde "Allora vuol dire che sei matta come me" e anche questo mi ha fatto ridere. Poi invece di congedarsi mi ha chiesto come stesse andando questo Festival, quindi gli ho detto "Bene" (quel giorno, il giovedì, era effettivamente il mio unico giorno libero dal lavoro) "e a te?" e lui ha risposto "Bello sì, faticoso ma bello". Ho concordato e poi si è davvero ufficialmente allontanato con qualcosa come un ringraziamento o qualcosa tipo "Ci ribecchiamo". Insomma, super promosso, nonché l'unico incontro che ho deciso di condividere sul mio Instagram durante la settimana... mi ha proprio conquistato hahahah
CHADIA RODRIGUEZ: L'incontro con Chadia è stato totalmente inaspettato perché lei era semplicemente tra la folla all'evento di Urban Vision x Rolling Stones e io ho fatto fatica a riconoscerla. Non so, aveva una bandana in testa che mi confondeva, ma - dopo aver controllato su Instagram e dopo aver comunque notato che molte altre persone le stavano chiedendo la foto - ne ho approfittato anche io. Ci siamo salutate e ringraziate come di consueto in questi momenti. Super cute!
MARCO GUAZZONE: Quello con Marco è stato penso il mio primo incontro sanremese ed è anche stato forse anche il più speciale. Pochissimo tempo dopo il nostro arrivo in città, io e Gianni ci siamo fiondati alla conferenza-aperitivo per cui avevamo l'invito. Eravamo in ritardo, ma ce l'abbiamo fatta. Il motivo per cui siamo rimasti nella stessa location anche per vedere il Festival è semplicemente perché non siamo riusciti a trovare un taxi per tornare a casa. Però si è rivelata una cosa positiva, mentre eravamo lì, in attesa che Carlo Conti annunciasse ufficialmente l'inizio di Sanremo 2025, ho spottato Dario Mangiaracina de LRDL con cui Gianni è andato a farsi una foto. Poi ho continuato a guardarmi intorno e a un tratto ho notato che veniva proprio nella mia direzione Marco. L'ho placcato toccandogli un braccio e ci siamo salutati affettuosamente. Sapevo che fosse lì perché avevo visto delle Storie Instagram in cui lo annunciava però Erica e Lorenzo mi avevano spiegato che sarebbe rimasto solo lunedì e martedì, quindi avevo subito perso le speranze. Lo presento a Gianni e lui ci racconta che stava cercando degli amici, ma non sapeva dove fossero. Si siede quindi momentaneamente su uno dei cubi accanto a me, per poi spostarsi direttamente sul pavimento. Io, dalla mia normalissima sedia, gli ho detto "Sono scomodi, vero?!" hahahah Di tanto in tanto commentiamo il Festival insieme, quando Gianni va a prendere da bere gli chiediamo se vuole qualcosa e poi, dopo un po', si sposta più avanti. Quando la serata finisce, però, torna da noi per parlare un po' delle esibizioni ed è con questo commento e con il suo saluto che ci congediamo e ci dirigiamo all'ennesima ricerca di un taxi.
GIORGIENESS: Proprio in occasione del nostro ritorno a Sanremo, anche Giorgieness è arrivata in riviera. Lo ha fatto con Casa Bontempi e con un format che ha condotto insieme a Etta. Un giorno sono andata a trovarla e poi, guardando i contenuti social della pagina, mi sono resa conto che ero talmente gasata dall'incontrare lei che non avevo minimamente guardato il programma di quest'iniziativa. Tutti gli artisti invitati e che mi piacevano, quindi, me li sono praticamente persi, andando a salutarla in un momento totalmente random in cui ho beccato un cantautore di cui non ricordo neanche il nome. Lei era piuttosto impegnata perché nel mentre stava facendo anche un altro lavoro (amio noy), però appena mi ha vista è corsa subito a salutarmi e ci ha spiegato come funzionava l'evento (si svolgeva in un posto talmente piccino che ho avuto seri dubbi sul fatto che si potesse accedere lol). Abbiamo banalmente parlato anche del tempo e del fatto che il nostro trucco con questa pioggia si fosse un po' sciolto (la sua truccatrice era poco distante, da Teenage Dream). Poi di base ho notato che andava tranquillamente a fumare fuori senza giacca, quindi le ho chiesto se non avesse freddo... lo avevo quasi io per lei. E infine le abbiamo chiesto se avesse dei suggerimenti su una location dove guardare il Festival, ma lei ha detto che sarebbe andata a un party e ci ha chiesto "Voi non avete nessun pass?". No, quest'anno purtroppo no. Tutto ciò è successo mercoledì e ci siamo riviste domenica completamente a sorpresa. Questo perché quando è arrivata anche Erica ed è andata a salutarla, è andata a finire che Giorgie le ha scroccato un passaggio per tornare a Milano. Verso le 11 dell'ultimo giorno lei ci ha quindi raggiunte a casa e verso le 16 ci siamo messi tutti in macchina per andare via attraverso un viaggio che pareva infinito pieno di musica e di commenti sanremesi.
Tre cigni
È la solita storia: quella che inizia con "pensavo di averla presa bene" ma finisce con "e invece". Ci siamo io e A. che abbiamo un'intesa pazzesca, poi succede che - visto che le cose stavano andando troppo bene - decido di autosabotare tutto. O meglio, gli ho solo mandato un messaggio un po' strong che avrei dovuto mandargli. Ho fatto bene a farlo, ora me ne pento perché è andata male, ma ho fatto bene. Comunque, gli ho rivelato un segreto e lui non l'ha presa proprio al top, ecco.
Io sapevo benissimo che avrebbe potuto cambiare idea su di me perché so in che mondo viviamo e so come funzionano le cose. Non sono certamente una sprovveduta. Gliel'ho detto con cognizione di causa consapevole del fatto che probabilmente sarebbe andata male. Quindi, mi aspettavo che mi bloccasse, che smettesse di seguirmi, che non mi rispondesse proprio. Mi aspettavo il peggio.
Invece, prima di smettere di parlarmi (ma di continuare comunque a seguirmi e a vedere le mie storie), mi ha inviato tre cigni. Tre emoji a forma di cigno. Questa è, in tutta onestà, la cosa che mi ha fatto impazzire. Perché mi ha risposto in modo completamente insensato. L'ho detto a tutti. Ho fatto un bel sondaggio, non mettendo nomi né spiegando nulla, ma chiedendo se una risposta del genere a qualcuno poteva mai essere anche solo vagamente sensata e la risposta è stata sempre no.
Oggettivamente chi utilizza l'emoji del cigno? Secondo me nessuno. Io non credo di averla mai usata nella vita, se non quando è uscito Opera Futura di Levante che ha proprio quest'animale in copertina. Quindi magari cercherò le risposte nella sua discografia, come in realtà faccio sempre. Il bello è che il cigno è anche bello ed elegante. Forse un significato c'era, forse è anche profondo. Ma non lo sapremo mai, perché tanto io e A. abbiamo smesso di parlare e l'impressione finale sarà sempre quella che, spiazzato dal mio segreto, abbia buttato a caso le mani sulla tastiera. Anzi, non proprio a caso, perché dal semplice errore al mandarne TRE comunque ce ne vuole. Ma sembra che, spiazzato da ciò che gli avevo detto, abbia reagito un po' a caso. Tipo quando mi veniva da riferirgli tutti i fatti miei, nonostante fosse un estraneo, non so per quale motivo. Semplicemente mi usciva spontaneo, forse è stato lo stesso.
Quello che mi fa impazzire, quindi, è che in realtà tutta questa faccenda fa ridere. Perché non è finita poi così male, è finita in modo surreale ed esilarante. Con tre cigni.
Poi, a breve si scoccerà anche di guardare le mie storie e di seguirmi e tutto sarà ufficialmente finito. Mi resterà nella memoria, con il setaccio che serve a far cadere giù i brutti ricordi, l'intensità di due giornate splendide passate virtualmente con lui. Ma non è tutto.
Sono nervosa anche per un altro motivo. Quando avevo cominciato ad accennargli il mio problema, infatti, lui mi ha risposto "Spiegami, non ti fare problemi". Ok, non mi sono fatta problemi e abbiamo smesso di parlare, pensa se invece dovevo farmeli sti problemi che succedeva.
Inoltre, credo di aver un po' sopravvalutato il mio coraggio e la mia preparazione. Perché certo, dico che lo sapevo che sarebbe andata male (male, non in questo modo così surreale, comunque) ma forse dentro di me un po' ci speravo nel contrario. Perché abbiamo passato due giorni a dirci a vicenda che oltre che belli eravamo pure intelligenti e poi si è ritrovato a non dimostrare tutto questo spessore e quest'apertura mentale che gli avevo attribuito fin da subito. Sapevo che non sarebbe andata bene e pensavo di essere preparata. Invece, ci sono rimasta male lo stesso.
Abbiamo fatto un sacco di discorsi sul destino che ci ha fatto incontrare e sulla nostra complicità. Secondo me, un giorno dovrà farsi capace e capire che ci incontreremo comunque, prima o poi. Perché il destino non può fermare il suo corso solo perché un uomo si comporta da c0glione.
Vai avanti! Ce la puoi fare!
Ero accartocciata nel mio dolore. Mi trovavo ancora in quella fase dei miei sfoghi in cui sento la necessità di scrivere mari di pagine per sistemarmi la mente. Lo sconosciuto se n'era andato e io non riuscivo a sopportarlo. Mentre rivivevo nero su bianco tutto quello che avevamo vissuto, è arrivato A. Mi ha seguito sul mio profilo fake di Instagram dal nulla e le cose con lui sono state da subito così intense che non ho più messo mano al file che usavo per scrivere dei miei mali. Non ne avevo alcuna voglia. Questo perché avevo racchiuso i pensieri attorno a questa nuova persona con cui sembrava tutto molto estremo. Ci rispondevamo a vicenda con la stessa costanza, con lo stesso numero di parole (circa), con lo stesso numero di foto, di richieste, di energia.
Siamo stati fin da subito molto affiatati. Non lo dico io che sono una sottona, lo diceva anche lui. Forse poteva essere facile perdersi e finire sotto mille treni, ma l'intensità che abbiamo vissuto è stata sempre vicendevole.
È stato come se la vita fosse venuta a darmi un messaggio: vai avanti! Ce la puoi fare! Non ristagnare nella tua tristezza perché tanto ce la farai anche questa volta! Vedi com'è facile! Vedi che distrazione pazzesca ti sto donando! Vivi! Non ti bloccare! Non morirai neanche questa volta!
Sono stata buttata fuori dalla mia stanza buia in modo improvviso e violento. Un attimo ero nel pieno della mia oscurità e l'attimo dopo c'era una luce che mi accecava. Forse, da una parte mi ha dato anche un po' fastidio. Sentivo di dover coccolare la mia tristezza un altro po', un po' più a lungo, perché non era ancora arrivato il momento di lasciarla andare. Avevo lasciato a metà il file con i miei sfoghi e da un lato volevo proseguire, anche solo per metterci un punto. Eppure, non ne avevo alcuna voglia, perché ero distratta e contenta.
A. mi ha seguito un giorno per caso e la nostra immediata complicità mi ha fatto uscire dall'angolino buio in cui mi trovavo. Ho anche provato a spiegarglielo, cercando di sembrare non troppo delirante. Non è curioso come nella vita un semplice incontro ti possa quasi svoltare la vita, mentre la protagonista causa di questo cambiamento non ha fatto letteralmente nulla per metterlo in moto e, soprattutto, a stento lo sa?
Metto la musica per provare a dormire, nonostante il telefono al 18%. “Tanto a breve chiudo tutto e il telefono non si spegne” pensavo “o comunque anche se mi addormento poi a breve mi sveglio a caso, chiudo tutto e il telefono non si spegne”. Ed ecco come sono caduta nel sonno più profondo della mia vita mentre il mio cell esalava l’ultimo respiro con Fango di @yoshwhale in sottofondo. Mi sveglio improvvisamente con il telefono spento, senza poter vedere l’ora da nessuna parte, sperando che non fosse tardi, che non mi avessero licenziata per il ritardo. Metto una mano sul comodino, e il caricabatterie non c’è… … … Per una ventina di minuti buoni penso a ottime alternative e arrivo a pensare di farmi licenziare pur di non alzarmi dal letto. Poi lo faccio, vado dal polo opposto della casa per riacchiappare il cazzo di caricabatterie, ma quando torno in camera mi rendo conto che devo staccare l'abatjour per utilizzare proprio quella presa della corrente, perché in prossimità del letto non ce ne sono altre. Quando spengo la luce, però, non vedo più nulla e non riesco a inserire il caricabatterie nell'incavo giusto. Prima di prendere la scossa, vado ad accendere la luce grande e così, riesco finalmente a fare tutto. Accendo il telefono. Sono le 5 di mattina. Dopo questo incredibile sforzo provo ad accendere il condizionatore, ma il telecomando non funziona. Mi rimetto a dormire sconsolata.
Per anni dopo la maturità ho sognato di rimanere letteralmente incastrata nel mio liceo. Ero lì che provavo a trovare una via di fuga, magari nel bel mezzo di un incendio, e chissà perché non riuscivo in nessun modo. Credo di aver smesso di fare questo incubo quando ho iniziato a lavorare. Insomma, non ci vuole Freud. Quanto è banale il mio cervello.
Suzanne
Non ho (mai avuto) un gran rapporto con la mia famiglia, con nessuno dei componenti che ne fanno parte. Credo che zia Suzanne però appartenesse a quella ristretta cerchia di persone che mi andavano piuttosto a genio. E no, non lo dico perché è morta poco più di un mese fa per quella retorica sul fatto che ci accorgiamo delle cose belle quando non le abbiamo più.
Zia Suzanne parlava poco (come me) e male (nonostante vivesse in Italia da 30 anni), era una persona riservata, allegra e curiosa. Un tipo un po’ particolare. Forse proprio per questo mi ci sono sempre un po’ rivista, nonostante non avessimo direttamente legami di sangue. E io lo avrei voluto tantissimo: ho sempre invidiato le mie cugine per il loro DNA mezzo americano, per il fatto che fossero bilingue e mille altre cose.
È con lei infatti che sono partita. Due volte. E io in realtà non sono stata spesso all’estero, quindi anche se fossi semplicemente andata al confine con la Svizzera sarebbe comunque qualcosa da considerare memorabile. E invece è stato memorabile anche sotto altri aspetti. Zia Suzanne ha invitato me e mia madre in Irlanda, una volta, perché ci trovavamo già a casa sua quando i suoi genitori hanno deciso di rinunciare a questo viaggio già pagato e organizzato, e quindi invece che chiedere rimborsi e pensare a eventuali annullamenti, è stato ceduto il posto a noi. Ho passato 5 giorni in alcuni graziosissimi paesini irlandesi ed è stato molto bello.
Nel 2016, invece, mentre eravamo a una comunione oppure a un matrimonio - ora non ricordo - mia madre parlando con i parenti ha notato che erano passati esattamente 30 anni dal suo ultimo viaggio in America, più precisamente (anche) a Chatham, dove zia Suzanne ha la casa al mare. Mio zio mi ha detto “Se regalassi a te e a mamma un viaggio a Chatham, ci andresti?”. Ovviamente sì, e questa cosa - che sembrava detta un po’ così per dire - si è realizzata davvero. A settembre, io e mia madre abbiamo raggiunto Suzanne nella sua casa di Chatham e siamo state lì circa 10 giorni. Abbiamo passato del tempo insieme, ma - nonostante fossimo ospiti a casa sua - c’erano momenti della giornata in cui spariva completamente. Non una cosa proprio comune, ma una cosa per cui mi sentivo affine a lei. Il bisogno della riservatezza e della solitudine.
Poi tornava da noi e parlava in quel suo modo strano. In inglese, anche con noi che lo capivamo poco. Con parole strane tradotte male che mia madre faceva fatica a capire e per cui spesso dovevo intervenire io. Anche in questo eravamo simili. Capire una lingua bene, parlarla meno bene. Io capivo l’inglese (a stento), lei capiva l’italiano. Io parlavo male l’inglese, lei parlava male l’italiano. Ed è proprio così che riuscivamo sempre a capirci. Con mia zia succedeva questa piccola magia per cui lei mi parlava nella sua lingua, io le parlavo nella mia, e ci capivamo benissimo così. Ho sempre un po’ pensato che è proprio in questo modo che dovrebbe funzionare il mondo. E non credo che mi ricapiterà.
Per Suzanne non è stato organizzato un funerale. Abbiamo fatto invece un memorial. Io non sapevo in che cosa consisteva, ma è stato molto bello. Mi è sembrata più una festa per celebrarla, piuttosto che un’inutile funzione in chiesa per ricordarla. Eravamo in un locale e molti degli invitati, a turno, si sono semplicemente alzati in piedi e hanno parlato di lei e dei bei ricordi che ci ha lasciato. E io volevo parlare dei viaggi, del modo incredibile che avevamo di comunicare, delle sue foto che ho nel portafogli. Non ho detto niente.
Per fortuna, non era strettamente necessario. Questo perché, come ci ha appunto insegnato lei stessa, starsene in disparte può sempre essere considerata la parte migliore da cui stare per imparare e osservare il mondo forse al meglio.
Non vi è al mondo menzogna peggiore di quella che si racconta a se stessi, e io mi presi in giro con quei pretesti. Fatto curioso davvero. È comprensibile che potessi ingenuamente prender per buona la mezza corona di un falsario; ma che arrivassi consapevolmente ad accettare per buona una moneta coniata da me! Un estraneo premuroso, con la scusa di ripiegare ordinatamente le mie banconote perché non le perda, mi sottrae il denaro sostituendolo con carta straccia; ma che prestigiatore sono io in confronto a lui, che ripiego la carta straccia e la rifilo a me stesso persuadendomi che si tratta di banconote!
Grandi speranze, Charles Dickens
Ogni tanto dobbiamo lasciare andare delle parti di noi - che a volte sono delle persone - per riprenderci, anche perché spesso si complicano i rapporti, si complicano le cose, ed è difficile poi tornare indietro. Però come tutti gli errori o comunque come tutti i fallimenti e le cose che vanno male, non puoi né stare lì a piangerci sopra troppo, né non imparare nulla. Non è detto che chiedendo scusa poi vieni perdonato ma sicuramente puoi non dover più chiedere scusa una seconda volta.
Giorgieness x Shazam Podcast
Alla madre non importerà un cavolo del glioblastoma. Vuole sentire che volevate bene a Heather e che eravate una famiglia. Non deve essere una cosa profonda. Quando è morto il mio amico George, ho raccontato alla madre di quando aveva rubato tutti i budini e li aveva fatti cadere tutti facendo un gran casino, che ha cercato di pulire con i lenzuolini blu per i letti, peggiorando le cose, perché i lenzuolini non assorbono affatto... Non è una poesia, ma l'ha fatta sorridere. E poi ha ricominciato a piangere.
Meredith Grey, Grey’s Anatomy (10x02)
Mi sono intravista nel riflesso di una vetrina e mi sono dovuta fermare appoggiandomi a un palo per calmarmi. Ero disgustosa. Ogni volta che tornavo mi veniva ricordato che sarei sempre stata sbagliata. Sarei sempre apparsa come una versione deforme della Vera Me, una frettolosa approssimazione di un essere umano.
Atti di sottomissione
(...) Ma questo è quello che Regina mi dice. Magari non è vero. Magari Regina è una pazza psicopatica manipolatrice che vuole raccontarmi fandonie per il gusto di avere potere su di me. Non mi stupirebbe. Del resto la maggior parte degli artisti è un branco di narcisisti e mitomani. Ma no, dai. Regina in fondo mi vuole bene, in fondo si sta affezionando. Voglio crederci. Però perché è sempre così ambigua? Cosa sta nascondendo? Una marea di cose, questo è poco ma sicuro. Lo sento.
Il cuore è un organo - Francesca Michielin
Fare amicizia
Oggi è successa una cosa bella: una sedicenne di Milano mi ha insegnato come si fa a fare amicizia ed era esattamente quello che volevo. Neanche una settimana fa mi sono lamentata del fatto di essere sempre sola e lo so che sembra incoerente dato che ora mi trovo a Milano, ho appena cenato con 4 bellissime persone e in generale sto vedendo un sacco di gente, ma sabato sera io tornerò a casa e tutto tornerà buio.
Io non so come si fa a fare amicizia e spesso mi chiedo come sia possibile che io abbia i pochi amici che ho. Nel senso, io non credo di aver fatto niente. Io non faccio mai niente. Poi chissà come e chissà perché qualcuno decide che gli sto simpatica e nasce tutto da solo ma il mio impegno è minimo. Non scrivo mai a nessuno, non propongo mai niente, mi faccio i fatti miei, non esco dalla mia stanza, eppure alcune persone continuano a cercarmi. Per me veramente inspiegabile. Queste sono cose vere, obiettive, le penso sempre, ma principalmente è Francesca Michielin che mi fa venire le crisi di nervi LOL Tengo a bada i brutti pensieri fino a quando non esce un concerto coi biglietti in vendita solo a coppie o a gruppi; fino a quando non si ferma per salutare i fan proprio quando sono sola; fino a quando non va a un evento a Milano senza avvisare mentre io sto dall'altra parte di Milano; fino a quando non organizza un instore a Napoli e io semplicemente non posso andarci perché, appunto, sono sola. Cioè palesemente mi odia.
Oggi, però, all'instore di Ditonellapiaga (mio primo firmacopie "post" covid) è successa una cosa curiosa. Io ed Erica siamo arrivate con un'ora di anticipo e, durante l'attesa, mi sono messa a parlare con lei delle solite cavolate. Ero girata proprio verso di lei dando le spalle a chiunque mi stesse accanto dal lato opposto. A un certo punto però sento qualcuno che mi chiama. "Ciao, scusa, piacere Irene". La guardo interrogativa pensando che mi volesse chiedere qualcosa, che mi avesse visto nel gruppo di qualche fanclub e che quindi mi conoscesse virtualmente o qualcosa del genere. E invece mi dice "Ho sentito che parlavi di Francesca e Tananai e anche a me piacciono tantissimo". Ora, ci sono molti punti su cui riflettere, ma è tutto così esilarante. Innanzitutto... Francesca e Tananai, i miei unici argomenti di conversazione dell'ultimo mese, in effetti. Ma poi... Francesca. Il motivo principale per cui in questo momento sto avendo questo mental breakdown per il fatto che non so fare amicizia è stato anche l'appiglio che mi ha permesso di imparare come si fa. E me lo ha insegnato Irene, che per puro caso ha captato il suo nome nelle mie conversazioni con Erica e per puro caso ha i miei stessi gusti. Me lo ha insegnato una ragazza di 16 anni [bypassiamo il momento in cui le ho dovuto dire che io ne ho praticamente il doppio... (e che comunque sui social mi chiamo lo stesso supergaietta, perché sì, esatto, mi ha seguito subito su Instagram)] che vive in provincia di Milano e che era lì senza nessuno, accompagnata dalla zia semplicemente perché così non sarebbe dovuta tornare a casa da sola col buio. Ci ho rivisto un po' la piccola me. Spero che a lei le cose vadano meglio in futuro.
Irene si è messa a parlare con me spontaneamente, come se fosse la cosa più naturale del mondo (...perché infatti lo è, e dopo un primo momento di smarrimento è stato facile anche per me portare avanti una semplice conversazione) proprio nel momento in cui ne avevo più bisogno. Ecco come si fa a fare amicizia. Ho imparato qualcosa da questa storia? La mia vita cambierà? Probabilmente no. Al prossimo evento (se mai ci sarà) non mi metterò a parlare col primo estraneo che passa. Non ho una vita e aver conosciuto una persona così giovane e (ancora) così lontana geograficamente non amplierà certo il raggio delle mie amicizie. Ma come faccio a non credere ai segni del destino dopo quello che è successo?
Dopo essermi alzata per andare a incontrare Ditonellapiaga, non sono riuscita più a rivedere Irene. Mi sono guardata attorno ma non c'era. Sarà stata un angelo mandato dall'Universo per dirmi che posso stare tranquilla? È stato un po' come se qualcuno mi chiedesse: ma di cosa stracazzo ti stai preoccupando?
Sebbene per come l'ho messa sembra che a questo punto sia stata frutto della mia immaginazione, Irene esiste davvero. Le ho inviato una reaction col fuocherello poco fa, quando ha pubblicato nelle stories la sua foto di oggi. Volevo quasi scriverle che è stato un piacere e che magari ci rivedremo quando tornerò a Milano ma forse va bene così. Mi avrà anche insegnato come fare amicizia, ma sono lenta a imparare. E magari devo vedere di farlo con qualcuno della mia età. Anche se lei ha detto che conosce sempre persone più grandi perché, parole sue, non ascolta Capo Plaza o Biondo come quelli della sua età. A lei piacciono Francesca Michielin, Tananai, La Rappresentante di lista ed Enula. E pure a me.
...Starti vicino mi sembra il regalo più grande che potesse farmi l'universo. Perché so che se davvero volessi, te ne andresti. E invece resti. Quindi a modo tuo, tutto tuo, so che è amore. Certo, avrei voluto risponderti "Perché non te ne vai, allora?!", ma ti amo troppo per rischiare una risposta che non vorrei mai sentire. Mai e poi mai.
L’ultimo di sette