“Questa terra ho nelle vene
Questa terra mi appartiene
Terra nostra per la storia
Nel mio sangue la memoria
Terra e sangue sempre uniti
Non possono esser divisi Terra mia santificata con il sangue,
terra sacra”
#giornodelricordo #10febbraio
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“Questa terra ho nelle vene
Questa terra mi appartiene
Terra nostra per la storia
Nel mio sangue la memoria
Terra e sangue sempre uniti
Non possono esser divisi Terra mia santificata con il sangue,
terra sacra”
#giornodelricordo #10febbraio
L’idea che le foibe siano state una “reazione” al fascismo ovvero che non siano state una pulizia etnica è un’ipotesi tanto radicata in certi ambienti politici quanto erronea. La verità è che gli invasori jugoslavi si accanirono contro chiunque potesse ostacolare la loro volontà d’annessione della Venezia Giulia, colpendo indistintamente gli italiani, fossero fascisti, anti-fascisti, (persino comunisti), politici impegnati e funzionari o militari ecc. Non è stata una persecuzione su base ideologica od una vendetta per atti di guerra, ma l’esecuzione di un piano di pulizia etnica contro gli italiani.
Molte sono le prove di questo, come la lunga durata della guerra slava agli italiani iniziata già nella metà del secolo XIX e proseguita ininterrottamente sino alla prima guerra mondiale, alla cacciata di moltissimi italiani dalla Dalmazia nel periodo fra le due guerre ed al terrorismo slavo in Venezia Giulia, conclusasi infine con le foibe. Altra prova è il fatto che i fascisti furono soltanto una piccola minoranza fra coloro che vennero assassinati dagli invasori e che molte fra le vittime erano anzi apertamente antifasciste.
Un intellettuale antifascista di Grado, Biagio Marin, rappresentante del Partito Liberale nel C.L.N., affermò quanto segue sul comportamento degli invasori slavi:
«I fascisti più noti non vennero molestati e se arrestati furono rilasciati mentre invece tutti i possibili poli di aggregazione antifascista ma di sentimenti italiani o autonomisti (come a Fiume) furono decapitati in modo così rapido e capillare da escludere ogni possibile casualità»
Il professor Elio Apih, nella sua opera “Trieste. La storia politica e sociale’’, riporta un brano proveniente dal documento FO 371/48953, r. 1085. Si tratta di un documento ufficiale inglese, che fu raccolto dal Servizio Segreto inglese nell’immediato dopoguerra, e poi trasmesso al Ministero degli Esteri. Questo documento fu coperto da segreto di Stato per oltre 40 anni, prima di essere reso pubblico. Fra le altre informazioni, esso recita quanto segue:
«È stato stabilito, al di là ogni dubbio, che durante l’occupazione jugoslava di Trieste e del territorio, molte migliaia di persone sono state gettate nelle foibe locali. A Trieste tutti i membri della Questura, della Pubblica Sicurezza, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, della Guardia Civica e combattenti patrioti del CLN che sono stati presi dagli jugoslavi, sono stati arrestati e gettati nelle foibe.»
Questi massacri di cui furono vittime i membri del CLN triestino, oltre al personale di militari italiani, sono oltretutto confermati da altri documenti ufficiali, questa volta provenienti dall’Archivio di Stato della Slovenia.
Oltre che a Trieste, uccisioni di numerosi militari italiani, Carabinieri e Guardie di Finanza, avvennero anche in altre località invase dagli slavi.
I titini talora colpirono con maggior determinazione gli antifascisti italiani, piuttosto che noti esponenti fascisti, poiché questi slavi intendevano spacciare l’idea del carattere “fascista” di tutti gli italiani, per precise finalità politiche legate alle conferenze di pace: gli antifascisti della Venezia Giulia andavano quindi fisicamente distrutti.
Le avanguardie jugoslave, giunte a Trieste dopo che i tedeschi erano già stato costretti a chiudersi in pochi capisaldi, ed in cui rimasero sino all’arrivo dei neozelandesi, si preoccuparono non di “combattere i nazi-fascisti”, bensì di disarmare i membri del CLN italiano, ed anzi di arrestarne un buon numero. Furono arrestate migliaia di persone dai membri della “Difesa popolare” o “Guardia del popolo”, attraverso liste di proscrizione preparate in precedenza. Altre ancora furono arrestate perché avevano affermato l’italianità di Trieste e della Venezia Giulia, laddove i titini ne sostenevano quella slava (“Trst je nas”, come dicono ancora oggi i nazionalisti sloveni).
Gli arresti compiuti dagli jugoslavi, ed i massacri, colpirono infatti tutti coloro che erano ritenuti potersi opporre in qualche modo alla pretese annessionistiche dei titini, sovente anti-fascisti, essendo i fascisti, se non morti, comunque ormai del tutto privi di potere. Già nel settembre del 1944 la Federazione triestina del Partito Comunista Italiano era stata falcidiata da una purga interna, con l’eliminazione (la “scomparsa”), fra gli altri, di Luigi Frausin e Vincenzo Gigante, che avevano sempre sostenuto la loro totale opposizione alle pretese jugoslave di annessione della regione. Tale purga interna al PCI stesso si inquadra nell’ostilità delle sezioni del PCI della Venezia Giulia all’idea di incorporazione della regione alla Jugoslavia, di cui si è scritto in precedenza, e fu decisa, in modo diretto od indiretto, dal PCJ, al fine di eliminare chi si opponeva ai suoi progetti.
Gli arresti e le uccisioni di membri del CLN di Trieste e del PCI triestino stesso, che si affiancano alla strage di Porzus dei partigiani bianchi della “Osoppo”, dimostrano a sufficienza come i presunti “liberatori” jugoslavi agissero nei confronti degli anti-fascisti stessi, persino quando comunisti, se ritenuti possibili ostacoli alla slavizzazione della Venezia Giulia.
Fra gli infoibati vi fu anche Angelo Adam, che era un ebreo antifascista. Italiano di Fiume, essendo di religione ebraica era stato deportato a Dachau il 2 dicembre 1943. Il suo numero di matricola era il 59001. Alla fine della guerra era ritornato alla città natale, trovandola però occupata dai partigiani di Tito e con la comunità ebraica praticamente scomparsa. Adam aveva tentato di mettersi in contatto con il CLN dell’Alta Italia e con i partigiani locali, senza ottenere nulla. I titini lo sequestrarono assieme alla moglie, Ernesta Stefancich: sparirono per sempre. Quando la figlia Zulema, minorenne, cercò di avere notizie sulla sorte dei genitori, fu fatta sparire anche lei.
Il carattere ideologico e falsificante della teoria di una “liberazione” della Venezia Giulia dai “nazi-fascisti”, mostrando come in realtà gli jugoslavo:
1) fossero invisi alla grande maggioranza della popolazione, inclusa una parte quella slava, e persino ad alcuni comunisti della Venezia Giulia
2) oltre ai notori massacri delle foibe ed alla cacciata di centinaia di migliaia di italiani, i titini si erano dedicati con particolare accanimento ad uccidere gli stessi anti-fascisti italiani del CLN, e persino a praticare purghe contro i comunisti del PCI
L’ostilità dei titini nei confronti degli stessi anti-fascisti locali era parte del loro programma di conquista della regione, volto a presentare all’estero un’immagine artefatta della popolazione italiana, costituita interamente da “fascisti” e quindi immeritevole di considerazione nelle sue richieste.
Successivamente la falsa ipotesi della “ritorsione antifascista” è stata sostenuta e propagandata proprio per negare il carattere evidente di pulizia etnica genocida delle foibe e dell’esodo ed al tempo stesso per tentare di darvi una qualche giustificazione, sebbene di natura ideologica.
In realtà l'obiettivo di cancellare le comunità italiane nell'Adriatico orientale era stato pubblicamente enunciato sin dalla metà del secolo XIX da parte dei nazionalisti slavi.
“E allora le foibe?” di Eric Gobetti, pubblicato a gennaio da Laterza, ripercorre la storia dell’Alto Adriatico alla fine della seconda guerra mondiale sfatando narrazioni tossiche e ricostruendo con sintesi e linguaggio accessibile le più complesse vicende che hanno caratterizzato il confine orientale. Il 7 Febbraio 2019 il consiglio comunale di Verona ha approvato la …
mi chiedo perché tu debba mancarmi ogni dannata sera. sarà che prima passavamo le ore a parlare, e ora non ci sei più. difficile adattarsi a qualcuno che c’è e che poi non c’è più. e sono abituata a dirtelo quando mi manchi e quanto mi manchi, ma tu sei così irraggiungibile al momento che mi sento quasi persa. è stupido, non siamo nulla, solo due persone che hanno condiviso paure e a volte un po’ di sesso. ma tu sei in cina, sei dall’altra parte del mondo (o quasi) e io sono qui ad aspettare che torni per dirti quanto mi sei mancato e sentirmi dire l’ennesima bugia. forse dovrei solo imparare che le persone finiscono per stancarsi di me e che non ha senso affezionarsi in giro.
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