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L’idea che le foibe siano state una “reazione” al fascismo ovvero che non siano state una pulizia etnica è un’ipotesi tanto radicata in certi ambienti politici quanto erronea. La verità è che gli invasori jugoslavi si accanirono contro chiunque potesse ostacolare la loro volontà d’annessione della Venezia Giulia, colpendo indistintamente gli italiani, fossero fascisti, anti-fascisti, (persino comunisti), politici impegnati e funzionari o militari ecc. Non è stata una persecuzione su base ideologica od una vendetta per atti di guerra, ma l’esecuzione di un piano di pulizia etnica contro gli italiani.
Molte sono le prove di questo, come la lunga durata della guerra slava agli italiani iniziata già nella metà del secolo XIX e proseguita ininterrottamente sino alla prima guerra mondiale, alla cacciata di moltissimi italiani dalla Dalmazia nel periodo fra le due guerre ed al terrorismo slavo in Venezia Giulia, conclusasi infine con le foibe. Altra prova è il fatto che i fascisti furono soltanto una piccola minoranza fra coloro che vennero assassinati dagli invasori e che molte fra le vittime erano anzi apertamente antifasciste.
Un intellettuale antifascista di Grado, Biagio Marin, rappresentante del Partito Liberale nel C.L.N., affermò quanto segue sul comportamento degli invasori slavi:
«I fascisti più noti non vennero molestati e se arrestati furono rilasciati mentre invece tutti i possibili poli di aggregazione antifascista ma di sentimenti italiani o autonomisti (come a Fiume) furono decapitati in modo così rapido e capillare da escludere ogni possibile casualità»
Il professor Elio Apih, nella sua opera “Trieste. La storia politica e sociale’’, riporta un brano proveniente dal documento FO 371/48953, r. 1085. Si tratta di un documento ufficiale inglese, che fu raccolto dal Servizio Segreto inglese nell’immediato dopoguerra, e poi trasmesso al Ministero degli Esteri. Questo documento fu coperto da segreto di Stato per oltre 40 anni, prima di essere reso pubblico. Fra le altre informazioni, esso recita quanto segue:
«È stato stabilito, al di là ogni dubbio, che durante l’occupazione jugoslava di Trieste e del territorio, molte migliaia di persone sono state gettate nelle foibe locali. A Trieste tutti i membri della Questura, della Pubblica Sicurezza, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, della Guardia Civica e combattenti patrioti del CLN che sono stati presi dagli jugoslavi, sono stati arrestati e gettati nelle foibe.»
Questi massacri di cui furono vittime i membri del CLN triestino, oltre al personale di militari italiani, sono oltretutto confermati da altri documenti ufficiali, questa volta provenienti dall’Archivio di Stato della Slovenia.
Oltre che a Trieste, uccisioni di numerosi militari italiani, Carabinieri e Guardie di Finanza, avvennero anche in altre località invase dagli slavi.
I titini talora colpirono con maggior determinazione gli antifascisti italiani, piuttosto che noti esponenti fascisti, poiché questi slavi intendevano spacciare l’idea del carattere “fascista” di tutti gli italiani, per precise finalità politiche legate alle conferenze di pace: gli antifascisti della Venezia Giulia andavano quindi fisicamente distrutti.
Le avanguardie jugoslave, giunte a Trieste dopo che i tedeschi erano già stato costretti a chiudersi in pochi capisaldi, ed in cui rimasero sino all’arrivo dei neozelandesi, si preoccuparono non di “combattere i nazi-fascisti”, bensì di disarmare i membri del CLN italiano, ed anzi di arrestarne un buon numero. Furono arrestate migliaia di persone dai membri della “Difesa popolare” o “Guardia del popolo”, attraverso liste di proscrizione preparate in precedenza. Altre ancora furono arrestate perché avevano affermato l’italianità di Trieste e della Venezia Giulia, laddove i titini ne sostenevano quella slava (“Trst je nas”, come dicono ancora oggi i nazionalisti sloveni).
Gli arresti compiuti dagli jugoslavi, ed i massacri, colpirono infatti tutti coloro che erano ritenuti potersi opporre in qualche modo alla pretese annessionistiche dei titini, sovente anti-fascisti, essendo i fascisti, se non morti, comunque ormai del tutto privi di potere. Già nel settembre del 1944 la Federazione triestina del Partito Comunista Italiano era stata falcidiata da una purga interna, con l’eliminazione (la “scomparsa”), fra gli altri, di Luigi Frausin e Vincenzo Gigante, che avevano sempre sostenuto la loro totale opposizione alle pretese jugoslave di annessione della regione. Tale purga interna al PCI stesso si inquadra nell’ostilità delle sezioni del PCI della Venezia Giulia all’idea di incorporazione della regione alla Jugoslavia, di cui si è scritto in precedenza, e fu decisa, in modo diretto od indiretto, dal PCJ, al fine di eliminare chi si opponeva ai suoi progetti.
Gli arresti e le uccisioni di membri del CLN di Trieste e del PCI triestino stesso, che si affiancano alla strage di Porzus dei partigiani bianchi della “Osoppo”, dimostrano a sufficienza come i presunti “liberatori” jugoslavi agissero nei confronti degli anti-fascisti stessi, persino quando comunisti, se ritenuti possibili ostacoli alla slavizzazione della Venezia Giulia.
Fra gli infoibati vi fu anche Angelo Adam, che era un ebreo antifascista. Italiano di Fiume, essendo di religione ebraica era stato deportato a Dachau il 2 dicembre 1943. Il suo numero di matricola era il 59001. Alla fine della guerra era ritornato alla città natale, trovandola però occupata dai partigiani di Tito e con la comunità ebraica praticamente scomparsa. Adam aveva tentato di mettersi in contatto con il CLN dell’Alta Italia e con i partigiani locali, senza ottenere nulla. I titini lo sequestrarono assieme alla moglie, Ernesta Stefancich: sparirono per sempre. Quando la figlia Zulema, minorenne, cercò di avere notizie sulla sorte dei genitori, fu fatta sparire anche lei.
Il carattere ideologico e falsificante della teoria di una “liberazione” della Venezia Giulia dai “nazi-fascisti”, mostrando come in realtà gli jugoslavo:
1) fossero invisi alla grande maggioranza della popolazione, inclusa una parte quella slava, e persino ad alcuni comunisti della Venezia Giulia
2) oltre ai notori massacri delle foibe ed alla cacciata di centinaia di migliaia di italiani, i titini si erano dedicati con particolare accanimento ad uccidere gli stessi anti-fascisti italiani del CLN, e persino a praticare purghe contro i comunisti del PCI
L’ostilità dei titini nei confronti degli stessi anti-fascisti locali era parte del loro programma di conquista della regione, volto a presentare all’estero un’immagine artefatta della popolazione italiana, costituita interamente da “fascisti” e quindi immeritevole di considerazione nelle sue richieste.
Successivamente la falsa ipotesi della “ritorsione antifascista” è stata sostenuta e propagandata proprio per negare il carattere evidente di pulizia etnica genocida delle foibe e dell’esodo ed al tempo stesso per tentare di darvi una qualche giustificazione, sebbene di natura ideologica.
In realtà l'obiettivo di cancellare le comunità italiane nell'Adriatico orientale era stato pubblicamente enunciato sin dalla metà del secolo XIX da parte dei nazionalisti slavi.
Basovizza, Italy, 4 October 2021
TIGR
I just want to say that I never used to care about my country (Slovenia) as much as I do now. In my history class we are taking World War I and I have never seen such sadness. There is so much history behind the beauty of Slovenia and now as I am organising my notes I saw the picture of the graffitied grave of the first four fallen victims of Basovizza.
Slovenia was under the Austria-Hungarian Empire reign and after the 1st World War it came under the rule of Italy. And they weren’t really nice with Slovene people...if you read some of the Boris Pahor stories than you’d understand but that’s anther story.
Here’s the story I want to share. About those first four victims of Basovizza.
There is a building in Trieste called Trieste National Hall that was built between 1902-1904 and was the heart of Slovenians in Italy but because Italians despised Slovenes, they attacked, burnt it and destroyed it. They Italians that caused it were never punished and later there was an illegal organisation called TIGR (Trst, Istra, Gorica, Reka) and they ( the participants of TIGR ) were figthing for independance. So, four of them: Ferdo Bidovec (22) , Zvonimir Miloš (26), Fran Marušič (24) and Alojz Valenčič (33) threw a bomb in the empty bulding where the newspapers that kept manipulating italians that slovenes are really bad people etc. Except it wasn’t empty. There was one victim of that building but they didn’t know. And Italian police force started investigating (which they didnt when it was the other way around when Italians attacked and burnt and destroyed the National Hall), found them and with a quick trial where they sentanced them to death. They didn’t even have a proper trial. That was on 5th September 1930 and on 6th September they were taken to Basovizza and shot to death.
Now there is a memorial built in the Basovizzia graveyard for those four victims and that’s for Slovenes because those four fought for the country we have today. And this country is amazing, compared to others. It has a lot of beautiful sights and wonderful people, great water, amazing climate... it has its minuses but I am thankful for living in this country and have the privilages other countries unfortunately don’t.
So, I’m saying if you ever go to Basovizzia, visit them. They shouldn’t be forgotten. Never because they aren’t victims. They are fighters for the country I live in and I am much thankful for this.
Foibe: ieri, oggi e domani – Memoria, verità e consapevolezza. Di Alessandria today
Un dramma storico da ricordare, per costruire un futuro di consapevolezza e rispetto.
Un dramma storico da ricordare, per costruire un futuro di consapevolezza e rispetto. Le Foibe rappresentano una delle pagine più tragiche e dolorose della storia italiana del Novecento. Il massacro avvenuto tra il 1943 e il 1945, principalmente nelle regioni dell’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, ha segnato in modo indelebile la memoria collettiva italiana. Migliaia di persone furono…
Foibe, la storia dimenticata. Esodo degli istriani, fiumani e dalmati (a cura della Lega nazionale di Trieste - gruppo giovani)
«In questo luogo ogni pietra è un lamento» 🗓#10febbraio 📍Foiba di Basovizza 👉Oggi, nel #GiornodelRicordo ero qui alla #foiba di #Basovizza per rendere omaggio agli #Italiani uccisi dal disegno di pulizia etnica del maresciallo #comunista #Tito. 👉Ho provato profonda commozione e dolore, come Italiano, per tutti i nostri connazionali trucidati e per tutti gli #esuli in patria che dovettero scappare lasciando e perdendo tutto per salvarsi la vita. 👉È necessario condannare ogni forma di #negazionismo e trasmettere alle nuove generazioni la #cultura del ricordo di una tragedia per troppi anni taciuta. 👉Esiste qualcosa al di sopra di tutto, e questo è il rispetto per la vita umana e per tutti coloro che la persero per folli ideologie. Come i lager. Come i gulag. Come le foibe. Non ci sono morti di seria A e morti di serie B. La verità non può essere infoibata. (presso Basovizza, Friuli-Venezia Giulia, Italy) https://www.instagram.com/p/B8Zc2adqZwo/?igshid=utde3cer5rba
Con @giorgiameloni a #Basovizza per il #GiornoDelRicordo dedicato alle vittime delle Foibe. Oggi come ieri, noi ricordiamo! 🇮🇹 #10febbraio (presso Basovizza, Friuli-Venezia Giulia, Italy) https://www.instagram.com/p/B8YyM7_Kvog/?igshid=jcha9u59kr7p