C’è il sole come cinque anni fa a Milano ed è da ieri sera che non riesco a far andare via la pelle d’oca e il sorriso che rimane anche mentre non riesco a fermare le lacrime che scendono. Un mix di emozioni e cattiva abitudine a non struccarmi.
Tra due settimane saremo di nuovo a cento chilometri, un’ora da porta a porta; niente rispetto alla distanza che ci divide e, che in realtà, ci salva un po’.
Ascolto un mix di canzoni che mi fa sentire vicina a te. C’è quella che hai trovato aprendo il mio computer quella volta che ti sei fermato a dormire da me. Il mio computer che è un po’ come un’enciclopedia di tutto quello che sono, specialmente quando lascio tutte queste tab aperte. Quella canzone che ti ha fatto alzare le sopracciglia alle otto del mattino. “Da quando ascolti i Violent Femmes?” E arrossire in tempo lampo.
Ci sono gli Slowdive, quelli che abbiamo ascoltato dal vivo prima che incominciasse a piovere. Ché tu non volevi bere e io ti ballavo accanto con una birra in mano. La tua attorno alla mia vita, per essere sicuro che fossi lì, che fossi con te.
Due settimane e sto impazzendo. Continuo a ripetermi che arriveranno in fretta, nella consapevolezza che i sei giorni che sarò a Milano passeranno altrettanto in fretta.
Ho paura e non ne parlo con nessuno, perché ormai è diventato “Devi trovare qualcuno di nuovo”, ma quando gli altri si impuntano su qualcuno allora va bene. Non so perché io con te non vado bene. Sarà che tranne S. nessuno ha mai capito come potessimo esistere insieme. E vorrei rispondere, ma non riesco senza tradire quello che siamo.
Sei quello con cui posso stare seduta su un tavolo con le gambe incrociate a parlare, mentre tu mi ascolti e fumi e passano due coniglietti nel prato davanti a noi.
Sei quello che mi impedisce di bere qualsiasi cosa perché devo guidare o che mi dice di non esagerare perché non vuoi che mi ubriachi. Con conseguente alzata di occhi e tuo sorrisone la volta che mi becchi altamente brilla con altre persone in un locale.
Sei quello che mi prepara da mangiare quando non mi va di fare niente e che mi legge le storie, quando ho voglia di stare con gli occhi chiusi.
Vorrei poter stare a casa oggi. A casa, ma senza questa paura che mi attanaglia e di cui non riesco a parlare con nessuno.
La paura che ci sia brutto tempo e tu ti incazzi se prendo la macchina.
La paura che non ci sia brutto tempo e tu non mi voglia vedere.
La paura che faccia di testa mia come tante volte e ti incazzi.
La paura di stringerti di nuovo le mani e non poterne più fare a meno.