A BUCO PILLONZI.
A buo pillonzi Secondo la tradizione contadina, nella città di Vinci, luogo d'origine del celebre Leonardo, erano stati costruiti dei grandi lavatoi comunicanti tra loro, alti all’incirca un metro da terra e riempiti d’acqua a metà. Queste grandi tinozze venivano chiamate “pilloni”. Le popolane che si recavano a fare il bucato erano obbligate ad appoggiarsi al bordo dei lavatoi e a chinarsi a novanta gradi verso l’interno per poter raggiungere più facilmente il livello dell’acqua. In questa posizione le donne ostentavano involontariamente i loro sederi che per di più dimenavano mentre strofinavano il sapone e risciacquavano i panni. Lo spettacolo era garantito e l’umorismo e le battute maliziose degli uomini che assistevano alla scena erano scontate. Le battute più comuni erano: “stanno a culo ritto” o ancor peggio: “stanno a buco ritto”. Quest’ultima arguzia, associata al nome dei lavatoi (pilloni), è stata nel tempo storpiata in “a buco pillonzi”. Oggi la frase viene usata per tutti coloro che per qualsiasi ragione e a qualunque titolo si trovano “metaforicamente” in quella critica e rischiosa posizione, ovvero chini a novanta gradi. Adagi con Brio di Franco Ciarleglio
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