Thor 4.
Waititi is confirmed.
My reaction:

seen from Germany
seen from Sweden

seen from France
seen from China
seen from Poland
seen from China
seen from France
seen from Italy

seen from China
seen from France

seen from Türkiye
seen from Türkiye

seen from United States
seen from China

seen from Türkiye
seen from Colombia

seen from Australia

seen from United States
seen from France
seen from United States
Thor 4.
Waititi is confirmed.
My reaction:
Oggi ho partecipato per la prima volta a un recruitment day. Vorrei sorvolare sul mi stato emotivo iniziale, ma per certi versi non posso, mi sentivo come una che stava andando ad elemosinare qualcosa, una poveraccia dall’apparenza misera e bigia, appena uscita da una delle più colossali prese per i fondelli dell’anno. Dopo il cetriolo maxi che mi è stato servito al Colosseo (dove, ovviamente, pochi di voi sanno che ho lavorato), non mi aspetto altro dalla vita. Magari non cetrioli maxi, eh, ma delle variazioni sì, tipo cetrioli in salamoia o roba simile. Quindi sono uscita di casa con in borsa un bel pacco di curriculum aggiornati e rimessi a posto per l’occasione, ho messo in moto la mia macchina e sono partita con dentro la morte.
Sorvolando, però, su come possa essere sfigata la mia vita in questo periodo e sulle varie ricette di prelibatezze ai cetrioli in mio possesso che Giallo Zafferano in confronto è niente, mi sono un po’ stupita quando, a questo evento, ho trovato non solo miei coetanei che hanno avuto percorsi simili al mio e cetrioli volanti molto simili, ma persone grandi, dell’età dei miei genitori. Persone con curriculum impeccabili che, però, non riescono a trovare un lavoro e hanno una famiglia da mantenere. E persone con percorsi meno fortunati, un po’ demoralizzate. Non credo che sarò in grado di dimenticare lo sguardo spento e triste di una signora vestita il più elegante possibile, per ciò che poteva, che mi ha chiesto informazioni. “Eh, io ci sto provando, qui, oggi, a trovare un lavoro. Ci provo tutti i giorni, ovunque, ma sono ancora a casa a preparare il pranzo ai miei figli per quando ritornano da scuola. Mia figlia, quella più grande, è all’ultimo anno di liceo e ha deciso che non vuole fare l’università perché sa che studiare costa molto e noi non ce lo possiamo permettere”.
Io, in quel momento, ho provato a tirarle su il morale e le ho dato qualche consiglio sull’università e su come potrebbe fare, probabilmente tutti inutili, però mi sono resa conto di quanto sia sciocco, talvolta, arrivare alla mia età e deprimersi perché non si riesce a trovare un lavoro, quando fuori dalle quattro mura di casa mia ci sono situazioni ben peggiori, con famiglie che muoiono di fame, altre con figli che rinunciano al loro futuro pur di non pesare sul bilancio di fine mese, e persone considerate “anziane” che si umiliano alla ricerca di un lavoro pur di rendere felici i propri figli. Io, almeno, ho sempre avuto la fortuna di avere una famiglia alle spalle con un posto fisso che, per carità, non ci fa navigare nell’oro, ma almeno ho potuto studiare e posso vivere un’esistenza dignitosa.
Non so, oggi sono tornata a casa un po’ amareggiata e un po’ più triste di quando ero partita, ma per motivi ben differenti da quelli iniziali. Ho lasciato lì la mia frustrazione da mezza-giovane laureata senza lavoro e sono tornata a casa con la tristezza di sapere che sono fortunata per quello che ho. Perché, parliamoci chiaramente, tutti lo diciamo che dovremmo essere felici di ciò che possediamo, ma chi realmente è consapevole di ciò che ha? E chi realmente ne gioisce? Io, tante volte, tendo a dimenticarlo e questo mi fa male.
Oggi mio nonno Fernando avrebbe compiuto 85 anni, ma avrebbe aspettato tre giorni per festeggiare. Lo aveva deciso un bel po’ di anni fa, in quel lontano giorno del 1988 in cui, in anticipo sulla tabella di marcia così come diceva il dottore, ma non come diceva mia madre, sono nata. Da quel giorno, nonno decise che avrebbe soffiato sulle candeline solo insieme a me.
Al mio primo anno, incuriosita, ho spento la candelina con il dito, e c’è una foto bellissima in cui nonno mi tiene in braccio, mi guarda e sorride del mio broncio offeso. Al secondo, presa dalla foga del momento, soffiai pure sulla sua, anche se non me lo ricordo; al terzo e al quarto avevo giù iniziato a comprendere che era più bello farlo insieme e nelle fotografie ci siamo io e lui con le guance gonfie, io in piedi sopra una sedia per essere più alta, mentre soffiamo sulle nostre torte. Ma non ho foto del mio quinto compleanno insieme a lui, perché morì due mesi prima di questo. Una morte un po’ sciocca, che per certi versi ancora non gli ho perdonato. Non ho memoria dei miei primi compleanni con lui, troppo piccola per ricordarli, ma ricordo benissimo il primo in cui lui non c’era.
Nonno diceva sempre che l’oroscopo per noi della Vergine era sempre pieno di brutte notizie; io non la sapevo, questa cosa, l’ho scoperta solo quando un giorno anche io ho avuto la stessa impressione e l’ho detto ad alta voce, e mamma, sorridendo, mi ha detto “anche nonno lo diceva sempre”. Lui era il mio principe. Gli occhi mi si riempiono di lacrime di nostalgia quando ripenso alla pazienza con la quale stava lì a sopportare me che, con indosso la vestaglia di nonna, mi atteggiavo a principessa e facevo del salone di casa loro il nostro castello spostando solo un tavolino di legno fatto da lui. Anche adesso, mentre scrivo, sorrido tra le lacrime e se guardo il balcone, lo stesso di quei tempi, rivedo una piccola me immobile davanti gli spacchi dello scolo dell’acqua a guardare la strada dalla quale nonno tornava portando con sé l’album da colorare comprato dal giornalaio. La mia mente ha conservato un ricordo reale, vivo in tutti questi anni, e io, che odio dimenticare le cose, lo rievoco con una certa frequenza perché non voglio scordarlo.
Tanti auguri nonno, ti aspetto tra tre giorni per soffiare sulla candelina, però.