AL Live: il presente e il futuro degli ebook
Il video è la registrazione della puntata del 18 aprile scorso di AL Live durante la quale Sue Polanka, bibliotecaria americana esperta di ebook e blogger, Jamie la Rue (Douglas County Libraries) e Scott Wasinger (Ebsco Publishing) si sono confrontati sul presente e il futuro degli ebook. Un'interessante conversazione a tre su elementi fondamentali relativi al prestito degli ebook nelle biblioteche.
Un'importante notizia recente riguardante gli ebook è quella relativa alla decisione di Simon & Schuster (l'ultimo dei Big 6, ora Big 5 dopo la fusione di Random House e Penguin, a non consentire il prestito dei propri ebook nelle biblioteche) di avviare una sperimentazione di digital lending con le biblioteche pubbliche di New York. Un passo in avanti, rispetto alla chiusura precedente, e nella giusta direzione anche se, secondo Wasinger, resta ancora molto da fare ed è necessario insistere per ottenere di più e sperimentare nuovi e diversi modelli di business (il modello prevalente è one book/one user). La Rue ricorda che restano aperti i problemi relativi al possesso della copia digitale, dell'integrazione e della difficile gestione di modelli e licenze a volte conflittuali, della mancanza di sconti. L'assenza dei titoli dei maggiori editori dalle biblioteche si sta comunque rivelando una scelta controproducente dato che nel frattempo hanno guadagnato visibilità e interesse quegli editori minori che sin da subito hanno collaborato con le biblioteche.
Altra questione d'attualità è quella del pricing, secondo una recente indagine il prezzo ideale degli ebook dovrebbe oscillare tra i 4 e gli 8 dollari, una soglia che potrebbe non essere considerata sostenibile dagli editori e che potrebbe introdurre interessanti cambiamenti. Wasinger non crede che il “prezzo ideale” possa essere applicato a qualsiasi prodotto editoriale ma è certo che la tendenza del mercato sia verso la normalizzazione e un complessivo abbassamento dei prezzi. Secondo La Rue i prezzi degli ebook dei Big 6 sono troppo alti per le biblioteche, mentre quelli degli editori indipendenti, con cui le DCL stanno collaborando, sono molto vicini a quello indicato come ideale. E' convinto inoltre che la sostenibilità per gli editori, e di conseguenza la loro sopravvivenza sul mercato, non debba essere una preoccupazione delle biblioteche il cui compito è quello di connettere autore e lettore e fa anche notare che (come ci insegna il settore musicale) la scomparsa di un editore non significa necessariamente la scomparsa di contenuti, mentre è vero che si è registrato un calo delle vendite proprio per quegli editori che hanno scelto di restar fuori dalle biblioteche (e che non ne sono quindi responsabili).
Tema che riguarda il presente e il prossimo futuro degli ebook è quello dei formati e in particolar modo dell'epub3 la cui adozione sembra però incontrare ostacoli. Secondo La Rue l'introduzione dell'epub3 con le sue potenzialità potrebbe rappresentare una nuova ondata di cambiamenti tecnologici nell'editoria, al punto da trasformare la definizione stessa dell'ebook che sarà qualcosa di completamente diverso rispetto ad oggi. É inoltre probabile che l'avvento dei nuovi ebook (data la possibilità offerta dall'epub3 di una maggiore integrazione multimediale) porti con sé anche fenomeni negativi che potrebbero essere assimilati allo spam tipico delle email. Wasinger concorda sull'importanza dell'epub3 sia per gli aggregatori, gli editori, che per le biblioteche e gli utenti finali, soprattutto grazie alla sua maggiore accessibilità che consente sia layout verticali che da sinistra a destra (supportando quindi sia le lingue asiatiche che quelle mediorientali). L'epub3 inoltre presenta sia un migliore reflow che una maggiore interoperabilità e ha una infrastruttura che apre spazi a utilizzi sempre nuovi. É però importante assicurare il giusto livello di standardizzazione e ciò necessita della collaborazione di editori, biblioteche e aggregatori.
Altro argomento affrontato è quello del prestito degli ebook nelle biblioteche realizzato sia tramite le piattaforme di aggregatori quali Ebsco che in autonomia (local hosting) come avviene nelle Douglas County Libraries. Sia La Rue che Wasinger concordano che entrambe le soluzioni possano coesistere. Il direttore delle DCL vede nel local hosting la soluzione per rendere disponibili tutti quei contenuti al di fuori dell'editoria mainstream (editori indipendenti e self publishing) normalmente non offerti dagli aggregatori, per garantire una loro migliore integrazione (la gestione autonoma dei file consente ad esempio l'indicizzazione fulltext), per ottenere sconti migliori. Wasinger riconosce che alcuni contenuti soprattutto quelli tipici delle biblioteche pubbliche destinati alla lettura di svago (e per i quali il modello one book/one user è funzionale) possano trarre vantaggi da una gestione autonoma là dove si dispone di tecnologia e risorse umane. Gli aggregatori invece, oltre ad offrire un ambiente per l'acquisizione dei contenuti facile da utilizzare, grazie a strumenti di ricerca, filtri e preview, si occupano delle trattative con gli editori (che a loro volta evitano di confrontarsi con un numero infinito di biblioteche), offrono diversi modelli di business più idonei per la ricerca o il reference con un notevole risparmio di tempo e risorse umane. Il modello delle DCL, basato sul local hosting e sulle trattative dirette con gli editori, sviluppato nell'arco di due anni, ha dei costi molto elevati e richiede un team competente ma potrebbe essere riproducibile da consorzi o reti di biblioteche per ottenere economie di scala (anche se è necessario superare la ritrosia degli editori nel concedere in licenza le loro collezioni a livello consortile).
Il riferimento ai consorzi introduce un nuovo argomento. Sue Polanka chiede infatti se sia possibile ipotizzare la futura realizzazione dell'interprestito digitale (DILL). La Rue ammette che le resistenze degli editori (il cui scopo è moltiplicare le vendite) sono molto forti, anche gli editori che contattano le DCL per vendere i loro titoli impongono sempre come vincolo quello di non prestarli ad altre biblioteche. E se ancora le DCL non hanno trovato la soluzione tecnica per la gestione del DILL sono fermamente intenzionate a realizzarlo, certe di convincere gli editori che in un mercato editoriale in continua espansione le biblioteche possano contribuire attivamente ed efficacemente a dare visibilità ai titoli e quindi ad aumentarne richieste e vendite. Wasinger ritiene che in un futuro il DILL potrà essere realizzato è però vero che già ora il “short term loan” può offrire una soluzione alle biblioteche che non riescono ad acquistare tutti i titoli di catalogo ma vorrebbero ugualmente soddisfare le richieste degli utenti.
Sue Polanka sposta l'attenzione al marketing dei contenuti digitali chiedendo come li si possa rendere visibili e con quali strumenti, sia sul web che all'interno degli spazi fisici della biblioteca. Jamie La Rue è convinto che i migliori promotori dei contenuti siano i bibliotecari che leggono e conoscono le collezioni e sono ritenuti affidabili dagli utenti. Le biblioteche inoltre, avendo una diffusione capillare sul territorio, potrebbero diventare anche librerie (là dove non esistono) ed organizzare eventi in collaborazione con gli editori indipendenti per dare visibilità ai loro contenuti. Al momento alle DCL si sta lavorando ad un software che, servendosi della “reading history” degli utenti, elabora suggerimenti di lettura personalizzati inviati anche sui dispositivi mobili. All'interno delle biblioteche sono inoltre stati collocati, accanto alle vetrine delle novità, dei powerwall digitali touch per segnalare e rendere visibili le collezioni digitali. Se è vero che gli editori sono disposti a pagare le librerie per ospitare “chioschi” che mettano in mostra i loro titoli, sostiene La Rue, allora anche le biblioteche possano risultare appetibili e utili agli editori in cerca di visibilità (nelle DCL si registrano 2.000.000 di visite annue sia in loco che sul sito). Wasinger ritiene che la “discoverability” sia la parola chiave per le collezioni digitali e si deve perciò favorirla sia attraverso il catalogo, il sito web della biblioteca che i dispositivi mobili.
Al momento e in attesa che le ricerche full text rendano “inutili” i cataloghi (la discoverability suggerisce La Rue non sempre ha a che vedere con gli standard di catalogazione), è necessario trovare soluzioni tecnologiche per sfruttare al meglio i MARC records e i metadata (la cui qualità non è sempre garantita dagli editori) soprattutto, suggerisce Wasinger, in collezioni molto vaste o che variano nel tempo (abbonamenti) od ancora sviluppate su domanda dell'utente (PDA e DDA). Dato che il digitale ha di fatto eliminato il problema della revisione del patrimonio e dell'eliminazione dei titoli più vecchi, anche le biblioteche pubbliche potrebbero garantire l'accesso a tutta la produzione editoriale acquisita nel tempo, non solo a quella corrente, e La Rue ipotizza di guidare gli utenti alla scoperta della collezione tramite due diversi discovery layer che permettano ricerche accurate e garantiscano visibilità.
Il passaggio dall'analogico al digitale rappresenta anche un'occasione per le biblioteche di avere un ruolo attivo come editori. Jamie La Rue sostiene che la tecnologia di cui le sue biblioteche si sono dotate per il digital lending consente di agire anche come editori, supportando gli autori locali e/o di storia locale in tutto l'iter che va dalla creazione alla distribuzione di contenuti. É convinto che questa sia una delle sfide più importanti per le biblioteche (che si riprenderebbero il loro ruolo di selezionatori di contenuti di qualità) e che entro 25 anni in ogni biblioteca ci sarà un “ufficio editoriale”. Le biblioteche sono radicate nel territorio e possono raggiungere e lavorare con gli autori che vivono lì. Le DCL ad esempio stanno progettando una sorta di incubatore per gli autori. Vorrebbero offrire a chi desidera scrivere “buoni libri” il supporto di un gruppo formato da autori esperti, editor e designer che li guidi nel processo di realizzazione dell'opera. Una volta ultimata verrà promossa dalla biblioteca con la collaborazione della comunità di utenti che vorranno leggerla e recensirla. La visione è quella di una comunità che si trasforma, non più di consumatori ma di creatori di contenuti. Un processo di recensione per certi versi simile a quello dell'open access in ambito universitario. Gli aggregatori a loro volta potrebbero selezionare il meglio di tutte le produzioni locali e renderlo disponibile su vasta scala.
Una questione spinosa nell'ambito degli ebook e di cui si auspica una soluzione è quella del controllo del copyright da parte degli editori e delle restrizioni conseguenti. Ebsco dubita che tutti i contenuti in futuro saranno pubblicati con licenze open come molti desidererebbero, ma è convinto che ci siano segnali di apertura da parte degli editori, per lo meno verso DRM meno rigidi. La Rue è molto severo nel suo giudizio, afferma che il copyright abbia poco a che vedere con gli autori e la salvaguardia della protezione della proprietà intellettuale e sia invece una questione corporativa degli editori. E' convinto che le biblioteche, che da sempre garantiscono il rispetto dei diritto d'autore, dovrebbero lavorare di più e direttamente con gli autori stessi per costruire nuove forme di tutela.
Il futuro degli ebook sarà quindi caratterizzato da un peso sempre maggiore del self publishing, dalla standardizzazione dei formati e da una forte integrazione (anche con l'universo dei contenuti mediati dalle biblioteche) dato che saranno più “intelligenti”, più ricchi di soluzioni multimediali e consentiranno maggiori connessioni con contenuti esterni. Il futuro degli ebook sembra essere sinonimo di sperimentazione, di ricerca di nuovi paradigmi, di nuove connessione tra i contenuti. Un futuro nel quale il ruolo delle biblioteche e delle loro comunità si giocherà non solo sulla fruizione e distribuzione ma soprattutto sulla creazione di contenuti. Per usare l'immagine di La Rue le biblioteche non saranno più gatekeeper ma gardener.