Minacce di morte, dunque. Ed è interessante notare come queste minacce si accompagnino alla negazione dell’identità dei prigionieri. In verità tutto ciò potrebbe avere una spiegazione scientifica: questi uomini crudeli sembrano incapaci di empatia, paiono cioè incapaci di identificare ciò che qualcun altro sta pensando o provando, sono incapaci di riconoscimento e di risposta a quei pensieri e sentimenti con un’emozione corrispondente (che è la risposta empatica). Si pensi infatti ai funzionari in posizione apicale e a quelli cosiddetti «intermedi», che assistono alle torture senza intervenire, senza far nulla per farle cessare, senza dare conforto alle vittime.
Molti di loro, inoltre, quelli che agirono attivamente sulle vittime, paiono in preda alla cosiddetta Schadenfreunde, parola tedesca che indica la capacità di provare soddisfazione per il dolore altrui.
Ora, sebbene esista in letteratura un’apprezzabile quantità di studi che ha affrontato il problema (si pensi a L’io e il tu di Martin Buber, per il quale gli esseri umani si mettono in relazione con gli altri per usarli come oggetti, svalutandoli appunto, e trattandoli come cose; alla Banalità del male di Hannah Arendt, che cercò di indagare la natura della mente del criminale nazista), sembra davvero improbabile che gli uomini in divisa che operarono a Bolzaneto fossero affetti da sindromi psichiatriche psicopatologiche. Tuttavia, per fare quel che fecero, in loro dovette necessariamente spegnersi il circuito cerebrale dell’empatia.
Ora, poiché questo spegnimento, secondo studi recenti, dipende dagli effetti che l’ambiente determina nel funzionamento dell’amigdala, cioè una delle regioni cerebrali che reagiscono a situazioni estreme di stress e minacce con una sorta di assuefazione, si aprono interrogativi inquietanti sull’ambiente di formazione degli uomini dello Stato, cioè su cosa accada nelle scuole di polizia, su come questi uomini siano istruiti, su quali siano le modalità e i meccanismi di formazione dei percorsi mentali di giovani uomini addestrati a difendere le istituzioni.
Man mano che esaminiamo gli eventi, e la molteplicità delle condotte di crudeltà gratuita e di inflizione delle umiliazioni e delle mortificazioni della dignità delle vittime, questi interrogativi aumentano.