“- Cavaliere! - chiama Rambaldo, rivolto verso l’elmo, verso la corazza, verso la quercia, verso il cielo, - Cavaliere! Riprendete l’armatura! Il vostro grado nell’esercito e nella nobiltà di Francia è incontestabile! - E cerca di rimettere insieme l’armatura, di farla stare in piedi, e continua a gridare: - Ci siete, cavaliere, nessuno può piú negarlo, ormai! - Non gli risponde alcuna voce. L’armatura non sta su, l’elmo rotola in terra. - Cavaliere, avete resistito per tanto tempo con la vostra sola forza di volontà, siete riuscito a far sempre tutto come se esisteste: perché arrendervi tutt’a un tratto? - Ma non sa piú da che parte rivolgersi: l’armatura è vuota, non vuota come prima, vuota anche di quel qualcosa che era chiamato il cavaliere Agilulfo e che adesso è dissolto come una goccia nel mare.”