E sento la rigidità della materia, l’autocontrollo dei segni, il muro d’ombra che rallenta la corsa delle sensazioni. Intercetto il tuo non provare e di conseguenza l’inerzia del mio animo.
Sono così razionale da comprendere ogni dettaglio di presenza e assenza che semini nella mente. Consapevole di essere unicamente ammaliata dallo stile e dall’idea che tu mi hai concesso di plasmare, da ciò che i miei occhi ricercano, immaginando altri tempi.
E cerco di capire se quello che non provo dipenda da me o se è una conseguenza dal tuo fuggire/agire.
Eppure per quanto mi sforzi, ho appreso solo che questa stanza, nella quale ci rifugiamo dal vento incerto, non trasmette calore anche se irradiata da intensa luce!