Marco Soldi "Veleni" Julia 63 Original Cover Art (2003) Source
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Marco Soldi "Veleni" Julia 63 Original Cover Art (2003) Source
Il romanzo di Campagna dà la caccia alla Quadrifoglio Rosso, una delle tante navi che sversavano nel Mediterraneo rifiuti tossici e nucleari
Un medico di base della città pugliese ci parla della situazione della sua città, tra i miasmi dell'Ilva e la malagestione dell'epidemia.
Qui la sofferenza è di casa..
Cittadini ribellatevi ai veleni Guarda "Navi dei Veleni: "Così affondavamo i rifiuti tossici con l'aiuto dei servizi segreti"" Visita t.me/attivisti
Amianto e altri veleni seppelliti nelle campagne coltivate del Po: "È la terra dei fuochi del Nord"
Amianto e altri veleni seppelliti nelle campagne coltivate del Po: “È la terra dei fuochi del Nord”
Tutta Italia mangia prodotti che vengono da terre più o meno salubri.
Molto importante che vengano fatti i controlli.
E la legge venga applicata.
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Il pericoloso richiamo di un lago pieno di azzurri veleni http://www.diggita.it/v.php?id=1642943
loading... L’estinzione di molte specie, 200 specie di piante, uccelli, animali, pesci, anfibi, insetti e rettili che vengono portati all’estinzione ogni giorno, non è una novità, vista la profusione con cui usiamo i veleni in agricoltura e non solo. Ma se l’ecatombe si verifica ai tropici, in mezzo a una foresta sufficientemente lontana...
tofana agg. f. [dal nome di Giulia Tofana, una spacciatrice di veleni del 17° secolo]. – Acqua t., nome di un antico veleno, sinon. di acqua o acquetta di Perugia (v. acquetta).
L'acqua tofana (conosciuta anche come acqua toffana, acqua tufania, acqua tufanica, acqua perugina, acquetta, acqua di Napoli, manna di San Nicola) era un liquido velenoso ampiamente utilizzato a Napoli, Roma e Perugia.
Storia
Durante il XVII secolo, Giulia Tofana (o Toffana), una cortigiana nonché fattucchiera, originaria di Palermo, elaborò nel 1640 la ricetta di una pozione incolore, insapore e inodore, che fece la sua fortuna. La donna infatti divenne ricchissima, producendo il veleno su vasta scala e vendendolo a quanti erano insoddisfatti del coniuge e volevano "diventare vedovi", in un'epoca in cui il divorzio non era ancora riconosciuto legalmente.
La composizione chimica
Gli ingredienti della miscela sono noti, ma non se ne conoscono le esatte dosi. Fondamentalmente, l'acqua tofana conteneva arsenico e piombo; è probabile che contenesse anche belladonna. Un'opinione più scientifica potrebbe essere quella del medico di Carlo VI d'Austria, che descriveva il contenuto dell'acqua tofana come una soluzione di anidride arseniosa in acqua distillata aromatica, addizionata con alcoolato di cantaridi.
La scoperta della formula in parte fu empirica: Giulia Tofana aveva fatto bollire, in una pentola sigillata, dell'acqua con una miscela di anidride arseniosa, limatura di piombo e antimonio, ottenendo un liquido trasparente e privo di odore e sapore. L'anidride arseniosa, secondo le deduzioni del medico di Carlo VI, in acqua creava un ambiente acido e consentiva lo scioglimento sia del piombo che dell'antimonio, dando luogo ad una soluzione contenente un sale di arsenico e piombo ad altissimo tasso di tossicità.
Commercializzazione
L'assenza di sapore e odore faceva di questa miscela il veleno ideale da propinare con cibi o bevande all'ignara vittima. Il prodotto veniva venduto a volte come cosmetico, a volte come oggetto di devozione nei confronti di San Nicola (quando veniva imbottigliato in fialette recanti l'immagine del santo). In ogni caso, la vendita del veleno era sempre accompagnata dalle istruzioni per l'uso, allo scopo di evitare avvelenamenti accidentali.