'900 - di Gianpiero Menniti
ATTORE, DIVO, ‘SIMULACRA’
Quanto in una scena è finzione? E quanto è sentimento? In un testo letterario nessuno dubita dei sentimenti dei personaggi: questi si animano nella coscienza del lettore e prendendo vita si manifestano nella loro interezza attraverso il simbolismo nascosto delle parole. In un testo cinematografico, nel quale le immagini hanno un ruolo fondante, gli attori fanno il loro ingresso nella coscienza dello spettatore e perdono la loro consistenza reale: diventano personaggi. Eppure la loro carnalità permane, sullo sfondo, conferendo al loro apparire una traccia flebile di ambiguità: il loro corpo non è più unico ma plurale, pronto ad essere interprete di altri caratteri in scenari del tutto nuovi. Questa proprietà ne muta la fenomenologia. Così, come in un romanzo, l'attore perde la sua esistenza tangibile per prendere vita sullo schermo, trasformandosi tuttavia in icona, in "simulacra" al modo degli antichi, i quali ritenevano le rappresentazioni plastiche delle divinità presenza effettiva, vera, tangibile. Per questa ragione, incontrare un divo o una diva del cinema, è stata ed è un'esperienza che persino nella più cinica delle persone ha suscitato emozioni complesse e mai provate.
- Bartolomeo Ammannati (1511 - 1592): “Leda e il cigno”, 1535 - 1540, Museo nazionale del Bargello, Firenze
- Leda e il cigno, copia romana del II secolo d.C. da un modello attico del I secolo a.C., Museo Archeologico di Venezia



















