Era il diciassettesimo giorno.
Le persone erano ormai state catalogate. Tutto il processo era avvenuto nell'arco di dieci giorni. Porta a porta, da militari asettici, muniti di bianchi scafandri idrorepellenti e privi di connotati. Mascherine ruggenti emettenti voci metalliche: l'aria era tossica, ma limpida e fredda.
Le retate avvenivano ad ogni ora, silenziose, solo l'eco ovattato delle sirene si intervallava allo sbattere duro delle porte degli autocarri blindati, via dopo via, abitazione dopo abitazione.
Ad ognuno era stato assegnato un codice, apposto sulla nuca, appena sotto l'attaccatura dei capelli. Non visibile, ma infiltrato nel midollo. Un microchip leggibile con appositi scanner. I detectors erano stati posizionati all'ingresso di ogni casa, supermercato, ufficio postale, banca, ospedale. Confini virtuali segnavano la suddivisione delle zone: la Zona 1, la Zona 2 e la Zona 3. Una volta entrato ed assegnato ad una delle zone gli spostamenti erano illegali. I limiti delle aree erano costantemente e serratamente monitorati da droni in grado di leggere i microchip: nessuno era mai riuscito ad indagare il destino di chi aveva cercato di varcarli, gli “Scomparsi”. Gli Scomparsi che si contavano erano quasi quanto coloro che morivano per l'infezione.
Catalogati e schedati. Dal giorno alla notte famiglie si trovarono divise, metodo di discernimento un test che ogni cittadino venne invitato a compilare pochi giorni prima dell'inizio delle retate. Nessuno era conscio delle conseguenze che avrebbero comportato quelle poche domande e le loro risposte. Comunicare il minimo indispensabile, mantenere l'ignoranza.
Fu così che vennero distinti gli “Infetti”, i “Contatti” ed i “Sani”.
I primi vennero accentrati nella Zona 1, trasportati con enormi camion isolati. Il loro passaggio era preceduto da assordanti sirene che ne avvertivano il transito e seguito da nuvole di antisettico bianco per cancellarne le tracce. La roccaforte era l'Ospedale. Si sapeva chi entrava, ma la modalità di uscita era ignota. Morivano come mosche, il ricambio era rapido. Una cappa di fumo denso aleggiava persistentemente sopra la Zona 1.
I Contatti erano stati relegati nella Zona 2, sottoposti a continui e rigidi controlli, le loro porte di casa furono sprangate: migliaia di prigioni domestiche. Numerosi di loro si contavano ogni giorno tra gli Scomparsi o venivano trasferiti con la forza nella Zona 1, per punizione o per viraggio del codice: i detectors erano ovunque.
I Sani furono allontanati nella Zona 3, all'esterno, nella periferia, costretti ai lavori di pubblica utilità, allo smistamento delle informazioni. Mantenuti all'oscuro di ciò che succedeva nel cuore della Cittadella. Abili, diligenti ed acefali lavoratori: dovevano produrre per il sostentamento.
Il potere era in mano ai “Guariti”, quei Contatti abbastanza ricchi che ebbero la possibilità di effettuare il test per confermare l'avvenuta immunizzazione: essi potevano muoversi da una zona all'altra, facendo da filtro e controllo delle informazioni provenienti dalla Roccaforte Ospedaliera. Il centro del potere era il Baluardo, posto su una collina rialzata della Zona 3, assediata e blindata 24 ore su 24.
Vi erano poi gli “Ibridi”, coloro addetti al contatto con gli Infetti, il personale della Roccaforte e della Zona 1. Si suddividevano nei “Curatori” preposti all'assistenza degli infetti, alla ricerca, alla limitazione delle perdite e nei “Militi” le forze armate che mantenevano l'ordine e coordinavano i trasferimenti e le retate.
I Curatori erano costretti in un'area limitata della Zona 2, gli era negato di effettuare il test di conferma per la ricerca dell'immunizzazione ed avevano il divieto di testimoniare ciò a cui assistevano nella Roccaforte; non potevano avere relazioni tra di loro, né soprattuto con i Contatti e con i Sani: ciò che succedeva nel cuore della Cittadella non doveva essere divulgato. Altrimenti i Sani si sarebbero ribellati ed tra i Contatti sarebbe scoppiato il panico.
I Militi erano stati plagiati dai Guariti, addestrati al controllo più spietato ed al massimo rigore, le loro vedette avevano milioni di occhi virtuali tramite i droni. Le loro divise erano i bianchi scafandri. Svuotati di sentimenti.
“Fai attenzione mi raccomando, ci rivedremo più presto possibile” così Misha salutò Ruth 18 giorni prima, prima della suddivisione. Lui, Misha, un curatore, lei, Ruth, una curatrice. Non sapevano cosa si sarebbero ritrovati a fronteggiare. Le loro famiglie erano state assegnate alla Zona 3, il virus non li aveva ancora raggiunti. Loro erano stati reclutati come Curatori, avevano le competenze, ed il giorno seguente vennero trasferiti nella Zona 2 in abitazioni separate, con tutti gli altri Curatori.
I Curatori non potevano avere rapporti tra di loro: vietato il contatto corporeo, vietata la parola. Anonime mascherine a nascondere i visi e sguardo basso. Dovevano trattare gli Infetti, ma non risanarli, i Guariti non volevano questo. Tutto era un mistero, il Baluardo era emetico: nessun rapporto filtrava dalle sua mura.
Nessuno sapeva, ipotesi serpeggiavano insieme al terrore, insieme al virus.
L'atmosfera diventava ogni giorno più cupa e densa.
Misha e Ruth si sarebbero presto trovati a combattere una guerra fredda e subdola, che avrebbe coinvolto Sani e Contatti infiltrati, Militi corrotti ed Infetti guariti.