Lui entrò nell'Atelier del Signor Midori di gran carriera. La porta spalancata fece tintinnare un piccolo campanello sopra l'uscio, annunciandolo nel piccolo locale. Chiuse con un rapido gesto l'ombrello grondante d'acqua, lo ripose nell’ombrelliera d’ottone in ingresso e si scrollò di dosso le gocce di pioggia ancora adagiate sul cappotto color cammello di foggia pregiata. Una volta ricomposto, si avvicinò al bancone con uno sguardo un po' schivo, un po' impacciato, un po' irrequieto ed a tratti arrogante, come di uno che non è sicuro di ciò che sta per fare.
“Buonasera, posso aiutarla?” gli chiese il Signor Midori, che come lui ne aveva visti tanti.
“Sì, cerco una ragazza. Mi hanno consigliato di rivolgermi al suo Atelier, che lei può aiutarmi. È corretto?”
“Certo, certo. Le hanno detto bene. Mi dica un po': cosa cerca nello specifico? Più dettagli mi fornisce, più precisa ed oculata può essere la mia ricerca. Insomma, lei cerchi di descrivermi cosa desidererebbe ed io farò il possibile per soddisfare la sua richiesta” disse il Signor Midori al giovane.
Lui pensò qualche secondo, poi estrasse dalla tasca foderata in tweed un biglietto scritto in piccola calligrafia, non bella, ma gradevole alla vista. Lesse con rapidi gesti degli occhi e lo richiuse tra le mani.
“Dunque, sì. Posso partire dall'aspetto? Ma non vorrei sembrare superficiale, ma conviene con me che l'abito fa il monaco, no?”
“Allora -esitò ancora qualche secondo- vorrei una ragazza non troppo bassa, ma nemmeno più alta di me se capita che indossa i tacchi. Mi piacerebbe fosse mora, ma una mora vera, non con tinte o meches strane in testa. Dovrebbe avere capelli lunghi e lisci, o anche ondulati, l'importante siano lunghi: una donna deve avere i capelli lunghi, no? Mi piace l'idea di poterli accarezzare. Occhi espressivi, non mi fossilizzo su un colore nello specifico, mi basta siano grandi, con ciglia lunghe ed incorniciati da sopracciglia definite e ad ala di gabbiano. Un nasino alla francese ed una bocca bella carnosa e delineata anche senza trucco. Dovrebbe essere sempre ben truccata, ma non troppo: mi da un che di volgare tutto quel make up pesante e compatto che si vede ultimamente in giro. Un trucco alla francese, come Jeanne Damas, ha presente? Mi piacerebbe avesse delle belle forme, insomma, mi ha capito Signor Midori -apostrofò arrossendo leggermente- Posso andare oltre ad un lato B appena sufficiente, ma non potrei mai rinunciare ad un décolleté che sfida la gravità e che stia in una coppa di champagne. Ah poi le gambe! Non è necessario siano lunghe, ma devono essere armoniche, da poter sfoggiare con delle belle gonne. Giunture sottili: polsi e caviglia fini. Le dite delle mani devono essere affusolate, unghie ben curate: per carità che non abbia il vizio di sgranocchiarsele!
Mi piacerebbe si vestisse con un certo stile, elegante, ma non troppo, sofisticata, mai ostentata e sempre a tono per ogni occasione, casual e sportiva quando serve.”
“Perfetto Mister, mi ha dato sufficienti informazioni, mi sto facendo un'idea. Ma mi dica un po' del resto, passioni, attitudini..” prendeva appunti intanto il Signor Midori.
“Dovrebbe essere una ragazza indipendente, ma non troppo, ovvero vorrei potermi sentire indispensabile in un certo qual modo per lei. Mi farebbe soffrire l'idea che può cavarsela in tutto e per tutto anche senza di me. Affermata professionalmente, ma non una donna troppo ambiziosa, non mi fraintenda: deve essere soddisfatta del suo lavoro, ma non dovrebbe vivere per il lavoro. D'altro canto mi spaventerebbe se il costruire una famiglia fosse l'unica sua ragione di vita, mi sento ancora troppo giovane per un futuro già tracciato e definito. Vorrei continuasse a mantenere una sua identità al di fuori del noi. Dovrebbe avere delle passioni, non eccessivamente cervellotiche od intellettuali: farei fatica ad adattarmi a trascorrere le domeniche pomeriggio a visitare musei o teatri. Ah, deve amare i film e la musica, magari gli LP! Certo non i drammi però. Mi piacerebbe che fosse in grado di imporsi senza soffocarmi e sarebbe stupendo se non piangesse ogni volta che discutiamo. Ma nemmeno una ragazza troppo dura e glaciale, credo non riuscirei a sostenere un cuore di latta. Sarebbe un sogno se fosse una brava cuoca, brava a fare le torte magari e la prego, mi risparmi quelle con le fisse alimentari: dalle vegetariane, alle vegane, alle celiache. È tutto più difficile e a me le bistecche piacciono. Che altro, vediamo. Ah, che abbia piacere a fare attività fisica: montagna, nuoto, corsa, tennis, yoga, di tutto un po'. Basta. Anzi no, ultima cosa: se avesse anche qualche inclinazione artistica, come la pittura, il canto, la danza o il saper suonare uno strumento musicale sarebbe gradito. Credo di aver detto tutto.”
Diede un'ultima occhiata al foglietto tra le mani e con un cenno della testa confermò “Esatto. Ho concluso”.
“Molto bene, Mister. Vedo che ha le idee ben chiare. Ho preso nota. Vado in magazzino a consultare i miei manuali. Sarà un'operazione che richiederà del tempo, spero non abbia fretta. Mia moglie, nel frattempo, le può offrire una tazza di caffè caldo se lo desidera.”
“Molte grazie, volentieri. Non ho fretta.” e si sedette ad un piccolo tavolo di ferro battuto che dava sulla vetrina del locale. La Signora Midori gli porse una tazza di caffè nero fumante, ideale in un pomeriggio frigido di Novembre quale era.
Il Signor Midori scomparve nelle retrovie.
Lui abbassò lo sguardo per controllare l'ora sul suo Omega: le 17:00.
All'improvviso un tuono ruppe il silenzio, il temporale previsto dal meteo si stava scatenando.
Il campanello suonò in coda al fragore del boato. Un nuovo cliente.
Fu così che entrò Lei, insieme ad una folata di vento e pioggia.