L'amica geniale S03E07 (Ancora tu)
Book title
Madame Bovary (1856) by Gustave Flaubert
Anna Karenina (1877) by Lev Tolstoj
Moll Flanders (1722) by Daniel Defoe
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L'amica geniale S03E07 (Ancora tu)
Book title
Madame Bovary (1856) by Gustave Flaubert
Anna Karenina (1877) by Lev Tolstoj
Moll Flanders (1722) by Daniel Defoe
Lucio Battisti, Ancora tu
https://www.youtube.com/watch?v=-M89AcCkfSQ
Come stai? – domandi.
C’è quell'attimo di finta assenza, un respiro di esitazione e poi la risposta.
- Bene e tu? Ma se avessi avuto il coraggio di non trascurare un piccolo particolare avresti chiesto la verità: – Come stai, senza me?
– Non troppo bene, credo.
- Massimo Bisotti
✍️
Forse stiamo tornando.
Quando ti ho rivisto quella sera dopo tre anni, tutte le mie convinzioni si sono sgretolate proprio davanti ai miei occhi.
Mi avevi spezzato il cuore, ma io dopo anni e dopo aver amato un altro, tremavo come una foglia guardando te.
Era passato il tempo, ma la magia no.
E tutti i ricordi sono riaffiorati in un istante, ma stavolta senza dolore, solo con la consapevolezza che quel senso di appartenenza, io l'avevo provato solo con te.
Tu che mi hai insegnato che leggerezza non è superficialità, perché la nostra leggerezza è sempre riuscita a scavare a fondo.
Ma soprattutto mi insegnavi ogni giorno che stare con te non era come stare con gli altri, non significava essere legata con una corda che mi strozzava, ma significava avere un legame.
Un legame che poi, questo non lo sapevo, sarebbe andato oltre lo spazio ed il tempo.
Abbiamo ricominciato a vederci per togliermi un "capriccio", ma più rido con te e più mi rendo conto che in realtà è una cosa seria.
Perché avere qualcuno che ride con te fino alle lacrime, che completa le tue frasi e che capisce cose che in genere non capisce nessuno, è più intimo di fare l'amore.
Abbiamo già parlato della mia necessità di uccidere per prima. L’arma principale di difesa che la natura mi ha fornito è quella di sparire e il più delle volte funziona, ma non con te. Sono sparita dalla vita di molte persone, davvero molte, dalla vita di persone che per me erano importanti oltre la serenità mentale.
Quando hai due stellium, uno in settima e uno in ottava casa, la vita degli affetti è complicata, dipendi dalle persone che ti circondano al punto da diventarne ossessionata e annullarti nel rapporto e quando la cosa è reciproca non c’è nessun’altra soluzione se non distruggersi o sparire per il bene di tutti, ma se la situazione non soddisfa le mie necessità, non è ambivalente, io impazzisco e allora butto il mazzo all’aria, butto l’acqua con tutto il bambino (cit.) e questo succede quasi sempre con tutte le mie relazioni più importanti che non sfociano in monopolio. Qualche volta accade che dall’altra parte riescano ad addomesticarmi, come fa A., è un incastro perfetto, anche perché viviamo troppo distanti, ma quando ti eleggo e sali sul mio altare è l’inizio della fine, in quel momento è tutto o niente, diventi sacro e sacrificabile. E quando finisce, finisce.
Ma non con te. Non mi libero di te, mi torni nei sogni, il mio desiderio di te è così forte che ritorni di notte e io mi chiedo se senti in qualche modo quanto forte ti cerco, se ti fa male la testa o un hai nodo in gola, se quando ti vedo mentre dormo tu ne hai coscienza, se quando ti tocco nel mondo immateriale ti fermi per strada, vorrei sapere se io ti voglio e tu sospiri. Se quando mi manchi a tal punto da evocarti nel sonno non ti viene un dubbio che forse non doveva andare così. Se forse il sogno non sia una finestra sull’universo parallelo in cui non ci siamo mai detti addio. Non temere, ti odio come l’ultimo giorno di un odio sincero e potente. Devo solo trovare il modo.
No, io son nato per l’inverno, per il grigio e il freddo che mi serra d’intorno per starmene raccolto a stringere sul cuore la mia fiamma povera fiamma vacillante. La bella natura Che si scalda e vive decisa Al sole, ai colori più sani, datrice agli eletti di pensieri ed opere forti, inesorabile come la vita, universale piena, a me (piangete o miei poveri sogni) dà smarrimento e stanchezza, a me spegne ogni fiamma, fonte più pura.
Cesare Pavese, 11 Agosto 1927, da “Le poesie”, p. 276, Einaudi, 1998.
Lo amava... come si ama qualcosa di pericoloso ed oscuro.
Un amore senza speranza di domani... senza progetto. Nessuna radice ad ancorarlo alla sua vita. Nessun anniversario da festeggiare perché non esistevano date. Nessun giorno... solo ore. Ore potenti... minuti eterni. Poteva chiamarla improvvisamente dopo mesi di silenzio... e allora l'aria ricominciava a spingere la vita nei suoi polmoni. Le braccia ritrovavano la forza, gli occhi ridevano. La pelle profumava di un amore che nessuno poteva capire. Che nemmeno le amiche le perdonavano, implorandola di rinunciarvi "Per il tuo bene", le dicevano... e non capivano che quello che loro chiamavano male, era il suo bene più grande.