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seen from Greenland
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seen from Greenland
Vengo por donde ando y me voy por donde me escapo.
T.14.04.2020, Me escapo.
Y andar, andando por andar por un camino sin final
Motivos (Abel Pintos)
Un horizonte...
Una mañana helada en las zonas altas en Ciudad de México. Momentos para contemplar la naturaleza. Momentos para reflexionar sobre el camino andado y el camino que falta por andar.
©AD
Ontem foi o dia de sair na rua com ele, vi muitos lugares bonitos, e ele se exercitou muito bem...
[Sciacalli in attesa del buio]
"Nel silenzio che precede l'alba, un gracidare di rane evidenzia la geografia di selvosi valloni annidati tra le convessità desertiche. Solo più tardi, una luce mandarino ne svelerà il colore verde scuro. È come in Cappadocia, dove un immenso labirinto rupestre è radiografato in ogni minima concavità, prima che dalla luce dell'aurora, dall'abbaiare dei cani, dal raglio degli asini e dal canto dei galli. A Palazzo San Gervasio assistiamo alla meraviglia acustica di un preludio di tappa. Dopo le rane, tocca ai passeri. In ogni albero è una furibonda lite condominiale tra pennuti. Ma è solo l'inizio. In dieci minuti, intorno a noi, è tutto un moltiplicarsi di richiami di uomini e animali. Echi sul selciato, frinire di grilli, frusciare di fronde, il rantolo distante di un trattore. Il paesaggio non è un fondale statico. Non è scenario e nemmeno cartolina. È luce, vento, odore di salvia, canto. Vita che fermenta, ti chiama, ti provoca e ti accende.
Magnifico indugiare prima dell'azione, sorseggiando tè, con gli zaini già pronti, mentre il mondo preme letteralmente alle nostre finestre. Ma ci si sveglia sempre troppo tardi. Alle sette il sole scotta, la luce bianca offende già gli occhi e la polifonia della terra scema fino a tacere. Si va su uno stradone dissestato, fortunatamente chiuso al traffico, che da Palazzo San Gervasio ci porta dritti dritti nel grande nulla del tratto meno abitato del viaggio. É il segno di Roma, che fece di questa terra un immenso granaio?
Scorre un film di campi azzurri di lino, punteggiati di papaveri rossi e gialle ginestre, di africani curvi su campi di pomodori, di turbini di moscerini in controluce. Fino a Gravina nemmeno un posto dove dormire. Quaranta chilometri di tavolato desertico, spazio allucinato, da sciacalli magri in attesa del buio.
Ora la direzione est è perfetta, lineare, astronomica. Sembra di vedere noi stessi zampettare come formiche sulla Tabula Peutingeriana. In questa famosa copia medievale della rete degli itinerari romani schematizzati con le distanze in miglia, i mondo conosciuto è schiacciato su una striscia lunga sei metri e alta appena trentatré centimetri, nella quale l'Italia perde la su inclinazione diagonale per ridursi a una fascia stretta come un'ac ciuga, orientata esclusivamente a est. È una semplificazione che senza volerlo ribalta e in qualche modo nobilita il senso peninsula re dell'Italia. L'Apulia sarà Sud per i tedeschi. Per noi dovrebbe essere Est, perché è quella la direzione prevalente.
Ma c'è anche che l'Oriente, nella lunga tradizione giudaico cristiana, è la direzione del rinnovamento, della vita. La sede de pergamena dell Paradiso. Dall'Est veniva la fede, per ebrei, cristiani e musulrman Era un punto cardinale cosi importante che molte mappe antiche avevano le terre del Levante nella parte alta. E allora, a maggio ragione, perché non chiamare il cosiddetto Mezzogiorno "Italia dell'Est" anziché "Italia del Sud"? Il sole del mattino ce l'abbiamo negli occhi, mica alla nostra sinistra. Se ne prendessimo atto, fone capiremmo meglio il destino di questo nostro Pacse, proteso più verso la Grecia e l'Asia Minore che verso un destino di colonie africane.
Ci sarà un motivo per cui, quando vado verso Genova, Nizza o Marsiglia, le sento profondo Sud rispetto a Trieste. Stessa cosa per Bari e Brindisi, che vivono Napoli come Meridione e danno alla Calabria il nomignolo di "saudita". C'è una differenza innegabile anche a parità di latitudine. Altra luce, altri odori, altra salsedine, altre voci, altri cibi, altre facce, altro livello di saturazione edilizia e di promiscuità tra persone. Ne consegue che l'aria che si respira caruggi della città dei Doria è affine a quella dei Quartieri Spagnoli di Napoli e alla kasbah di Algeri, nell'identico modo in cui Venezia e Bari vivono lo stesso affaccio aperto verso il largo, lo stesso profumo di Bosforo, Grecia e Medio Oriente.
Tutto diverrebbe più chiaro se ruotassimo la mappa d'Italia di una trentina di gradi in senso antiorario e, come i Romani, ci risolvessimo a chiamare una buona volta l'Adriatico "Mare del Nord" e il Tirreno "Mare del Sud"."
- Paolo Rumiz "Appia"
Calma, mi vida con calma que nada hace falta si estamos juntitos bailando. 🎶
Blue and red, 2017
Irlanda