Prima domenica dell'anno, anche Buck sembra inquieto. Passa da una finestra all'altra, cerca un pezzo di cielo che possa dire cose nuove, un uccellino che gli tiri fuori l'istinto dimenticato. Ci guardiamo e parliamo in silenzio, sono sicura che sa come sto. Cerco di finire un libro che trascino da troppo tempo ma ho voglia di uscire, muovere ogni muscolo, buttare via il torpore di queste feste velenose. Il lungofiume è bellissimo anche in giornate grigie come questa.
Ho trovato una nuova palestra, voglio fortificare le braccia e battere le mie vertigini, affidarmi all'insegnante, scordarmi dei sassi che ho nella pancia. Mettere un'imbracatura e pensare serenamente che posso anche cadere, non è grave, va bene lo stesso. Sono sicura che anche il mio stomaco migliorerà, non ho bisogno di tubi ficcati a forza in gola o sacchetti di farmaci, ma solo di alleggerirmi, il suo ostruzionismo che viene da anni in cui l'ho maltrattato senza pietà lascerà il posto a una nuova collaborazione. Saremo di nuovo alleati.
Mi cambio, cerco le scarpe comode, vado. Le cuffie e il kway, non mi serve altro. Mi spiace non poter portare Buck con me, ma lui quando non ci sono dorme. E mi aspetta. Mi aspetta. Lui mi aspetta.