Women carrying pumpkins on their heads. Qualiano, Italy, Photo by Ando Gilardi, 1954.
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Women carrying pumpkins on their heads. Qualiano, Italy, Photo by Ando Gilardi, 1954.
[…] Le prese delle esecuzioni erano state vietate a quella data in tutti gli Stati; Tom Howard si era legato una macchinetta alla caviglia, scattando al momento giusto per mezzo di un pulsante a filo.
Ando Gilardi, Wanted!
Ando Gilardi
Ando Gilardi, At Luna Park in Piazza Navona, Rome, Italy, during the Christmas holidays, 1959
otto giugno
Fausto Melotti, Contrappunto Piano, 1973
Tu non saprai giammai
Tu non saprai giammai che la tua anima viaggia come in fondo al mio cuore un dolce cuore eletto; e che niente, né il tempo, né altri amori, né l’età, mai offuscheranno il fatto che tu sia stata.
Che la bellezza del mondo ha preso il tuo volto, vive della tua dolcezza, splende della tua chiarità, e che quel lago…
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Da Storia della fotografia pornografica di Ando Gilardi (Mondadori, 2002)
Da Storia della fotografia pornografica di Ando Gilardi (Mondadori, 2002)
P - Posso spremere un succo da tutto il discorso che abbiamo fatto? In sostanza lei dice che non esiste una cultura fotografica?
A - È la solita storia delle definizioni ambigue: cosa intendiamo per cultura? Propongo un’intesa: cultura è ciò che fa nascere il bisogno del consumo dei suoi prodotti, siano quadri, romanzi, musiche... nel nostro caso fotografie belle e pronte da guardare, quelle che illustrano riviste o pubblicazioni di vario tipo, oppure fotoritratti ma che anche fa nascere il desiderio di possedere gli strumenti e i materiali necessari per prenderle. Ripeto, “prenderle”! L’amatore non “fa” una fotografia ma la “prende” con un apparecchio che la “fa”. È chiaro?
P - È chiaro.
A - Forse non fino in fondo. Riassumo: la cultura visiva fa nascere il bisogno di immagini piacevoli da guardare - due generi enormi sono quello delle fotografie sessuali e quello delle cartoline illustrate - così come la cultura musicale fa nascere il bisogno di musiche da sentire. Ora, noi possiamo soddisfare questo bisogno che chiameremo voyeuristico comperando un’immagine bella e pronta, oppure comperando una macchina fotografica per prenderla da soli: anche per prenderla da un quadro, riproducendolo.
P - Fin qui niente di male?
A - Assolutamente! Anzi è molto bello: è un modo meraviglioso per soddisfare il bisogno visivo. Il guaio nasce, come ho già detto, se l’immagine che è fatta dalla macchina credesse di averla fatta chi la macchina l’ha usata. Come se chi avesse acquistato il quadro, dopo averlo appeso alla parete, credesse di averlo fatto lui. O come se chi avesse comperato il cd con la sinfonia di Beethoven credesse di averla composta lui quando l’ascolta.
P - Non capisco bene quello che dice.
A - Ma è semplice, lo ripeto ancora una volta: il fotoamatore quando fotografa non produce un’immagine ma la consuma. Cosa c’è di male? Consuma la pellicola, carta sensibile, attrezzature e alla fine logicamente consuma il risultato.
P - Insomma: non crea arte?
A - E dagli! La consuma, ne gode e soddisfa un nobile bisogno culturale. Questo è lodevole, ma se crede di averla fatta diventa paranoia.
P - Eppure è lui che ha scelto il soggetto, sia pure per “prenderlo”, come lei dice.
A - E ammetto che per fare una buona scelta occorre una buona cultura. Come per il melomane che in un negozio dove si trovano centomila cd sceglie una sinfonia di Mozart invece di una canzonetta. Ma la scelta, buona o cattiva, non fa l’opera.
P - Che cosa, dunque, la fa?
A - Non lo si proclama ma l’opera d’arte nasce socialmente, concretamente, positivamente solo nel momento magico in cui viene pagata: la pentecoste dell’opera è quella del suo acquisto.
P - Qualunque ne sia la forma, il genere?
A - Qualunque: si tratti di un dipinto come Guernica o di una scatoletta di Merda d’artista e naturalmente anche di una fotografia. Ma si parlava dell’immensa produzione fotografica amatoriale: milioni, anzi miliardi di immagini rappresentano un consumo fino a quando non sono oggetto di vendita.