Il tempio e il santuario come luogo sacro nell’antica Grecia
Riteniamo opportuno formulare una definizione chiara e univoca di tempio come luogo del sacro. Occorre sgombrare il campo da alcune sovrastrutture moderne che rendono difficile la comprensione nel mondo religioso antico.
Il rapporto tra spazio e luogo sacro si articola in modo peculiare e distinto all’interno del pensiero politeistico dell’antica Grecia. È un pensiero che assorbe e integra l’antropomorfismo degli dei greci e che intravede negli eventi atmosferici manifestazioni e incarnazioni del divino.
In parte questo spiega perché i Greci considerassero sacro anche lo spazio naturale, quello stesso spazio caratterizzato da grotte, boschi, fonti e fiumi. Addirittura possiamo affermare con certezza, sulla scorta di testimonianze archeologiche, che le prime forme di culto avvenivano nello spazio aperto, nel teatro naturale.
Per gli antichi Greci la natura portava in sé aspetti inconfondibili: non soltanto il fenomeno atmosferico, il tuono, il fulmine, la pioggia venivano attribuiti all’azione divina, ma il contesto, l’anfiteatro naturale diventava per gli antichi Greci una sorta di scenografia sacra. Non a caso, la nascita di dei ed eroi avveniva spesso in questi luoghi naturali.
Accanto a questa divinizzazione degli elementi naturali, la mentalità religiosa greca acquisì nei secoli una dimensione pubblica e sociale che si estrinsecava nel tempio o, prima ancora, nell’altare, il fulcro dell’azione religiosa nel mondo greco.
Spesso il tempio sorgeva proprio nel luogo dove erano venerati fonti, fiumi o monti, e dunque diventava una sorta di protezione fisica nonché di richiamo permanente alla sacralità del luogo.
Tuttavia, il tempio sorge molto spesso in un secondo tempo e, contrariamente a quanto apparirebbe logico per la mentalità moderna, non costituisce il centro propulsore della vita religiosa, ma semplicemente uno tra gli edifici del culto. Infatti, il tempio è inserito solitamente in una realtà più vasta che va definita con la parola santuario.
Esso comprende un'area sacra, un recinto dedicato agli dei protetto da alte mura, volutamente separato dal resto dell’abitato, nonché un bosco anch’esso dedicato alle divinità ed infine il tempio vero e proprio. In alcuni casi, soprattutto per quanto riguarda i santuari maggiori, erano presenti molteplici templi tra i quali spiccava un tempio più importante che funzionava da centro nevralgico del luogo di culto.
Dunque, siamo di fronte a una realtà complessa nella quale proprio la presenza di una molteplicità di strutture e di elementi deve essere messa in evidenza e studiata. D’altra parte, dobbiamo sottolineare che il tempio greco non fu mai luogo esclusivo del comportamento religioso, ma piuttosto venne sempre considerato dimora della divinità, simbolo della presenza del divino nel mondo umano.
Così lo spazio antistante al tempio fu dedicato alle cerimonie religiose. L’altare, elemento vitale necessario al culto e al sacrificio, riveste una grandissima importanza nel mondo religioso dell’antica Grecia.
Dobbiamo anche mettere in evidenza l’importanza rivestita dal portico coperto che riparava i fedeli in condizioni atmosferiche avverse o nei periodi invernali. Inoltre, ospitava spesso i doni votivi che costituivano un elemento essenziale della vita religiosa degli antichi Greci.
Il valore e l’impatto del portico non deve essere sottovalutato, sia perché anch’esso rientra nella fase di regolarizzazione dello spazio che si avviò e si completò nell’età arcaica, sia perché rivestiva una funzione di indubbia pubblicizzazione del santuario in questione.
Specie nel caso di santuari panellenici, dove confluivano pellegrini e visitatori, essi vedevano rispecchiato nelle maestose proporzioni del portico il cosmos, ovvero l’equilibrio e l’ordine, ma soprattutto il potere della città stessa, che diventava grande ricettacolo di doni e offerte.
Diremo ora qualche altra cosa sull’ubicazione e soprattutto sull’isolamento del santuario. Anche in questo caso si tratta di una scelta molto attenta e calibrata: il santuario era protetto da mura per difendere la segretezza del rito e lo spazio di comunicazione con il divino, e vi si accedeva da ingressi monumentali.
Risulta molto importante mettere in evidenza che lo spazio dove si trovava il santuario era da considerarsi inviolabile e costituiva un luogo di asilo per i supplici, al punto tale da dar vita a una legislazione specifica e a conflitti molto aspri tra città. Tali conflitti erano condizionati soprattutto dalle leggi vigenti nelle varie città sull’empietà.
Quindi possiamo dire che il santuario era in qualche modo un confine, una zona protetta nella quale il corretto svolgimento dei riti doveva essere garantito. Tuttavia questa separazione del santuario avveniva in stretto rapporto con la vita cittadina.
Possiamo dire che il santuario, pur essendo situato fuori dalla città, separato dalla sua vita quotidiana e dalla scansione di un tempo puramente umano, era tuttavia in stretto rapporto con essa, non fosse altro che perché conferiva prestigio e visibilità alla città stessa.
Comunque, molti studiosi hanno messo in evidenza che il santuario perdeva ogni rapporto con la caducità umana, proiettando gli individui nella dimensione divina. Grande importanza aveva nei santuari la cosiddetta area sacra.
In tale area il tempio rivelava la sua natura di simbolo concreto e tangibile di ringraziamento agli dei, nonché ancora una volta di manifestazione del potere e della ricchezza della polis.
Vediamo ora di dire qualcosa sulle funzioni appartenenti e proprie del santuario. Le sue funzioni, soprattutto in età arcaica, spaziavano oltre l’ambito prettamente religioso, assumendo significati più scopertamente politici, dal momento che il tempio costituiva un patrimonio cittadino e una forma di rispecchiamento vera e propria dell’identità della polis.
Il santuario si caratterizzava e si differenziava a seconda dell’ambito religioso specifico che lo caratterizzava e ne modificava gli elementi costitutivi. Per fare un esempio concreto, la vocazione oracolare del tempio di Delfi lo diversificò anche nell’ordinamento spaziale, imprimendo a tale santuario delle caratteristiche ben riconoscibili.
Lo stesso discorso vale anche per i santuari panellenici più importanti esistenti nell’antica Grecia. Un altro elemento molto importante che dobbiamo mettere in evidenza è il fatto che il tempio aveva un forte impatto visivo sui fedeli: spesso il rituale si svolgeva all’esterno, ma rivestiva grandissima importanza proprio l’impatto visivo che il tempio esercitava sui presenti.
Si potrebbe aggiungere che gli elementi architettonici templari ci appaiono ricorrenti, per quanto originalmente reinventati e ricomposti. Proprio la ricomposizione della varietà e la ridistribuzione degli elementi architettonici e di arredo interno dipendono dalle diverse funzioni svolte dal dio al quale era dedicato il santuario.
Del resto, se ogni dio aderiva in modo differente e ricopriva funzioni peculiari nel contesto privato e pubblico, appare evidente che anche la sua dimora doveva rifletterne la natura. Di conseguenza, l’innegabile standardizzazione che abbiamo evidenziato non comportava mai l’annullamento delle differenze e delle componenti particolari riscontrabili in ogni santuario.
A questo punto riteniamo opportuno mettere in evidenza il fatto che nelle tecniche edilizie utilizzate nella costruzione dei santuari si riflettevano gli elementi fondamentali del pensiero e della moralità vigenti nell’antica Grecia.
Infatti, non dobbiamo mai dimenticare che la parte del leone, per quanto riguarda le tecniche edilizie, era rappresentata dall’utilizzazione della pietra nella costruzione dei santuari. Riteniamo opportuno mettere in evidenza il fatto che proprio attraverso il suo impiego il santuario si avviò a diventare quello che con parole moderne definiremmo un “monumento”.
Ma, in ultima analisi, che cosa si intende dire evidenziando il carattere monumentale nei santuari dell’antica Grecia?
Volendo essere sintetici al massimo grado, potremmo dire che i santuari, con il loro carattere monumentale, erano una vera e propria sfida al trascorrere del tempo, dal momento che erano una struttura permanente in grado di durare nei secoli.
Proprio questa capacità di sfidare il trascorrere dei secoli è una delle caratteristiche più ammirevoli dell’edilizia sacra dell’antica Grecia.
Prof. Giovanni Pellegrino













