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Sognare la felicità è importantissimo, anche se non sei felice. La felicità ti sfuggirà, eppure la inseguirai. Non raggiungiamo mai la felicità permanente, ma ci muoviamo costantemente dietro la sua ombra. [...] Ci spostiamo in posti nuovi, visualizziamo nuove conquiste, ma il desiderio rimane, perché una vita priva di desiderio non è, agli occhi del Talmud, una vita degna di un essere umano.
SPQR
SPQR per i Romani: Senatus Populusque Romanus.
SPQR per i Greci: Sono Pazzi Questi Romani oppure Sono Porchi Questi Romani.
SPQR per tutti i fan di Pj: Super Perfect Queen Reyna oppure Super Pretore Queen Reyna
Quando l’osservazione non riesce ad allinearsi con una verita’, a cosa credi, ai tuoi sensi o alla verita’? I Greci non possedevano una parola per dire “azzurro”. Il colore per loro non esistiva. Non potevano vederlo senza avere una parola per dirlo.
Penso sempre a lei. La mia pancia fa un salto quando la vedo. Ma e’ amore, o e’ solo una cosa a cui non c’e’ una parola?
"Più civilizzata è una persona, più è intelligente, più sarà repressa: e più necessiterà di un sistema per incanalare gli impulsi primitivi che si è studiato così tanto per uccidere. Altrimenti quelle potenti, antiche forze si accumuleranno e diverranno di tale intensità da liberarsi violentemente, con maggiore violenza a causa dell'attesa, e avranno spesso tale vigore da spazzar via del tutto la volontà. Ad ammonimento di ciò che accade in mancanza di una valvola di sicurezza, abbiamo l'esempio dei romani: pensate, poniamo, a Tiberio, il brutto figlioccio, che cerca di essere all'altezza dell'impero di suo zio Augusto. Pensate alla tremenda, impossibile tensione che deve aver sopportato, lui venuto dopo un salvatore, un dio. La gente lo odiava. Per quanti sforzi compisse, non era mai abbastanza bravo, né poté mai liberarsi dall'io odioso: finché le chiuse cedettero. Fu sconvolto dalle sue perversioni e morì, vecchio e pazzo, perso nei giardini proibiti di Capri: neppure lì felice, com'è da sperare, ma miserando. Prima di morire scrisse una lettera al senato: "Che tutte le divinità dell'Olimpo mi conducano a maggior rovina di quella da me giornalmente sofferta". Pensate ai suoi successori: Caligola, Nerone. S'interruppe. «ll genio romano, e forse l'errore romano» riprese dunque «fu l'ossessione per l'ordine. La si ritrova nella loro architettura, letteratura, nelle loro leggi - questa feroce, ostinata negazione dell'oscurità, dell'irrazionale, del caos.» Rise. «È facile capire perché i romani, di solito cosi tolleranti delle religioni altrui, perseguitarono i cristiani senza pietà. Assurdo pensare che un comune criminale fosse risorto dalla morte; spaventoso che i suoi seguaci lo celebrassero bevendone Il sangue. La mancanza di logica di tutto ciò li terrorizzava, ed essi compirono ogni tentativo per annientarlo. Anzi, credo che il motivo per cui presero misure così drastiche fu perché non ne erano soltanto spaventati, ma anche terribilmente attratti. I pragmatisti sono spesso stranamente superstiziosi: con tutta la loro logica, chi visse in più abietto terrore del soprannaturale dei romani? l greci erano diversi. Avevano la passione dell'ordine e della simmetria, al pari dei romani, ma sapevano quanto fosse sciocco non riconoscere il mondo invisibile, gli antichi dèi. Emotività, oscurità, barbarie. Vi rammentate l'argomento di prima? Che le cose cruente, terribili, sono a volte le più belle? E un'idea tipica dei greci, e molto profonda. Bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare. E cosa potrebbe essere pu terrificante e più bello, per anime come quelle dei greci o le nostre, che perdere ogni controllo? Strapparsi di dosso per un attimo le catene dell' essere, frantumare la contingenza del nostro io mortale? Euripide parta delle Menadi: la testa gettata all'indietro, la gola verso le stelle, "più simili al cervo che all'uomo". Essere assolutamente liberi! Si è ben capaci, è ovvio, di esaurire queste passioni distruttrici in modi più volgari e meno efficaci. Ma quanto glorioso liberarle in un unico getto! Cantare, urlare, danzare a piedi nudi nel bosco nel cuore della notte, privi, come gli animali, della coscienza della morte! Sono potenti misteri. Mugghiare di tori. Miele zampillante dalla terra. Se siamo abbastanza forti di cuore, possiamo strappare il velo e fissare quella nuda, terribile bellezza dritto in volto; che il Dio ci consumi, ci divori, ci smembri. E poi ci sputi rinati."
- D. Tartt, "Dio di Illusioni"
Oggi è così: a'pucundrìa
Oggi è così: a’pucundrìa
Sono un nomade dell’anima, non ho uno stanziamento, ed oggi ho portato il mio misero bagaglio nella pineta della profonda, struggente e impenetrabile malinconia. Indefinibile, questo stato, non trovo le parole adatte. “Appocundria me scoppia Ogne minuto ‘mpietto Peccè passanno forte Haje sconcecato ‘o lietto Appocundria ‘e chi è sazio E dice ca è diuno Appocundria ‘e nisciuno Appocundria…
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Gli antichi greci credevano che una volta gli umani avessero quattro braccia, quattro gambe ed una testa con due volti. Eravamo felici. Completi. Così completi che gli dei temendo che ciò placasse il nostro bisogno di adorarli, ci divisero in due. Condannandoci a vagare infelici sulla terra. Per sempre in cerca. In cerca dell'altra metà della nostra anima. Si dice che quando una metà trova l'altra, ci sia una tacita comprensione, un'unione e che non esista gioia più grande di questa. Ovviamente gli antichi greci non andavano al liceo o saprebbero che non servono gli dei per complicare le cose.
Ma come potrò scordare ciò che appresi? Essere un albero con le radici al centro di una vecchia ferita. Dal cuore mi spuntavano rami e foglie.
Dimitris Kosmòpulos