Flash Gordon Quarterly #2
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Flash Gordon Quarterly #2
Run program : Sentionauts
Flash Gordon (1980)
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So. For all the @wildstaronline @wildstar-unofficial @wildstarcore fans. I made a map of what I think Arboria looks like in the WS universe. Brought to you by https://donjon.bin.sh/world/ a world generator online for free.
It’s all part of a larger project where I am making a website dedicated to Aurin and an AU where the planet was not discovered. More to come later.
Beyond a Black Rainbow, di Panos Cosmatos (2010)
1983, luogo ignoto: l'istituto Arboria dovrebbe essere il centro farmacologico più all'avanguardia nella ricerca del proprio Io e della felicità, ma tutto quello che sappiamo è che una ragazzina di 17 anni, Elena, è rinchiusa qui da molto tempo, e su di lei vengono fatte sperimentazioni e analisi da parte del nevrotico Dottor Nyle, intento a quanto pare a curarla. Quale segreto nasconde l'istituto Arboria? E perché c'è una piramide psichica?
Quello che possiamo dire del debutto del regista/sceneggiatore Cosmatos è che, alla fine della visione, possiamo effettivamente dire di aver guardato negli occhi un Dio: un Dio creato dagli uomini, invero, ma pur sempre un Dio, un'essenza irreale formata da tutta la cinematografia sci-fi anni '70, da Kubrick a Carpenter a molti altri ancora, dalle visioni surreali e ultraterrene da loro create in passato, e questo Dio ha preso vita grazie ad esse. Eppure, come ogni creazione dell'uomo, è imperfetto, e possiamo effettivamente dissezionarlo in due parti molto distinte: la forma e la sostanza. Con un bisturi possiamo operare e rimuovere la sostanza senza che la forma ne risenta, e possiamo analizzare la cosa con più calma al microscopio.
La forma: Beyond a Black Rainbow è un viaggio che potrei definire con lo stra usato termine di "lisergico", ma sarebbe anche abbastanza riduttivo; questa pellicola sfida le normali grammatiche riuscendo a citare in maniera pedissequa intere scenografie e inquadrature, per poi ritrasformare completamente il genere attraverso un'estetica ben definita formata da droni rossi sfarfallanti e color correction al limite dell'umana sopportazione. Non credo ci sia molto da dire sull'impatto grafico che ogni scena può avere sulle vostre pupille, naturalmente in sovraccarico tra scene mono-cromatiche e bianchi con soglia. Inquadrature gioco-forza sbilanciate e sovrapposizione di pellicola creano dissonanza su questa superficie lucida su cui la visione si riflette, perché Beyond A Black Rainbow non si fa vedere come se fosse proiettato (o in questo caso riprodotto) sullo schermo, ma come se stessimo vedendo il riflesso del film proiettato su una lastra di nera ossidiana: la fredda pietra sotto le immagini ci tiene distanti, ci fa stare sul chi va là, come scimmie davanti al monolito. Per finire, l'impianto sonoro è lì solo per tenerci all'interno di un laboratorio opprimente e perso nel tempo, di cui sentiamo i suoi meccanismi ruotare e girare, avvertire e comprendere, nel contempo che synth e droni ci ricordano che siamo ospiti (sgraditi) in un altro piano dimensionale, ormai perduto.
La sostanza: essa non c'è, o almeno non nel senso più classico del termine; se cerchiamo una consecutio logica, un plot, una trama, verremo puniti da questo Dio infingardo, in quanto Panos volutamente trattiene a sé non solo ogni informazione, ma anche ogni agency dei propri personaggi, a parte naturalmente quella del Dottor Nyle, interpretato da uno "splendido" Michael Rogers: quello che succede, in un certo senso, succede e basta, come se fosse dovuto succedere prima o poi, senza che si possa fermare in nessuna maniera. Il finale completamente anticatartico ne è la prova regina. In questo caso, sono arrivato a una contorta allegoria, sicuramente non impervia agli errori (e non impervia da spoiler, attenti!!!): quello che vediamo (in Sostanza) è una sorta di rappresentazione degli anni 60/70/80 e della loro ricerca di un significato e di un senso della vita. L'istituto Arboria è quello che si potrebbe dire non l'evoluzione ma il divenire di questa ricerca nella società. Negli anni '60 (simboleggiati dalla pubblicità iniziale, in cui vediamo il Dr. Arboria stesso, giovane e "pieno di sé", e dal flashback "bianco") era il momento di dare tutto se stessi e sacrificarsi (gettando la propria coscienza nell'abisso) per poter instradare l'umanità verso una via illuminata, ma negli anni '70 si è visto come tutto invece tutto non solo si è dimostrato vano, ma gli stessi nauti sono divenuti vittime dei loro stessi esperimenti e delle loro stesse ossessioni. La fuoriuscita dall'istituto da parte di Elena mostra che in realtà fuori c'è un mondo ormai senza rotta e ormai destinato a auto-anestetizzarsi per sopportare il fallimento dei propri obiettivi (il dottor Arboria e la sua dose di barbiturici/eroina/whatever), mentre l'umanità non si è elevata (i metallari!) in nessun modo. Eppure non c'è più possibilità di tornare indietro, tutto questo è finito e bisogna accettarlo come una consequenzialità da cui non è possibile sfuggire, un vezzo del caso (la fine anticatartica di Nyle).
Vidi questo film decisamente molto tempo fa, e rivederlo ha colmato non il mio cuore, ma la mia testa di pensieri cupi, ha ottenebrato i miei sensi con stimoli oscuri, ha solleticato il mio cervello animale. La sua estetica ha sicuramente posto le basi a quello che è diventato il genere Darksynth e ha ispirato sicuramente diversi direttori della fotografia. Mette così alla prova durante la visione che non riesco a consigliarlo a nessuno sano di mente, ma fino a dove vi spingereste per poter vedere oltre quella superficie lucida e buia di un arcobaleno?