Francesco Bellu presenta "L'archeologo sul grande schermo”
Dall’era del muto a Indiana Jones, un viaggio alla scoperta dell’archeologo al cinema. Questo pomeriggio alla Biblioteca Universitaria di Sassari (more…) “”
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Francesco Bellu presenta "L'archeologo sul grande schermo”
Dall’era del muto a Indiana Jones, un viaggio alla scoperta dell’archeologo al cinema. Questo pomeriggio alla Biblioteca Universitaria di Sassari (more…) “”
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Se il lavoro del poeta è scuotere il cielo aspettando che qualche frammento cada, il lavoro dell’archeologo è scuotere la terra, senza imbarazzo del cosmo, aspettando che qualche frammento di cielo appaia. (Flaminia Cruciani, Lezioni di immortalità)❤️ . . . Working in Siracusa at "Parcheggio Mazzanti"📍👷🏻♀️⛏ . . . . . . #viaggioasudest #enricademelio #siracusaoggi #siracusa #archeologo #archeologia #archeologist #archaeologist #archaeology #archeologylovers #relichunting #relichunter #discoveringitaly #discoveringsicily #archeologiapubblica #ilovemyjob #fieldarchaeology #archeoinfluencer #osservarcheologia #mic #culturalheritage (presso Syracuse, Italy) https://www.instagram.com/p/CZULgkbsRUm/?utm_medium=tumblr
Intervista all’archeologo Ferdinando Caputi. La situazione archeologica in Italia con riferimenti ad Alessandria e provincia
Intervista all’archeologo Ferdinando Caputi. La situazione archeologica in Italia con riferimenti ad Alessandria e provincia
Intervista all’archeologo alessandrino Ferdinando Caputi
Alessandria today: Oggi parliamo con Ferdinando Caputi nella sua veste ufficiale quella di archeologo e facciamo il punto sulla situazione archeologica in Italia con riferimenti alla nostra città ed alla nostra provincia.
Nel rapporto tra archeologia ed istituzioni locali che ruolo hanno le tracce del passato?
Penso che abbiano…
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Ferdinando Caputi, archeologo: La situazione archeologica in Italia e in Alessandria Ferdinando Caputi, archeologo: La situazione archeologica in Italia e in Alessandria di Pier Carlo Lava Alessandria today - Alessandria post - You Tube…
“Frontiere? Non ne ho mai vista una, ma ho sentito che esistono nelle menti di alcune persone” (Thor Heyerdahl)
Mi sono imbattuto recentemente sulle tracce di questo grande personaggio visitando il museo ubicato presso le Piramidi di Güímar, al centro dell’isola di Tenerife, alle Canarie Perché questo norvegese è così noto in questo luogo? Raccontiamo la sua straordinaria vita ricca di avventure e scoperte.
Thor Heyerdahl nasce a Larvik , una cittadina costiera a sud di Oslo, in Norvegia, il 6 ottobre del 1914. Il padre, anch’egli di nome Thor, era un birraio, mentre sua madre Alison era impegnata a capo dell’associazione museale regionale di Larvik. Fu proprio la madre a stimolare nel piccolo Thor l’interesse per le scienze naturali e per gli animali. Thor sin da bambino era molto bravo anche nel disegno. Amante dello sci di fondo e delle lunghe passeggiate, in gioventù compì molti viaggi a piedi con l’amico Erik Hesselberg in diverse regioni montuose norvegesi, sempre accompagnato anche dal suo amato cane husky della Groenlandia, Kazan.
Thor con il suo fedele husky Kazan nei primi ani ’30 ( (Foto Kon-Tiki Museum)
Nel 1933 conobbe Liv Coucheron Torp, con lei condivise anche la passione per la natura; la sposò nel 1936 ed ebbe da lei due figli: Thor Jr. e Bjorn.
Heyerdahl frequentò l’Università di Oslo, studiando zoologia e geografia, ma lasciò gli studi prima di laurearsi per recarsi in Polinesia. Fu mentre era a Fatu Hiva la più suggestiva delle isole Marchesi, nella Polinesia Francese, che iniziò a chiedersi come gli abitanti del Pacifico avessero raggiunto ed abitato queste isole, così lontane dalla terraferma, in epoche remote. Fu una delle domande alla cui risposta dedicò la vita, ed era in contrasto con le teorie dell’epoca, secondo le quali non sarebbero mai esistiti contatti tra le popolazioni europee/africane e il continente americano e tra le isole del Pacifico e il Sudamerica. Questa convinzione divenne il suo cruccio e fece di tutto per smentire queste teorie, a parer suo errate. Rimase a Fatu Hiva circa due anni con la moglie Liv, parlò con indigeni e con un norvegese che viveva lì da molti anni e che gli mostrò delle statue molto simili ad alcune rinvenute in Colombia. Poteva essere che in epoca precolombiana delle imbarcazioni potessero affrontare 6500 km in pieno Oceano Pacifico? Non restava che provare a dimostrarlo, di persona.
Kon-Tiki – 1947
Thor Heyerdahl, grazie a finanziamenti privati, riuscì ad organizzare la sua prima e leggendaria spedizione, costruì una zattera, battezzata Kon-Tiki, lunga 14 metri e larga 5,5, munita di vele, realizzata nella ricostruzione utilizzando esattamente i materiali che avevano a disposizione le civiltà precolombiane.
Il percorso del Kon-Tiki (Foto Kon-Tiki Museum)
Il Perù mise a disposizione un porto per l’allestimento e il varo. La base della zattera era formata da 9 tronchi uniti di totora, una tipica pianta peruviana, nota per le grandi
Il Kon-Tiki (Foto Kon-Tiki Museum)
capacità di galleggiamento, lunghi 14 metri per 60 cm di diametro. Fu utilizzato anche legno di balsa. L’albero era formato da fusti di mangrovia, la più grande delle tre vele era quadra (4,6 x 5,5 m.). L’esercito americano rifornì di vettovaglie la spedizione con carne in scatola, fu stoccata circa una tonnellata d’acqua dolce. L’equipaggio era formato da sei persone, cinque norvegesi e uno svedese, e un pappagallo. Il 28 aprile 1947 la spedizione partì dal porto di Callao, in Perù. Il 30 luglio fu avvistato l’atollo di Puka-Puka, ma le condizioni del mare impedirono lo sbarco. Il 7 agosto il Kon-Tiki tentò di raggiungere l’atollo di Raroia, ma il mare grosso spinse la zattera sulla barriera corallina provocando gravi danni all’imbarcazione. L’equipaggio sbarcò, e grazie alle mareggiate riuscì a recuperare i resti della primitiva imbarcazione. Si calcolò che Heyerdahl e il suo equipaggio percorsero circa 6890 km. (3770 miglia marine), la sua teoria era credibile, altri avrebbero potuto navigare con imbarcazioni analoghe e raggiungere le isole del Pacifico dalle coste sudamericane. La sua idea cominciava ad essere presa in considerazione.
Una riproduzione della zattera Kon-Tiki al museo di Güimar, a Tenerife (Foto Donato Milione)
Galápagos – 1953
Nel 1953 Thor Heyerdahl e i due archeologi norvegesi Erik K. Reed e Arne Skjølsvold furono i primi ad effettuare studi archeologici nell’arcipelago. Prima di raggiungere le isole della Polinesia, le popolazioni sudamericane precolombiane – sempre secondo la sua tesi – sarebbero dovuti passare per le Galápagos prima di raggiungere il centro del Pacifico. Nelle loro ricerche ritrovarono un flauto inca e moltissime ceramiche risalenti addirittura al periodo pre-inca. Giunsero alla conclusione che non fu mai stabilito un insediamento fisso sulle isole, in quanto carenti di acqua potabile per buona parte dell’anno, ma furono area di passaggio. Dal Sudamerica comunque antiche popolazioni arrivarono alle Galápagos, indubbiamente.
Isola di Pasqua– 1955/1956 e 1986/1987
Thor Heyerdahl accanto a un “moai” ( (Foto Kon-Tiki Museum)
Nel 1955 Yjor Heyerdahl, in compagnia di altri 5 archeologi intraprese una spedizione dell’Isola di Pasqua. Su tutta quest’isola del Pacifico erano presenti quasi 900 colossali statue di pietra chiamate “moai” nella lingua locale, che furono scolpite dagli abitanti del luogo a partire circa dall’anno 1000 d.c.. Rappresentano delle figure umane stilizzate con grandi teste. Dapprima si pensava che i moai fossero solo teste, ma scavando si scoprì che sotto, interrati, erano presenti enormi busti. Heyerdahl dimostrò come in antichità fosse possibile trasportare ed erigere queste enormi statue alte, dai 2,5 ai 10 metri generalmente.
Ra – 1969
Il Ra in Marocco poco prima del varo (Foto Kon-Tiki Museum)
Il Ra in difficoltà, missione da ritentare (Foto Kon-Tiki Museum)
Thor Heyerdahl durante il suo soggiorno sull’Isola di Pasqua scoprì, attraverso antiche raffigurazioni, che le popolazioni locali utilizzavano in passato delle piccole imbarcazioni di giunco con albero e vela. Scattò il desiderio di provare che le antiche popolazioni africane potevano essere in grado di raggiungere le Americhe ben prima della scoperta di Cristoforo Colombo del 1492. Si recò in Egitto e realizzò una barca in giunco del tutto uguale a quelle utilizzate dagli antichi egizi e la chiamò Ra, come il Dio del Sole. Fece trasportare la barca in Marocco, a Tafi, dove fu varata. L’equipaggio erano composto da 7 uomini di diverse nazioni, tra cui l’italiano Carlo Mauri e lo stesso Heyerdahl. La barca, nonostante fosse chiaro che non fosse ben costruita e con un timone rotto, percorse ben 5000 km. in pieno Oceano Atlantico, ma senza giungere a destinazione. La spedizione fu abbandonata prima che il Ra affondasse.
Ra II – 1970
L’impresa del Ra II celebrata in copertina dal National Gographic
L’anno successivo, Heyerdahl, facendo tesoro degli errori della prima spedizione, costruì il Ra II. Quattro indigeni Aymara della zona del lago peruviano del Titicaca, molto esperti nel costruire questo tipo di imbarcazione, aiutarono a perfezionare la barca. Quasi tutto lo stesso equipaggio delle prima spedizione volle ritentare l’impresa (tra cui Mauri). La nuova imbarcazione era più corta della prima, ma molto più resistente. Il Ra II navigò per circa 6100 chilometri dal Marocco fino alle isole Barbados, nei Caraibi, in 57 giorni. Il successo della spedizione obbligò gli antropologi e studiosi di tutto il mondo ad abbandonare la loro convinzione che nessuno prima di Cristoforo Colombo avesse mai raggiunto l’America. Gli stessi antichi Egizi avrebbero potuto farlo con le loro barche di giunco. In questa spedizione Heyerdahl riferì tracce di inquinamento da petrolio scoperto nell’Atlantico.
Il più robusto Ra II in navigazione (Foto Kon-Tiki Museum)
Una riproduzione del Ra II al museo di Güimar, a Tenerife (Foto Donato Milione)
Tigris – 1978-1979
La costruzione del Tigris (Foto Kon-Tiki Museum)
Sulle pareti delle tombe di alcuni faraoni si possono vedere illustrate delle barche di giunco in navigazione. Heyerdahl si chiese se mai le popolazioni dell’Egitto e della Mesopotamia fossero mai venute in contatto via mare con gli abitanti della valle dell’Indo. Si recò in Iraq con un nuovo progetto, realizzò un’imbarcazione di giunco molto più grande delle precedenti, lunga ben 18 metri.
In navigazione sul Tigris (Foto Kon-Tiki Museum)
Intraprese il viaggio nel 1978 con alcuni storici compagni d’equipaggio (tra cui l’italiano Mauri) ed altri, alla prima esperienza. Era credenza comune che Sumeri e Babilonesi utilizzassero le barche solo per la navigazione fluviale. La nuova sfida di Heyerdahl era dimostrare che le barche di giunco potessero navigare anche in mare aperto. Partendo dal fiume Shatt al-‘Arab, la congiunzione di Tigri ed Eufrate, il Tigris proseguì lungo il Golfo Persico fino a raggiungere la valle dell’Indo (Pakistan) e tocco anche Gibuti, nell’Africa orientale. Il viaggio durò 143 giorni e coprì una distanza di 6800 km. Ancora una volta Heyerdhal dimostrò che i contatti tra le antiche popolazioni intorno alla penisola arabica non erano utopia, ma una possibilità tutt’altro che remota.
Maldive 1983-1984
Nel 1982 Heyerdahl ricevette una lettera anonima dalle Maldive contenente una foto di una statua sconosciuta. La curiosità lo portò ad organizzare una spedizione archeologica nell’arcipelago dell’Oceano Indiano. Accompagnato dall’amico archeologo Arne Skjølsvold e da altri collaboratori alla prima esperienza. Su molte isole trovarono dei cumuli che contenevamo piccoli templi che vennero datati intorno al 550 d.C. Vicino a questi templi vennero rinvenute della vasche in pietra con delle scale, delle piscine. Vennero scoperte anche alcune statue di pietra, alcune raffiguranti Buddha. Fu ritrovata anche una moneta romana risalente al 90 a.C., ma nonostante tutto Heyerdahl non riuscì a confutare le tesi degli scienziati che negavano che i primi abitanti delle Maldive provenissero dall’India e dallo Sri Lanka.
Túcume (Perù) 1988-1992
Nel 1988 Thor Heyerdahl si recò in Perù nella zona archeologica nei pressi di Túcume, nel nordovest del paese, che all’epoca fu il più grande progetto archeologico. Nel sito erano presenti 26 edifici di forma piramidale. Dopo studi e rilevazioni gli archeologi stabilirono che le rovine risalissero all’incirca al 110 d.C. Fu nel marzo 1992 che venne fatta la scoperta più importante della spedizione, dei bassorilievi che mostravano dei mitologici uomini uccello, accovacciati con in mano un uovo, molto somiglianti a quelli trovati sull’Isola di Pasqua, seguirono altre scoperte, come le pagaie doppie ritrovate finora solo nella suddetta isola. Erano le prove che i popoli precolombiani del Sud America avevano per primi scoperto e popolato l’Isola di Pasqua, spingendosi fino alla Polinesia orientale. Oggi è universalmente accettato che intorno al 1300 d.C. ci fossero stati contatti tra popoli polinesiani e sudamericani.
Thor Heyerdahl con l’amico archeologo Arne Skjølsvold a Túcume (Foto Kon-Tiki Museum)
Güimar (Tenerife, Canarie) 1992-1998
Thor Heyerdahl nei primi anni ’90 si recò sull’isola di Tenerife, nelle Canarie, attratto dalle costruzioni che emergevano nella cittadina di Güimar lungo la costa est dell’isola. Quelle file di pietre, che le popolazioni locali attribuivano a raccolte di pietre da parte di pastori per liberare il terreno, si rivelarono essere parti di piramidi, che l’archeologo norvegese riportò alla luce con i suoi scavi. Queste piramidi hanno molto in comune con quelle americane di Incas e Maya, come l’orientamento astronomico.
Cit. “Nel giorno del solstizio d’estate si può vedere un doppio tramonto dalla piattaforma della piramide più alta, dove il sole scende dietro il picco di un’alta montagna, lo oltrepassa, appare di nuovo e scompare dietro la montagna successiva. Tutte le piramidi hanno una scalinata sul lato occidentale, sulle quali è possibile salire seguendo esattamente il sole nascente, la mattina del solstizio d’inverno.” (http://www.costaestenerife.com/)
Le pietre, di origine vulcanica, provengono dal Monte Teide al centro dell’Isola. La domanda che si poneva era chi avesse costruito quelle piramidi. Non certo i Guanches, popolazione primitiva ancora ai tempi di Colombo, che viveva nell’isola. Heyerdahl era convinto che le Canarie fossero (come lo furono per Cristoforo Colombo) una tappa di passaggio per la navigazione verso l’America. Questo mistero non è ancora stato chiarito del tutto, ma il sospetto che tra le piramidi egizie, quelle delle civiltà precolombiane e, aggiungiamo, anche quelle di Tenerife ci sia un collegamento è un argomento piuttosto intrigante, ricco di indizi e non del tutto fantasioso. Nel 1998 il parco etnografico di Güimar è stato aperto al pubblico e, per il turista che non sia solo in cerca di mare e divertimento, è una tappa irrinunciabile sull’isola di Tenerife. Il parco etnografico, oltre alle piramidi è sede di un giardino botanico con specie autoctone canarie. C’è un museo, in gran parte dedicato ai misteri delle piramidi e alle imprese di Heyerdahl con tanto di ricostruzioni di alcune delle sue leggendarie barche e molte fotografie. Heyerdahl fu aiutato economicamente in queste sue ricerche dal compatriota Fred Olsen, armatore operativo alla Canarie.
Sotto alcune foto del sito archeologico di Güimar (Foto Donato Milione).
Thor Heyerdahl si spense il 18 aprile del 2002 a Colla Micheri, una frazione di Andora (SV), in cui trascorse molti anni della sua sua vita. Nel giugno del 2019 un’ala del Museo Luciano Dabroi a Palazzo Tagliaferro di Andora è stata dedicata, in collaborazione con il comune di Larvik, all’esploratore norvegese, molto legato a questi luoghi.
Una scultura della testa di Thor Heyerdahl al museo di Güimar a Tenerife (Foto Donato Milione)
Thor Heyerdahl è stato un grande uomo, oltre che un grande etnologo, antropologo, esploratore, scrittore, regista, ambientalista. Pur essendo spesso deriso e osteggiato da molti scienziati dimostrò con i fatti, e sulla propria pelle, mettendosi sempre in gioco, quelle che erano le sue convinzioni, le sue teorie, le sue idee, senza badare ai pericoli e alle conseguenze. Un pioniere affamato di conoscenza e desideroso di scoprire quella storia del mondo ancora poco conosciuta, un grande scienziato e un grande uomo. Un dovere ricordare le sue imprese.
Alcune pillole e curiosità
A Oslo, capitale della Norvegia, c’è un museo dedicato al grande archeologo ed esploratore, The Kon-Tiki Museum, Bygdøynesveien 36,0286 Oslo, mail [email protected]
Thor Heyerdahl ebbe tre mogli: Liv Coucheron Torp (1936–1947), Yvonne Dedekam-Simonsen (1949–1980), e Jacqueline Beer (1991–2002), e 5 figli, Thor jr. e Bjørn (da Liv), Anette, Marian e Helen Elisabeth (Bettina), da Yvonne.
Heyerdahl si considerava cittadino del mondo, pacifista e sostenitore dei valori di eguaglianza e ambientalista. Fece parte del Movimento federalista mondiale (World Federalist Movement) e ne divenne un membro molto attivo.
Si dilettava anche nel disegno e nell’intaglio artistico del legno.
Thor Heyerdahl (Foto Kon-Tiki Museum)
Heyerdahl scrisse 14 libri di divulgazione scientifica, molti tradotti in varie lingue. Kon-Tiki (Kon-Tiki ekspedisjonen, 1948) è stato tradotto in 70 lingue e vendette decine di milioni di copie.
Thor Heyerdahl realizzò anche dei film su molte delle sue spedizioni. Nel 1950 uscì il documentario Kon-Tiki, che vinse l’Oscar l’anno successivo.
Nel 2012 è stato prodotto un film, sempre dal Titolo Kon-Tiki, diretto da Joachim Rønning ed Espen Sandberg, che racconta l’avventura di Heyerdahl sulla mitica zattera, l’eploratore è stato interpretato dall’attore norvegese Pål Hagen.
L’Oscar vinto per Kon-Tiki
Il trailer del film Kon-Tiki, prodotto nel 2012 e distribuito nel 2013
Personaggi: Thor Heyerdahl uno dei più grandi esploratori del XX secolo “Frontiere? Non ne ho mai vista una, ma ho sentito che esistono nelle menti di alcune persone” (Thor Heyerdahl)
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