La paura è l'altra metà del coraggio.
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La paura è l'altra metà del coraggio.
Reinhold Messner
“I ricordi sono luoghi abbandonati dal tempo.” Esistono emozioni, canzoni, immagini destinate a restare, nella memoria, per sempre. Ultimamente mi volto spesso a guardare chi fossi, cosa volessi, da dove partissi; molto è cambiato certo, eppure, sostanzialmente, sono ancora me stessa. Queste foto vengono dal passato, mi chiamano, m'interrogano.... Rivedo la foresta, un tempo rigogliosa e adesso sradicata nelle sue fondamenta, che mi rammenta vagamente ogni singola privazione che la vita ci ha riservato; c'è la villetta abbandonata, che testarda resiste, ancora incompleta, esattamente come noi. E cosa dire di quell'albero ritto e gagliardo, che rappresentando i valori, è ancora lì, scosso dal vento, nonostante tutto? Il castello appare invece, lontano, distante, inesplorato, baluardo di una natura che ha vinto sull'uomo. Per anni è stato la nostra meta, sogno di due ragazzini che s'improvvisavano esploratori. Lo abbiamo raggiunto da grandi ed è stato all'altezza delle aspettative. Adesso tutti questi luoghi sono una certezza, un rifugio sicuro dalle costanti intemperie, ma anche un trampolino, uno slancio, per le nuove, inaspettate, difficili avventure che ci attendono.
-Fede_layra
@fascino-e-stranezza
URBANPRESS2026: Il ghiaccio e la gloria: Amundsen e Scott in Antartide
Il ghiaccio e la gloria: Amundsen e Scott in Antartide. Il Polo Sud è stato raggiunto per la prima volta il 14 dicembre 1911 dalla spedizione norvegese guidata da Roald Amundsen. Amundsen batté sul tempo la spedizione britannica di Robert Falcon Scott, vincendo una celebre e tragica "corsa" verso il punto più meridionale della Terra grazie a una migliore preparazione, all'uso di cani da slitta e all'esperienza sugli sci.
I dettagli principali della storica impresa:
Il Vincitore: Roald Amundsen, insieme a Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel e Oscar Wisting, raggiunse il polo partendo dalla "Baia delle Balene". Con una scommessa arrischiata, il norvegese decise d’insediarsi su una piattaforma di ghiaccio che, secondo i suoi avversari, poteva staccarsi da un momento all’altro. Ma questo gli diede un vantaggio di 100 chilometri – una distanza da non sottovalutare se si considera che il percorso totale fino al polo era di circa 1.400 chilometri. La vittoria di Amundsen fu dovuta alla sua esperienza artica, alla scelta dei cani (più efficienti dei pony o dei motori usati da Scott) e a una dieta studiata, oltre alla capacità di adattamento alle condizioni estreme dell'Antartide.
La Strategia: La squadra norvegese utilizzò cani da slitta per il trasporto dei viveri e si affidò a tecniche di scorrimento veloce, preservando le energie degli uomini. Ma perché uno ha avuto successo? Una differenza cruciale è stata determinata dalle decisioni difficili che Amundsen, a differenza di Scott, non ha esitato a prendere: sacrificare progressivamente i suoi cani più deboli per nutrire il resto della squadra e gli animali ancora in grado di sostenere lo sforzo. Razionale e sicuramente crudele, ma efficace: grazie a questa decisione, la spedizione del norvegese fu più leggera, più veloce e tornò con tutti i membri della spedizione. Quella scelta, controversa allora e ancora oggi, fu fondamentale per il suo successo.
La Sconfitta di Scott: Robert Falcon Scott arrivò al Polo Sud il 17 gennaio 1912, 35 giorni dopo Amundsen, trovando la tenda norvegese. La sua spedizione, che utilizzava pony e slitte a motore (rivelatisi inefficaci), andò incontro a una tragica fine durante il ritorno. Nel Regno Unito, Scott divenne il simbolo del coraggio e della dignità. La sua perseveranza, il suo spirito scientifico, il suo sacrificio e la sua umanità furono esaltati, mentre Amundsen veniva visto con diffidenza, come un esploratore freddo e spietato che cercato la vittoria a tutti i costi. La stampa costruì così una narrazione che ancora oggi risuona: quella dell'eroe tragico contro il vincitore “senza anima”. Sebbene oggi gli storici tendano a vedere entrambe le figure con più sfumature, l'immagine pubblica di quei due uomini persiste ancora oggi.
Contesto: L'impresa si inserisce nell' "età eroica dell'esplorazione antartica", un periodo di intense spedizioni scientifiche e geografiche all'inizio del XX secolo. Forte competizione nazionalistica. La conquista del polo era vista come una dimostrazione di virilità e superiorità tecnologica/umana delle nazioni coinvolte, specialmente per il Regno Unito. Condizioni climatiche estreme, isolamento totale, tecnologia limitata, rischio di morte elevato.
La conquista del Polo non comportò la fine delle missioni in Antartide, perché il continente restava in gran parte inesplorato. Negli anni ’20, terminata la cosiddetta età eroica, iniziò la fase dei viaggi con i mezzi a motore e alla fine del decennio il polo sud fu sorvolato per la prima volta dall'aereo dello statunitense Richard Evelyn Byrd. Negli anni successivi le esplorazioni, rese più agevoli dai progressi tecnologici, sono proseguite e nel 1957 gli Stati Uniti hanno costruito al Polo una stazione scientifica permanente, la base Amundsen-Scott.
Ar.Gi.
leggi anche; https://urbanpress2026.altervista.org/oltre-il-velo-del-buio-gli-esploratori-delle-terre-della-notte/
e: https://urbanpress2026.altervista.org/ella-maillart-oltre-lorizzonte-di-uno-spirito-libero-e-anticonformista/
Fonti: geopop.it - storicang.it
Foto di mondofido.it
Oltre il Velo del Buio: gli esploratori delle Terre della notte
Oltre il Velo del Buio: gli esploratori delle Terre della notte. "Oltre il Velo del Buio" è un'espressione che evoca l'esplorazione speleologica, spesso associata al lavoro del gruppo La Venta Esplorazioni Geografiche, un team italiano di fama internazionale noto per esplorare le "Terre della Notte".
Punti chiave legati a questo contesto:
In sintesi, "oltre il velo del buio" rappresenta la scelta di abbracciare l'ignoto sotterraneo per esplorare, documentare e comprendere territori remoti che la tecnologia moderna non ha ancora sostituito all'esperienza diretta dell'uomo.
Ar.Gi.
leggi anche: http://LE CITTÀ SOTTERRANEE D’EUROPA: UN VIAGGIO NEL MONDO NASCOSTO
e: https://urbanpress2026.altervista.org/ibn-ba%e1%b9%ad%e1%b9%adu%e1%b9%ada-un-esploratore-oltre-i-confini-del-mondo-islamico/
Fonte: ilbolive.unipd.it
Foto di bergamonews.it
Ibn Baṭṭūṭa: un Esploratore Oltre i confini del mondo islamico
Ibn Baṭṭūṭa: un Esploratore Oltre i confini del mondo islamico.Ibn Baṭṭūṭa (1304-1368/1369), soprannominato il «Marco Polo arabo», è stato uno dei più grandi viaggiatori di tutti i tempi, percorrendo circa 120.000 km in quasi 30 anni. Nato a Tangeri, in Marocco, ha esplorato gran parte del mondo allora conosciuto, spingendosi ben oltre i confini del mondo islamico dell'epoca, viaggiando attraverso Africa, Asia ed Europa.
I Viaggi e la Rihla
Durata e Copertura: Partito nel 1325 all'età di 21 anni, ha viaggiato per circa tre decenni, toccando tre continenti. Inizio: 1325, all'età di 21 anni, partendo da Tangeri (Marocco) per il pellegrinaggio alla Mecca (Hajj).Durata totale: Circa 29-30 anni di viaggi ininterrotti. Conclusione: Rientro definitivo in Marocco nel 1354, con successive brevi spedizioni, tra cui quella nel Mali.
La Rihla: Le sue esperienze sono raccolte nella celebre opera Rihla (Il Viaggio), che offre un resoconto dettagliato di culture, popoli e abitudini del XIV secolo. Dettaglio e testimonianza: Non si limitava a descrivere i luoghi, ma incontrava sultani, giuristi e gente comune. Il contesto della Dar al-Islam: La maggior parte del suo viaggio si svolse all'interno delle terre islamiche, dove beneficiava dell'ospitalità e della sua rete di contatti come studioso di legge (qadi). Realismo e meraviglia: La Rihla mescola descrizioni accurate di usi e costumi con narrazioni di meraviglie e fatti curiosi. La redazione: Al suo ritorno, per ordine del sultano del Marocco, dettò i suoi ricordi allo scriba Ibn Juzayy, che ne curò la redazione finale.
Motivazioni: A differenza di Marco Polo, i suoi viaggi erano spesso motivati da scopi religiosi, inclusi pellegrinaggi alla Mecca (effettuati quattro volte), e dal desiderio di studiare il diritto islamico come qadi. Pellegrinaggio Religioso (Hajj): La motivazione iniziale, nel 1325, fu l'adempimento dell'obbligo religioso del pellegrinaggio alla Mecca. Desiderio di Conoscenza e Studio: Ibn Baṭṭūṭa era un studioso di legge islamica (Qadi) e cercava costantemente di approfondire la sua cultura, visitare i luoghi santi e incontrare dotti maestri in tutto il mondo conosciuto. Curiosità Esplorativa: Non si accontentò di visitare i luoghi santi; provava una profonda curiosità verso i popoli, le usanze e le culture diverse, spingendosi in luoghi lontani come la Cina, l'Africa sub-sahariana (Impero del Mali), la Russia meridionale e le Maldive. Opportunità Professionali (Qadi): Grazie alla sua formazione, durante i viaggi lavorò spesso come giudice (Qadi), specialmente in India sotto il Sultano di Delhi, il che gli permise di finanziare i suoi lunghi spostamenti. Il Viaggio come Educazione: I viaggi erano considerati un'esperienza educativa fondamentale, in grado di accrescere la saggezza e la comprensione del mondo.
Oltre i Confini del Mondo Islamico
Ibn Baṭṭūṭa ha viaggiato ampiamente all'interno del Dar al-Islam (il mondo islamico), ma ha anche esplorato territori non musulmani o di frontiera, fornendo preziose testimonianze
Africa: Ha viaggiato lungo la costa orientale (Somalia, Kenya, Tanzania, isole Zanzibar e Kilwa) e ha attraversato il Sahara per visitare l'Impero del Mali e Timbuctu. Ha viaggiato lungo la costa dell'Africa orientale, visitando Somalia (Mogadiscio), Kenya (Malindi, Mombasa), Tanzania (Zanzibar) e Kilwa. Ha compiuto un famoso viaggio attraverso il Sahara per visitare l'Impero del Mali (tra cui Timbuktu e Gao). A differenza di Marco Polo, i viaggi di Ibn Baṭṭūṭa erano guidati da motivazioni spirituali e giuridiche, legate al suo ruolo di studioso islamico (qadi) e al desiderio di visitare i luoghi santi, in particolare La Mecca, che ha raggiunto più volte.
Asia: Ha visitato la Russia meridionale, l'Asia Centrale (Buhara, Samarcanda), l'India (dove ha operato come giudice per il sultano di Delhi), le Maldive, lo Sri Lanka, il Sud-est asiatico e la Cina. Ha visitato Damasco, Bassora, Shiraz, Isfahan e Tabriz. Ha percorso l'Asia Centrale, attraversando Samarcanda e Buhara. Ha trascorso un lungo periodo nel sultanato di Delhi, lavorando come Qadi (giudice islamico) per il sultano Muhammad bin Tughluq, accumulando grande ricchezza. Durante i suoi viaggi marittimi, ha visitato le Maldive, lo Sri Lanka e Chittagong. Si è spinto fino in Cina, visitando diverse città e documentando abitudini e culture locali.
Europa: Ha visitato territori bizantini, incluso Costantinopoli, e ha avuto brevi esperienze in Sardegna Ha visitato Granada e Siviglia, descrivendo la vivacità culturale e la bellezza della Spagna moresca nel XIV secolo. In una delle sue traversate mediterranee, Ibn Baṭṭūṭa ha fatto una sosta imprevista nel porto di Cagliari, Sardegna, all'epoca sotto il controllo della Corona d'Aragona. Questo episodio viene citato come uno dei rari contatti diretti dell'esploratore con il mondo cristiano latino ("nemico Rūmi" nel suo testo, riferendosi ai romani/cristiani). Ha visitato Costantinopoli (l'odierna Istanbul) nell'ambito dei suoi viaggi nell'Europa orientale e in Crimea, testimoniando la coesistenza e i contatti tra il mondo bizantino e quello islamico
Il Contesto "Oltre i Confini"
La visione del viaggiatore: A differenza del suo predecessore Ibn Ǧubayr, focalizzato sul pellegrinaggio, Ibn Baṭṭūṭa viaggiava per curiosità, desiderio di conoscenza (riḥla) e opportunità lavorative come giudice (qāḍī).
Oltre il Dar al-Islam: Nei suoi viaggi, ha descritto l'Islam come una religione di progresso e tolleranza, narrando le sue avventure in territori dove i musulmani erano minoranza o in zone di frontiera.
Ibn Battuta vs Marco Polo: Spesso paragonato al viaggiatore veneziano, Ibn Baṭṭūṭa ha coperto una distanza maggiore, principalmente all'interno del mondo islamico, offrendo un quadro dettagliato dei popoli, delle abitudini e della politica del XIV secolo.
Il Ruolo di Viaggiatore e Studioso La sua vita non è stata solo avventura: grazie alla sua formazione come giurista, ha lavorato come qadi in diverse località, tra cui Delhi, ricevendo generosi compensi. Il suo diario racconta non solo la geografia, ma anche le complessità sociali e religiose dei territori visitati, descrivendo l'Islam come una religione di progresso e tolleranza, pur osservando le diversità culturali
Ibn Baṭṭūṭa rientrò infine in Marocco, dove morì, lasciando un'eredità inestimabile per la comprensione del mondo nel XIV secolo. In sintesi, Ibn Baṭṭūṭa viaggiò per unire la devozione religiosa all'esplorazione geografica e culturale, spinto da una inesauribile curiosità intellettuale.
Ar.Gi.
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Fonte: mediorientedintorni.com
Foto di istitutoeuroarabo.it
NON È UN CADAVERE…È SOLO IN ATTESA
Un racconto a episodi di Graziella Simeone Adwan. Primo episodio La polvere aveva ormai coperto ogni angolo del sito archeologico. Elena, china su una strana capsula metallica incastonata tra le rocce, passò il pennello con una delicatezza quasi materna sulla superficie incisa di simboli sconosciuti. Il cilindro, seppellito da millenni, era stato rinvenuto per caso durante una spedizione…
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