„È stato ampiamente comprovato il legame tra il lavoro, nello specifico quello agrario, e i tarantismi: la sindrome mordeva sistematicamente chi lavorava nei campi. L’antropologo Ernesto de Martino rintraccia un’ulteriore prova, ossia che i sintomi comparivano ciclicamente, non a caso, durante il faticoso epilogo dell’anno agricolo. Era in quel periodo che le forze produttive “misuravano se stesse nella vicenda del raccolto”;[1] nella stagione estiva si tiravano le somme e si saldavano i debiti. Le inquietudini psicofisiche di tale passaggio scatenavano in chi lavorava la terra un turbamento che pareva potersi placare solo attraverso un apparente ulteriore spreco di energie: una frenetica danza rituale. Eppure proprio cortocircuitando la logica produttiva del consumo energetico, si riusciva in un ballo prolungato ed estenuante a guarire dall’esaurimento. Si bruciava, deliberatamente, insieme, per smettere di bruciare in solitudine.“